EUFORBIA CESPUGLIOSA
(Euphorbia characias)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri
29 gennaio 2013

(f.f.) l'Euphorbia characias è pianta mediterranea presente sulle montagne apuane meno alte. È pianta tossica e non è protetta.

IL GENERE EUPHORBIA

Famiglia Euphorbiaceae

Euphorbia L. fu classificato da Linneo nel 1753.

Il nome generico Euphorbia deriva dal latino Euphorbēa, ae (= euforbia) termine usato da Plinio per denominare piante di questo genere. Il termine, a sua volta, deriva dal nome proprio Εύφορβος che, sempre secondo Plinio, era medico del re Giuba II[1] e usava questa pianta ai fini medicinali.

Il genere Euphorbia è uno dei più numerosi del regno vegetale comprendendo oltre 2000 specie distinte e, al momento, gli studi effettuati sul DNA di queste piante non sono riusciti a suddividere il genere in generi di ridotte dimensioni. Esso comprende piante erbacee, piccoli alberi, arbusti, rampicanti e piante succulente[2]. Il fusto è erbaceo, legnoso o carnoso, alcune specie sono provviste di spine, le foglie possono essere decidue o persistenti, sono opposte e nelle succulente sono piccole e di vita breve.

La caratteristica essenziale di queste piante è una particolare infiorescenza detta ciazio che, in pratica, simula un fiore ermafrodita. Essa è formata da un unico fiore femminile centrale provvisto di un solo pistillo che è circondato da 5 o più fiori maschili formati da un unico stame. Tutto è avvolto da brattee che formano un ricettacolo a forma di coppa con 4 ghiandole nettarifere. Dall'ovario si forma il frutto che è una capsula deiscente tricarpellare. I ciazi, a loro volta, sono raggruppati in infiorescenze. Esistono comunque specie dioiche e specie con ciazi solo maschili o solo femminili. Il colore tipico dei ciazi è il giallo, a volte tendente al verde, ma esistono specie e varietà con brattee rosse o rosate.

Le euforbie producono un lattice biancastro acre e velenoso che può essere usato come purgante o emetico ad azione rapida. Il lattice è un deterrente per gli erbivori che quindi evitano di nutrirsi di queste piante e nell'uomo il contatto con le mucose può provocare infiammazioni molto dolorose.

Queste piante sono diffuse nelle regioni tropicali e sub-tropicali americane, asiatiche e africane, ma prosperano anche nelle zone temperate. Le succulente sono presenti essenzialmente in Africa, in particolare in Madagascar. In Africa molte di esse sono l'equivalente ecologico dei cactus americani. Alcune specie sono tipiche della macchia mediterranea e circa una cinquantina sono presenti in Italia.

Alcune sono utili perché da esse si ricavano sostanze di largo impiego come olio di ricino e caucciù.

Alcune di queste piante sono coltivate nei giardini mentre le succulente più delicate sono adatte come piante da appartamento. Tra le numerosissime specie ricordiamo la Euphorbia pulcherrima o stella di Natale di origine messicana e molto apprezzata per le sue brattee colorate di rosso. Euphorbia milii o corona di Cristo, originaria del Madagascar, è un arbusto con rami sottili e coperti di spine con fiori con brattee rosse.

Sulle Alpi Apuane sono presenti diverse specie di Euphorbia in particolare Euphorbia hyberna L. subsp. insularis (Boiss) Briq. Essa è pianta protetta e molto rara presente su Monte Contrario, Roccandagia e Carcaraia.

EUPHORBIA CHARACIAS

Euphorbia characias (Euforbia cespugliosa)

Euphorbia characias L.

Classificata da Linneo nel 1753.

Conosciuta volgarmente come: euforbia cespugliosa.

Il nome specifico characias deriva dal latino chărăcĭās, ae (= euforbia, titimaglio[3]) usato da Plinio. A sua volta il termine derivava dal greco χαρακίας termine usato dal medico greco Dioscoride per questa pianta o per piante dello stesso genere.

L'Euphorbia characias è un arbusto sempreverde che può superare il metro di altezza. Essa è tipica della macchia mediterranea. Ha rami verde-porpora legnosi alla base e pubescenti, le foglie, verde-azzurro, sono disposte a spirale e disposte essenzialmente nella parte superiore dei rami. Nei ciazi sono presenti quattro ghiandole nettarie marrone scuro che attraggono gli insetti impollinatori, i fiori sono piccoli e insignificanti, privi di petali e sono posti in ampi ricettacoli di brattee verdastre.

È una pianta che ama le zone secche dal piano alla bassa montagna resistendo bene a lunghi periodi di siccità, inoltre è ben resistente anche alla salsedine.

Trova uso nei giardini come pianta ornamentale e ne esistono interessanti cultivar.

Come le congeneri è pianta tossica, ma è usata nella medicina tradizionale. Il lattice biancastro è irritante per contatto ed è usato per curare malattie della pelle come escrescenze e tumori. Anche i semi sono tossici e sono usati come purgante.

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[4]:

1294. – Euphorbia characias L. [Euphorbia characias L. subsp. characias]

= Euphorbia veneta – Ten.

(luoghi in cui è stata osservata:) Al Castello di Montignoso dove è comune e nella valle di Montignoso tra S.Maria e il Prado, sulle rupi a Porta, alla base della Brugiana tra Castagnetola e la Frangola, lungo la strada tra il Mirteto e la foce di Carrara, in luoghi rupestri tra Gragnana e Castelpoggio e negli uliveti del Castello a Massa. Indicata anche sopra Colonnata, al M. d'Arma, presso Torano e a Miseglia superiore (Bolzon).

Fiorisce da marzo a maggio. Pianta legnosa.

Pellegrini cita altre 27 specie dello stesso genere.

LA PIANTA

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Magnoliopsida; Sottoclasse: Rosidae; Ordine: Euphorbiales; Famiglia: Euphorbiaceae; Genere: Euphorbia; Specie: Euphorbia characias

Forma biologica: Nano-fanerofita (simbolo: NP). Le fanerofite (simbolo P) sono piante perenni e legnose con gemme svernanti poste a un’altezza maggiore di 30 cm dal suolo. Le nano-fanerofite hanno le gemme poste tra 30 cm e 2 metri d’altezza.

Possiede anche le caratteristiche delle: Fanerofita cespugliosa (simbolo: P caesp). Cespugliosa o cespitosa (simbolo: caesp) significa che il portamento è cespuglioso.

Descrizione: Pianta perenne arbustiva alta fino a 120 centimetri. È dotata di rizoma e ha fusto legnoso spoglio da cui si dipartono numerosi rami fertili rossastri e pubescenti. Le foglie sono sessili, pubescenti, lineari o lanceolate lunghe fino a 9 cm. Sono verde-bluastro nella pagina superiore e più chiare in quella inferiore e presentano una nervatura chiara centrale, sono disposte a spirale e addensate all'estremità dei rami. I fiori unisessuali sono disposti a formare un ciazio composto da un ricettacolo di brattee verdastre con evidenti nettari di color marrone, il fiore femminile è centrale giallo ed è circondato dai fiori maschili ridotti ai soli stami. I ciazi sono raccolti in infiorescenze a ombrella all'apice dei rami. Il frutto è una capsula pelosa che contiene tre semi.

Antesi: gennaio - maggio.

Tipo corologico: Steno-Medit. Specie limitata alle coste del Mediterraneo. In Italia è presente in tutte le regioni eccetto Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige.

Habitat: vegeta in macchie, siepi, terreni incolti, margini di strade, aridi e soleggiati dal piano fino a 1000 metri.

Conservazione: la specie non è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette dove sono presenti Euphorbia hyberna L. subsp. insularis (Boiss.) Briq. ed Euphorbia serrata L.

Altre foto relative a questa specie, presenti su questo sito possono essere consultate qui

 

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 Giuba II (50 aC - 23 dC) fu re di Mauritania e alleato di Roma, fu anche uomo di lettere e fu proprio lui a descrivere in un suo libro le proprietà medicamentose di questa pianta. Ricordiamo che Pitagora si riteneva incarnazione di un altro Euforbio, eroe troiano ucciso da Menelao.

2 Le euforbie succulenti sono simili ai cactus, ma non geneticamente imparentati con essi: sono un esempio di evoluzione convergente.

3 Il titimaglio è Euphorbia helioscopia il cui lattice, per quanto tossico, aveva usi medicamentosi.

4 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 260.