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12 Marzo 2009 "Qui l’immaginoso Alighieri avrebbe trovato naturalmente qualche cosa di orrendo più delle sue Bolgie." (Zolfanelli-Santini) (f.f.) il Solco di Equi rimane uno spettacolo unico nelle Alpi Apuane, nonostante le modifiche apportate dall’uomo con l’apertura della marmifera per le cave Walton. Cerchiamo di immaginarlo nella sua antica selvaggia bellezza: gola incontaminata che portava alla spettacolare parete Nord del Pizzo d’Uccello. Una gita al Solco è semplice da effettuare ed indimenticabile per le emozioni fortissime che riesce ancora oggi a comunicarci. IL SOLCO DI EQUI
L’apertura delle cave e, soprattutto, la costruzione della marmifera hanno notevolmente modificato la zona togliendo una parte del fascino, ma la zona rimane ancora bellissima ed in grado di comunicare emozioni fortissime anche al semplice viandante. Nella parte iniziale, il Solco è una gola molto stretta tra pareti verticali scavata da un affluente del Lucido chiamato anch’esso Solco[1]. Poi essa si apre in un ambiente molto selvaggio ricco di depositi morenici testimonianza di antiche glaciazioni e di massi morenici anche di dimensioni notevoli alcuni incastrati tra le pareti del Solco. Tra essi ricordiamo il Paiuolo detto così per la sua forma caratteristica. Esso è oggi attraversato da una marmifera lunga un paio di chilometri che inizia presso le Terme, con deviazione a sinistra, subito dopo aver superato il ponte che porta al borgo vecchio di Equi. La marmifera si innalza rispetto al torrente e passa per due gallerie tra un ponte che supera un salto del torrente stesso, presso una maestà dedicata alla Madonna. Essa termina nella zona delle cave Walton dominata dalla possente parete Nord del Pizzo d’Uccello. La marmifera costituisce la parte iniziale del sentiero 192 (vedi). Nella zona del Solco sono presenti diverse testimonianze dalla presenza dell’uomo preistorico: la Tana della Volpe, la Grotta delle Felci ed il Buco del Diavolo. Esse testimoniano la presenza umana durante la preistoria ed hanno fornito resti umani e vari tipi di manufatti che sono conservati in parte presso il Museo del Territorio dell’Alta Valle dell’Aulella a Casola e presso il Museo Civico Archeologico Ubaldo Formentini a La Spezia. La zona è anche ricca di bella flora apuana con alcune specie insettivore. Sulle rupi circostanti nidifica l’aquila reale e questo ha portato al divieto di arrampicata sportiva sulle pareti del Solco che ha causato proteste e polemiche da parte degli arrampicatori. A questo proposito riporto un brano[2] molto interessante del 1874 che testimonia una sensibilità a queste problematiche decisamente diversa: di recente due arditi cacciatori di aquile si calarono dal Pizzo d’Uccello ad estrarre gli aquilotti dal nido, e siccome questo giaceva in una grotta, così il calato dové dondolarsi alquanto per potere entrare in quella. Armato di rivoltella poté estrarre gli aquilotti senza avere da combattere con la madre assente. HANNO SCRITTO DEL SOLCO • Emanuele REPETTI[3] Dalla voce "Equi": un miglio verso scirocco dello stesso villaggio [Equi], alle falde del Pizzo di Uccello, nella cavità percorsa dal torrente Solco, confluente del Lucido, esistono le cave di marmo bianco, attualmente in abbandono, state già rammentate nell’articolo CAVE dalla voce "Cave": Equi nel Fivizzanese (Sotto il Pizzo d’Uccello nell’Alpe Apuana) cave aperte nei secoli trascorsi per lavori architettonici e di ornato in alcuni paesi della Lunigiana. Ora abbandonate per la difficoltà di trasporto. • Cesare ZOLFANELLI, Vincenzo SANTINI[4] Descrivono, in modo molto accurato, una gita al Solco partendo da Ponte di Monzone: L’indomani per tempissimo, fissato un mulattiere, si farà guidare ad Equi, alla sua buca, ai Bagni ed al Solco, meta principale dell’itinerario. • Carlo CASELLI[5] Da questo terrazzo di Monte dei Bianchi si scorge laggiù in groppa al monte dal quale pur scende il torrente Lucido, Ugliancaldo, il singolare paesetto da presepio; sotto vi scorre il Solco, la più bella meraviglia naturale della Lunigiana, dovuta all’azione dell’acqua. La vallecola del Solco, che nasce sotto il Pizzo d’Uccello, invece d’aprirsi tende a chiudersi. Le acque hanno tagliato verticalmente le rocce calcaree in modo da aprirsi uno strettissimo varco, un canale largo appena poche spanne per l’altezza di diverse diecine di metri e con pareti strapiombanti, per modo che resta impedita la vista del cielo. A testimoniare che il gigantesco lavoro d’incisione si deve all’acqua, vi sono lisciature, solchi, semimarmitte, incavi semielicoidali sopra le due pareti ad oltre dieci e più metri d’altezza. essi furono prodotti dal movimento turbinoso dell’acqua serrata in stretta gora, utilizzando a guisa di smeriglio, la sabbia la ghiaia ed anche i ciottoli rapidamente trasportati e violentemente sbattuti contro le pareti della strettoia rocciosa. EQUI TERME
Il paese deve il suo nome alle acque solforose conosciute sin dall’antichità e che sono oggi sfruttate da uno stabilimento termale che si trova a monte del paese. Di rilievo sono: la Buca di Equi cioè le grotte oggi attrezzate, la Tecchia che è un riparo sotto roccia abitato dall’uomo preistorico ed il Solco una stretta valle che ha l’aspetto di un canyon e che porta alle cave Walton. Inoltre nel paese esiste il Museo delle Grotte e l’Archeo-parco che sono strutture didattico-naturalistiche che ricostruiscono l’ambiente preistorico e sono particolarmente importanti per le scuole. In particolare l’Archeo-Parco è costituito da ripari sottoroccia e da capanne in cui vengono svolte attività di archeologia didattica ed è illustrata la vita dei nostri antenati con lo scopo di “vivere una giornata preistorica”. Ogni anno dal 1986, per Natale, viene allestito un apprezzato Presepe Vivente nei pressi della Buca. Dal paese parte il sentiero 192 per Poggio Baldozzana, il 39 per Vinca e Torano, il 176 per Ugliancaldo che è parte della tappa 11 del Trekking Lunigiana. Il borgo è la base per scalare la famosa parete nord del Pizzo d’Uccello. BUCA E GROTTE DI EQUI Sotto la Tecchia si apre la Buca di Equi conosciuta sin dall’antichità ed esplorata e descritta dal naturalista di origine garfagnina Antonio Vallisneri (Trassilico 1661 – Padova 1730) che ne parlò nella sua opera, per quei tempi rivoluzionaria: Dell’origine delle fontane (1715). Nella Buca periodicamente l’acqua sotterranea invade le cavità e va a riversarsi nel torrente Fagli. Negli anni 80 del XX secolo un gruppo di speleologi genovesi guidati da Pietro Arena esplorarono un altro tratto della Buca, oggi conosciuto come “la Grotta” e diedero l’impulso per lo sfruttamento turistico della stessa. Oggi è l’unica grotta turistica della provincia di Massa-Carrara ed insieme alla Grotta del Vento e all’Antro del Corchia è una delle tre visitabili nelle Alpi Apuane. Il percorso turistico inizia dalla Buca e porta fino ad una terrazza rocciosa a strapiombo su una ripida parete, poi segue il tratto della Grotta scoperta più recentemente ricco di concrezioni ancora attive. Esiste anche una parte speleologica non accessibile al pubblico e molto è ancora da scoprire in un sistema ipogeo come quello apuano molto vasto e, probabilmente, tutto interconnesso. Ed è previsto un camminamento che collegherà la grotta con la Tecchia. TECCHIA DI EQUI Grande antro naturale allo sbocco della valle del torrente Fagli tributario di sinistra del Lucido. PORTA DEL PARCO La porta del parco delle Alpi Apuane di Equi Terme sarà situata nell’edificio delle vecchie scuole elementari del paese. Esso si trova pochi metri a destra dopo aver superato il ponte sul Lucido da cui si accede al vecchio borgo. I lavori vanno avanti da qualche anno ed attualmente l’edificio è stato restaurato e dipinto con un improbabile giallo che contrasta con il grigio della pietra locale, comunque non è ancora operativo. Presumo diventi un centro di accoglienza, anche se ho qualche perplessità riguardo alla sua utilità. SENTIERO 192 Equi Terme (284m) - Il Solco - Strada marmifera del Cantonaccio - La Sbarra - Canale Fronchio – innesto sentiero 181 - Poggio Baldozzana (1338m). Il sentiero inizia dal borgo di Equi: superato il ponte sul Lucido bisogna deviare a sinistra passando presso la piscina dell’impianto termale. Il sentiero costeggia il versante Nord del Monte Grande fino alla curva verso destra che immette nel Solco. La marmifera rimane nel fianco sinistro della valle e supera due brevi gallerie tra le quali si trova una cappella dedicata alla Madonna. Un centinaio di metri più avanti superata la sbarra che impedisce l’accesso delle auto alle cave il sentiero devia a sinistra attraversando il torrente ed entrando nel bosco. Ne esce sulla marmifera che collega Ugliancaldo con le Cave del Cantonaccio, per continuare sulla sinistra e superare un’altra sbarra fino alla deviazione, poco visibile, sulla destra per il Poggio Baldozzana. Il sentiero poi entra nuovamente nel bosco seguendo la valle del Canale Fronchio per poi uscire per praterie sommitali ed immettersi nel 181 che parte da Ugliancaldo.
note 1 Il torrente è conosciuto anche come torrente Catenella o Caldanella. 2 Cesare ZOLFANELLI, Vincenzo SANTINI, Guida alle Alpi Apuane, Tipografia di G. Barbèra, Firenze. 1874. Ristampa anastatica a cura di Multigrafica Editrice, Roma, 1983. Pag 125. 3 Emanuele REPETTI, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, tipografie Tofani e Mazzoni, Firenze, 1833-1845. Ristampa anastatica a cura della Federazione delle Casse di Risparmio della Toscana, Grafiche Fratelli Stianti, Firenze 1972. Testo ancora molto importante per la storia e la geografia delle città e dei borghi della Toscana, consultabile e scaricabile dal web essendo stato digitalizzato. 4 Opera citata, pag. 102-104. 5 Carlo CASELLI (Il Viandante), Lunigiana ignota, Tipografia Moderna, La Spezia, 1933. Ristampa anastatica a cura di: Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1980. Pag 126-127.
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