FARINACCIO
(Sorbus aria)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri
18 ottobre 2011

(f.f.) questa pianta è ben presente sulle montagne apuane nei boschi di latifoglie o negli arbusteti. Il suo frutto, molto apprezzato dagli uccelli, è commestibile anche per l’uomo anche se la qualità non è eccelsa.

ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi

si disconvien fruttare al dolce fico.

Dante Alighieri[1]

IL GENERE SORBUS

Famiglia Rosaceae

Sorbus L fu classificato da Linneo nel 1753.

Il nome generico Sorbus deriva dal sostantivo femminile latino sorbus, i usato per denominare questa pianta. Forse il termine latino origina dal verbo sorbĕo, es, sorbŭi, sorbēre (= bere, assorbire) poiché i frutti del sorbo assorbirebbero i flussi intestinali come sostenevano medici dell’antichità. In realtà è più probabile che il termine latino derivi dalla radice indoeuropea *sorbho (= rosso) in relazione al colore dei frutti.

Il genere Sorbus comprende un centinaio di specie di alberi o arbusti, a foglia caduca, originari delle regioni temperate dell’emisfero boreale, in particolare dell’Asia. Queste piante prosperano nei boschi, nei luoghi rocciosi e sulle montagne. Le foglie sono alterne, picciolate con forma da ellittica a ovata e con margini seghettati. Le infiorescenze sono corimbi formati da fiori bianchi. I frutti sono pomi ovoidali o rotondi di colore rosso arancio alla maturazione e generalmente eduli e ricchi di vitamina C.

Tra le specie più diffuse in Italia ricordiamo: Sorbus aria o farinaccio, Sorbus aucuparia o sorbo degli uccellatori e Sorbus domestica o sorbo domestico.

Ricordiamo il temine regionale sorbole! che indica stupore e meraviglia che deriva proprio dal frutto del sorbo, la sorba o sorbola.

SORBUS ARIA Sorbus aria (Farinaccio)

Sorbus aria (L.) Crantz

Classificata da Heinrich Johann Nepomuz von Crantz[2] nel 1763.

In realtà Linneo nel 1753 chiamò questa specie Crataegus aria e altri autori usarono poi denominazioni ancora diverse.

Conosciuta anche come: Crataegus aria L.; Pyrus aria Ehrh.

Conosciuta volgarmente come: farinaccio, sorbo, sorbo montano.

Il temine farinaccio deriva dall’abitudine, in tempi di carestia, di aggiungere i frutti seccati alla farina di grano per fare il pane

Il nome specifico aria deriva, probabilmente, dal presunto luogo di origine di questa pianta in Asia occidentale nei dintorni del Mar Caspio. Queste zone sarebbero state la culla del popolo degli Arii o Ariani di ceppo linguistico indoeuropeo che migrarono poi in India.

In realtà il Sorbus aria è pianta europea mentre specie congeneri sono presenti nelle regioni “ariane”.

È un albero a foglie caduche con chioma ovale presente in quasi tutta Europa, le sue dimensioni non sono notevoli: arriva a 90 cm di diametro e al massimo è alto una ventina di metri. È piuttosto longevo e raggiunge anche i 600 anni di età.

Il frutto è un piccolo pomo commestibile rosso arancio con polpa giallastra e farinosa, ma è piuttosto insipido. È invece molto gradito dagli uccelli ed è usato per fare marmellate e sciroppi con qualità astringenti e per aromatizzare grappe. I semi sono tossici per l’alto contenuto in HCN.

È usato come pianta ornamentale nei parchi e nelle alberature stradali. Il legno è molto duro e viene usato in falegnameria.

I decotti sono utili contro le affezioni bronchiali e intestinali.

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[3]:

532. – Pirus aria(L.) Hhrh [Sorbus aria (L.) Crantz subsp. aria]

= Crataegus aria – L.

= Sorbus aria – Crantz

= Aria nivea – Host.

(luoghi in cui è stata osservata:) indicata al M. Gotro in Lunigiana, nelle Alpi Apuane al Sagro, tra la valle del Catino e la via di Forno e al Poggio (Bert.). è frequente anche nei boschi sulla sponda sinistra del Frigido tra Canevara e Redicesi e sulle destra tra Gronda e Resceto, a Renara e nella valle di Antona. Nella valle del Lucido trovasi tra Aiola e Equi e lungo il Lucido tra la foce di Vinca e il Ponte di Monzone, tra Gragnola e Casola, a Regnano lungo il fosso dell’Aulella. A Carrara in luoghi rupestri alle cave di Miseglia (Bolzon) e nei boschi tra Castelpoggio e M. Bastione.

Volg. farinaccio, sorbo montano. Fiorisce in giugno. Pianta legnosa.

Pellegrini cita anche Pirus sorbus (L.) Gaertn. [Sorbus domestica L.]

LA PIANTA

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Magnoliopsida; Sottoclasse: Rosidae; Ordine: Rosales; Famiglia: Rosaceae; Genere: Sorbus; Specie: Sorbus aria

Forma biologica: fanerofita arborea (P scap). Fanerofita (simbolo: P) è una pianta perenne e legnosa con gemme svernanti poste a più di 30 cm dal suolo. Scaposa (simbolo Scap): pianta dotata di asse fiorale eretto e spesso senza foglie.

La pianta può avere anche forma biologica di: Fanerofita cespugliosa (simbolo: P caesp). Cespugliosa o cespitosa (simbolo: caesp) significa che il portamento è cespuglioso.

Descrizione: arbusto o albero caducifoglio che può superare anche i 20 metri di altezza. Il fusto è eretto e molto ramificato con corteccia liscia e chiara che con il tempo si fessura, il fogliame è rado e forma una chioma sub-globosa. Le foglie sono alterne, imparipennate, ovali con margine dentato e con apice acuto, la pagina superiore è lucida e glauca e quella inferiore è pubescente. I numerosi fiori sono riuniti in corimbi e la corolla ha 5 petali bianchi. I frutti sono riuniti a gruppi da 1 a 5 sullo stesso peduncolo e sono pomi sub-globosi di 2-4 cm giallo-rossastri punteggiati a polpa gialla farinosa e contenenti due semi, essi maturano a ottobre-novembre.

Antesi: aprile – giugno.

Tipo corologico: eumediterraneo e centro-europeo. In Italia è presente su tutto il territorio eccetto la Val d’Aosta.

Habitat: vegeta sporadico su substrato preferibilmente calcareo dal livello del mare fino a 1200 metri di quota, ama il sole e tollera le basse temperature. Si trova nei boschi di latifoglie e negli arbusteti.

Conservazione: la specie non è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette.

Altre foto possono essere consultate qui

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 Divina Commedia, Inferno, XV, 65-66. “Non è conveniente al dolce fico produrre i suoi frutti tra gli aspri sorbi”. Fuori dalla metafora: un uomo retto (lo stesso Dante) non può dare il meglio di sé tra uomini malvagi (i suoi concittadini).

2 Heinrich Johann Nepomuz von Crantz (1722-17999 fu medico e botanico austriaco, lussemburghese di nascita. Fu specialista in ostetricia e riguardo la botanica descrisse molte piante tra cui diverse orchidee.

3 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 115-116.