(MS-Carrara) CASTELPOGGIO-LA MAESTÀ (752m)-RETROPIZZA-MALPASSO (850m)-PASSO DELLA GABELLACCIA (895m)-CASTELPOGGIO (ANELLO)    
Loc. di partenza: Castelpoggio Cimitero (547m)
Loc. di arrivo: Castelpoggio Cimitero (547m)
Dislivello mt.: 361
Tempo totale: 04 h
Difficoltà: EE
Punti d'appoggio: Castelpoggio
Rifornimento acqua: Castelpoggio piazza Ricci
Tratti di ferrata: No
Sequenza sentieri: 198 (ex 47)♦185_197(ex46)♦185♦198 (ex 47)
DATA ESCURSIONE: 9/08/2026 [IXLK]https://www.facebook.com/Escursioni.Apuane/photos/a.1985769234777600/1991301174224406/?type=3&theater[FXLK][TYLK]

Si consiglia caldamente di leggere le note a questo itinerario per scoprire come è possibile evitare il tratto esposto

Posteggiamo all'ampio parcheggio a fianco del cimitero di Castelpoggio, dopo aver superato il borgo.
Castelpoggio è posto in posizione panoramica tra la piana lunense e le pendici delle Apuane ed è circondato da boschi, pascoli e terrazzamenti. La parte alta del paese è quella più antica e costituiva un borgo murato di cui poco è rimasto e qua si trova la chiesa parrocchiale di Santa Maria risalente al XVI secolo. Il paese si è poi espanso verso il basso e parte di esso si trova oggi sull’altro lato della carrozzabile. La sua posizione è sempre stata strategica tra la piana e la Lunigiana e questo spiega le numerose vie di collegamento che esistevano in loco. Nella Seconda guerra mondiale il borgo fu teatro di rappresaglie nazi-fasciste che provocarono la morte di almeno 33 persone a iniziare dal 21 agosto 1944.

Dal parcheggio subito a destra sale il sentiero 198 (ex 47: Castelpoggio-Gabellaccia) che inizialmente costeggia il camposanto. A fianco dell'ingresso dello stesso una lapide ricorda i caduti in guerra di Castelpoggio e quelli della rappresaglia del 1944. Attraversiamo la strada e seguiamo il sentiero che sale a fianco di una costruzione (wp062; 552m). All'inizio è uno stradello asfaltato piuttosto stretto in salita, tra orti coltivati. A 5' diventa sterrato aperto e panoramico sulla costa, verso sinistra. Poi inizia il bosco e a 8' siamo a un bivio, presso una curva verso sinistra. A destra c’è uno stradello che poi si reimmette nel nostro sentiero presso una stalla per cavalli. Seguiamo il 198 che diventa una bella mulattiera lastricata con pietre e circondata da muri di contenimento, in discreta salita. A 15’ arriviamo alla stalla per capre e cavalli dove arriva la variante. Proseguiamo, in salita, verso sinistra per ampio sterrato. Esso si sviluppa a tornanti nel castagneto con qualche muro di contenimento. A 22’, sulla sinistra, c'è una casetta oggi nascosta dalla vegetazione. La traccia continua in salita per lungo tornante e, a 40', c'è un tratto a ripidi tornantini. Segue tratto tranquillo e a 45' arriviamo alla Maestà (wp063; 755m).

Ricordiamo che questo nome è attribuito all'ampia zona che gravita attorno a questa marginetta (a Carrara chiamata Maestà). In particolare, c'è una zona attrezzata per i picnic a circa 500 metri di distanza, lungo la strada asfaltata, scendendo. Ci sono poi camminamenti e percorsi salute, attualmente piuttosto degradati. Era, in passato, luogo di transito tra la zona costiera, in particolare Luni e poi Carrara, e la Lunigiana interna. Qua esisteva un’antica cappella, intitolata a S. Sisto II, papa e martire, patrono di Castelpoggio. Sicuramente nel 1151, nei pressi di questo valico, c'era, gestito dai frati di S. Frediano di Lucca, l’ospedale di S. Sisto a Monte Forca per l’assistenza dei viandanti. Nel 1924 fu piantata in loco la selva di pini e abeti. In passato il 6 agosto, festa del santo, la gente saliva da Carrara e dai paesi a festeggiare nei boschi.
L'edificio è piuttosto grande e poteva ospitare molti viandanti. Possedeva un'icona marmorea presumibilmente del XVIII secolo, rubata negli anni Quaranta. Attualmente è un deposito per le vicine case abitate (Condomino Maestà), usato anche per custodire gli animali.

Proseguiamo attraversando il sottopasso della strada per Campocecina, evitando lo stradello che sale a sinistra per la stessa strada. Il sentiero è uno sterrato ed evitiamo subito le deviazioni a sinistra e a destra. La prima è una strada forestale che porta sulla via per Marciaso, l’altra recupera la strada per Campocecina. Subito troviamo un traliccio della corrente. Adesso aggireremo la modesta vetta della Pizza (951m) e saliamo dolcemente nel bosco fitto e fresco di pini, in questa stagione prospera il senecione apuano, endemismo dai bei fiori gialli. Poi il sentiero scende e si apre sulla Lunigiana, ma non oggi per la molta vegetazione. A 01h 18’ siamo a una curva da cui si stacca, sulla sinistra, un promontorio roccioso panoramico su Marciaso, Viano e Tenerano nel comune di Fivizzano. Proseguiamo e dopo 3’ siamo presso un cancello usato, in passato, per impedire il passaggio degli animali al pascolo. Poco prima sulla roccia c’è una piccola immagine in marmo della Madonna. Il sentiero prosegue, a saliscendi, nel bosco fitto. A 01h 23’ siamo a una finestra panoramica. Ancora qualche saliscendi, poi una breve salitina ci porta, a 01h 31’, sulla strada asfaltata per Campocecina (wp064; 821m).
Adesso seguiamo, in lieve salita, un breve tratto della strada. A 01h 37’ sulla destra (wp065; 830m) il sentiero 198 va a destra, lasciando la strada. Il cartello Cai ci avverte che questo tratto è adatto a escursionisti esperi poiché ci sono alcuni tratti esposti.
Questo tratto è conosciuto come Malpasso. In effetti il breve tratto di sentiero è disagevole con qualche breve tratto esposto che guarda gli strapiombi della Tecchia della Dogana.Il sentiero è stato sistemato di recente dal Cai Carrara. Il tratto iniziale è in salita nella pineta piuttosto degradata con tratti anche ripidi. La presenza di rovi richiede una continua manutenzione. Dopo 10’ siamo in tratto aperto e panoramico sulla costa. La traccia è sempre ben evidente e ben camminabile, ma alcuni tratti sono un po’ esposti, senza comunque, problemi di percorribilità. Stiamo costeggiando gli strapiombi della Tecchia della Dogana con pareti adatti agli arrampicatori.
Saliamo un po’, poi scendiamo e il percorso diventa più agevole. A 01h 56’ siamo a un punto panoramico sulla costa (il punto più alto dell’escursione a 897 m) da cui scendiamo con qualche tratto da percorrere con attenzione, ma non problematico. Poi saliamo tra i pini e a 02h 04’ siamo alla Gabellaccia (wp066; 891m) presso un bel tavolo per la sosta.

Conosciuta come Dogana della Tecchia ovvero Passo della Gabellaccia. È un valico tra Carrara e la Lunigiana (valli dell’Aulella e del Lucido), oggi attraversato dalla strada provinciale per Campocecina. In passato qua passava il confine tra il ducato di Massa-Carrara (poi annesso al granducato di Modena) e il territorio di Fivizzano (appartenente al granducato di Toscana), quindi passando da queste parti era necessario pagare il dazio, la cosiddetta gabella, da questo il nome dispregiativo che è rimasto alla zona. Oggi rimangono solo i ruderi dell’edificio dell'antica Dogana che si trovano nel territorio del comune di Carrara. Alla Gabellaccia arrivano i sentieri: 197 (Ponte Storto – Tenerano); 198 (Castelpoggio – Gabellaccia per il Malpasso); 184 (Gabellaccia - Cardeto – Casa Respettolo); 185 (Castelpoggio - Rifugio Carrara).

Dopo una breve sosta a 02h 13’ riprendiamo il cammino. Torneremo a Castelpoggio con il sentiero 185, il cui primo tratto è comune con il 197. Scendiamo con qualche tornante, piuttosto ripido, tra abbondante vegetazione, data la stagione. Dopo una decina di minuti scendiamo per zona più ombrosa con resti di vecchie staccionate. Un lungo tornante ci porta a 02h 29’ al bivio per le Grotte della Tecchia (la vecchia indicazione non c’è più da tempo).

La Tecchia della Gabellaccia è costituita da una serie di ripari di grandi dimensioni rivolti a sud, alcuni comunicanti tra loro, situati a 800-820 metri. La profondità massima è di 50 m l'altezza va da 10 a 20 m. Furono studiate nel 1959 dall'Università di Pisa con ritrovamenti di frammenti ceramici, ossa di animali e lame e punteruoli, sia in pietra che ricavati da ossa. Lo studio stratigrafico ha portato alla conclusione che queste grotte furono frequentate dall’uomo nell’eneolitico e poi nell’età del bronzo, escludendo però che siano state occupate stabilmente. Esse, infatti, furono usate come rifugio stagionale in occasione degli spostamenti estivi verso le zone montane. Le grotte presentano stalattiti, stalagmiti e colonne ormai inattive, il percorso che collega le grotte è, in parte, attrezzato, ma è molto trascurato.

Scendiamo costeggiando la zona delle grotte, che, in questa stagione, non si vedono per l’abbondante vegetazione. A 02h 48’ siamo a un bivio (wp067; 717m): il 197 va a sinistra diretto a Ponte Storto.
Questo sentiero ricalca antichissimi itinerari percorsi dall’uomo primitivo che utilizzava la Grotta della Gabellaccia come riparo, come pure la Tecchia di Tenerano. In seguito, esso divenne parte integrante della Via del Sale o dei Lombardi tra la costa e la pianura Padana.
Proseguiamo sul 185 e ben presto nel bosco predominano i lecci in zona di discesa più lieve. A 03h 31’ passiamo il sassoso Fosso della Liccia e poi riprendiamo a salire. Poco dopo siamo a un bel punto panoramico su Gragnana, Carrara e la costa. A 03h 38’ sulla roccia, a destra, c’è un cristo in marmo. Scendiamo, costeggiamo un bel muro a secco e, dopo 3’, siamo alla Maestà di Castelpoggio dove è presente una marginetta con icona marmorea della Madonna delle Grazie. Proseguiamo l’ampio stradello nel castagneto che ci porta al paese di Castelpoggio, prima in discesa e, nella parte finale, in salita. Passiamo per le case del borgo e, a 03h 55’ arriviamo nella Piazzetta dedicata al partigiano Primo Ricci morto a vent'anni (wp068; 549m). Qua si trova una bella fontana. Proseguiamo per la strada in salita e a 04h terminiamo l’escursione arrivando al parcheggio.
Da Carrara si seguono le indicazioni per Gragnana (2,5 km) e per Castelpoggio (6,5Km) si attraversa il borgo e, alla fine di esso, ci si ferma presso il cimitero a un parcheggio molto grande.
Il percorso sarebbe da considerare E se non fosse per un breve tratto esposto e degradato sopra gli strapiombi della Tecchia della Dogana.
Questo tratto è comunque evitabile continuando per circa 1 Km sulla strada asfaltata invece di deviare a destra per la pinetina, come descritto nel percorso, risparmiando anche qualche minuto di cammino. L’anello non è particolarmente panoramico specialmente in estate quando il bosco è molto fitto, ma proprio per questo è adatto a fuggire dalla calura del piano.
Volendo l’escursionista può proseguire verso Campocecina o le Case Cardeto, ma il percorso diventa più lungo.
La zona della Maestà è amena e adatta a picnic e a semplici passeggiate nei boschi.
Assolutamente sconsigliato il tratto difficile con neve e ghiaccio.

AGGIUNTA DEL 31/12/2013: al momento attuale su tutto il tratto da Castelpoggio a La Maestà i segni biancorossi risultano decisamente radi e sbiaditi. Il tracciato è normalmente evidentissimo, snodandosi su strada sterrata, ma occorre prestare attenzione a un paio di deviazioni, come rimarcato nella descrizione dell'itinerario: la prima poco dopo aver lasciato il tratto asfaltato, la seconda immediatamente dopo il riparo per cavalli. In entrambi i casi occorre tenere la sinistra. Si consiglia, al riguardo, non fare troppo affidamento sui gps: alcune mappe mostrano infatti un tracciato del sentiero che non coincide col suo reale sviluppo, almeno nella prima parte.

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