Escursione del 29/04/2015 [IXLK]https://www.facebook.com/Escursioni.Apuane/photos/a.1985769234777600/1993021614052362/?type=3&theater[FXLK][TYLK]
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[ILK]MonteBorla.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sul Monte Borla.
[ILK]MonteSagro.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sul Monte Sagro.
Partiamo dal piazzale dell’Uccelliera, punto panoramico alla biforcazione della strada che, a sinistra prosegue verso il Belvedere di Acquasparta ed il Piazzale della Shoah, con la via del Morlungo che, a destra, conduce alla Foce di Pianza. Parcheggiata l’auto iniziamo l’escursione percorrendo la strada di sinistra per un cinquantina di metri per trovare, sulla destra, la segnalazione del sentiero nr.182, che, attraversando questa zona, detta di Fontana Antica, ci condurrà in 15 minuti circa sullo stradello proveniente da Acquasparta, immediatamente sotto il Rifugio Carrara.
Qui prendiamo ancora a destra, verso i Prati di Campocecina, arrivati al centro dei quali, pieghiamo ancora a destra, puntando verso sud, in direzione di un pino isolato, unico di tre rimasto in piedi dopo la bufera di vento che ha flagellato la zona nello scorso inverno.
Arrivati all’altezza del pino, imbocchiamo, a sinistra e infossata nel palèo, l’erba tipica delle Apuane, la stretta traccia che rappresenta il sentiero blu di vetta meridionale del Monte Borla.
La vista si apre sulla costa versiliese e si estende fino al livornese e, nelle giornate migliori, è facile vedere l’Elba, la Capraia, la Gorgona e, in lontananza, a sud-ovest le montagne della Corsica.
Questi prati ospitano, nei loro periodi, oltre alle comuni Primule e vari tipi di Orchidee, fioriture interessanti quali l’Asteroide salicina (Buphthalmum salicifolium) e il Giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum).
Si sale in modo tranquillo ed il sentiero, terminati i prati si snoda tra radi pini costeggiando il limite superiore della faggeta che ricopre il versante opposto del Borla, quello settentrionale.
A 45’ siamo a Casa Martignoni, una costruzione appena sotto la vetta del Borla, situata in uno spiazzo dalle parvenze di un giardino, provvisto anche di una piccola panca di tronchi e di un paio di altri sedili tanto spartani quanto utili per riposarsi e consumare una colazione. Noi proseguiamo costeggiando la costruzione, e in pochissimi minuti raggiungiamo quella che viene considerata la vetta del Borla (in realtà il punto più alto di questo monte si trova sul poggione antistante l’entrata di Casa Martignoni).
Da qui la visuale lato mare si estende dall’Elba al Monviso, mentre, dalla parte opposta la Cresta Nattapiana conduce lo sguardo fino alla vetta del Pizzo d’Uccello ed il Pisanino sovrasta la Foce di Giovo, dalla quale inizia la cresta Garnerone che termina con il Monte Grondilice: l’imponente mole del Sagro, brutalmente mutilato dal morso delle cave, e la cresta dello Spallone ci impediscono la vista del resto delle Apuane, ma a questo sappiamo che rimedieremo più tardi.
Torniamo quindi a Casa Martignoni e, dopo averla superata, ignoriamo il sentiero di sinistra, da cui siamo arrivati e ci teniamo su quello di destra, che scende nella faggeta del versante settentrionale.
Nel primo spiazzetto, che troviamo quasi subito, è possibile osservare nei mesi di Marzo e Aprile, la Scilla silvestre (Scilla bifolia) ed il Doronico di Colonna (Doronicum columnae), mentre risalendo il poggio sovrastante lo spiazzo di Casa Martignoni, a Giugno, si potrà godere di un magnifico giardino naturale nel quale fioriscono grossi cespugli scarlatti di Peonie (Paeonia officinalis), insieme ad altri di candida Dafne Alpina (Daphne alpina) e di Globularia delle Apuane (Globularia incanescens), simbolo botanico del Parco delle Apuane.
A 1h terminiamo la breve discesa del sentiero di vetta settentrionale del Borla e ci innestiamo nel sentiero 173, proveniente dal Rifugio Carrara. Lo imbocchiamo dirigendoci a destra, percorrendo il bosco in falsopiano, attraversiamo un paio di pietraie consecutive ed arriviamo dove il sentiero, piegando decisamente a destra, comincia a scendere.
Qui, alzando lo sguardo sull’incombente parete, possiamo gustarci numerose e bellissime fioriture di Primula orecchia d'orso (Primula auricula) abbarbicate alle rocce.
A 1h e 15’ usciamo dal bosco e proseguiamo, adesso su roccia, verso Foce Pianza, tagliando il versante est del Borla. Anche questa è una zona che presenta interessanti fioriture quali la Pulsatilla alpina, l’Androsace appenninica (Androsace villosa), ed il Camedrio alpino (Dryas octopetala), oltre a vari tipi di orchidee, mentre a livello di arbusti, troviamo il Salice delle Apuane (Salix crataegifolia). Qui inizia anche la ristretta zona che ospita la ormai rara e preziosa Centaurea Montis-Borlae Soldano, il Fiordaliso del Borla, specie unica al mondo.
A 1h e 25’ siamo a Foce Pianza, attraversiamo la marmifera che scende alle cave e iniziamo a risalire la cresta, costeggiando resti di trincee della seconda guerra mondiale. Questo tratto del sentiero 173 è in comune col 172 che unisce foce Pianza a Foce Luccica, poco sopra il Vergheto di Colonnata.
A 1h e 30’ siamo al bivio che separa i due sentieri: noi proseguiamo dritti seguendo il 172 e ignorando il 173 che scende a sinistra e che percorreremo al ritorno. Anche qui, nei pressi del bivio, ci sono notevoli fioriture di Orchidea maschia (Orchis mascula) e mediterranea (Orchis pauciflora).
Si sale su roccia, ed è questa una zona che ospita da Maggio inoltrato a Luglio, l’endemica Aquilegia di Bertoloni (Aquilegia Bertolonii), mentre poco più avanti sarà possibile osservare Camedri alpini (Dryas octopetala) in grande quantità. Sempre qui, a bordo sentiero, oggi noi abbiamo potuto fotografare la bella e poco comune Sassifraga di San Giuseppe (Saxifraga oppositifolia).
A 2h e 10’ arriviamo alla Foce della Faggiola: qui abbandoniamo il sentiero 172, che prosegue a destra, per seguire, a sinistra, i rari segni blu del sentiero meridionale di vetta del Monte Sagro. Comunque anche se i segni di vernice non ci fossero, la traccia è talmente evidente ed infossata nel palèo che sbagliare risulta praticamente impossibile.
A 2h e 45’ siamo alla dolina dello Spallone da dove inizia il tratto più duro della salita, comunque sempre su percorso tranquillo e adatto a tutti e a 2h e 50’ arriviamo al punto in cui la nostra traccia di vetta si unisce a quella proveniente dalla cresta ovest, lungo la quale poi scenderemo.
E’ questo il luogo dove, a luglio, fiorisce un discreto numero di Gigli martagoni (Lilium martagon).
Ci rimangono un’ottantina di metri di dislivello per raggiungere la croce di vetta, da qui ben visibile sopra di noi e alla quale arriviamo seguendo la cresta sommitale a 3h ore dalla partenza: il panorama è bellissimo, anche su quel resto delle Apuane che proprio il Sagro ci chiudeva quando eravamo sul Borla. Purtroppo però oggi la giornata non è delle migliori e ben presto ci troviamo immersi in grossi nuvoloni che transitano velocemente.
Ci fermiamo in vetta una mezz’ora per riposarci un poco e rifocillarci, quindi prendiamo a scendere, ripercorrendo la cresta fatta salendo, fino alla biforcazione dei due sentieri di vetta, dove arriviamo in una decina di minuti.
Trascuriamo a sinistra la traccia percorsa in salita e imbocchiamo quella di destra che scende percorrendo la cresta ovest della montagna, proprio in direzione della cava sottostante. E’ questa una via un po’ più ripida di quella fatta salendo e si perde quota piuttosto velocemente, il che però non ci impedisce di osservare come molte piante di Primula orecchia d'orso (Primula auricula) si siano scelte posti ben riparati in cui crescere, ben esposti a sud, protetti dalla fredda aria settentrionale e sotto rocce sporgenti che fanno loro da tetto.
La traccia non sempre è ben evidente e i segni blu sono piuttosto radi e sbiaditi, ma piccole piramidi di sassi (i cosiddetti 'ometti’) risultano egualmente efficaci per indicare la direzione giusta, specialmente nel tratto più basso, quando essa sta per innestarsi nel sentiero 173, che dal Rifugio Carrara porta al Rifugio Capanna Garnerone aggirando il Sagro dal suo versante occidentale.
Ci immettiamo così nel sentiero 173 dopo 45’ dall’inizio della discesa, scendendo a sinistra, percorriamo un breve tratto erboso dove la traccia è piuttosto stretta, per ritrovarci poi su terreno roccioso che ci porta ad attraversare un canaletto risalendolo poi dalla parte opposta. Sopra di noi, ma non visibili da questo punto ci sono i ruderi delle Capanne del Sagro, vecchio sito pastorizio dov’era presente un tempo anche una buona fonte adesso asciutta.
A 1h siamo ancora a costeggiare il canalino al limitare della cava. Qui il sentiero si inerpica per un breve tratto sulle rocce per poi proseguire tranquillamente, anche se su traccia piuttosto stretta fino a raggiungere il punto da dove poi prosegue in comune col 172, già percorso salendo: dalla partenza dalla vetta del Sagro sono trascorse 1h e 15’ e raggiungeremo la Foce di Pianza, tenendoci però a sinistra, lato mare, in 1h e 20’.
Da qui, per concludere il percorso a '8’, torniamo al Piazzale dell’Uccelliera percorrendo Via del Morlungo. Tutti noi escursionisti giustamente odiamo i percorsi stradali, ma, specialmente per chi ama i fiori, questa via costituisce senza dubbio un’eccezione, presentando una grande varietà di specie botaniche, delle quali molte endemiche.
Oltre alla già rara e citata Centaurea Montis-Borlae Soldano, sono infatti presenti il giallo Fiordaliso ragnateloso (Centaurea arachnoidea), stupendi cuscini di Santolina apuana (Santolina pinnata), vari tipi di orchidee tra le quali la bellissima tridentata (Neotinea tridentata), naturalmente nei loro periodi di fioritura, per conoscere i quali rimandiamo chi ci legge alla nostra sezione Flora e Fauna.
Da non trascurare, inoltre, il fatto che tale via è, lato mare, anche sempre molto panoramica. L’unica cosa a cui fare attenzione è quella di percorrerla nei giorni festivi e prefestivi, quando essa non è percorsa dai camion della vicina cava.
Terminiamo la nostra escursione, raggiungendo l’auto al Piazzale dell’Uccelliera, dopo 2h dalla partenza dalla vetta del Sagro. In tutto l’escursione è durata quindi 5h, soste escluse.
Si consiglia di leggere anche la sezione 'NOTE'.
Da Carrara si segue la strada per Gragnana, Castelpoggio e Fosdinovo, prima di quest’ultimo paese si prende la deviazione a destra per Campocecina (9,5km) che si segue per altri 10 km fino al punto di soccorso delle Cave e al Piazzale dell’Uccelliera pochi metri più avanti.
Questa escursione ad '8'riunisce due dei percorsi ad anello più conosciuti e frequentati dai carraresi, quello del Monte Borla e quello del Monte Sagro.
Essa è consigliata soprattutto a chi viene da fuori ed ha poco tempo a disposizione e/o a chi è appassionato di botanica, motivo per il quale ci siamo dilungati più del solito per indicare alcune tra le moltissime specie osservabili e abbiamo pubblicato un numero più elevato di immagini.
L’itinerario, di tipo 'E’, non presenta nessuna difficoltà di rilievo, ma richiede, come sempre in montagna, la dovuta attenzione e un buon allenamento, visto che si tratta pur sempre di percorrere una decina di chilometri e di superare un dislivello in salita intorno ai 750 metri.
E’ buona cosa evitare di percorrere la via del Morlungo nei giorni feriali, quando essa è frequentata dai camion di cava che sollevano sempre un gran polverone. In estate in cava generalmente si lavora soltanto al mattino in orario unico, per cui se si programma un ritorno dopo le 14:00 non dovrebbe più esserci il pericolo di incontrare mezzi.
IMPORTANTE: ci raccomandiamo di limitarsi soltanto ad osservare ed a fotografare i fiori, alcuni dei quali unici ed a serio rischio di estinzione. Oltre ad essere un gesto incivile perché lo si uccide, un fiore raccolto è anche inutile in quanto lo si getta dopo poche ore, mentre un fiore fotografato lo si ammira per sempre.
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