DATA ESCURSIONE: 08/04/2018 [IXLK]https://www.facebook.com/Escursioni.Apuane/photos/a.1985769234777600/1993033187384538/?type=3&theater[FXLK][TYLK]
[ILK]Vinca.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento su Vinca.
[ILK]MadonnaVecchia.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sulla Madonna Vecchia di Vinca.
Partiamo dalla piazzetta, intitolata ai Martiri di Vinca, con il negozio di alimentari della signora Andreina (presente fontana). Questo è l'unico negozio di Vinca e qua è possibile acquistare l'ottimo pane cotto in forno a legna. Il panorama, dalla piazzetta, si apre su tutta l'Alta Valle di Vinca: dal Sagro, con le sue propaggini, sino alla Torre di Monzone e sul Pizzo d'Uccello con la Cresta Garnerone e il Monte Rasori. Poco sotto la piazzetta si trova la ex scuola elementare, adesso Bed&Breakfast "La Casa di Montagna" (dove transita il sentiero 139).
A fianco del negozio ci sono le indicazioni dei sentieri 138⇧, 175, 190. Il primo è diretto a Colonnata passando per la Foce di Vinca mentre il secondo è diretto alla Foce di Giovo, invece il 190 è diretto alla Foce dei Lizzari.
Noi scendiamo per la strada percorsa per arrivare alla piazzetta, lasciamo perdere la deviazione verso sinistra, dove passa il sentiero 139⇧ e ci dirigiamo al vicino stradello, a destra, dove passa il sentiero 139⇧.Questo unisce Equi Terme a Vinca e prosegue per la Foce di Pianza. Ricordiamo che il sentiero è chiuso dal 2016 per la presenza di una frana in un tratto di una decina di metri e quindi va affrontato con la necessaria prudenza.
In 6' siamo all'ampio stradello che affrontiamo in salita, sulla destra ci sono terrazzamenti ormai abbandonati, usati in passato per attività agro-pastorali. Siamo circondati dalle montagne dell'Alta Valle di Vinca, a sinistra Sagro con Torre di Monzone e Canalonga e, a destra, Pizzo, Cresta Nattapiana, Monte Aquila e le propaggini che degradano verso Equi e Aiola. A 10' arriviamo alla Chiesa della Madonna della Neve (presente una fontana) e posta in posizione molto panoramica
[La facciata della chiesa è rivolta a occidente con un piccolo sagrato cementato. Ha un bel portale marmoreo da cui risulta che la chiesa è stata risistemata nel 1860. Sopra il portale un' architrave più antica parla di edificazione nel 1600. Inoltre ancora sopra c'è un'icona marmorea della Madonna col Bambino priva di data, ma di impianto seicentesco con la scritta "Santa Maria de la Neva". L'edificio è stato riaperto al culto nel 2017].
Di recente sono stati tagliati gli alberi attorno per costruire una piazzola per l'elicottero. Il sentiero adesso inizia a scendere, prima all'aperto e più avanti nel bosco. Superiamo una lapide marmorea a ricordo di Iris B e subito dopo a 14' siamo a una prima marginetta con immagine marmorea della Madonna col Bambino del 1984 che sostituisce una precedente.
Scendiamo e a 21', presso dei muretti a secco, c’è una marginetta del 1850 con icona marmorea dedicata alla Vergine delle Grazie. Adesso siamo nel bosco e segue un tratto di discesa ripida che in 5' ci porta a una fonte sulla destra. Continua la discesa con tratti ripidi e altri meno, scorgiamo nel bosco sulla sinistra dei ruderi e poi un riparo sotto roccia forse per le pecore.
A 37' arriviamo ai ruderi della Madonna Vecchia di Vinca. Questi sono i ruderi di un edificio sacro (XVI secolo) costruito in parte sotto la parete del monte (edificio d'abrì) presso un bel ponte che permette al sentiero di accedere al pianoro in cui si trova la costruzione.
[Probabilmente in questo sito preestiveva, in epoca pre-romana, un culto dei morti e delle sorgenti. La zona è stata sistemata nel 2007 e sulla roccia c’è una sorta di altarino moderno dedicato alla Madonna.]
Saliamo al ponte e continuiamo per il sentiero che si sviluppa a saliscendi. Il tratto che porta alla marginetta, dopo la Casa San Giorgio, è un sentiero bellissimo, abbarbicato alle pendici dei monti che degradano dalla Cresta Nattapiana. Esso è molto panoramico sulla Valle di Vinca e ricco di belle fioriture secondo le varie stagioni. In particolare qua prospera il Ginepro fenicio.
[Sulle Apuane è specie eterotopica, cioè si trova in un ambiente diverso da quello in cui vegeta normalmente. Questo documenta, quindi, le oscillazioni climatiche avvenute nei periodi post-glaciali. Il clima caldo e secco, presente allora sulle Apuane, permise a piante mediterranee di salire in quota e di rimanervi anche dopo i successivi cambiamenti climatici]
Il sentiero va percorso sempre con attenzione e piede sicuro per una certa esposizione e per la presenza qua e là di piccole frane. Non mancano i segni del lupo, con frequenti fatte piene di peli e con i resti scarnificati di qualche capra che prospera, allo stato selvatico, sulle vicine montagne.
A 43' superiamo un tratto su ravaneto, poi prendiamo a salire e a 53' troviamo un cartello del parco con informazioni relative al Ginepro fenicio tristemente abbandonato a terra. Subito dopo c'è il tratto della frana che ha portato alla chiusura del sentiero, sono una decina di metri da percorrere con prudenza su detriti marmorei.
A 01h siamo ai ruderi di una casetta di marmo che domina la vallata dallo strapiombo in cui si trova. È la Casa San Giorgio adibita in passato a servizio dell’attività estrattiva, al suo interno ci sono i resti di un basamento, forse di un motore. Proseguiamo in salita e a 01h 07' siamo presso una marginetta da cui parte una traccia sulla destra diretta all'Eremo di San Giorgio (sentiero 139V). L’immagine sacra è stata trafugata, ma il cartiglio indica data 1757 e nome Pellegrino.
Adesso, abbandonato il sentiero 139⇧ che continua per Aiola, saliamo per il crinale roccioso superando subito dei ruderi, continuiamo a salire fino a trovare segni rossi e un ometto, a 01h 20', che ci indica di andare a sinistra entrando nel bosco. La traccia è evidente con qualche raro segno rosso.
Dopo 5' superiamo un breve ravaneto poi continuiamo nel bosco erboso, a volte sono di aiuto anche alcuni ometti. A 01h 39' attraversiamo un canale che in alto diventa una piccola gola poi siamo nel castagneto, con qualche esemplare molto vecchio. Compaiono anche dei terrazzamenti e intanto la sede del sentiero si fa più degradata per alberi caduti e rovi. Dirigendoci al meglio verso il terrazzamento di fronte a noi, a 02h siamo su una traccia che porta, a destra, a una bella fonte e a sinistra alla vicina Capanna Pelli. Qua si trova una casa ridotta a ruderi e un’altra ancora ben conservata e saltuariamente abitata, con un tavolo di legno di fronte e uno splendido esemplare di ciliegio centenario di circa un metro di diametro.
Pochi metri oltre la casa ci innestiamo nel ramo del sentiero 139V che, a sinistra, riporta sul 139 nel versante di Aiola mentre, a destra, conduce all'Eremo di San Giorgio. Sulla destra c'è una croce di marmo che ricorda due partigiani (Arduino Folegnani e Rino Leonardi) caduti nel 1945 in questa zona. Continuiamo in direzione dell’eremo, inizialmente in lieve discesa, poi in salita, che per un breve tratto diventa anche molto ripida con brevi tornantini.
A 02h 15’ troviamo, a sinistra, un masso con un buco che potrebbe essere il supporto di un cancello. Poco dopo, sulla destra, alcuni segni rossi e un ometto indicano la traccia per salire alle spianate sotto il Pizzo dell'Aquila, verso cui siamo diretti (serve attenzione per individuare la traccia). Adesso continuiamo verso il piazzale dell'Eremo dove siamo a 02h 18'.
[Qua si trova un cartello che descrive sommariamente il sito. I resti dell’eremo si trovano a cavallo di una cresta di calcare cavernoso, esso fu costruito nel XVII secolo e fu abbandonato il secolo successivo. Esso era una costruzione poderosa a due piani con chiesa, campanile, cucine, refettorio e celle per i frati, oggi rimangono poche rovine invase dalla vegetazione. Il luogo è panoramico sulla Torre di Monzone e Rocca di Tenerano, sul monte Sagro e sul Pizzo d’Uccello e sul territorio della Lunigiana circostante.]
Adesso prendiamo verso destra dove si trova un'altra struttura a servizio del complesso dell'eremo, saliamo qualche metro ad ammirare il panorama sulla zona delle spianate, dove andremo, e sulla Nattapiana fino al Pizzo, da una parte, e sull'Appennino, la Lunigiana ed Equi dall'altra.
Scendiamo, a 02h 33' siamo nuovamente al piazzale e torniamo indietro. A 02h 40' individuiamo l'inizio della traccia con un ometto e segni rossi e la seguiamo. La traccia abbastanza evidente sale nel bosco a mezzacosta per poi portarsi sul crinale boscoso delle pendici che scendono dal Pizzo dell'Aquila.
A 02h 52' attraversiamo un muretto di confine e subito dopo siamo presso dei ruderi (qua dovrebbe arrivare una traccia da Equi, ma non ne siamo sicuri). Continuiamo sulla cresta alberata con qualche segno rosso e qualche ometto che aiutano nella progressione che è comunque evidente: bisogna risalire la cresta.
A 03h 05' siamo fuori del bosco su tratto aperto e molto panoramico, sullo sfondo c'è Ugliancaldo e dietro l'Appennino, a destra la cresta con le spianate che porta verso il Pizzo dell'Aquila. In primo piano c'è la cresta boscosa che scende verso Aiola e quella rocciosa che delimitata il Solco di Equi. Prendiamo verso destra seguendo il filo di cresta e a 03h 26' siamo a una selletta, saliamo qualche minuto e poi riscendiamo un'ampia spianata da cui saliamo verso la quota 1143 che si trova davanti a noi. La salita diventa poi erta e faticosa per lastroni e sfasciumi, conviene tenersi verso destra dove ci sono alcuni alberi.
A 03h 56' arriviamo al punto più alto (sulle cartine questo crinale è chiamato La Guardia) su un'ampia spianata. Sulla destra c'è il Sagro e di fronte il Pizzo dell'Aquila. Il luogo è ampio e selvaggio e qua prosperano le capre selvatiche, allarmate dalla nostra presenza.
Da dove siamo sarebbe possibile salire alla vetta del Pizzo dell'Aquila e scendere a Vinca oppure farlo per altro itinerario evitando la vetta, ma non ci sono indicazioni e segni per cui desistiamo. Rimaniamo un po' a esplorare e poi torniamo indietro seguendo il percorso dell'andata. Per scendere da quota 1143 preferiamo tenerci sulla sinistra, seguendo la linea di alcuni alberi, evitando il percorso fatto in salita che è troppo ripido.
A 04h 11' prendiamo la via del ritorno. A 04h 44' attacchiamo la cresta e a 04h 52' rientriamo nel bosco. A 05h 08' siamo ai ruderi e a 05h 21' siamo sul sentiero 139V per l'Eremo. In dieci minuti siamo a Casa Pelli dove sostiamo a mangiare, a 05h 44' riprendiamo il cammino, ci portiamo alla fonte di acqua freschissima e poi scendiamo al meglio a recuperare il sentiero fatto all'andata per tratto degradato.
Troviamo la traccia e a 05h 58' siamo alla gola, a 06h 21' al ravaneto e dopo 5' al crinale. A 06h 45' siamo alla maestà sul sentiero 139⇧.A 06h 45' siamo a Casa San Giorgio e dopo 6' al cartello del parco.
A 07h 06' siamo alla Madonna Vecchia, perdiamo un po' di tempo per errore nel sentiero e a 07h 45' siamo alla marginetta e un quarto d'ora dopo alla Madonna della Neve dove sostiamo a bere. A 08h 16' concludiamo l'escursione.
Da Aulla si segue la statale 63 per Fivizzano, superata Rometta (6,6 Km) si prende la deviazione a destra per Gassano (13,3 km) e da qua si continua, a destra, per Gragnola (15,7 Km) e Monzone (19,8 km) da cui si prosegue per Vinca (27,6 Km). L’ultimo tratto è incanalato in una valle selvaggia per poi inerpicarsi verso il borgo con 12 ripidi tornanti. Al cartello indicatore di Vinca si prende a sinistra e la strada termina nella piazzetta, è possibile parcheggiare in piazzetta o lungo la strada.
Questa escursione permette di conoscere le pendici nord-occidentali del Pizzo dell'Aquila che fa parte della catena del Pizzo d'Uccello.
Sono zone selvagge, abitate dalle capre, e molto panoramiche. Sono possibili percorsi ad anello che esploreremo in futuro.
Di gran interesse il sentiero 39, mai banale nel suo svolgimento. È possibile poi visitare il sito dell'Eremo di San Giorgio.
Le difficoltà dell'escursione dipendono da dover percorrere sentieri non, o poco, segnati, inoltre va fatta attenzione sul 139 nel superare la frana del 2016.
In alto qualche tratto in cresta è un po' esposto, ma il resto è largo e non presenta difficoltà. La salita alla quota 1143 è faticosa e la discesa è insidiosa.
Il percorso è sconsigliato con neve e ghiaccio e si sconsiglia anche di continuarlo per tornare direttamente a Vinca se non si conosce con esattezza come si recupera il sentiero 190 per la Foce dei Lizzari.
È richiesto il necessario allenamento per il dislivello e i continui saliscendi. I tempi dell'escursione possono essere ridotti se non si sale all'Eremo e se si conoscono esattamente i percorsi dei sentieri non segnati.
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