DATA ESCURSIONE: 7/10/2018[IXLK]https://www.facebook.com/Escursioni.Apuane/photos/a.1985769234777600/2012188565469000/?type=3&theater[FXLK][TYLK]
[ILK]Vinca.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento su Vinca.
Partiamo dalla piazzetta, intitolata ai Martiri di Vinca, con il negozio di alimentari della signora Andreina. Questo è l'unico negozio di Vinca e qua è possibile acquistare l'ottimo tipico pane di Vinca cotto in forno a legna. Nella piazzetta è presente una fontana. Il panorama, dalla piazzetta, si apre su tutta l'alta Valle di Vinca: dal Rasori al Sagro con le sue propaggini sino alla Torre di Monzone, da una parte, e sul Pizzo d'Uccello con la Cresta Garnerone e parte della Nattapiana.
Poco sotto la piazzetta si trova la ex scuola elementare, adesso Bed&Breakfast "La Casa di Montagna", utile punto di riferimento per escursionisti e scalatori che vogliono passare più giorni nella Valle di Vinca, che offre innumerevoli possibilità di escursioni e di arrampicate.
A fianco del negozio ci sono le indicazioni dei sentieri 138⇧, 175, 190. Il primo è diretto a Colonnata passando per la Foce di Vinca mentre il secondo è diretto alla Foce di Giovo, invece il 190 è diretto alla Foce dei Lizzari ed è quello che, in parte, seguiremo. Ricordiamo che dalla Casa di Montagna transita il sentiero 139⇧ da Equi Terme per la Foce di Pianza.
Invece di seguire il sentiero decidiamo di salire per il borgo, così saliamo subito a sinistra, a fianco delle indicazioni dei sentieri, per ampio tratto scalinato, poi prendiamo ancora a sinistra e poi a destra per pochi metri. Continuiamo, a sinistra, per tratto scalinato e percorso obbligato che ci porta a 8' al recinto del Mandrione (fontana). Qua c'è una lapide commemorativa e un bassorilievo di marmo di una donna con un bambino. In questo luogo, nel 1944, si consumò una delle pagine più vergognose della già terribile Strage di Vinca perpetrata da truppe tedesche delle SS, coadiuvate da un centinaio di brigatisti neri di Carrara. Al Mandrione (ricovero delle pecore) furono uccise 29 tra donne e bambini.
Lasciamo questo luogo sacro e percorriamo sulla sinistra un'ampia strada lastricata, che poi diventerà asfaltata e percorrerà la parte alta di Vinca per scendere in vicinanza della chiesa.
A 11' siamo a una struttura dell'acquedotto e qua lasciamo la strada per salire verso sinistra, per ampia traccia nel bosco. Continuando la strada si trova il punto dove il 190 sale nel bosco e ancora più avanti, presso una curva, il punto in cui i sentieri 138⇧ e 175 salgono nel bosco.
[Naturalmente l'escursionista può seguire in 190 attraverso Vinca, entrare nel bosco e poi continuare fino poco prima della radura dove arriva anche il nostro percorso. Le indicazioni nel borgo sono buone e abbiamo già descritto il percorso in altre escursioni.]
La traccia porta a un pollaio che si supera per salire poi a destra e proseguire fino a un orto recintato dove arriviamo a 16'. Salendo scorgiamo in alto il Pizzo dell'Aquila, dove siamo diretti, e la parte iniziale della Cresta Nattapiana. [Questa è la zona dei Casali, terrazzamenti dove i vinchesi coltivavano verdure e frutta, ormai sono quasi del tutto abbandonati e nella parte più alta sono invasi dalla vegetazione.]
Subito dopo l'orto ci innestiamo, adestra, in un ampio stradello dei boscaioli che ci porta a 23' a incrociare il sentiero 190 che sale da destra e subito dopo a una sorta di radura nel bosco con qualche castagno centenario. Il sentiero va a sinistra e poi subito verso destra.
Saliamo, superiamo alcuni ruderi e, a 31', sulla destra c'è un rudere, con tetto, immerso nella vegetazione cui segue un fitto bosco di alte conifere, frutto dei rimboschimenti post bellici che hanno riguardato tutta l'Alta Valle, con scarso rispetto della flora locale. In ogni modo il bosco è veramente molto bello e luminoso. Saliamo per lunghi tornanti nel bosco, dove è possibile vedere caprioli, e a 36' siamo al primo bivio per la Sella di Altana (presente una A rossa). Lasciamo quindi il 190 per seguire l'evidente traccia, segnata di giallo-verde. Ricordiamo che questi segni sono relativi a vecchi itinerari ambientali didattici ormai abbandonati da anni.
Inizialmente la traccia scende lievemente sempre nella pineta, in 5 minuti siamo a un bivio. Il sentiero segnato giallo-verde devia a sinistra in discesa, si dirige alla zona dei Casali, ma esso poco dopo si infrascherà essendo una traccia ormai abbandonata e priva di adeguata manutenzione.
Noi seguiamo la traccia che sale nella pineta, con qualche raro segno rosso che ci accompagnerà fino alla Sella di Altana. A 50' attraversiamo una macchia di piccoli pini molto fitti e dopo 3' ci innestiamo nella seconda traccia che dal sentiero 190 porta alla Sella di Altana. Siamo presso un muretto di contenimento semicircolare con a destra una scarica di sassi.
Proseguiamo verso sinistra e subito saliamo per facili roccette con qualche giovane pino, sulla sede del sentiero, che disturba la progressione. A 57' siamo in un tratto panoramico su Vinca e il gruppo del Sagro dietro e su Pizzo d'Uccello, Nattapiana e Cresta Garnerone dall'altra parte.
Poi torniamo nella pinetina e prendiamo a salire per ripide voltoline, sempre ben segnate. A 01h 15' siamo nuovamente in un punto panoramico su Vinca, Borla e Canalonga.
Proseguiamo la ripida salita e un ultimo tratto su roccia, in cui è utile aiutarsi con le mani, ci porta, a 01h 23' alla cosiddetta Sella di Altana. Essa si trova sulla cresta sud-ovest del Pizzo dell'Aquila, il quale scende verso Vinca con la sua parete triangolare scoscesa, scavata da un’immensa lingua di ghiaccio. Il panorama si apre sull’arco che va dal Pizzo dell'Aquila alla cresta Nattapiana, al Pizzo d'Uccello, Cresta Garnerone, Grondilice, Rasori proseguendo fino al Sagro e alla Torre di Monzone. A destra scorgiamo anche La Spezia e la Lunigiana. Più in basso c'è la strada per Vinca e la chiesa della Madonna della Neve.
Il luogo è selvaggio e bellissimo ed è ricco di arbusti di ginepro fenicio. [Esso sulle Apuane è specie eterotopica, cioè si trova in un ambiente diverso da quello in cui vegeta normalmente. Questo documenta, quindi, le oscillazioni climatiche avvenute nei periodi post-glaciali. Il clima caldo e secco, presente allora sulle Apuane, permise a piante mediterranee di salire in quota e di rimanervi anche dopo i successivi cambiamenti climatici. Oggi vegeta su rupi calcaree ben esposte al sole fino ai 1400 metri della Cresta Nattapiana.]
Adesso dobbiamo superare la parete scoscesa del Pizzo dell'Aquila, seguendo una vecchia traccia usata dai pastori, per una cengia abbastanza stretta e un po' esposta, ma abbastanza breve. Essa richiede sempre attenzione e piede sicuro.
Il primo tratto sono un centinaio di metri in lieve discesa su roccia e sfasciumi che percorriamo con attenzione in una decina di minuti, poi la traccia diventa ampia ed erbosa e sale ripida.
In 5 minuti siamo sull'ampia cresta ovest del Pizzo dell'Aquila. Il panorama adesso si apre verso Equi e sulla continuazione della cresta che scende dalla Nattapiana verso il borgo. Sotto di noi ci sono le ampie spianate della Guardia e, sullo sfondo, Lunigiana e Appennino. La zona dove siamo è carsica con imbocchi di grotte tra paleo e roccette. Ci sono ancora esemplari di Ginepro fenicio.
Adesso saliamo verso destra per l'ampia china erbosa con percorso non obbligato e, a 01h 53', siamo sul crinale erboso che ci porterà alla vetta. Più avanti il crinale diventa roccioso e evitiamo le rocce spostandoci un poco verso sinistra per tornare al crinale finale più semplice.
A 02h 02' siamo in vetta al Pizzo dell'Aquila. Un breve tratto di cresta, a destra, si diparte verso Vinca, da cui si vede l'aspra parete triangolare rocciosa con vetta aguzza. In realtà il punto più alto del monte è quello in cui siamo e non è aspro come sembrerebbe. La zona apicale è segnata con un modesto ometto, è erbosa con rocce affioranti ed è abbastanza larga. Il panorama è sulla vicina Punta Nattapiana, sulla cresta omonima fino al Pizzo d'Uccello che incombe con la sua possanza e poi c'è la Foce di Giovo, la Cresta Garnerone, il Monte Rasori. Poi il Sagro, la Canalonga e la Torre di Monzone. Da parte opposta la piana della Lunigiana con i suoi borghi e, in lontananza, l'Appennino. Più vicino c'è la cresta che scende verso Equi e le spianate della Guardia.
Sostiamo un attimo e poi scendiamo verso il sottostante Colle di Nattapiana (1246 m), prima costeggiando alcune rocce e poi per tratto erboso. Siamo al Colle a 02h 10' e ci troviamo alla base della modesta Punta Nattapiana (1286 m) che è possibile salire in pochi minuti, dalla vetta si gode di bel panorama sulla Cresta Nattapiana fino al Pizzo. La cosiddetta Punta Nattapiana è il punto più alto di un crinale quasi piatto la cui quota 1276, più bassa, appare appariscente come un monte, vista da Vinca, un po' come succede per il pizzo dell'Aquila, in cui la punta che si vede dal basso non è il punto più alto.
Adesso dobbiamo scendere per un canalino che ci farà perdere una cinquantina di metri di quota, il percorso è quindi molto ripido e scendiamo con prudenza. Serve piede sicuro e attenzione per il terreno smosso. Non mancano appigli e appoggi sulla roccia e ricordiamo che non c'è esposizione.
Il primo tratto offre panorami sulla parete strapiombante del Pizzo dell'Aquila, segue poi un tratto intermedio erboso con zigzag tra i primi pini. Poi a 02h 25' c'è il secondo tratto di canalino che percorriamo in circa 5 minuti. Siamo poi tra i pini per tratto ancora ripido e poi segue tratto più tranquillo che diventa quasi pianeggiante. Sulle rocce alcuni segni rossi aiutano, ma la traccia è evidente, sulla sinistra le pareti strapiombanti che scendono dalla cresta sovrastante.
A 02h 42' ci immettiamo nel sentiero 190, presso una decisa curva dello stesso, alcune frecce rosse con indicazione "A" facilitano l'escursionista che vuole salire all'Aquila. [Ricordiamo che il sentiero 190 prosegue in salita e, dopo circa mezzora, porta all'innesto del sentiero 191 (Sentiero attrezzato Mario Piotti) diretto al Giovetto e a Val Serenaia. Spostandosi verso sinistra si trova poi l'inizio (Foce dei Lizzari) del tratto attrezzato del sentiero 190 (Sentiero Zaccagna) che scende verso le Cave del Cantonaccio, ma questo tratto di sentiero è inagibile per danni subiti dai cavi d'acciaio negli ultimi anni.]
Noi adesso scendiamo per il 190 che ci riporterà a Vinca. Dopo 5' siamo in un tratto aperto con ravaneto in discesa, il panorama si apre su Sagro, Canalonga e Torre di Monzone.
Proseguiamo nella pineta con qualche tratto iniziale più boscoso e a 03h siamo al secondo bivio (in salita) per la Sella di Altana (poco dopo la deviazione su una roccia c'è la scritta Foce di Altana che sarebbe stata più utile al bivio). La traccia, come già detto, si inserisce nella traccia che inizia sotto e che abbiamo percorso all'andata. Scendiamo e dopo 10' chiudiamo l'anello arrivando al primo bivio per Altana.
Proseguiamo, lasciamo la pineta per il castagneto e a 03h 18' siamo alla radura. Scendiamo e subito recuperiamo il sentiero 190 (ci sono i segni) spostandoci verso sinistra. Qua il sentiero è un po' infrascato con rovi fastidiosi, poi diventa più tranquillo. In 5' siamo a un bivio: a destra sale una traccia giallo-verde diretta alla zona dei Casali, mentre il 190 scende a sinistra per ripido tratto scalinato. Esso costeggia proprietà recintate per difesa dai cinghiali.
A 03h 25' siamo sulla strada asfaltata (indicazione del sentiero 190) e prendiamo a sinistra fino a un vicino bivio dove scendiamo verso destra seguendo i segni. [La strada, come già detto, continua a sinistra e poi scende a recuperare la Via Tedesca poco sotto la Chiesa di S. Andrea. Alla curva, vicino al luogo in cui siamo, i sentieri 138⇧ e 175 entrano nel bosco.] Adesso basta seguire i segni nell'abitato di Vinca e torniamo alla Piazzetta dove concludiamo l'escursione a 03h 32'.
Da Aulla si segue la statale 63 per Fivizzano, superata Rometta (6,6 Km) si prende la deviazione a destra per Gassano (13,3 km) e da qua si continua, a destra, per Gragnola (15,7 Km) e Monzone (19,8 km) da cui si prosegue per Vinca (27,6 Km). L’ultimo tratto è incanalato in una valle selvaggia per poi inerpicarsi verso il borgo con 12 ripidi tornanti. Al cartello indicatore di Vinca si prende a sinistra e la strada termina nella piazzetta, è possibile parcheggiare in piazzetta o lungo la strada.
Questa escursione permette di salire alla vetta del Pizzo dell'Aquila che, da Vinca, si vede come un'aspra vetta triangolare.
Il percorso, in salita, è diverso da quello del precedente itinerario per la vetta. L'itinerario prevede di salire un centinaio di metri di una cengia sulla strapiombante parete del Pizzo dell'Aquila. La traccia, usata in passato dai pastori di Vinca, è piuttosto stretta ed esposta su roccia, paleo e sfasciumi. Richiede sempre attenzione e piede sicuro, ma, come detto, è molto breve. La sconsigliamo con fondo bagnato e con pioggia, neve e ghiaccio. Questa traccia permette di accedere facilmente alle spianate e alla zona della Guardia, poi con tracce a Equi, all'Eremo di San Giorgio e al sentiero 138 per tornare a Vinca.
La salita al monte è facile. Richiede attenzione il ripido canalino erboso e roccioso che dalla Sella Nattapiana porta alla traccia che si innesta nel sentiero 190, ma anch'esso è breve. Il canale è ripido, ma non esposto, e va affrontato con prudenza in discesa utilizzando appigli e appoggi che non mancano. Il terreno è un po' smosso e scivoloso per gli aghi di pino nella parte più bassa.
I panorami sono sempre interessanti sulla Valle di Vinca e sulle montagne che la circondano. Consigliamo una visita al bel borgo di Vinca, carico di storia.
L'escursione va effettuata in belle giornate, con buona visibilità e non in inverno con neve e ghiaccio e con terreno scivoloso dopo le piogge.
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