DATA ESCURSIONE: 24/11/2019
[ILK]Gabellaccia.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sulla Gabellaccia.
L'inizio dell'escursione è alla Gabellaccia sulla strada per Campocecina. [Conosciuta anche come Dogana della Tecchia ovvero Passo della Gabellaccia. È un valico tra Carrara e la Lunigiana, oggi attraversato dalla provinciale per Campocecina. In passato qua passava il confine tra lo stato di Massa-Carrara (poi annesso al granducato di Modena) e il territorio di Fivizzano (appartenente al granducato di Toscana), quindi passando da queste parti era necessario pagare il dazio, la cosiddetta gabella, per questo il nome dispregiativo che è rimasto alla zona. Nel 1849 con il passaggio di Fivizzano agli estensi il confine smise di esistere, non so comunque quando cessò di funzionare questa Dogana. Oggi rimangono solo i ruderi dell’antica Dogana che si trovano nel territorio di Carrara.]
Il luogo è evidente, con cartello stradale e indicazioni dei sentieri. Poco distante, in direzione Campocecina, c'è un piccolo spiazzo parcheggio prima di una strettoia della strada.
Noi iniziamo a prendere i tempi dell'escursione dal bivio dei sentieri 184 e 185 proprio sulla strada, invece il sentiero 197 scende verso Tenerano a pochi metri di distanza, sulla sinistra. I ruderi della Dogana si trovano da parte opposta della strada.
La Gabellaccia è un importante nodo di sentieri: il 197 (Ponte Storto-Gabellaccia-Maestà della Villa), il 198 (Castelpoggio-Gabellaccia), il 184 (Gabellaccia-Cardeto-Casa Respettolo) e il 185 (Castelpoggio-Rifugio Carrara). Noi percorreremo, in parte, il 184 poi tramite una traccia evidente, ma non segnata, ci porteremo sul sentiero 140⇧, presso la Miniera. Lo percorreremo per un po' e lo lasceremo per una traccia segnata che ci porterà ad Acquasparta, da cui scenderemo con il 185. Quindi descriveremo un anello utilizzando due sentieri non numerati, ma evidenti e semplici a percorrersi.
Il sentiero 184 fino alle cave Peghini è un ampio stradello usato, in passato, per trasportare il marmo e il minerale estratto dalla miniera di manganese. Il percorso all'inizio è in continua e lieve discesa e perderemo 120 m di quota per poi iniziare a salire nella zona della cava. Lo stradello è stato tagliato nel bosco per cui in estate è all'ombra, in questa stagione ci godiamo un po' di foliage , naturalmente, mancano le fioriture ricche in primavera (Dentaria pennata, Doronico di Colonna, Cicerchia primaticcia, Primula veris e vulgaris, epatiche e molte specie di viole).
A 13', presso una curva della strada, c'è una casetta con dietro una modesta rupe (879 m) usata come palestra di roccia. L'edificio è comunque nascosto dalla fitta vegetazione che è cresciuta negli ultimi anni.
Continuiamo la discesa con molti tratti umidi per rivoli che scendono da destra che vanno ad alimentare il Fosso di Saliceto e quindi il Bardinello. Dopo le piogge recenti l'acqua scende in gran quantità e, a 17', guadiamo uno di questi rivoli presso un breve tratto franato in curva, che si supera facilmente a destra. Qua è ben visibile il sistema costruttivo della strada.
Dopo 10' troviamo un lungo tratto in cui l'acqua ha occupato la sede dello stradello per poi scendere verso sinistra. Proseguendo scorgiamo sulla sinistra, tra la vegetazione, un singolare e solitario spuntone roccioso (783 m) che si trova a sud del Monte Puntone.
A 42' sulla roccia, sulla destra, una Madonnina di marmo ricorda l'amico podista Maurizio Colonnata, qua deceduto, all'improvviso, il 4 agosto 2003.
Poco dopo c’è una traccia in salita a destra che trascuriamo e a 45', sempre a destra, ci sono i ruderi di un edificio usato per le miniere di manganese che si trovano più in alto, lungo il sentiero 140⇧ (più avanti nell'escursione passeremo presso di esse). Infatti il materiale scendeva per teleferica ed era trasportato a valle mediante lo stradello che abbiamo percorso, come già detto.
Scendiamo ancora pochi minuti, raggiungendo a 49' il punto più basso dell'escursione a 775 m. Ora prendiamo a salire, siamo nella zona delle vecchie Cave Peghini, ci sono vecchi scavi, blocchi abbandonati e un edificio di servizio delle cave con i resti di vecchi motori. Le cave si sviluppavano tutto intorno ed è possibile, andando a destra, dare un’occhiata. [Sulle cartine IGM è indicata “cava abbandonata”. In realtà è un insieme di piccole cave che erano in concessione alla famiglia Peghini e le maestranze provenivano da Tenerano, nel cui territorio si trovano le cave.]
A 55' sulla destra si trova un bel castagno centenario meritevole di valorizzazione, è uno dei tanti patriarchi presenti nei nostri boschi. Dalle dimensioni presumiamo abbia intorno ai 350 anni. Subito dopo il castagno una traccia a destra porta a una vicina cava. E subito dopo c'è un edificio di cava con i resti di vecchi motori.
Proseguiamo verso sinistra costeggiando un gigantesco masso e a 01h 05' termina la zona delle cave, prendiamo a salire ripidamente nel bosco dove predominano i castagni. Il bosco è abbandonato e molti alberi sono caduti, ma rimangono alcuni esemplari molto belli, anche se non vecchi come quello visto alla cava. Qualche faggio e qualche acero risaltano per il colore delle loro foglie.
Saliamo e a 01h 16' scorgiamo sulla sinistra alcuni ruderi. Dopo 10' cambia la vegetazione e il fondo del bosco è erboso. A 01h 34' saliamo un tratto ripido a tornantini. Poi a sinistra iniziamo a vedere la Rocca di Tenerano e la Sella Cardeto.
A 01h 42', sulla destra, c'è un ripiano, con muro di contenimento, che potrebbe essere una vecchia carbonaia, altre ne vedremo nella nostra escursione. Esse sono testimonianza di questa tecnica, diffusa fino all'inizio del 1900 anche nelle nostre montagne, usata per la produzione di carbone vegetale dalla legna.
Proseguiamo e a 01h 47' arriviamo a un piccolo spiazzo con ometto segnato e panoramico sulla Rocca di Tenerano. Qua c'è un bivio: il sentiero 184 prosegue sulla sinistra diretto a Sella Cardeto da cui proseguirà per Casa Respettolo, con possibilità di salire alla Torre di Monzone. Invece sulla destra sale una traccia evidente e non segnata che conduce alla miniera di manganese.
Presumibilmente questo sentiero fu costruito per accedere alla miniera stessa, infatti più avanti vedremo bene tratti costruiti con la locale pietra carbonatica (calcare cavernoso).
Saliamo per lunghi tornanti nella faggeta e a 02h siamo presso delle rocce carbonatiche che rimangono alla nostra destra. Poco dopo c'è una modesta fonte e intanto iniziamo a vedere in alto, sulla destra, l'edificio della miniera.
A 02h 06' guadiamo un rivolo che scende in prossimità dell'edificio e va ad alimentare il Canal d'Arpa che fondendosi con il Fosso di Saliceto formerà il Bardinello. Pochi metri e siamo a una piazzola con strutture di servizio della miniera, presumibilmente per la raccolta del minerale da far scendere a valle con la teleferica.
A 02h 09' ci innestiamo nel sentiero 140⇧, presso un masso con segno giallo del Grande Trekking (GT), altri segni gialli li troveremo lungo il sentiero insieme a quelli del Cai.
[Il GT è una camminata di 32 km, con 2200 m di dislivello, che parte dalla spiaggia di Marina di Carrara e arriva alla vetta del Monte Sagro (1753 m) per concludersi poi al Piazzale di Pianza. È prevista una gara competitiva (Trail Running) e una camminata libera (Walk Trail). La prima edizione risale al 2014.]
Siamo sul sentiero 140⇧ (Torano-Pianaccia-Piscinicchi-Grenzi-Cardeto-Ponte di Monzone). Andando verso sinistra si va a Casa Cardeto da cui si prosegue per Monzone Alto. Noi invece saliamo verso destra e dopo 3' guadiamo, più in alto, il rivolo di prima. Subito dopo siamo presso gli edifici principali della miniera ormai ridotti in ruderi.
[L’estrazione del minerale di manganese, che si presenta di colore nero, fu operata dalla Fiat Ferriere Piemontesi, proprietaria dell’attività, nel periodo dell’autarchia 1939-43, ma la presenza del minerale era probabilmente conosciuta già precedentemente. Il minerale era calato con teleferica nella zona della ex cava Peghini dove sono presenti strutture di raccolta del materiale. L'attività fu abbandonata nel 1955. Sono conosciute anche come miniere di Scortico e di Canal d’Arpa dal nome dei canali presenti in zona]
Proseguiamo e dopo 5' troviamo un altro edificio di servizio della miniera. Proseguiamo nella bella faggeta con saliscendi avendo sulla destra, tra gli alberi, la Torre di Monzone e la Rocca di Tenerano con Sella Cardeto.
A 02h 32' iniziamo a salire decisamente e subito dopo troviamo, sulla sinistra, lo spiazzo di una carbonaia. A 02h 39' arriviamo a una sella panoramica, la Foce dei Grenzi (1175 m). Il panorama si apre sulla costa in particolare Marina di Carrara col suo porto e il Golfo della Spezia con le isole, mentre, in primo piano, ci sono le alture presso la Gabellaccia.
[I Grenzi sono i versanti nord-ovest del Monte Ballerino, percorsi dal sentiero 140⇧. In dialetto carrarese grenz significa: sull’orlo, vicino, ai margini, ma non è detto ci sia un collegamento col toponimo.]
Scendiamo qualche metro e subito vediamo sulla sinistra dei segni rossi di un sentiero che porta ad Acquasparta e che seguiremo. La traccia ben segnata, facile e sempre ben evidente, segue, in salita, un crinale che costituisce confine tra i comuni di Carrara e Fivizzano, mantenendosi per lo più nel versante carrarino.
Il primo tratto è su paleo tra arbusti e giovani alberi. A 02h 47' sulla destra ci sono resti di capannelli usati per la caccia, essendo questa una zona di transito della selvaggina. Dopo un paio di minuti c'è una radura e poi si rientra nel bosco.
A 02h 51' sulla sinistra, a 10 m dalla traccia, si trova un cippo di confine del 1892 in marmo, presso uno spuntone panoramico sulla Rocca di Tenerano e a Torre di Monzone.
Poi passiamo in un tratto di rimboschimento a pini, proseguiamo per la cresta tra massi e piccoli faggi e a 02h 59' siamo presso uno spiazzetto, panoramico sulla zona dell'infermeria delle cave vicino al piazzale dell'Uccelliera, sul crinale di Colareta e su Carrara fino alla costa e sul Golfo della Spezia.
Ancora un paio di minuti di crinale e ci innestiamo nel sentiero 171. Il sentiero proviene dalla Maestà dellaVilla, a Tenerano, e termina al Rifugio Carrara. A sinistra si scende a Casa Cardeto, noi invece andiamo a destra e subito troviamo le prime case di Acquasparta, ben ristrutturate, in una radura tra i faggi.
[Acquasparta è un antico alpeggio, nel comune di Carrara, cui salivano, nella buona stagione, contadini e pastori, per lo più da Gragnana. È caratterizzato dalla presenza di casupole, alcune delle quali sono state riattate, e da una piccola faggeta.]
Saliamo ancora e dopo pochi metri, a 03h 05', siamo presso un piccolo tabernacolo in pietra con statuetta della Madonna di Fatima. Saliamo ancora un poco a sinistra e qua raggiungiamo il punto più alto dell'odierna escursione a 1257 m. Sulla sinistra, in alto, ci sono alcuni ripetitori invece, più a destra, vediamo il piazzale di Acquasparta, cui arriva il nostro sentiero.
[Al piazzale di Acquasparta termina la carrozzabile da Carrara per Campocecina con una rotonda asfaltata che circonda il Parco della Memoria, dedicato alla Shoah. Esso è costituito dalle statue del XIV simposio internazionale di scultura tenutosi a Carrara nel 2001. Quel anno il tema era: “La memoria del presente. Dalla Shoah alla cultura della pace”. Il parco è sempre suggestivo ed emozionante, in particolare, quando la copertura nevosa si confonde con le statue: è meritevole di una visita non frettolosa.]
Ora scendiamo lievemente e troviamo, sulla sinistra, un ponticello di legno che supera un rivolo. Qua ci inseriamo nel sentiero 185 che proviene da sinistra (tratto comune con il 171) dal Rifugio Carrara. Noi scendiamo verso destra per tornare alla Gabellaccia.
Passiamo presso altre case e poi per uno spiazzo panoramico sulla costa, in particolare sul Golfo della Spezia. Qua una croce lignea e un cippo marmoreo ricordano Rita Conti (1961-1979) che qua trovò tragica morte il 2 giugno 1979 a causa di un fulmine.
Proseguiamo in discesa nella faggeta che poi si apre panoramica sulla destra sulla costa e sulla zona di Colareta. A 03h 20', presso una curva a gomito del sentiero, sulla destra una traccia sale forse a recuperare quella che abbiamo percorso noi in precedenza.
Scendiamo con qualche tornante e, a 03h 28', vediamo in alto l'ingresso di un paio di grotte di interesse speleologico la cui apertura è protetta da pali di legno. In questo tratto alcuni ometti sfidano le leggi della gravità. Intanto nel bosco aumentano i pini, frutto dei rimboschimenti degli anni '50 poco rispettosi della flora locale. I pochi faggi e aceri ci permettono di ammirare il foliage.
Proseguiamo la discesa e, a 03h 40', siamo al bivio con il sentiero 140⇧. Quest'ultimo sale verso destra diretto alla Sella dei Grenzi dove siamo stati poco fa. Quindi adesso i sentieri 140⇧ e 185 coincidono. Poco più avanti una traccia segnata porta sulla strada per Campocecina in località Bivio Cardeto (da cui possiamo iniziare escursioni più brevi che dalla Gabellaccia).
Poco più avanti una freccia segnaletica indica la breve traccia che in pochi minuti porta al Cippo Monumentale alla Resistenza [È un cippo marmoreo, alto circa due metri, posto in loco nel 1951, come si evince dalle scritte su di esso. Su una faccia c’è un profilo di montagna con un cielo stellato e la scritta “non cedere / 9 settembre 1943” (data della nascita del CNL, Comitato Nazionale di Liberazione); su un’altra faccia “il sangue versato / sui monti ridona / libertà ed onore / al popolo italiano” e sulla terza “Divisione apuana / B.ta Garibaldi / G. Menconi / G.pi Patrioti apuani / Bta Lunense” / 9 settembre 1951”. Il cippo è stato dimenticato e segnalato nel 2009 da Giuseppe Volpi. Nel 2010 è stato in parte pulito ed è stata posta una targhetta sul sentiero per potere accedere al sito.]
Proseguiamo per tratto ameno, adesso nella faggeta, e a 03h 52' siamo a un altro bivio: il sentiero 140⇧ va a sinistra verso Capanne Ferrari da cui scenderà per Torano. Sulla destra c'è una grotta caratteristica in inverno per le sue stalattiti di ghiaccio.
Scendiamo ancora nel bosco e a 04h 04' abbiamo, sulla destra, il masso del Doronico (una pietra che, in primavera, è piena di fioriture gialle di questo bel fiore).
Dopo 3' siamo al caratteristico arco naturale di roccia e con qualche tornantino a 04h 15' siamo alla Gabellaccia, sulla strada, dove terminiamo l'escursione. Attraversiamo la strada e ci sediamo al tavolo presso i ruderi dove ci rifocilliamo. Il panorama è aperto sulla costa e su alcuni paesi della montagna di Carrara: Fontia, Noceto e Castelpoggio.
Da Carrara si segue la strada per Gragnana, Castelpoggio e Fosdinovo. Molto prima di quest’ultimo paese, si prende la deviazione a destra per Campocecina (9,5 km) che si segue per altri 5 km fino alla Gabellaccia. Essa è ben riconoscibile per la presenza di ruderi sulla destra e per il cartello indicatore (Loc. Dogana Della Tecchia – Gabellaccia).
L'escursione si sviluppa essenzialmente nel bosco ed è particolarmente adatta ai periodi più caldi dell'anno. In autunno è molto interessante per il foliage.
In questa escursione vengono usate due tracce non numerate, ma evidenti e una di esse è anche segnata. Quindi rappresenta un'alternativa agli anelli classici in zona, percorsi usando i sentieri Cai.
Di interesse sono la zona di Cava Peghini, dove è presente un castagno centenario meritevole di protezione. Poi la zona della miniera di manganese, testimonianza del duro lavoro dell'uomo in questa zona del territorio apuano. Da non perdere il Piazzale di Acquasparta con le statue della Shoah.
I panorami non sono particolari, ma nelle giornate limpide si gode di bella vista sulla costa e sul Golfo della Spezia con le isole.
Un po' di fatica nel tratto dalla Cava Peghini alla miniera, ma, per il resto, il percorso è rilassante e adatto a tutte le stagioni. Qualche difficoltà con la neve e il ghiaccio. I tempi sono riducibili, ma i luoghi invitano alla calma e alla meditazione per cui non serve andare in fretta.
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