(MS-Massa) RESCETO – CANALE DEI VERNACCHI – CAVE CRUZE – FOCETTA DELL'ACQUA FREDDA – MONTE FOCOLETTA (1678m) – PASSO TAMBURA - RIFUGIO NELLO CONTI – SENTIERO DELLA MINIERA (O DEI CAMPANILETTI) – LIZZA MAGNANI (O DELLA FOCOLACCIA) – RESCETO (anello)
Loc. di partenza: RESCETO (mt.485)
Loc. di arrivo: RESCETO (mt.485)
Dislivello mt.: 1200
Tempo totale: 7h30'
Difficoltà:
Punti d'appoggio: Rifugio Nello Conti (se aperto)
Rifornimento acqua: Resceto; fonte in località All'Acqua; fontana presso rifugio Nello Conti (anche quando chiuso)
Tratti di ferrata: No(brevi tratti assicurati)
Sequenza sentieri: 165◆164◆percorso di cresta◆164◆135⇧(ex 35)◆163◆166
DATA ESCURSIONE: 21/05/2022
[IXLK]https://www.facebook.com/EscursioniApuane2021/photos/a.116218854104715/187626603630606[FXLK][TYLK]

[ILK]LeGruzze.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sulle cave Gruzze.
[ILK]Vandelli.html[FLK]Qui[TLK]un approfondimento sulla via Vandelli.

Relazione a cura di Francesco Salvatori


Dal parcheggio si torna indietro su strada asfaltata fino a incontrare, sulla sinistra, un bivio in corrispondenza del quale è posto un cartello che indica i principali sentieri CAI della zona. Seguiamo a sinistra il ramo di strada inferiore, fin quando anch’esso termina; qui, una volta attraversato il fondo del canale, inizia (ben indicato) il sentiero 165 che parte ripido ma largo e inizialmente passa attraverso alcune costruzioni adibite dal pastore a ricovero per gli animali. A 18', in corrispondenza di un edificio usato come captazione dell'acqua, occorre lasciare il tracciato principale (una lizza che serviva altre cave) inerpicandosi a destra su alcuni scalini. Si procede su sentiero faticoso ma comodo, incontrando anche alcuni tratti tra gli alberi. A 30' siamo al Ponte del Pisciarotto: questo permetteva alla via di lizza di superare il Fosso della Neve; quando era in funzione la lizza meccanica con piano inclinato, qui avveniva l'incrocio dei carrelli. Aggiriamo il ponte a sinistra, scendendo nel fondo del canale, dopodiché si risale fino a una costruzione in pietra in testa al ponte stesso. A 37' il sentiero svolta bruscamente a destra, con indicazione evidente, e inizia un tratto ripido con scalini. In breve usciamo su una dorsale rocciosa, in questa stagione piena di fioriture, e ci riallineiamo col canale dei Vernacchi (alla nostra destra). Di fronte a noi, di sfondo, possiamo osservare l'Alto di Sella e il Sella. Per un breve tratto si scende, poi ci si muove tra gli alberi. Nuovamente si scende nel canale (55') per aggirare un ponte distrutto (il sentiero incontra più volte i resti della via di lizza).

A 1h15' giungiamo a una fonte (località All'Acqua), ove sostiamo brevemente. Si continua su grossi massi, nel fondo del canale; quasi subito si stacca sulla sinistra il sentiero 164 che con percorso impegnativo risale il canale dei Campaniletti dirigendosi al rifugio Nello Conti. Pochi minuti e incontriamo un altro bivio: a destra nasce il sentiero 160, diretto alla Focola del Vento e da qui, passando per cava Bagnoli, alla vetta del monte Sella. Il 165 prosegue ora nel canale della Neve, dapprima abbastanza chiuso in mezzo agli alberi, poi su tratto più aperto e con fondo a massi. A 1h37' incontriamo nuovamente i resti della via di lizza e li abbandoniamo quasi subito inerpicandoci a sinistra in mezzo alla vegetazione; li ritroveremo più avanti e sempre li aggireremo. In 17' arriviamo a un primo breve tratto attrezzato con cavo metallico, utile ma non indispensabile. Poco dopo un altro cavo un po’ lasco agevola l'erta risalita di un canalino terroso; segue un tratto vagamente esposto. In breve il sentiero migliora e ci troviamo al cospetto delle bastionate rocciose del Sella. A 2h07' si entra nel bosco della Selvarella: il sentiero, coperto di foglie, è ripido ma buono. Dopo 8', giunti su una dorsalina, vediamo staccarsi sulla sinistra un raccordo (segnato) per il 164, mentre il nostro sentiero prosegue a destra e in pochissimo si porta fuori dal bosco raggiungendo la Casa della Selvarella (edificio di servizio dei cavatori – 1355m – 2h18’ totali). Nel piazzale possiamo notare una cosiddetta “carica”, vale a dire blocchi di marmo squadrati e pronti per essere lizzati, abbandonati da chissà quanti anni: si ha l’impressione di un luogo congelato nel tempo. In lontananza, ben in alto, iniziamo a vedere le cave Cruze.

La lizza (e con essa il nostro sentiero) dapprima risale la massima pendenza, poi in breve piega bruscamente a sinistra per tagliare a mezzacosta il fianco del monte. Questo sarà il tratto maggiormente suggestivo di tutta l’escursione: qui le pendenze sono decisamente elevate e il ricciato (vale a dire la superficie lastricata) è ottimamente conservato, si ha così l’impressione di salire direttamente verso il cielo. Più avanti, superati anche un paio di punti franati, la lizza diventa intagliata nel monte e il fondo si fa più irregolare, con sfasciumi. Poi le pendenze si attenuano e a 2h58' ci portiamo sotto alle Cave Gruzze, un vero e proprio paesaggio lunare che lascia trasparire un forte senso di desolazione e di abbandono. Alla nostra sinistra, sul versante opposto, possiamo scorgere il rifugio Nello Conti presso cui transiteremo in una fase più avanzata dell’escursione; sullo sfondo Sagro, Grondilice e Cavallo. Proseguendo, incontriamo in rapida successione una grossa cisterna per l'acqua, la cava dell'Acqua Fredda (immediatamente sotto la Focetta da cui prende il nome) e più avanti ancora il corrispondente edificio di servizio, appollaiato sul ripido pendio (3h05’). Presso l’edificio intersechiamo il sentiero 164 proveniente (con percorso difficile ed attrezzato) dal rifugio Nello Conti: la discesa per questo sentiero è descritta in un’altra relazione. Prendiamo invece a destra in ripida salita in direzione del già visibile sovrastante crinale, che raggiungiamo in circa 10’.

Siamo ora alla Focetta dell’Acqua Fredda e ci affacciamo sulla valle di Arnetola, dalla quale qui saliva il sentiero 146, diretto al Passo della Tambura, con un impegnativo tratto attrezzato che andava a superare delle belle placche lisce da qui ben visibili. Purtroppo il sentiero in questione è stato dismesso, fatto salvo il tratto tra Focetta dell’Acqua Fredda e Passo Tambura che è da considerarsi accorpato al sentiero 164. Seguiamo dunque quest’ultimo segnavia, non prima di aver posato lo sguardo da un lato sul monte Focoletta verso il quale ci dirigiamo, dall’altro sulle arcigne linee dell’Alto di Sella, notoriamente precluso agli escursionisti. Proseguiamo qualche minuto per lo più sul roccioso crinale o nelle immediate vicinanze, con anche un breve tratto attrezzato, finché il sentiero non piega decisamente a destra perdendo quota su ampi pratoni dal vago sapore appenninico. Stiamo camminando da 3h30’.

Inizia qui una digressione assolutamente facoltativa e riservata a chi ha esperienza su terreni delicati (vedi sez. “Note”): decidiamo infatti, a questo punto, di abbandonare il sentiero e proseguire a vista verso il monte Focoletta. Ci manteniamo fedelmente sullo spartiacque; esso in breve diventa una vera e propria cresta, la quale ci costringe inizialmente a mantenerci alla sua immediata destra in un tratto su sfasciumi che richiede attenzione. Poi il tutto si fa più stretto; immediatamente prima di un punto in cui la roccia “spancia” rendendo complicata la prosecuzione, guadagniamo al meglio la cresta con un breve passo di arrampicata. Da qui si prosegue fedelmente sul filo, con un gran senso di vuoto ma senza grosse difficoltà tecniche se non qualche passo un po’ più ripido, e in breve siamo in vetta (3h50’). Il punto di vista è privilegiato sia sull’Alto di Sella che sulla vicinissima Tambura, in questo momento piuttosto affollata.

Sostiamo in vetta 15’ dopodiché torniamo sui nostri passi, prestando ulteriore attenzione in quanto la discesa risulta naturalmente più delicata della salita, fattore questo che risulta particolarmente marcato nel tratto su sfasciumi. Alla fine di quest’ultimo vediamo alla nostra sinistra, più in basso, lo sviluppo del sentiero precedentemente abbandonato: qui il pendio è docile dunque lo raggiungiamo a vista (in alternativa è possibile evitare di scendere, proseguendo piuttosto lungo lo spartiacque fino a trovarsi nuovamente sul medesimo sentiero, nel punto in cui lo avevamo abbandonato a inizio digressione). Una volta portatici sulla traccia (15’ dalla vetta) proseguiamo verso sinistra, aggirando il monte Focoletta sul suo versante est-nordest con percorso per lo più orizzontale, e in 5’ siamo al Passo della Tambura, oggi ricco di fioriture. Da qui scendiamo sul versante marittimo seguendo il segnavia 35: nientemeno che la ben nota Via Vandelli, in questo tratto alto “ridotta” a un sentierino. Affrontati un paio di tornanti inizia un lungo tratto rettilineo che nella bella stagione si presenta assolutamente innocuo ma in inverno diventa estremamente pericoloso, trasformandosi in un paio di punti in veri e propri lastroni di ghiaccio tristemente balzati più volte agli onori delle cronache.

A 4h32’ siamo al maestoso intaglio artificiale che costituisce la Finestra Vandelli. Ne attraversiamo lo spiazzo erboso e seguiamo la traccia per il rifugio posando lo sguardo ora sui caratteristici pinnacoli rocciosi che hanno donato il nome di “Campaniletti” a questa zona, ora sul maestoso versante dell’Alto di Sella sul quale si staglia, inconfondibile, la lizza da noi percorsa. È in questo meraviglioso scenario che ci accoglie il rifugio Nello Conti.

30' di sosta e ripartiamo. Raggiunta nuovamente la finestra Vandelli, riprendiamo a scendere per l’omonima via della quale in poco tempo raggiungiamo la magnifica parte ben conservata. A 5h22’ (18’ da quando abbiamo lasciato il rifugio) in corrispondenza di un tornante verso sinistra vediamo le indicazioni per la miniera di ferro, di cui poco distante si nota l'ingresso: qua parte il sentiero 163 che raggiunge la lizza Magnani nei pressi del Canal Pianone. Lo imbocchiamo, muovendoci a mezzacosta su roccia in direzione della vicina miniera ben visibile di fronte a noi (un cavetto metallico accompagna un primo passaggio esposto). Sconsiglio vivamente di esplorare il vecchio tunnel minerario: l'umidità è dominante e nel giro di pochi metri si rischia di trovarsi letteralmente con i piedi sott'acqua. Superato un piccolo tratto nel bosco, in cui si inizia a percepire quanto labile sia la traccia del sentiero (fortunatamente i segni biancorossi aiutano notevolmente, vedi sezione “Note”), arriviamo in pochi minuti a un canale da superare o con un passaggio piuttosto esposto, in cui occorre cercare appigli per le mani, o preferibilmente (come suggerito dai segni) calandosi un paio di metri nell’invaso stesso e risalendo subito dopo. Segue qualche passaggio su roccia, stretto ma agevole, dopodiché il sentiero diventa più tranquillo. Procediamo in discesa su un terreno piuttosto vario: ora pietraie, ora terra friabile, ora distese di paleo, dunque bosco. Abbiamo lasciato la via Vandelli da 26’ e il nostro orientamento è messo alla prova: usciti provvisoriamente dagli alberi e percorso un tratto in cui è fitta la vegetazione bassa, verrebbe spontaneo proseguire dritto a mezzacosta nel pulito; i segni ci indicano invece di scendere leggermente a sinistra verso un canalino inizialmente seminascosto dagli arbusti. Presto rientriamo in un bosco non particolarmente fitto: il sentiero alterna tratti su terra ripidi e piuttosto scivolosi a spezzoni in falsopiano nel paleo in cui, dovessero venir meno gli onnipresenti segni, occorrerebbe far ricorso alla fantasia per distinguere il tracciato. Dopo circa 40’ di percorrenza del sentiero 163 usciamo per un istante all'aperto: possiamo vedere il versante del Piastrone su cui si sviluppa la lizza Magnani che presto raggiungeremo, e più in lontananza il monte Maggiore, i Campanili di Colonnata dilaniati dalle cave e ovviamente il mare. Superiamo una colata detritica. Altri 15’ e siamo definitivamente fuori dal bosco (6h15’ totali); subito ci aspetta il tratto più delicato, tre/quattro passi precari molto esposti con pochi appoggi per i piedi: in passato era necessario usare le mani inventandosi qualche appiglio, adesso un cavo metallico di recente installazione garantisce la sicurezza della progressione. Superiamo così un primo canale, e poi altri due in successione, inframezzati anche da qualche breve tratto in salita. Un’ultima difficoltà è costituita da una placca inclinata da risalire, povera di appigli: in caso di terreno asciutto si può procedere in aderenza, altrimenti è bene affidarsi a un ulteriore cavo metallico, prestando attenzione essendo esso fissato solo alla sua estremità superiore. Dopo l'ultimo invaso, ampio e marmoreo (si tratta del Fosso della Focolaccia, che superiamo a 6h30’), il sentiero piega a sinistra, seguendo inizialmente l’invaso stesso alla sua destra orografica su pietraie tra la vegetazione, dunque staccandosi per recuperare il tracciato della lizza.

Giungiamo sulla lizza Magnani (o lizza della Focolaccia) a 6h35' dalla partenza, 1h15' dopo aver lasciato la via Vandelli. Uno sguardo indietro ci mostra come il tratto alto della lizza sia degradato, si segue infatti un canale sulla sinistra per salire; il 163 da noi appena percorso si stacca a destra a mezzacosta, ben indicato come “Campaniletti – sentiero difficile”. Torniamo a guardare verso valle e scendiamo lungo la lizza, qui ben conservata, perdendo quota molto rapidamente. Di sfondo, sopra all'orrido canale che conduce al paese, emerge la sagoma del monte Altissimo. Più in basso incontriamo la deviazione per la lizza del Padulello (o lizza Pellini, erroneamente nota anche come lizza Silvia); iniziamo a vedere sul versante opposto a noi i tornanti della via Vandelli, la cui parte bassa raggiungiamo a 7h10’. In circa 8’ giungiamo al caratteristico edificio di Ca’ del Fondo e a 7h30’ siamo a Resceto concludendo così la nostra escursione.
Da Massa si procede su via Bassa Tambura dapprima in direzione Forno, poi per Guadine/Resceto, sempre costeggiando l'alveo del fiume. Si supera Guadine, poi Gronda. Giunti a Resceto, si tiene sempre la sinistra fino a incontrare un ampio piazzale ove è possibile parcheggiare.
Itinerario faticoso e adatto solo ad “apuanisti” esperti, soprattutto per quanto riguarda il sentiero 163. Quest’ultimo rappresenta a detta di chi scrive la quintessenza delle Apuane: traccia labile, terreno infido e spesso scivoloso, tratti esposti. Il sentiero in questione è stato ben ripristinato nel 2020 (CAI sez. Massa): i segni biancorossi sono frequenti e ben visibili e il tratto più esposto è stato saggiamente protetto con un cavetto metallico. Si tenga però presente che le condizioni possono mutare fortemente nel tempo e che qualora i segni diventassero sbiaditi l’orientamento potrebbe risultare problematico.

La salita al monte Focoletta, seppur estremamente breve, presenta difficoltà ai limiti superiori del “classico” EE. Ci raccomandiamo dunque di affrontarla (naturalmente con la dovuta attenzione) soltanto laddove si sia certi che sia alla propria portata, sottolineando al contempo come, anche qualora privato di questa digressione, l’itinerario qui descritto conservi inalterato il proprio fascino.

Affrontando l’escursione in senso opposto si ridurrebbero le difficoltà sul 163 (i cui tratti più delicati verrebbero così percorsi in salita), ma d’altro canto aumenterebbero quelle sul 165 che andrebbe in questo caso disceso. Complessivamente ci sentiamo di consigliare la percorrenza nello stesso verso da noi seguito.

Le tempistiche qui indicate, dato il notevole dislivello, sono da considerarsi puramente indicative in quanto fortemente influenzate tanto dallo stato di forma dell’escursionista quanto dall’esperienza su certi tipi di terreno.

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