DATA ESCURSIONE: 23/12/2023
Lasciamo l’auto lungo la strada che da Gronda porta a Renara in uno slargo poco prima della fine del tratto asfaltato. Ricordiamo che questa strada viene considerata come parte iniziale dell'impegnativo sentiero 157 (Renara-Le Gobbie). A lato della strada c’è il canale di Renara che poi va a confluire nel canale di Resceto, tributario del Frigido. Subito dopo lo slargo la strada diventa sterrata, percorribile, comunque, anche dalle auto. All’inizio, dalla parte opposta del torrente, c’è una cava abbandonata di dolomia con una vasta zona pianeggiante. Qua nel torrente ci sono pozze di acqua fresca dove è possibile fare il bagno e, in passato, c'erano molte postazioni per la balneazione che sono state poi rimosse. Questa zona è conosciuta come Conchiusi del Canale e qua arrivava la via di lizza in cui confluivano vari tracciati dalla cave di Taneta, del Diaccetto, di Valsora e di Serra delle Rose, tutte poste nel bacino di Renara-Gronda. Poi le vie di lizza sono andate a confluire in una marmifera carrozzabile.
Noi scendiamo un poco sulla strada percorsa e in un paio di minuti siamo all'inizio della strada (260m) per la zona delle cave (presente indicazione Canal Bura, Taneta). Questa strada di arroccamento, utilizzata da mezzi pesanti, saliva alla Serra delle Rose. Noi la percorriamo nel tratto iniziale largo, umido e piuttosto malmesso. A 5' c'è una curva verso destra e continuiamo per tornanti.
A 12' sulla destra notiamo un piccolo edificio sotto roccia (abrì) posto in alto rispetto alla strada. Subito dopo, invece di continuare sulla marmifera, saliamo verso destra per una scorciatoia su cui troviamo un foro di un piro a testimoniare che qua passava la vecchia via di lizza. In pochi minuti recuperiamo la marmifera e subito dopo siamo a un bivio (498m, in realtà 320): abbandoniamo quello che resta della strada che va verso sinistra e saliamo invece a destra (presente il segno di una fonte).
[Sulla sinistra si prosegue per la Serra delle Rose e per il Canal Bura, con percorso difficile, vedi relazioni in rete, oppure Apune 2 di Mastripieri.]
Non ci si può sbagliare, infatti si vede, un po' più in alto, un traliccio verso il quale dobbiamo andare. Questo ripido sentiero, di servizio per i cavatori, ci permetterà di recuperare più in alto quello che resta della Via di lizza di Taneta. Il primo tratto gradinato ci porta in un paio di minuti al traliccio, prendiamo a sinistra e saliamo un ripido costone erboso con scarsi alberi, dove ci sono anche tratti gradinati, per traccia evidente nell'erba. Poi a 30' ci spostiamo verso destra, saliamo un po' e procediamo a sinistra sempre seguendo la traccia. Dopo una decina di minuti andiamo ancora a sinistra e a 50' arriviamo a un sorta di pianoro aperto, dopo il quale recuperiamo la via di lizza nel bosco, in zona molto degradata con caduta di alberi. Questa zona, intorno ai 500 m di quota, è conosciuta appunto come Pianoro e, probabilmente questo tratto di via di lizza fu abbandonato molto presto, come testimonia lo stato di trascrateezza della stessa. Seguiamo quello che resta della via di lizza poi ci spostiamo sulla destra (utili alcuni ometti) e seguiamo un evidente canale erboso.
Poi a 01h andiamo verso sinistra, su una traccia evidente che poco più avanti ne recupera un'altra proveninete da destra (questo è il sentiero di Pretescogna che sale da Gronda). Saliamo fino ad arrivare a un intaglio nella roccia (circa 600 m), a 01h 16', da cui vediamo di fronte a noi la Via di lizza di Taneta, in parte ben conservata. Quella che si vede sulla sinistra è l'orrida Canala Bura (Buia). Vedremo andando poco più avanti che dal basso sale una traccia che non sappiamo da dove provenga. Scendiamo a percorrere la via di lizza: il primo breve tratto è praticamente una stretta cengia ben camminabile, poiché la via di lizza è franata completamente. Segue poi la via di lizza, ma subito più avanti un tratto della via è franato per circa un metro e va affrontato con la giusta concentrazione, o salendo sulla roccia di destra o mettendo il piede a sinistra, su quello che resta della sede della via di lizza. Poi la via prende a salire alternando tratti conservati ad altri invasi da scariche di rocce.
A 01h 27' c'è un ometto sulla destra in zona erbosa, qua arriva una traccia che unisce la Via di lizza di Diacceto con quella che stiamo percorrendo, permettendo di effettuare un percorso ad anello. Al ritorno scenderemo qua, dopo aver percorso la via del Diacceto.
Proseguiamo sulla nostra via di lizza e poco dopo attraversiamo una zona con scarica di sassi da destra. A 01h 40' la via di lizza scompare e seguiamo un tratto su roccia. Siamo ormai in testa alla Valle di Taneta, occupata dall'enorme ravaneto dalla passata attività estrattiva. Seguiamo qualche ometto e poi siamo su ravaneto spianato, per tratto molto semplice. A 01h 56' siamo presso una enorme roccia (724m) sovrastata da ometto.
[Sulla sinistra percorrendo un costone erboso e alberato si perviene a una via di lizza che scende dalla Serra del Galfinato e, più in alto, c'è l' Edificio Serra Galfinato (generalmente detto edificio di quota 800). Rimandiamo alla precedente relazione relativa a questa zona in cui siamo giunti al Piazzale di Diacceto per traccia segnata che inizia prima dell'edificio e passa per una placca inclinata ed esposta, provvista di cavetto d'acciaio.]
Adesso andiamo verso destra (ometto) seguendo una via di lizza che poi curva a sinistra tra alberi. È ampia e molto ripida e porta a ruderi presenti più in alto, poco sotto gli edifici del Diacceto, poi sale agli stessi. In realtà noi la seguiamo solo per un tratto. Essa è panoramica sulla Serra del Galfinato, sull'edificio e sul grande ravaneto di Taneta e, dietro, sulle Apuane.
A 02h 15' la via di lizza scompare e saliamo al meglio in direzione di edifici sovrastanti. La salita è molto ripida e faticosa e cerchiamo di seguire la linea degli alberi per aiutarci un po'. Poi andiamo verso destra a recuperare la via di lizza presente in alto, sulla quale siamo a 02h 43'. La via proviene da destra ben evidente anche se noi in basso non l'avevamo individuata, forse perché più in basso la stessa scompare. Comunque ora siamo presso ruderi di edifici di cava e facciamo una breve sosta. Abbiamo due possibilità: salire a destra seguendo un tratto scalinato che porta al crinale e agli edifici di Diacceto. Altrimenti, ed è quello che facciamo, proseguiamo per la via di lizza sempre ripida e
A 02h 55' arriviamo al piazzale di Diacceto (impropriamente anche Giacceto o Giacchetto) (913 m). La zona deve il nome al fatto che qua, in passato, erano radunate le pecore (da adiacetum: addiaccio, stazzo del gregge). Qua sono presenti alcuni edifici e una torretta per l'elettricità. Il luogo è molto panoramico, dal Sagro al Cavallo, si vede la costa e la sottostante Valle di Taneta. Vicino abbiamo la Cava Valsora, aperta nel 1800, poi chiusa e dal 2020 di nuovo attiva. Verso sinistra vediamo il laghetto circondato dalle possenti pareti di marmo della vecchia cava alte oltre 30 metri.
Scendiamo per la marmifera fino alla sottostante piazzola dove siamo a 03h 07'. A metà percorso sulla sinistra c'è un punto panoramico sul laghetto protetto da recinzione. Alla piazzola, verso sinistra si va per passerella di legno al laghetto (Biolago di Cava Valsora) dove prospera il tritone alpino (Ichthyosaurus alpestris ssp apuana) endemismo appenninico dal Piemonte alla Toscana e ai Monti della Laga (per altre notizie rimandiamo all'escursione relativa alla Valsora). Inoltre nel laghetto prospera la Chara virgata una pianta acquatica presente in Toscana solo in questo sito. Invece sulla destra scorgiamo la Via di lizza di Diacetto recuperabile per breve tratto su sfasciumi del ravaneto.
Quindi scendiamo un po' senza problemi e poi con un minimo di attenzione siamo sulla via di lizza a 03h 13'. Questo tratto, nel complesso ben conservato, è quello che resta di una via di lizza, in parte ricoperta dal ravaneto, cui confluivano le vie di lizza di Valsora e del Palazzolo. Il tratto che percorreremo è lungo 350 metri. Sulla sinistra in basso c'è il selvaggio Canale dell'Olmo, tributario del torrente Renara. Scendiamo gradatamente e a 03h 24' percorriamo un breve tratto coperto da sassi scesi da un canale sulla destra e poi una roccia inclinata che richiede un poco di attenzione.
Dopo 10' la via scompare, in realtà la stessa scendeva ripidissima verso la sottostante via di Taneta pasando direttamente su roccia affiorante. Noi seguiamo un evidente sentiero di servizio dei cavatori che lo usavano per evitare la ripidissima via di lizza. Esso è indicato da un ometto e si sviluppa in tornanti con qualche giovane albero. Il percorso è panoramico sulle Apuan e distinguiamo bene anche la monorotaia Denham.
A 04h 16' ci immettiamo nuovamente nella via di Taneta (626m) chiudendo l'anello. Adesso torniamo indietro per il percorso fatto all'andata, in 10' siamo all'incavo e a 04h 52' siamo al Pianoro. Scendiamo con pazienza e prudenza il costone erboso per traccia umida. In basso ci attardiamo a vedere l'edificio sotto roccia e a 05h 52' concludiamo l'escursione.
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara a 6,5 Km a sinistra la strada si dirige a Forno, si continua invece per il ramo di destra diretto a Resceto, si superano le Guadine, si lascia a sinistra la deviazione per Casania e subito dopo si trova la deviazione (8,4 km) a destra per Renara, prima di arrivare all’abitato di Gronda. Si prosegue per circa 1 km e si parcheggia lungo il fiume prima che la strada diventi sterrata (attenzione la strada è piuttosto dissestata con presenza di buche).
Questa escursione percorre una zona ancora selvaggia, nonostante la presenza di vecchie cave, della montagna massese. In particolare percorre quello che resta delle vecchie vie di lizza di Taneta e di Diacceto. Utilizzando la relazione precedente su questa zona è possibile un itinerario più lungo che passa dall'edificio della Serra del Galfinato (con un passaggio impegnativo) e poi scende per la via di lizza di Diacceto. I tempi da noi indicati sono riducibili da escursionisti giovani e che fanno poche soste per fotografare. È richiesto allenamento per i forti dislivelli e attenzione in un punto sulla via di Taneta dove la via stessa è franata. Il resto è solamente faticoso, in particolare le discese molto ripide.
Assolutamente sconsigliato con neve, ghiaccio e fondo scivoloso.
I panorami sono notevoli e l'ambiente, come detto, è molto selvaggio. A Valsora è possibile visitare il Biolago dove prospera il tritone apuano e l'alga Chara virgata (vedi relativa escursione). Il percorso non è segnato, ma i sentieri sono evidenti. Serve attenzione al Pianoro dove la vegetazione ha invaso la sede della vecchia via di lizza, ma alcuni ometti aiutano.
La salita agli edifici bassi di Diacceto avviene al meglio per tratto ripido, ma non esposto. Per le vie di lizza rimandiamo invece al libro di Frederick Bradley ed Enrico Medda, Le strade dimenticate. Vie di lizza e discesa del marmo nelle alte valli massesi, Poliedizioni Massa, liberamente scaricabile in rete.
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