DATA ESCURSIONE: 27/04/2025
Questa escursione completa quella al sito di Butia.
Arrivati al cartello stradale di Canevara troviamo uno spiazzo parcheggio dove ci fermiamo; in alternativa si può parcheggiare lungo la strada. Nei pressi, sulla sinistra (riva sinistra del Frigido) si trovano vecchie strutture industriali ormai abbandonate (sono le segherie sovrapposte, le strutture superiori, elettriche, furono costruite su quelle sottostanti che utilizzavano la forza delle acque). Seguiamo la strada (Via Bassa Tambura) in lieve salita, essa è costeggiata da abitazioni da ambo i lati, poi solo a sinistra.
A 4' siamo al ponte sul Frigido (100m). Qua, transita il sentiero 156 (Massa-Le Gobbie) che, da parte opposta, in 10', porta al caratteristico Ponte della Tavella. Sempre dal lato opposto della strada, ci sono le indicazioni per la sede del Cai Massa situata nell'edificio delle ex-scuole elementari, dove è situata anche la locale Stazione del Soccorso Alpino.
[Canevara deriva il nome dal latino canabaria, terra coltivata a canapa, poiché nel XV secolo qua ne era molto diffusa la coltivazione. Oggi rimane a testimonianza la panoramica Casa delle Rondini, situata sopra il paese, dove si stoccava la canapa stessa. Il paese si è sviluppato lentamente nel tempo. Gli abitanti erano dediti all'agricoltura e ad attività silvo-pastorali. In seguito, fu aperta una fabbrica di cappelli e, poi, segherie per la lavorazione del marmo, nel XIX secolo. Inoltre, molti abitanti divennero cavatori. La chiesa è intitolata a Sant'Antonio Abate e risale al XVII secolo e si trova nella parte più antica del borgo.]
Attraversiamo il ponte e, sulla destra, in basso, vediamo un edificio bianco che è l'ex mulino Guerra del XVIII secolo. Oggi è proprietà della Provincia ed è una struttura museale, ma non è escluso un suo riutilizzo come mulino. In alto, sulla destra, si erge, isolata, la Casa delle Rondini.
[Questo edificio, di color bianco, serviva per l'essicazione della canapa. I numerosi fori permettevano ai rondoni di nidificare e gli abitanti poi, in periodo di crisi, raccoglievano le uova. In realtà i proprietari dell'edificio mangiavano i rondoni stessi, la cui carne era considerata molto prelibata. Oggi gli uccelli sono lasciati in pace, ma non possono nidificare perché lo sportellino, che li lasciava entrare nella parte buia del nido, è chiuso. Comunque, qualche altra casa nel borgo ha fori per la nidificazione di questi uccelli. Su una casa, sulla destra, c’è una bella icona della Madonna di Loreto del 1639.]
Adesso saliamo nel borgo seguendo una ripida scalinata e subito siamo davanti alla chiesa di Sant'Antonio. Saliamo ancora verso destra e, a 10', siamo in una piazzetta con fontana cilindrica, qua dobbiamo andare verso sinistra. Subito dopo, alla curva della strada, presso un arco, ci sono le indicazioni dei sentieri. Sotto l’arco transita il 156 diretto a Castagnetola e poi a Massa (Borgo del Ponte). Questo tratto è conosciuto come Viottolo delle Miniere. Questo tratto, insieme a quello che percorreremo, fino ad arrivare al Santo fa parte dell’attuale percorso turistico della Via Vandelli. Invece in salita le segnalazioni indicano Al Santo e Lavacchio.
Saliamo ancora e, a 12', siamo all'ultima casa del borgo dove proseguiamo sulla destra, ancora per tratto scalinato. Invece, a sinistra, inizia una traccia per Lavacchio (indicazioni). Adesso il sentiero è una stretta mulattiera, un po' degradata, tra recinzioni e vecchi orti in ambiente umido e ombroso. Proseguiamo in salita e, a 17', a un bivio, prendiamo a sinistra in salita. Intanto aumentano gli alberi, poi seguono tornantini, in ambiente molto umido. A 21', subito dopo una struttura per la captazione delle acque, siamo presso una vecchia casa nella cui aia sono cresciute due grosse conifere. Subito dopo un castagno, caduto da poco, ostacola il cammino, lo superiamo a sinistra. Quello che stiamo seguendo è il sentiero Canevara-Al Santo-Rocchetta che seguiremo fino alla strada per la Rocchetta. Il sentiero non è segnato anche se è molto evidente, alcuni tratti sono piuttosto umidi per la presenza di acqua. Saliamo con tratti coperti da vegetazione, anche rovi, ma comunque percorribili. Poi siamo nel castagneto ormai abbandonato e, a 31', percorriamo un tratto in salita nel quale la campanella rampicante dai bei fiori blu (Ipomea), nella giusta stagione, ricopre ogni albero in zona. Oggi prosperano ranuncoli, aglio selvatico e monete di papa (Lunaria annua).
Saliamo qualche ripido tornantino, passiamo per un tratto in cui le piante hanno creato una noiosa galleria e, a 39', siamo sulla strada asfaltata (256m) in località Al Santo. Questo è un gruppo di case, in posizione soleggiata e panoramica sulla zona dagli Uncini alla Focoraccia e al Carchio, poi su Antona, Altagnana e Pariana, borghi collinari di Massa. La stretta strada che arriva qua si stacca da quella che unisce Via Bassa Tambura con Caglieglia e Casette. Essa prosegue, poi, verso altre case poste più avanti (località Pianoni). Da esse la strada diventerà sterrato che poi si restringerà in sentiero per Bargana e Lavacchio, altri borghi collinari di Massa (ricordiamo che lungo essa si trova la Ciampa del Diavolo con interessanti iscrizioni e altri massi incisi si trovano più avanti. Rimandiamo alla relativa escursione). Saliamo per la strada verso sinistra. Dopo circa 150 m, a 45', siamo a un bivio, la strada prosegue davanti a noi, mentre a sinistra un breve stradello porta a una proprietà. Qua, sulla destra, un vecchio cartello (269m) indica la direzione per Butia e la Rocchetta. La seguiamo salendo decisamente verso destra. Stiamo costeggiando una proprietà ben sistemata e terrazzata con una piccola casetta. Invece il sentiero è degradato per la presenza di rifiuti, seguono dei tornantini e, a 54’, troviamo una casetta isolata sulla destra, poi la salita si fa ripida.
Saliamo per un tratto dove predomina la stipa e, dopo 5', siamo in una zona di terrazzamenti a ulivi con una teleferica. Una traccia sale a destra per i terrazzamenti, ma non la seguiamo. Andiamo invece avanti per tratto che costeggia il terrazzamento. Questo non è un sentiero, ma è percorribile, anche se invaso da vegetazione. Superiamo un tratto dove è franato il muro di contenimento, e poco dopo saliamo pochi metri sulla, destra a recuperare una traccia evidente (01h 06’). Essa proviene dalla strada e passa per la cosiddetta Iungla ed è ben percorribile. La zona (Iungla) è privata e il proprietario ci avverte che tra breve chiuderà l’accesso dalla strada perché lascia libere le sue capre e le sue pecore. La lasciamo subito per salire, per un evidente passaggio tra i terrazzamenti fino alla parte alta degli stessi. Lasciamo sulla sinistra in alto un rudere (nascosto dalla vegetazione) e prendiamo verso destra a recuperare l'evidente traccia. Alcuni dei terrazzamenti sono coltivati non solo a ulivi, peraltro molti di essi sono malati, ma anche a ortaggi e patate. Le parti abbandonate versano in cattivo stato con molti castagni ormai morti. In passato queste piane erano tutte coltivate e sostenevano la popolazione locale.
A 01h 12' c’è un rudere a destra, presso il quale una grossa pietra scavata sembra una delle macine visibili a Butia. In realtà ci dice un signore che sono stati i ragazzi, tanti anni fa, a scavarla allenandosi al duro lavoro dei cavatori e sbozzatori. Proseguiamo e, dopo 2', c'è un cancello che attraversiamo e richiudiamo (sulla sinistra c’è una nicchia scavata nella roccia, destinata a contenere un’immagine sacra. Ancora un paio di minuti pianeggiando e, a 01h 16', arriviamo a un rudere (359m) sulla sinistra, con muretto di contenimento, presso cui è appoggiato un cartello del sentiero. Qua prosegue il sentiero che porta alla strada per le cave della Rocchetta. Invece, a sinistra, ci sono dei segni rossi di una traccia che porta alla Rocchetta, inserendosi, più avanti in quella che seguiremo noi (in realtà non l’abbiamo mai percorsa, ma la nostra affermazione è basata da alcune cartine, comunque non troveremo il punto di innesto più avanti).
Dal sentiero rosso si arriva in pochi minuti a Butia (vedi relativa escursione). Il sentiero si sviluppa nel bosco (detto Selva Grande) e il tratto iniziale è ameno e scende lievemente. Sulla sinistra ci sono dei muretti di contenimento e, a destra, scorgiamo tra gli alberi Fornello e Caglieglia. Poi il sentiero pianeggia o sale poco. A 01h 33’ superiamo un modesto guado di un canale che poi si immetterà nel Fosso della Rocchetta (tutti i rivoli, presenti in zona, daranno origine alle Sorgenti del Cartaro, ne parleremo più avanti). Segue un breve tratto di salita ripida e poi più tranquilla. Qualche minuto più avanti un albero caduto ci costringe a qualche acrobazia, anche a causa dei rovi.
A 01h 55’ iniziamo a vedere, tra gli alberi, la Rocchetta. Percorriamo un tratto pianeggiante e, in 5’, arriviamo presso un rudere sulla destra. La zona è molto umida con tubi per l’acqua, sia a destra, che a sinistra. Scendiamo e, a 02h 06’, siamo a un guado (Fosso della Piana, altro tributario di quello della Rocchetta) con cascatella e recipiente per l’acqua. Queste sono considerate le Sorgenti della Freddana. Segue tratto ameno, poi saliamo delle roccette, avendo, a sinistra, un palo della luce. Subito, a 02h 10’ siamo sulla strada asfaltata della Rocchetta (436 m), presso una curva a U della stessa. Saliamo un ripido tornante e, in 5’, siamo al cancello delle Cave della Rocchetta (468m). Una breve sosta e torniamo indietro.
A 02h 20’ siamo di nuovo all’innesto del sentiero e scendiamo per la marmifera. Ci rendiamo conto che scendere per strada può essere noioso e faticoso. L’alternativa è tornare a Canevara per il percorso fatto all’andata, oppure scendere con una seconda auto. Consigliamo comunque di percorrere la strada fino a Fornello e andare a vedere la Maestà del Carmelo. Una seconda auto può risparmiare il successivo tratto di strada. La strada che percorreremo fino al Fornello era, in passato, una ripida via di lizza, poi, appunto ricoperta, dall’asfalto per farne una strada percorribile dai camion.
Scendiamo un tornante e, in 5’, iniziamo un lungo rettilineo fino al Fornello. Sulla sinistra ci sono le pendici della montagna e in basso il Fosso della Rocchetta (in passato Fosso del Sainetto). Da parte opposta c’è la collina che abbiamo percorso con il sentiero per la Rocchetta, su cui, in passato, si trovava la chiesa e il borgo di Butia. Il luogo rimane molto selvaggio con qualche palo della corrente sulla sinistra. A 02h 35’ siamo presso un primo slargo della strada e, più avanti, cominciamo a vedere, dall’alto, la strada per il Santo e poi gli impianti del Cartaro. Di fronte vediamo il Carchio e il Crinale della Focoraccia.
A 02h 50’ siamo presso l’Azienda Agricola il Fornello di Stefano Benassi cui fanno guardia due cani maremmani. L’azienda è specializzata nella produzione di formaggi caprini. Subito dopo ci sono le prime case del Fornello, poste in posizione panoramica. Subito dopo la strada fa una decisa curva a U. Sulla sinistra si può scendere alla Maestà del Carmelo passando tra le case. Noi preferiamo scendere qualche metro e, in un paio di minuti, siamo presso un viottolo che va a sinistra. Lo seguiamo tra gli ulivi. Superiamo una casetta e, in 5’, siamo al sito della Maestà (02h 58’). Lo stradello prosegue e, in pochi metri, recupera il sentiero che unisce Caglieglia con il Fornello (oggi parte del percorso turistico della Vandelli). La costruzione si trova in uno slargo intitolata a Rodolfo Benassi con alcune lapidi e vasche in marmo.
La maestà contiene una pittura murale di anonimo risalente alla fine del XVI secolo o inizio del XVII. Essa raffigura la Madonna del Carmelo con il Bambino e il carmelitano San Simone. È stata restaurata nel 2007/08. Pure la struttura della maestà è stata risistemata. Essa è proprietà della Famiglia Benassi che volentieri la fa visitare. In passato nel mese di maggio arrivava una processione propiziatoria (rogazione) da Caglieglia, dopo la quale venivano benedetti campi e terreni. Dopo aver ascoltato le spiegazioni del gentil signor Alberto Benassi, riprendiamo il cammino (03h 15’).
Torniamo indietro per lo stradello e scendiamo per la strada asfaltata. Poco dopo una decisa curva, a 03h 20’, siamo al bivio per il Santo (210m). La strada per esso sale a destra, presso una torretta e ruderi. A fianco della strada, sulla destra, c'è l'Impianto di potabilizzazione del Cartaro che tratta le acque delle vicine Sorgenti omonime per filtrarle e renderle potabili a uso del Comune di Massa. Dopo un paio di minuti siamo a un altro bivio: a destra la strada scende per immettersi in Via Bassa Tambura. Invece sulla sinistra sale per Caglieglia e le Casette.
Scendiamo verso Via Bassa Tambura per strada che diventa più ampia. In alto vediamo Caglieglia, in basso il Frigido. A 03 40’ passiamo, su un ponte, sul Canale della Rocchetta. Dopo 5’ sulla sinistra c’è una torretta dell’elettricità. A 03h 50’ ci innestiamo in Via Bassa Tambura (109m). Costeggiamo il Frigido, che rimane sulla nostra sinistra, a 03h 58’ chiudiamo l’anello al ponte di Canevara e a 04h terminiamo l’escursione.
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara. Subito prima del cartello stradale c'è uno spiazzo parcheggio. Altrimenti si parcheggia lungo la strada.
Il percorso unisce Canevara con le Cave della Rocchetta. La salita fino al Santo è semplice su traccia evidente, ma non segnata, a tratti umida. Dal Santo si sale a Butia con traccia evidente fino agli uliveti, poi si costeggia gli stessi fino a salire, recuperando la traccia per la marmifera della Rocchetta. Anche questa è evidente con qualche albero caduto lungo il percorso. Il resto è strada asfaltata. Chi volesse, può salire a Butia (vedi relativa escursione). A Fornello merita una visita la Maestà del Carmelo, esempio di religiosità popolare.
ATTENZIONE!!!
Lo staff di www.escursioniapuane.com declina qualsiasi responsabilità riguardo eventuali malaugurati incidenti che potrebbero accadere percorrendo gli itinerari descritti sul proprio sito. Declina altresì qualsiasi responsabilità per differenze eventualmente riscontrate rispetto a tali descrizioni, riguardanti alterazioni dello stato dei suddetti percorsi (quali: danni associati alle condizioni meteorologiche e ad altri eventi naturali, carenze di manutenzione, interventi umani, sostituzione delle numerazioni dei sentieri ecc.ecc.) successive alle date di effettuazione delle proprie escursioni.
Ricorda inoltre che tutte le valutazioni circa le difficoltà delle escursioni, riportate sul proprio sito, sono prettamente soggettive. In montagna, per motivi esclusivamente personali, ciò che è estremamente facile per qualcuno, potrebbe essere estremamente difficile per altri e viceversa. Quindi, durante le escursioni, sta al buonsenso di ciascuno di coloro che ci leggono, decidere quando e se proseguire o meno.