DATA ESCURSIONE: 11/10/2025
Partiamo dal paese di Resceto dove è semplice parcheggiare: o alla fine della strada principale, in una piccola piazzetta (525m), o lungo la strada, preferibilmente prima del borgo per non impedire ai residenti di parcheggiare. C’è da dire però, che nel 2024 e nel 2025, il Comune di Massa ha posto, nei fine settimana estivi, un divieto di transito e di sosta, che inizia dal bivio Forno/Resceto. Comunque, esiste la possibilità di avere dei permessi di transito per chi vuole fare escursioni in montagna. È bene quindi informarsi se il divieto sarà in vigore anche negli anni successivi.
Il nome Rescéto deriva, forse, dal termine dialettale réscia, di origine versiliese, usato per indicare i rovi. Il borgo si trova, in posizione molto panoramica, ai piedi della Tambura e del Monte Cavallo ed è dominato dalla mole di Piastra Marina. La carrozzabile della Bassa Tambura finisce nella piazzetta di questo borgo da cui continua diventando la famosa Via Vandelli. Resceto si sviluppò proprio dopo la costruzione della Vandelli. Era un paese di cavatori e di pastori, le case sono costruite con ardesia e brecciame di marmo. La chiesa è intitolata alla Beata Vergine del Carmine e risale al XVIII secolo con rifacimenti successivi, il campanile fu aggiunto nel 1931.
Dalla piazzetta iniziano diversi sentieri. Il 161 (Resceto-Forno) in discesa rispetto alla piazzetta. Da parte opposta (in salita) iniziano i sentieri 135 Via Vandelli (Resceto-Arnetola), 166 (Resceto-Lizza Magnani-Passo della Focolaccia) e 170 (Resceto-Foce della Vettolina-Case Carpano), con tratto iniziale in comune. Il 165 (Resceto-Focetta dell'Acqua Fredda) scende per il borgo per percorrere poi il Canale dei Vernacchi.
Noi partiamo dalla piazzetta dove è presente una fontana (che in estate può essere a secco) e un monumento ai caduti di tutte le guerre, con statua di un alpino (1985). Il parcheggio è panoramico sul Canale dei Vernacchi. Saliamo per la strada, ancora asfaltata, sopra il parcheggio e, subito, troviamo sulla destra una marginetta con icona marmorea di San Giovanni Battista che battezza Cristo. Proseguiamo e la strada ben presto diventa sterrata e, a 7', arriviamo alla base di un ripido canalone, con muretti di cemento armato, per imbrigliare la forza delle acque, e sulla roccia ci sono le indicazioni della Vandelli (servono 6 km per arrivare al Passo della Tambura).
La via Vandelli era una strada progettata dall’ingegner Domenico Vandelli e costruita a metà del 1700 per unire Modena con Massa. Doveva essere carrozzabile, ma in realtà fu poco più di una mulattiera, almeno nella zona di crinale. Attualmente il versante massese è stato in parte restaurato e reso facilmente percorribile. Negli ultimi anni sono cresciuti anche molti alberi per cui a tratti il percorso è all’ombra, ma rimane una salita aspra e faticosa ripagata dalla bellezza dei panorami. Come detto, il primo tratto del sentiero è comune ai sentieri 135 Via Vandelli, 170 e 166.
A 10' siamo allo Zucco di Zanghìn, qua la visuale si apre sulla via Vandelli che vediamo inerpicarsi, sulla destra, e sulla lizza Magnani (sentiero 166, anche lizza del Pianone o lizza Silvia) che sale le pendici del monte Cavallo. Da qualche tempo qua c'è la piazzola dell'elicottero ed è stata murata, nel 2017, una lapide che ricorda la fatica delle donne massesi che durante la guerra percorrevano la Vandelli per recarsi in Emilia a scambiare biancheria e sale con farina e altro cibo. Poco dopo, a 12', sulla sinistra si stacca (578m) il sentiero 170 diretto alla Foce della Vettolina.
Proseguiamo in salita e, a 20', siamo presso la Casa del Fondo (627 m) da cui, a sinistra in salita, iniziava la Via di Lizza del Padulello e dove, ad agosto si tiene la rievocazione storica della lizzatura (qua viene fatto iniziare il sentiero 166A Resceto-Passo della Focolaccia, conosciuta come lizza Pellini o del Padulello o dell’Argia). La costruzione è stata sistemata dal Parco delle Apuane, ma è sempre chiusa. Proseguiamo mentre la visuale si apre ulteriormente sui tornanti della Vandelli. A 32' arriviamo a un bivio ben segnalato (685m), qua, a sinistra, si stacca una vecchia via di lizza, oggi ramo comune ai sentieri 166 e 166A. Poco dopo la Vandelli supera il Canal Pianone, con un ponte di ferro intitolato a Rolando Conti, costruito nel 1980. Noi seguiremo il 166 fino all’inizio del sentiero 163.
Il tratto di 166, che andiamo a percorrere, è la Via di Lizza Magnani o del Pianone o della Focolaccia, detta anche Lizza Silvia (anche se, per errore, qualcuno chiamava Silvia l’altra, oggi sentiero 166A. Essa iniziava dalle cave della Focolaccia (1658 metri) per confluire con la via Vandelli (694 metri) per un dislivello di 964 metri e un’estensione lineare di 2680 metri. Inoltre, essa costituiva parte del collegamento tra Resceto e Gorfigliano. Iniziava dalla zona del passo e scendeva per il canale Fecoraccia o canal Pianone che inizialmente seguiva a sinistra. La parte alta è stata distrutta a causa dell’escavazione e dell’apertura di nuove cave e di vie marmifere. Da 1300 metri circa segue la destra del canale e supera due spuntoni rocciosi, a 900 metri e poco sotto, per poi scendere verso la Vandelli. Alcuni tratti sono estremamente ripidi e faticosi.
Iniziamo a salire ripidamente con bella vista sulla Vandelli che si inerpica a destra e sul ponte metallico sul canal Pianone. A 45’ incrociamo il bivio per il 166 A (763m). Adesso il percorso si fa progressivamente più ripido sempre seguendo il tracciato della vecchia via di lizza piuttosto degradata, e dopo 5' prendiamo verso destra per evitare un tratto franato della via di lizza. Lo superiamo senza difficoltà e a 52' cambiamo versante a una curva della via. L’antica via di lizza segue il contorno della montagna senza dare tregua per la sua ripidità, numerosi sono i fori per i piri, alcuni dei quali sono ancora in sede. C'è da aggiungere che l'intero percorso è ben segnato, ma è evidente. Le fioriture adesso sono scarse e predominano la Lomelosia graminifolia e la Scabiosa oloseracea.
A 58' siamo presso uno slargo e la salita prosegue senza sosta in ambiente selvaggio avendo sulla destra le pendici della Tambura. A 01h 18' superiamo senza problemi una scarica di sassi che proviene dalla sinistra. Dopo 5' superiamo uno slargo dove arriva un canalone dalla montagna con un tratto nella via di lizza che permette il deflusso delle acque e poco dopo ne superiamo un altro. Il primo canale va ad alimentare il Canal Pianone e si vede bene la Guglia di Piastra Marina (1226 m). Poi il percorso devia decisamente verso destra, mentre a sinistra si vede bene la zona del Monte Castagnolo e della Mandriola. Qualche tratto della via è invaso da giovani alberi.
A 01h 42’ arriviamo al bivio (1078m) con il sentiero 163 per i Campaniletti. Il sentiero 166 va a sinistra con la via di lizza praticamente scomparsa (rimandiamo alla relativa escursione). Qua facciamo una breve sosta.
Il sentiero 163, raccordo tra la Vandelli e la Via di Lizza Magnani che abbiamo percorso, è conosciuto localmente come Sentiero dei Banditi. Il motivo è che esso offriva una via di fuga ai malviventi che infestavano la Vandelli nel XVIII secolo. Esso si sviluppa a saliscendi, con prevalenza di salita (nel verso che percorreremo noi), attraversando diversi crinali e valloni del versante SO della Tambura, per lo più nel bosco. Un tratto è attrezzato per superare una stretta cengia esposta. Il sentiero è ben segnato ed evidente. È molto faticoso nei tratti di ripida salita e richiede prudenza nelle discese. Le difficoltà aumentano con pioggia, neve e ghiaccio.
Su un masso c’è l’indicazione quota 1060, proprio all’inizio, quando piove, si incanalano le acque per cui la roccia (marmo) è liscia e per accedere al 163 è necessaria un po’ di attenzione e piede sicuro. Il sentiero è stretto e si sviluppa tra giovani alberi in leggera salita. A 02h 05’ attraversiamo il Canale della Focolaccia (tributario del Pianone) che è un orrido e ripido canale di marmo in cui le acque si incanalano nei giorni di pioggia. Poi saliamo. Dopo 3’ notiamo, sulla sinistra, l’ingresso di una grotta. Scendiamo per breve tratto per risalire dopo 3’.
A 02h 14’ si apre la vista su Castagnolo, Mandriola e Piastra Marina. Poi continua su roccette e prosegue con saliscendi. A 02h 21’ scendiamo sempre per roccette per tratto ripido, ma non difficoltoso. Arriviamo così, a 02h 25’, al Fosso del Canalone (anch’esso canale di marmo) che facilmente superiamo e saliamo di nuovo. Dopo 4’ scendiamo un breve tratto ripido si roccia dove è presente una corda metallica adatta per la salita essendo fissata solo nella parte alta. Comunque, la breve discesa è agevole. Subito dopo c’è una corda fissa che permette di superare una stretta cengia esposta, in particolare un masso presente nel tratto iniziale. Anche qua c’è panorama sulla Piastra Marina (attenzione a non distrarsi).
A 02h 35’ la corda finisce e prendiamo a salire ripidamente. Segue qualche tratto ripido da percorrere con attenzione, aiutandosi anche con gli alberi. A 02h 42’ la ripidità diminuisce e segue un tratto di falsopiano o salita lieve. A 02h 47’ vediamo bene la Coda del Cavallo con il Rifugio Aronte. Dopo qualche minuto, il panorama si apre sulla Mandriola. A 02 52’ attraversiamo un breve ravaneto e proseguiamo in lieve salita nel bosco. A 03h 04’ vediamo anche il Maggiore e il Sagro, poi il sentiero sale. Dopo 5’ il sentiero si apre e iniziamo a vedere la Vandelli, scendiamo e poi proseguiamo in falsopiano.
A 03h 14’ attraversiamo un canalino e poi saliamo per tratto ripido. A 03h 23’ si intravede la costa, tra la vegetazione, proseguiamo per tratto di falsopiano e poi lieve salita. Subito dopo saliamo per canalino e a 03h 31’ usciamo dal canalino verso destra sempre in salita. Poco dopo si attraversa un ravaneto e si sale per breve tratto arrivando a tratto aperto sulla Vandelli. A 03h 43’ attraversiamo un canalino e poi saliamo ancora. Dopo 5’ usciamo dal bosco e continuiamo in salita.
A 03h 50’ attraversiamo un ravaneto e saliamo ancora per tratto aperto. Più avanti passiamo tra roccette con un breve tratto da percorrere con piede sicuro. A 04h iniziamo a scendere per recuperare il canale sassoso dove si inserisce, da destra, il Viottolo dei Briganti. Questo è il Canale delle Piastre di Pierino, tributario del Canal Pianone. Scendiamo per tratto ripido, dove serve piede sicuro. L’ultimo tratto per il canale roccioso è liscio e richiede attenzione a cercare i giusti appigli e appoggi. A 04h 09’ siamo all’innesto del Viottolo (1298 m).
Il Viottolo dei Briganti unisce la Vandelli con il 163, a poca distanza dalla Miniera, e quindi dalla parte alta della stessa strada. È probabile anch’esso fosse una via di fuga per i malfattori. Il Viottolo è stato inaugurato l’8 giugno 24 e ben sistemato dall’Associazione Resceto Vive. Il sentiero è intitolato a Marco Bonotti (1975-2021) amante di queste zone, tragicamente caduto sulla Vandelli. Rimandiamo alla relativa escursione.
Siamo in tratto aperto e mancano indicazioni, comunque ci sono segni a sinistra e a destra. Noi seguiamo le tracce verso destra in lieve salita nel bosco. Poi ne usciamo per tratto molto panoramico e a 04h 17’ siamo alla buca della Miniera di Ferro.
Questa è un esempio dei tentativi velleitari dell’Italia fascista di rifornirsi di questo metallo ai fini bellici. Nei primi decenni del secolo scorso un sedicente ingegnere, in realtà un truffatore, convinse imprenditori locali a investire in questo sito. In realtà di ferro ce n’era ben poco. Inizialmente la miniera era un pozzo, poi, nel 1937, furono costruite due gallerie e il pozzo fu quasi completamente riempito di detriti. Attualmente restano un tratto iniziale di una galleria e la parte superiore del pozzo della profondità di circa tre metri.
Proseguiamo verso la vicina Vandelli. Percorriamo un tratto esposto dove è presente una corda metallica. A 04h 22’ siamo sulla Vandelli (1319m). Questo è il punto più alto dell’escursione presso una curva della via. Salendo in pochi minuti si arriva alla Finestra Vandelli e da qua al Rifugio Conti. Noi sostiamo per la pausa pranzo e a 04h 40’ riprendiamo il cammino e scendiamo verso Resceto, distante circa 5 km. Il percorso è sempre molto panoramico sulla costa, sul Sagro e monti vicini e su Grondilice e Cavallo e sue pendici.
Scendiamo percorrendo i tornanti lastricati della Vandelli. Poco dopo sulla destra c’è un modesto obelisco grigio. Segue qualche tratto ombroso, superiamo le indicazioni Lama del Venaro (1230 m) e Casone (1145 m) e a 05h 13', poco dopo uno spiazzo sulla destra, siamo presso un marginetta con immagine in terracotta di S. Bernardo di Mentone, patrono degli alpinisti, posta nel 1996, per i 50 anni del loro matrimonio, dai coniugi-alpinisti Chiappe, di Carrara, che fecero restaurare anche la marginetta. Da qua si gode di bella vista sul passo della Focolaccia e si intravede il bivacco Aronte. Presso la marginetta c'è l’indicazione che indica che mancano 3,5 km per Resceto.
Più avanti percorriamo un paio di tornanti molto ombrosi per la presenza di alberi e altri ce ne sono più avanti. Moltissime, in estate, le fioriture di orchidee e saponaria. A 05h 53’ siamo al cartello che indica il Viottolo dei Briganti (897m). Poco dopo siamo a una curva presso la quale ci sono due massi di marmo e bel panorama sulla Focolaccia. Più avanti, a un’altra curva troviamo l’indicazione Primo Cudettino. Poi un tratto della via è all’ombra degli alberi cresciuti ai margini della strada.
Più avanti un cartiglio in marmo (Via Vandelli / Strada ducale del 1700 / Località Le Teste / M 788 slm). Questa zona è conosciuta come Le teste perché qua venivano appese le teste dei malfattori che derubavano i viandanti. Poco più avanti, a 06h 08’, presso una curva, sulla roccia di destra, sono stati appesi tre teschi finti dentro una gabbia. Scendendo la visuale è sempre più aperta sull’impressionante via di lizza Magnani che abbiamo percorso in mattinata. A 06h 23’ attraversiamo il ponte metallico sul Canal Pianone, a 06h 38’ siamo alla Ca’ del Fondo e a 06h 58’ terminiamo l’escursione.
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara. A 6,5 Km a sinistra la strada si dirige a Forno, si continua invece per il ramo di destra, si superano le Guadine e Gronda e si continua la strada che finisce a Resceto (11,5 km) nella piazzetta del paese.
L’escursione è faticosa per i forti dislivelli della via di lizza Magnani e del sentiero 163 (in certi tratti). Il 163 è ben segnato, attrezzato in un tratto esposto, ma è sempre evidente. È richiesta attenzione all’inizio dalla via di lizza, su tratto liscio, e all’innesto del Viottolo dei Briganti, sempre su tratto liscio. Di grande interesse la via di lizza e naturalmente la via Vandelli con i suoi panorami. È possibile percorrere un anello utilizzano di Viottolo dei Briganti, nel qual caso il 163 viene percorso al contrario con discese più ripide. Assolutamente da evitare con neve e ghiaccio e fondo bagnato. I tempi dell’escursione sono, naturalmente riducibili da escursionisti giovani e ben allenati.
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