SIGILLO DI SALOMONE
(Polygonatum multiflorum)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri
17 agosto 2012

(f.f.) questa pianta si trova abbastanza facilmente nei boschi delle nostre montagne. Anche se i germogli sono eduli la pianta è considerata velenosa, in particolare le bacche. È particolarmente bella alla fioritura.

IL GENERE POLYGONATUM

Famiglia Asparagaceae.

Polygonatum Mill.fu classificato da Miller[1] nel 1754.

Il nome generico Polygonatum deriva dai termini greci πολύς, πολλή, πολύ (= molto) e γόνυ, γόνατος (= ginocchio, nodo) a indicare i rami nodosi e angolosi delle piante di questo genere.

Il genere Polygonatum comprende una sessantina di specie di piante erbacee perenni per le quali si usa anche il nome collettivo di Sigillo di re Salomone. Esse sono presenti nell’emisfero boreale in Europa, Asia e America. La Cina ospita oltre la metà delle specie di questo genere.

Alcune specie hanno proprietà medicinali e di altre si mangiano i germogli cucinati come i comuni asparagi. I rizomi sono ricchi di amido e possono essere mangiati dopo averli opportunamente trattati in modo da eliminare le sostanze amare.

Alcune specie sono usate per aiuole nelle zone ombreggiate e per la produzione di fiori da taglio.

In Italia sono presenti: Polygonatum multiflorum (L.) All. (sigillo di Salomone maggiore); Polygonatum odoratum (Mill.) Druce (sigillo di Salomone minore); Polygonatum verticillatum (L.) All. (sigillo di Salomone verticillato).

Sono state poi introdotte altre specie dall’Asia e dall’America e sono stati creati ibridi usati per i giardini e per il fiore che producono.

POLYGONATUM MULTIFLORUMPolygonatum multiflorum

Polygonatum multiflorum (L.) All.

Classificata da Carlo Ludovico Allioni[2] nel 1785.

Conosciuta volgarmente come: sigillo di Salomone, sigillo di Salomone maggiore.

Il nome italiano, ma anche di molte altre lingue europee, fa riferimento alle cicatrici circolari che la pianta lascia sul rizoma alla fine del suo ciclo annuale che somigliano, in qualche modo, al famoso Sigillo[3] del re ebraico.

Il nome specifico multiflorum deriva dai termini latini multus, a, um (= molto) e flōs. ōris (= fiore) in relazione ai numerosi fiori che la pianta produce.

Il Polygonatum multiflorum è pianta erbacea perenne dotata di rizoma biancastro in sezione. Essa emana un odore intenso simile a quello del sambuco. Appare in primavera sotto forma di germoglio (turione) che può essere raccolto e consumato come gli asparagi. È necessaria attenzione perchè il fusto adulto è tossico. Anche il rizoma opportunamente trattato può essere mangiato. La bacca è velenosa.

Alla pianta sono riconosciute proprietà medicamentose sia per l’uomo che per gli animali. Il rizoma è astringente, decongestionante e antiinfiammatorio e può essere usato per eliminare i calli.

Una pianta abbastanza simile, presente anche sulle Apuane è il Polygonatum odoratum (Mill.) Druce. Esso si differenzia per avere dimensioni minori e fiori solitari o appaiati. Esso è presente su tutto il territorio nazionale eccetto che in Puglia.

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[4]:

1428. – Polygonatum multiflorum(L.) All.

(luoghi in cui è stata osservata:) Al M. Gotro in Lunigiana (Bert.) e in Pozzi in territorio di Carrara (Bolzon), nei monti sopra Collesino di Bagnone e sopra Pracchiola nel Pontremolese.

Fiorisce in maggio e giugno. Pianta erbacea perenne.

Pellegrini cita un’altra specie dello stesso genere: Polygonatum officinale All. [Polygonatum odoratum (Miller) Druce]

LA PIANTA

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta; Classe: Liliopsida; Sottoclasse: Liliidae; Ordine: Liliales; Famiglia: Asparagaceae; Genere: Polygonatum; Specie: Plygonatum multiflorum

Forma biologica: Geofita rizomatosa (simbolo G Rhiz). Geofita (simbolo G): pianta erbacea perenne con gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presenta organi aerei. Rizomatosa (simbolo Rhiz): il fusto sotterraneo è detto rizoma e da esso, ogni anno, si dipartono le radici ed i fusti aerei.

Descrizione: pianta erbacea perenne con rizoma strisciante sul quale sono evidenti le cicatrici dei fusti degli anni precedenti che danno il nome alla pianta. I fusti sono cilindrici ed eretti, lunghi fino a 80 centimetri, si arcuano in alto e, in certi casi, possono toccare il suolo. Le foglie sono alterne, ellittiche, sessili o con breve picciolo e sono più chiare nella pagina inferiore. I fiori sono raccolti all’ascella delle foglie in infiorescenze di 3-5 portati da un unico peduncolo, essi hanno perigonio bianco-verdastro che si allarga e si divide in 6 dentelli.. Il frutto è una bacca globosa prima rossa poi blu nerastra.

Antesi: maggio – luglio.

Tipo corologico: euro-asiatica. Presente in tutta Europa eccetto le regioni artiche, il Portogallo e l’Irlanda. Diffusa in tutta Italia, ma è rara nelle isole maggiori e nella fascia a vegetazione mediterranea. Nelle regioni meridionali vegeta sui rilievi.

Habitat: luoghi ombrosi, boschi densi specialmente nelle faggete. Ama i terreni calcarei ed è presente dal piano fino a 1800 metri.

Conservazione: la specie non è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette.

Altre foto possono essere consultate qui

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 Philip Miller (1691-1771) botanico scozzese fu a lungo responsabile del Giardino Botanico di Chelsea. Fu inizialmente ostile alla classificazione binomiale di Linneo che poi accettò. La sua opera principale fu: The gardeners dictionary in cui è classificata anche questa pianta.

2 Carlo Ludovico Allioni (1728-1804) fu medico e botanico piemontese. Fu anche naturalista e geologo insigne. La sua opera più importante fu: Flora pedemontana, sive enumeratio methodica stirpium indigenarum Pedemontii del 1785 in cui descrisse le piante del territorio piemontese con le relative proprietà medicinali e tra queste molte erano specie nuove mai descritte.

3 Il Sigillo di Salomone era l’anello magico del re di Israele che lo usava per controllare spiriti e demoni. Da esso, secondo leggende ebraiche, deriverebbe la stella a 6 punte simbolo del sionismo prima e dello stato di Israele dopo. Per altri invece essa deriverebbe dallo scudo magico posseduto dal re David che lo proteggeva contro i nemici. Tanto che il simbolo è conosciuto anche come Stella di David.

4 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 287.