SOLCO DI EQUI
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri
12 Marzo 2009

[...]Qui l’immaginoso Alighieri avrebbe trovato naturalmente qualche cosa di orrendo più delle sue Bolgie." (Zolfanelli-Santini)

(f.f.) il Solco di Equi rimane uno spettacolo unico nelle Alpi Apuane, nonostante le modifiche apportate dall’uomo con l’apertura della marmifera per le cave Walton. Cerchiamo di immaginarlo nella sua antica selvaggia bellezza: gola incontaminata che portava alla spettacolare parete Nord del Pizzo d’Uccello. Una gita al Solco è semplice da effettuare ed indimenticabile per le emozioni fortissime che riesce ancora oggi a comunicarci.

IL SOLCO DI EQUI

il Solco in una vecchia cartolina degli anni 30 del XX secoloIl Solco costituiva in passato una valle selvaggia e quasi inaccessibile, esso era la porta naturale a quello che è uno degli spettacoli più impressionanti dell’intera catena apuana: la Parete Nord del Pizzo d’Uccello.

L’apertura delle cave e, soprattutto, la costruzione della marmifera hanno notevolmente modificato la zona togliendo una parte del fascino, ma la zona rimane ancora bellissima ed in grado di comunicare emozioni fortissime anche al semplice viandante.

Nella parte iniziale, il Solco è una gola molto stretta tra pareti verticali scavata da un affluente del Lucido chiamato anch’esso Solco[1]. Poi essa si apre in un ambiente molto selvaggio ricco di depositi morenici testimonianza di antiche glaciazioni e di massi morenici anche di dimensioni notevoli alcuni incastrati tra le pareti del Solco. Tra essi ricordiamo il Paiuolo detto così per la sua forma caratteristica.

Esso è oggi attraversato da una marmifera lunga un paio di chilometri che inizia presso le Terme, con deviazione a sinistra, subito dopo aver superato il ponte che porta al borgo vecchio di Equi. La marmifera si innalza rispetto al torrente e passa per due gallerie tra un ponte che supera un salto del torrente stesso, presso una maestà dedicata alla Madonna. Essa termina nella zona delle cave Walton dominata dalla possente parete Nord del Pizzo d’Uccello. La marmifera costituisce la parte iniziale del sentiero 192 (vedi).

Nella zona del Solco sono presenti diverse testimonianze dalla presenza dell’uomo preistorico: la Tana della Volpe, la Grotta delle Felci ed il Buco del Diavolo. Esse testimoniano la presenza umana durante la preistoria ed hanno fornito resti umani e vari tipi di manufatti che sono conservati in parte presso il Museo del Territorio dell’Alta Valle dell’Aulella a Casola e presso il Museo Civico Archeologico Ubaldo Formentini a La Spezia. La Tana della Volpe è ritenuta una grotta sepolcrale ed il Buco del Diavolo potrebbe essere legato ad un antico culto delle acque.

La zona è anche ricca di bella flora apuana con alcune specie insettivore.il borgo vecchio di Equi con a dx le possenti pareti strapiombanti del Solco.

Sulle rupi circostanti nidifica l’aquila reale e questo ha portato al divieto di arrampicata sportiva sulle pareti del Solco che ha causato proteste e polemiche da parte degli arrampicatori.

A questo proposito riporto un brano[2] molto interessante del 1874 che testimonia una sensibilità a queste problematiche decisamente diversa:

di recente due arditi cacciatori di aquile si calarono dal Pizzo d’Uccello ad estrarre gli aquilotti dal nido, e siccome questo giaceva in una grotta, così il calato dové dondolarsi alquanto per potere entrare in quella. Armato di rivoltella poté estrarre gli aquilotti senza avere da combattere con la madre assente.

HANNO SCRITTO DEL SOLCO

• Emanuele REPETTI[3]

Dalla voce "Equi":

un miglio verso scirocco dello stesso villaggio [Equi], alle falde del Pizzo di Uccello, nella cavità percorsa dal torrente Solco, confluente del Lucido, esistono le cave di marmo bianco, attualmente in abbandono, state già rammentate nell’articolo CAVE

dalla voce "Cave":la parte più stretta del Solco con la marmifera asfaltata.

Equi nel Fivizzanese (Sotto il Pizzo d’Uccello nell’Alpe Apuana) cave aperte nei secoli trascorsi per lavori architettonici e di ornato in alcuni paesi della Lunigiana. Ora abbandonate per la difficoltà di trasporto.

• Cesare ZOLFANELLI, Vincenzo SANTINI[4]

Descrivono, in modo molto accurato, una gita al Solco partendo da Ponte di Monzone:

L’indomani per tempissimo, fissato un mulattiere, si farà guidare ad Equi, alla sua buca, ai Bagni ed al Solco, meta principale dell’itinerario. Traversato il Lucido di Vinca costeggierà sempre il Lucido di Ugliano, passerà tra i Bagni ed Equi riducendosi finalmente alla foce del Solco dove non è più possibile continuare con i muli. Qui l’immaginoso Alighieri avrebbe trovato naturalmente qualche cosa di orrendo più delle sue Bolgie. Si presenta il Solco ampio sufficientemente alla foce in uno spacco di monte uguale in formazione tanto a destra che a sinistra, ma si sono fatti appena pochi passi che le due pareti vanno ravvicinandosi e resta alla vista una fessura di cielo fra queste pareti che avvicinandosi sembra s’innalzino sempre di più; poi si allargano ancora, poi si ristringono e l’occhio non può fermarsi costantemente sulle altissime pareti di nuda roccia calcarea che più inclinano quanto più s’innalzano sopra questo torrente detto Solco in guisa da formare dei ponti naturali, perchè la straordinaria grandezza dei blocchi, o massi morenici od erratici, impedisce di distrarre la vista dal letto del torrente ov’è necessario talvolta arrampicarsi con mani e con piedi per passare da un masso ad un altro nel risalire il torrente stesso. Talora tale è l’ampiezza di questi enormi ciottoli che forza è ridiscenderli lasciandosi sdrucciolare col sedere per porre quindi i piedi sopra pochissima ghiaia o in una conchetta di acqua che ha per letto il bianco marmo statuario. la prima galleria scavata nella roccia da cui si vede la secondaLa quantità e la qualità dei marmi rappresentata da questi enormi ciottoli, che ricordano la mitologica lotta tra Giove e i Giganti, è tale che difficile riesce enumerarla: basti il dire che vi si riscontrano i bardigli, i venati, i bianco-chiari, gli statuarii, i cipollini ed i marmi di colore rosso, verde, giallo, nero e screziato. Il Solco, dalle sue fonti, che sono alla base del Pizzo d’Uccello, non corre in linea retta per parecchi chilometri, ma serpeggia; dove le pareti si slargano è bello a vedersi il mattino il sorgere del sole e gli effetti della luce che tramanda la cima della parte illuminata sopra la profondità della valle. L’eco vi è sempre sonora, il più piccolo suono riempie di romore il Solco; non vi sono insetti; pochissimo e corto è il fieno che cresce tra strato e strato della roccia; dove questa è meno compatta spuntano fuori arbusti e pochi magri castagni; tutto è silenzio; una strada parallela al Solco cavata nella roccia conduce fino al Pizzo d’Uccello salendo continuamente fra precipizii e pericoli. Di tanto in tanto nel serpeggiare del torrente si affaccia la nera punta maggiore del Pizzo d’Uccello e la sua parete verticale, scannellata, dove i raggi del sole, proiettando le ombre, indicano i corsi d’acqua e le azioni chimiche dai medesimi operate su questa parete. Meravigliosa si presenta di quando in quando nel Solco l’erosione che le acque hanno operato nel corso dei secoli sulle pareti più basse della valle ove nella stagione piovosa deve correre precipite e rumoroso il torrente, perchè ha qua e là formato delle nicchie così vaste che sembrano un abside di basilica; poi le conche del letto che mostrano la compattezza del medesimo nella roccia calcarea a banchi e strati di straordinaria saldezza; ma più che meravigliosa sorprendente è la vista di un masso erratico o morenico che sia, detto il Paiuolo, che nel precipitare, là dove le pareti più si avvicinano, è rimasto incastrato e sospeso; la parte superiore di questo è quasi piana o poco scabrosa e sembra che alla medesima manchi un gran segmento, supposto che primitivamente avesse forma sferoidale; la parte inferiore invece è tutta rotondata; quindi il suo appellativo di Paiuolo. Chi penetra in questo Solco sente la solitudine e l’orrore, ammira stupefatto la straordinaria altezza di questa montagna che nell’emergere forse si spaccò; si crede trasportato in un altro mondo anche per la natura brulla e deserta della località; ma si compiace ed è lieto e soddisfatto di avere osservato queste orride meraviglie naturali e l’animo si rasserena di tanto che presto dimentica le non lievi fatiche durate per condursi al Solco.

• Carlo CASELLI[5]

Da questo terrazzo di Monte dei Bianchi si scorge laggiù in groppa al monte dal quale pur scende il torrente Lucido, Ugliancaldo, il singolare paesetto da presepio; sotto vi scorre il Solco, la più bella meraviglia naturale della Lunigiana, dovuta all’azione dell’acqua. La vallecola del Solco, che nasce sotto il Pizzo d’Uccello, invece d’aprirsi tende a chiudersi. Le acque hanno tagliato verticalmente le rocce calcaree in modo da aprirsi uno strettissimo varco, un canale largo appena poche spanne per l’altezza di diverse diecine di metri e con pareti strapiombanti, per modo che resta impedita la vista del cielo. A testimoniare che il gigantesco lavoro d’incisione si deve all’acqua, vi sono lisciature, solchi, semimarmitte, incavi semielicoidali sopra le due pareti ad oltre dieci e più metri d’altezza. essi furono prodotti dal movimento turbinoso dell’acqua serrata in stretta gora, utilizzando a guisa di smeriglio, la sabbia la ghiaia ed anche i ciottoli rapidamente trasportati e violentemente sbattuti contro le pareti della strettoia rocciosa.

EQUI TERME

un’immagine del borgo di Equi all’inizio del 1900.Borgo situato a 250 metri di quota presso il torrente Lucido a Nord del Pizzo d’Uccello. Il nucleo antico del borgo è appollaiato su un rilievo alla sinistra del torrente nel territorio di Fivizzano, ma, dopo il terremoto del 1920, alcuni edifici furono costruiti sulla riva destra, nell’allora territorio del comune di Casola, tra essi le poste e la stazione ferroviaria della linea Aulla-Garfagnana. L’anomala divisione del borgo tra due comuni si concluse nel 2005 con un referendum mediante il quale i cittadini decisero che la parte di Equi nel comune di Casola passasse anch’essa a Fivizzano.

Il paese deve il suo nome alle acque solforose conosciute sin dall’antichità e che sono oggi sfruttate da uno stabilimento termale che si trova a monte del paese.

Di rilievo sono: la Buca di Equi cioè le grotte oggi attrezzate, la Tecchia che è un riparo sotto roccia abitato dall’uomo preistorico ed il Solco una stretta valle che ha l’aspetto di un canyon e che porta alle cave Walton. Inoltre nel paese esiste il Museo delle Grotte e l’Archeo-parco che sono strutture didattico-naturalistiche che ricostruiscono l’ambiente preistorico e sono particolarmente importanti per le scuole. In particolare l’Archeo-Parco è costituito da ripari sottoroccia e da capanne in cui vengono svolte attività di archeologia didattica ed è illustrata la vita dei nostri antenati con lo scopo di “vivere una giornata preistorica”.

Ogni anno dal 1986, per Natale, viene allestito un apprezzato Presepe Vivente nei pressi della Buca.

Dal paese parte il sentiero 192 per Poggio Baldozzana, il 39 per Vinca e Torano, il 176 per Ugliancaldo che è parte della tappa 11 del Trekking Lunigiana. Il borgo è la base per scalare la famosa parete nord del Pizzo d’Uccello.

BUCA E GROTTE DI EQUI

Sotto la Tecchia si apre la Buca di Equi conosciuta sin dall’antichità ed esplorata e descritta dal naturalista di origine garfagnina Antonio Vallisneri (Trassilico 1661 – Padova 1730) che ne parlò nella sua opera, per quei tempi rivoluzionaria: Dell’origine delle fontane (1715).

Nella Buca periodicamente l’acqua sotterranea invade le cavità e va a riversarsi nel torrente Fagli.

Negli anni 80 del XX secolo un gruppo di speleologi genovesi guidati da Pietro Arena esplorarono un altro tratto della Buca, oggi conosciuto come “la Grotta” e diedero l’impulso per lo sfruttamento turistico della stessa.

Oggi è l’unica grotta turistica della provincia di Massa-Carrara ed insieme alla Grotta del Vento e all’Antro del Corchia è una delle tre visitabili nelle Alpi Apuane.

Il percorso turistico inizia dalla Buca e porta fino ad una terrazza rocciosa a strapiombo su una ripida parete, poi segue il tratto della Grotta scoperta più recentemente ricco di concrezioni ancora attive. Esiste anche una parte speleologica non accessibile al pubblico e molto è ancora da scoprire in un sistema ipogeo come quello apuano molto vasto e, probabilmente, tutto interconnesso.

Ed è previsto un camminamento che collegherà la grotta con la Tecchia. il Solco e la Nord del Pizzo in un’altra immagine d’epoca

TECCHIA DI EQUI

Grande antro naturale allo sbocco della valle del torrente Fagli tributario di sinistra del Lucido. Si trova nella parte alta del borgo vecchio di Equi, presso il museo. Essa ha fornito resti di numerosi animali, tra cui moltissimi di orso speleo, oggi conservati al museo archeologico di Casola Lunigiana. Fu usata dall’uomo preistorico durante le sue battute di caccia e come luogo di letargo dall’orso speleo. Tra i reperti più interessanti i resti di un’orsa con il suo piccolo appena sgravato.

PORTA DEL PARCO

La porta del parco delle Alpi Apuane di Equi Terme sarà situata nell’edificio delle vecchie scuole elementari del paese. Esso si trova pochi metri a destra dopo aver superato il ponte sul Lucido da cui si accede al vecchio borgo. I lavori vanno avanti da qualche anno ed attualmente l’edificio è stato restaurato e dipinto con un improbabile giallo che contrasta con il grigio della pietra locale, comunque non è ancora operativo. Presumo diventi un centro di accoglienza, anche se ho qualche perplessità riguardo alla sua utilità.

SENTIERO 192la possente Nord del Pizzo vista percorrendo il 192

Equi Terme (284m) - Il Solco - Strada marmifera del Cantonaccio - La Sbarra - Canale Fronchio – innesto sentiero 181 - Poggio Baldozzana (1338m). Il sentiero inizia dal borgo di Equi: superato il ponte sul Lucido bisogna deviare a sinistra passando presso la piscina dell’impianto termale. Il sentiero costeggia il versante Nord del Monte Grande fino alla curva verso destra che immette nel Solco. La marmifera rimane nel fianco sinistro della valle e supera due brevi gallerie tra le quali si trova una cappella dedicata alla Madonna. Un centinaio di metri più avanti superata la sbarra che impedisce l’accesso delle auto alle cave il sentiero devia a sinistra attraversando il torrente ed entrando nel bosco. Ne esce sulla marmifera che collega Ugliancaldo con le Cave del Cantonaccio, per continuare sulla sinistra e superare un’altra sbarra fino alla deviazione, poco visibile, sulla destra per il Poggio Baldozzana. Il sentiero poi entra nuovamente nel bosco seguendo la valle del Canale Fronchio per poi uscire per praterie sommitali ed immettersi nel 181 che parte da Ugliancaldo.

 

ITINERARI RELATIVI AL SOLCO DI EQUI:

note

1 Il torrente è conosciuto anche come torrente Catenella o Caldanella.

2 Cesare ZOLFANELLI, Vincenzo SANTINI, Guida alle Alpi Apuane, Tipografia di G. Barbèra, Firenze. 1874. Ristampa anastatica a cura di Multigrafica Editrice, Roma, 1983. Pag 125.

3 Emanuele REPETTI, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, tipografie Tofani e Mazzoni, Firenze, 1833-1845. Ristampa anastatica a cura della Federazione delle Casse di Risparmio della Toscana, Grafiche Fratelli Stianti, Firenze 1972. Testo ancora molto importante per la storia e la geografia delle città e dei borghi della Toscana, consultabile e scaricabile dal web essendo stato digitalizzato.

4 Opera citata, pag. 102-104.

5 Carlo CASELLI (Il Viandante), Lunigiana ignota, Tipografia Moderna, La Spezia, 1933. Ristampa anastatica a cura di: Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1980. Pag 126-127.