CACCIATORI DELLA MAGRA
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

05 Novembre 2008

(f.f.) Questo articolo completa il precedente relativo al “Grido di Dolore”. Esso tratta del Corpo Volontario dei Cacciatori della Magra costituito in Carrara nel 1859 e dello sbarco della nave Authion a Marina di Carrara il primo maggio 1859. In questo modo fu confermata la liberazione delle nostre terre che divennero il primo territorio occupato militarmente dall’esercito sardo-piemontese.

LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA A MASSA E CARRARA

All’inizio del 1859 molti giovani accorsero in Piemonte, da ogni parte d’Italia, per arruolarsi in previsione di una guerra di liberazione imminente. Nonostante una certa ostilità di Cavour, memore degli inconvenienti del 1848/49, causati dall’improvvisazione delle formazioni volontarie, fu deciso di creare i Corpi Volontari.

Tra questi ci furono i Cacciatori della Magra che non parteciparono a grandi imprese di guerra, ma si rivelarono comunque utili. Essi, comunque, furono creati qualche giorno dopo lo scoppio delle ostilità.

All’indomani del Grido di Dolore e dei movimenti di truppe nel regno sardo l’imperatore Francesco Giuseppe intimò al Piemonte di congedare i volontari e di mettere le truppe sul piede di pace, ma il 26 aprile 1859 Cavour rispose negativamente all’inviato austriaco Kellersberg e questo costituì una sorta di dichiarazione di guerra. Le attività militari iniziarono il 29 aprile nei pressi di Pavia dove gli austriaci passarono il Ticino ed arrivarono, senza trovare resistenza, fino a 50 chilometri Torino.

Da febbraio dello stesso anno il Duca di Modena Francesco V aveva dislocato una parte del suo piccolo esercito nella zona di Massa e Carrara per paura di un intervento militare dalla Liguria. Al comando era il famigerato tenente colonnello Casoni[1]. Le truppe erano dislocate a Fosdinovo, Fivizzano, Carrara e Massa. Pochi militari difendevano poi i forti di Aulla, Fosdinovo e Gragnana.

Francesco VL’esercito estense era molto limitato, con funzioni essenzialmente di polizia, con 3500[2] militari di truppa e 175 ufficiali e 6 cannoni e con una molto ipotetica milizia di riserva territoriale di 15000 uomini. L’arruolamento era volontario e di leva con limitatissima istruzione militare.

Casoni seguendo gli ordini impartiti il 25 aprile da Francesco V, preoccupato dall’evolversi degli eventi, abbandonò Carrara e Massa il 27 aprile ritirandosi a Fivizzano e lasciando un avamposto a Fosdinovo. In questo modo la zona di costa era libera e la sera stessa accorsero dalle zone liguri vicine, Ortonovo, Lerici e Sarzana circa 300 volontari per mantenere l’ordine. Lo stesso giorno a Firenze una pacifica rivoluzione costrinse il Granduca Leopoldo II all’esilio.

Il 28 aprile venne proclamata l’annessione al regno di Sardegna da parte di un governo provvisorio presieduto dall’avvocato Vincenzo Giusti (di nomina piemontese) e da Enrico Brizzolari con il maggiore Luigi Merzlyak comandante militare.

Giovanni Battista Sarteschi provvide poi ad armare alla meglio alcuni suoi concittadini che insieme ai volontari liguri costituirono l’embrione dei Cacciatori della Magra che dovevano vigilare contro eventuali tentativi di Casoni di riprendere il controllo di Carrara e di Massa ed il 30 aprile ebbero una breve scaramuccia con i difensori di Fosdinovo.

Nel frattempo si mosse anche il Piemonte ed il 30 aprile un piccolo gruppo formato da 40 carabinieri e circa 240 militari tra marinai, doganieri e zappatori del genio occuparono Carrara e Massa. La loro presenza, unita a quella di 500 volontari, fu un deterrente per Casoni nel caso volesse rioccupare Carrara come in realtà aveva intenzione di fare.

Massa-Carrara fu quindi il primo territorio italiano occupato militarmente dai piemontesi.

La sera del 1 maggio sbarcò a Marina di Carrara il battello Authion al comando del tenente di vascello Galli della Loggia. A bordo c’era il generale Ignazio Ribotti di Molières (1809 Nizza, 1864) che prese il comando militare della zona, insieme a lui erano alcuni ufficiali e 67 volontari della guardia nazionale genovese, 400 fucili e molte munizioni. Egli era partito da Genova ed aveva sostato alla Spezia accolto festosamente dalla popolazione e stesse manifestazioni di giubilo si ebbero anche da noi.

Le guardie nazionali liguri accorse il 27 aprile tornarono ai loro paesi.

Gli estensi comunque tenevano ancora Fosdinovo, Ceserano, Soliera e Fivizzano.

NAVE AUTHION

esempio di Avviso a Ruote simile alla AuthionLa nave Authion era un avviso a ruote[3], fu varata nel 1847 da cantieri inglesi per conto della marina del Regno di Sardegna. Il nome derivava da un altopiano delle Alpi Marittime possesso di casa Savoia fino alla cessione alla Francia nel 1860. Era lunga 43,3 metri e larga 6,7 con immersione di 2,7 e portata di 500 tonnellate ed armamento leggero con 3 pezzi da 160 millimetri. Fu incorporata nella marina italiana nel 1861 e fu operativa fino al 1882.

DOVE AVVENNE LO SBARCO?

La nave, proveniva da Genova, dopo una breve sosta a La Spezia.

Il 1° maggio, festosamente accolto dalle popolazioni, sbarcava ad Avenza il generale Ribotti di Molières per prendere il comando militare della regione. Con lui giungeva sul regio battello l’Authion il distaccamento di guardie nazionali genovesi al comando del maggiore Marassi, recando 400 fucili con abbondanti munizioni[4]

Per Avenza deve intendersi la spiaggia di Marina di Carrara (allora Marina di Avenza) dove avveniva da tempo il carico dei marmi, prima con metodi molto rudimentali poi con l’utilizzo di un pontile caricatore. Questo pontile fu fatto costruire dall’industriale inglese William Walton (1796-1872) proprietario di cave nei bacini carraresi. Il pontile prese il suo nome e fu costruito tra il 1851 ed il 1856, ma era già attivo nel 1852. Esso si protendeva in mare per 100 metri (arrivò poi a superare i 200 per l’arretramento della linea di costa), era largo 22, era fatto di legno e fu distrutto nella seconda guerra mondiale. Su di esso erano due binari su cui scorrevano carri trainati da animali che arrivavano sotto due mancine da otto tonnellate ciascuna per caricare il marmo, sostituite 18 anni dopo con altre di potenza di 15 e 20 tonnellate. Il pontile fu finanziato da Edward Pate, titolare a Livorno di un banco internazionale e fu realizzato dalla ditta del pisano Luigi Pampana, commerciante di legname. In seguito si costruirono altri 2 pontili che permisero un aumento dei traffici portuali, in particolare il trasporto del marmo.

Quindi, pur in mancanza di prove certe, penso proprio che lo sbarco avvenne al Pontile Walton situato dove adesso è il piccolo porto commerciale di Marina di Carrara. Allora Marina[5] era un piccolo borgo di capanne dove si stavano cominciando a costruire le prime case in muratura, esso era abitato da marinai, pescatori e contadini, molti di essi sicuramente assistettero allo sbarco dei piemontesi che avrebbe definitivamente cambiato le loro sorti.

I CACCIATORI DELLA MAGRA

Il 2 maggio iniziò l’arruolamento di volontari sotto la direzione del capitano Carlo De Stefani comandante della Real Navi. I locali di arruolamento erano alle Poste di via Alberica vicino alla chiesa del Carmine a Carrara. Il corpo prese il nome di Cacciatori della Magra e comprendeva i volontari di Genova sbarcati con l’Authion al comando del maggiore Giuseppe Marassi, i volontari locali comandati da Giovanni Battista Sarteschi, altri volontari esterni e i disertori di Casoni. Al 2 giugno essi erano già 589 e questo comportò notevoli problemi di approvvigionamento. Il comando fu affidato al tenente colonnello Romano Roux, poi sostituito dal tenente colonnello Francesco Materazzo (1811-1893).

I pochi soldati piemontesi, insieme a truppe toscane ed ai pochi Cacciatori della Magra in grado di combattere attaccarono il 12 maggio a Fosdinovo per evitare che Casoni rioccupasse Carrara. Aumentando poi il pericolo a Modena a causa dello sbarco dei francesi in Toscana Francesco V ordinò a Casoni di ritirarsi permettendo alle scarse truppe di Ribotti di avanzare: 26 maggio venne occupata Castelnuovo Garfagnana, il 28 Pontremoli, il 12 giugno Berceto ed avamposti furono mandati alla Cisa e a Castelnuovo nei Monti.

I Cacciatori non erano pronti per combattere mancando di divise, di armi e di addestramento:

.. il numero degli arruolati a tutt’oggi è di circa 540, ufficiali compresi. Questi volontari sono due terzi scalzi, quattro quinti senza camicia, metà con calzoni inservibili e tutti senza cappotto e berretto. In quanto all’armamento solo i primi trecento sono armati di fucile, tutti poi indistintamente senza giberne, zaino, copriluminelli, cavastracci e smontamolle. L’istruzione poi è per due terzi degli armati alla carica per l’altro terzo al maneggio dell’arma[6]..

Intanto la guerra evolveva rapidamente, aiutata dal dilagare delle rivoluzioni, il 9 giugno la duchessa di Parma fuggì e l’11 Francesco V lasciò Modena e diventò ancora più importante l’utilizzo dei Cacciatori della Magra.

Il 14 giugno Ribotti si trasferì a Parma. Il 17 giugno il Reggimento Cacciatori della Magra, dopo 50 giorni di istruzione, lasciò Massa per Pontremoli e da qui per Parma (un notevole aiuto dai carraresi e massesi permise di avere divise, carriaggi, barelle, etc).

Il 23 giugno 900 volontari erano a Parma. La situazione sia nel parmense che nel modenese non era tranquilla sia per l’ostilità di frange popolari al nuovo governo, sia per la vicinanza delle truppe nemiche oltre il Po. Ribotti creò un altro reggimento di Cacciatori con volontari e ex-militi parmensi. Parte di essi si spostarono a Mirandola per sorvegliare il Po, per paura del ritorno del Duca.

Il 19 giugno Diodoro Pallieri divenne governatore di Parma e Carlo Luigi Farini governatore di Modena.

Dopo le vittorie di Solferino e San Martino (24 giugno) Napoleone, preoccupato per la mobilitazione prussiana, firmò i preliminari dell’armistizio di Villafranca (08 luglio) e quindi ufficialmente il Piemonte si preparò a ritirare le sue truppe dai Ducati, dalla Toscana e dalla Romagna, ma in realtà intensificò la formazione e la preparazione militare dei volontari.

Con l’armistizio dell’11 luglio Francesco Giuseppe cedette la Lombardia a Napoleone che l’avrebbe poi ceduta al Piemonte, tutto il resto rimase uguale e Cavour si dimise dall’incarico di primo ministro per protesta.

In osservanza dell’armistizio le truppe piemontesi lasciarono i Ducati nei quali rimasero solo i volontari al comando di ufficiali piemontesi.

Farini, sollevato dal precedente incarico, si auto-proclamò dittatore delle Province Modenesi e si preoccupò di organizzare l’esercito e lo stato.

Ad agosto i Cacciatori della Magra con l’apporto di volontari emiliani divennero Brigata Modena. Sempre in agosto un battaglione represse una rivolta popolare contro l’obbligo dell’istruzione militare dei giovani da 18 a 25 anni che aveva messo in allarme i contadini.

Ai primi di ottobre le truppe di Modena giurarono fedeltà a Vittorio Emanuele ed a novembre la brigata venne trasferita a Rimini.

Da metà agosto Parma, Modena, Romagne e Toscana, costituivano una Lega Militare con a capo il generale Manfredo Fanti e con secondo Garibaldi. Quest’ultimo meditava di invadere le Marche ed ostacolato dai politici alla fine si dimise dall’incarico, per questo motivo Ribotti fu mandato a controllare il confine con le Marche quindi la brigata si trasferì a Rimini.

Il 25 marzo 60 la Brigata Modena entrò a far parte dell’esercito italiano.

Nel breve periodo della loro esistenza i Cacciatori della Magra furono impegnati a difendere vari confini, a mantenere l’ordine pubblico e non furono impegnati in grossi combattimenti, ma svolsero con lealtà e disciplina il loro dovere nell’interesse del nuovo stato.

BIBLIOGRAFIA

N. Giacchi, “I cacciatori della Magra nel 1859 (l’origine della brigata Modena)” Unione arti grafiche, Città di Castello, 1913 (Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico)

In quest’opera è riportato un elenco frammentario di volontari carraresi che si arruolarono nei Cacciatori della Magra.

Alberto Menziani, “L’esercito del ducato di Modena dal 1848 al 1859” Ufficio Storico SME (Stato Maggiore dell’Esercito), Roma, 2005

 

note

1 Giuseppe Casoni (1806 Pievepelago) è tristemente famoso nelle nostre zone per essere stato comandante del primo stato d’assedio a Carrara (dal 13 dicembre 1854 al 18 dicembre 1856). Casoni era uomo rozzo e spietato, fu anche comandante della piazza fortificata di Brescello, baluardo del Lombardo-Veneto, meritando un encomio da Francesco IV. "-Va ‘n là ch’al ven Casoni; tir’t’’n là ch’al ven Casoni; asù ch’al ven Casoni; atè ch’al ven Casoni; atè Casoni; Casoni atè; Casoni asù-". Queste espressioni dialettali, tra il serio ed il faceto, testimoniano il timore che incuteva la repressione estense dopo lo stato d'assedio del 1854. In pratica significano stai accorto, allontanati ed erano usate per spaventare i bambini.

2 Chi scrive ha avuto un trisnonno militare di leva a Modena dal 1849 al 1852 ed ha scritto una breve memoria sul servizio militare estense che si riserva di pubblicare su queste pagine. È interessante, a proposito, il testo di Alberto Menziani “L’esercito del ducato di Modena dal 1848 al 1859” edito dall’Ufficio Storico SME (Stato Maggiore dell’Esercito), Roma 2005

3 Per avviso si intende nave da guerra leggera e veloce per comunicazioni.

4 Così è riportato a pagina 10 del libro del capitano N. Giacchi, “I cacciatori della Magra nel 1859 (l’origine della brigata Modena)” Unione arti grafiche, Città di Castello, 1913 (Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico)

5 Secondo lo stato d’anime del 1851 la popolazione era di 623 abitanti che vivevano in 82 case ed in 30 capanne ad uso casa.

6 Così si lamentava il comandante Roux il 29 maggio in un dispaccio ai suoi superiori

 

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