CROCO
(Crocus)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

24 aprile 2010

(f.f.) è facile nelle passeggiate primaverili sulle montagne apuane imbattersi in distese fiorite di crochi che allietano lo spirito del viandante. Spesso il croco è il primo fiore a sbocciare dopo lo scioglimento delle nevi. Dietro al nome croco ci sono molte specie distinte e se andiamo a studiarle la confusione diventa grandissima e la classificazione molto ardua. Alcune di esse, presenti anche sulle nostre montagne, hanno bisogno di essere protette perchè rischiano di scomparire.

"O pallido croco

nel vaso d’argilla,

ch’è bello, e non l’ami,

coi petali lilla

tu chiudi gli stami

di fuoco..."

G. Pascoli[1]

IL GENERE CROCUS

Il genere appartiene alla famiglia delle Iridaceae è fu classificato da Linneo nel 1753.

Il nome del genere deriva dal latino crŏcus o crŏcum che significa croco, zafferano sia riferito alla pianta che all’essenza che al colore (l’aggettivo relativo è crŏcĕus). Il termine latino, a sua volta, deriva dal greco kròkos cioè κρόκος (= croco, zafferano). Aggiungiamo che κρόκη significa filo e probabilmente il nome greco della pianta deriva proprio da questo a ricordare i lunghi stigmi simili a filamenti. Aggiungiamo che in italiano il termine croco in chimica si usa per indicare preparati di colore giallo o rosso-bruno come il solfuro di antimonio Sb2S3, detto appunto croco di antimonio. Invece il termine zafferano deriva dall’arabo za’ farān (= croco) dalla radice persiana asfar che significa giallo con riferimento al colore della spezia omonima.

Nella mitologia greca esisteva un Κρόκος che in seguito a un amore infelice per la ninfa Smilace fu trasformato nella pianta omonima. La ninfa a sua volta fu trasformata nella pianta omonima Smilax aspera detta anche salsapariglia d’Europa. Per questo il fiore era usato per adornare le tombe dei morti per amore.

Il croco era sicuramente fiore sacro nella civiltà minoica e appare in molti riti greci e romani, in particolare la veste nuziale delle donne era color zafferano.

Il genere Crocus è formato da piccole piante erbacee perenni alte fino a 20 cm provviste di bulbo e con un tipico fiore a forma di coppa ed è diffuso nell’Europa e nell’Africa mediterranee e in Asia minore.

Esso comprende circa ottanta specie delle quali una quindicina spontanee in Italia, molte sono coltivate dai giardinieri.

Il genere presenta grande variabilità nel numero dei cromosomi da 2n = 6 fino a 2n = 30. La presenza di forme poliploidi permette quindi la formazione di gruppi locali che possono evolvere in specie diverse e questo naturalmente complica la corretta classificazione delle specie all’interno del genere.

Sono usati come criteri di classificaziCrocus biflorusone il periodo di fioritura, il colore delle lacinie e le caratteristiche dei bulbi, ma esistono ampie variabilità all’interno delle diverse specie che complicano anche l’uso di questi criteri. Quindi lasciamo ai testi specializzati cercare di risolvere le difficoltà classificatorie.

Tra le specie che prosperano in Italia la più importante è sicuramente il Crocus sativus[2] ovvero lo zafferano. Esso viene coltivato in molte regioni, ma in particolare in Abruzzo per ottenere la spezia omonima dagli stigmi del fiore che compare in autunno. La spezia ha importanti applicazioni in medicina e in cucina, essa è la mescolanza di un numero altissimo di sostanze come zuccheri, carotenoidi, vitamine e in particolare la crocina responsabile del tipico colore giallo-oro.

In passato la spezia era considerata antispastica, antidolorifica e sedativa. Era considerata una panacea contro tutte le malattie: favoriva la digestione, regolava il flusso mestruale, rafforzava l’organismo e lo stimolava. Alcune di queste proprietà era riconosciute anche al bulbo.

Oggi si evitano questi usi per gli effetti collaterali non piacevoli e per il fatto che ad alti dosaggi essa può essere tossica. Invece l’uso principale è in gastronomia per insaporire e colorare le vivande, basti pensare al risotto alla milanese.

C’è da sottolineare che tutte le specie del genere Crocus hanno proprietà simili al Crocus sativus e quindi gli stessi usi in cucina ed in campo farmacologico anche se con risultati inferiori in quantità e in qualità.

Molte specie di crocus sono usate nel giardinaggio sin dal tempo dei greci e sono state create molte varietà e cultivar policromi.

LE SPECIE LOCALI

  • CROCUS BIFLORUS

Crocus biflorus Miller

Classificato da Miller[3] nel 1768.

Conosciuto volgarmente come: croco, zafferano selvatico.

Il nome specifico deriva dai termini latini bĭs (= due volte) e flōs, flōris (= fiore) ad indicare la particolarità che a volte presenta questa specie, cioè un doppio fiore sullo stesso fusto oppure su due fusti separati.

Sono usati in botanica, per questa specie, diversi altri nomi a testimoniare le incertezze nella classificazione.

Infatti tra gli esemplari di Crocus biflorus in natura c’è gran variabilità particolarmente nelle dimensioni e nel colore delle lacinie. Questo è testimoniato dalla diversità nel numero dei cromosomi che comporta esistenza di ceppi locali, di sottospecie e la potenziale evoluzione verso specie diverse. Cosa probabilmente già avvenuta in passato e verificabile nella grande somiglianza tra diverse specie odierne del genere Crocus.

  • CROCUS VERNUS

Crocus vernus (L.) Hill[4]

Classificato nel 1765.

Conosciuto volgarmente come: croco, croco di primavera, zafferano selvatico, zafferano maggiore.

Il nome specifico deriva dal latino vernus (= primaverile) ad indicare il periodo della sua fioritura.

Le incertezze sistematiche riguardano anche questa specie con una gran profusione di nomi proposti in letteratura.

Alcuni autori individuano sottospecie che forse dovrebbero avere dignità di specie.

Tra esse ricordiamo:

il crocus vernus subsp vernus detto anche crocus napolitanus Mord. et Loisel (2n = 16)

il crocus vernus subsp albiflorus (2n = 8)

Queste due sottospecie sono piuttosto simili in particolare quando le lacinie hanno gli stessi colori, ma alcune differenze dovrebbero permettere di distinguerli, tenendo presente, comunque, la possibilità che le due sottospecie formino ibridi tra loro con 2n = 12:

  • Albiflorus: alto fino a 10 cm. Da 1 a 3 foglie con scanalatura centrale bianca. Fiori prevalentemente bianchi, raramente violacei. Stigmi e antere gialli, con le antere che sovrastano gli stimmi.

  • Napolitanus: alto 10-20 cm. Da 2 a 4 foglie con scanalatura centrale bianca. Fiori prevalentemente violetti, raramente bianchi. Stigmi aranciati e antere gialle, con gli stimmi che sovrastano le antere.

Per queste due specie

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[5]:

1398. – Crocus biflorusMill.

= Crocus pusillus – Ten.

(luoghi in cui è stata osservato:) A Massa in luoghi erbosi tra Pariana e Belvedere, nelle selve di Torano. Nei dintorni dell’abitato di Fosdinovo. Indicato anche nei castagneti in località Ponte Storto, tra Gragnana e Castelpoggio (Bolzon).

Fiorisce in febbraio. Pianta erbacea perenne.

1399. – Crocus vernusWulf. [Crocus albiflorus Kit.]

= Crocus sativus – β – vernus – L.

(luoghi in cui è stata osservato:) Comune alla base del M. di Pasta ala lato nord-est presso la Madonna del Monte, nella selva delle Grazie, al Colletto e a Pò, nella valle di Antona in più punti, al Ponte Vecchio, nel canale della Foce al Mirteto. A Albiano e a Caprigliola e tra Aulla e Pallerone, nei prati di collina intorno a Fivizzano, a Scorcetoli e a Pontremoli. In territorio di Carrara è indicato comunissimo nei prati del M. Pizza, in Pozzi e a Campo Cecina nel gruppo del Sagro e nei colli intorno Carrara ( Bolzon). Indicato anche nel M. Brugiana, alla Tambura e al Cinquale (Bert.).

Volg. Zafferano selvatico. – Fiorisce da febbraio ad aprile. Pianta erbacea perenne.

LA PIANTA 1 (C. BIFLORUS)

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Liliopsida; Sottoclasse: Liliidae; Ordine: Liliales; Famiglia: Iridaceae; Genere: Crocus; Specie: biflorus

Forma biologica: Geofita bulbosa[6] (simbolo: G bulb). Geofita (simbolo G): pianta erbacea perenne che porta le gemme in posizione sotterranea (in bulbi, rizomi, tuberi) e durante la stagione avversa non presenta organi aerei. Bulbosa (simbolo bulb): pianta che presenta un organo sotterraneo di riserva, detto bulbo, dal quale ogni anno nascono fusti, foglie e fiori.

Descrizione: pianta erbacea perenne alta 10-20 cm. Il bulbo è ovale coperto da guaine brune. Le foglie basali sono guaine avvolgenti il fusto mentre le superiori sono strette, erette e con una scanalatura bianca centrale. I fiori, da uno a tre per pianta, hanno fauce gialla e lacinie bianche o lilla chiaro generalmente con 3-5 vene longitudinali viola scuro sulla faccia esterna. Gli stami presentano filamenti pelosi e gli stigmi sono rosso-aranciato. Il frutto è una capsula.

Antesi: febbraio-marzo. Nelle zone più calde da dicembre.

Tipo corologico: presente nel sud-est dell’Europa dall’Italia alla Turchia e in Georgia e Iran. In Italia è ben distribuito fino alla Sicilia, mentre è assente in Sardegna, ma è piuttosto raro. Sulle Alpi Apuane è pianta rara.

Habitat: vegeta su prati e pascoli aridi, su praterie collinari e subalpine dal piano fino a 1200 metri. ama terreni basici e secchi.

Conservazione: la specie è protetta in molte regioni del nostro paese, ma in Toscana non appare nell’elenco delle specie a rischio e questo è piuttosto anomalo essendo certamente pianta rara e a rischio. Sono invece nella lista rossa toscana il crocus etruscus e il crocus minimus.


LA PIANTA 2 (C. VERNUS)

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Liliopsida; Sottoclasse: Liliidae; Ordine: Liliales; Famiglia: Iridaceae; Genere: Crocus; Specie: vernus

Forma biologica: Geofita bulbosa[7] (simbolo: G bulb). Geofita (simbolo G): pianta erbacea perenne che porta le gemme in posizione sotterranea (in bulbi, rizomi, tuberi) e durante la stagione avversa non presenta organi aerei. Bulbosa (simbolo bulb): pianta che presenta un organo sotterraneo di riserva, detto bulbo, dal quale ogni anno nascono fusti, foglie e fiori. Ha un unico fiore o raramente due

Descrizione: pianta erbacea perenne alta 10-20 cm. Il bulbo è arrotondato avvolto da fibre reticolari. Le foglie inferiori sono guaine biancastre, mentre le altre sono lineari, erette con una scanalatura bianca centrale. Il fiore ha fauce ciliata e lacinie violette più scure in alto, raramente bianche. Gli stigmi sono rosso aranciati e il frutto è una capsula.

Antesi: febbraio, maggio. Sulle montagne subito dopo lo scioglimento delle nevi.

Tipo corologico: è specie dell’Europa mediterranea ben distribuita. In Italia è presente sulle Alpi, ma non nella parte centrale, e sull’Appennino. Manca in Puglia e Sardegna. Sulle Alpi Apuane è molto comune.

Habitat: boschi di latifoglie e pascoli montani, dal piano fino a 1500 metri.

Conservazione: non è specie a rischio.

Altre foto relative a questa specie, presenti su questo sito possono essere consultate qui per C. biflorus

 

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 Questi sono i versi iniziali della poesia “Il croco” dalla raccolta “I canti di Castelvecchio” di Giovanni Pascoli.

2 Sătīvus in latino significa “coltivato” a indicare il fatto che questa pianta viene coltivata per la sua droga molto rinomata.

3 Philip Miller (1691-1771) botanico scozzese.

4 John Hill (1716-1775) botanico inglese.

5 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 281.

6 Sono geofita bulbose anche i generi Narcissus, Lilium, Gladiolus, Alium, Ophrys ed Orchis.

7 Sono geofita bulbose anche i generi Narcissus, Lilium, Gladiolus, Alium, Ophrys ed Orchis.

 

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