GROTTA ALL'ONDA

LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

29 Novembre 2008

(f.f.) La zona apuana fu abitata sicuramente dai 200000 ai 40000 anni fa da varie popolazioni Neandertaliane con culture diverse che usarono le grotte naturali, ma costruirono anche accampamenti all’aperto nella buona stagione. Questi erano cacciatori e raccoglitori che si spostavano nella penisola seguendo la naturale diffusione del genere Homo dall’Africa all’Eurasia. Sembra che poi seguisse una fase con scarsa presenza di umani, almeno da come si ricava dai resti trovati nella zona apuana, cui seguì un ripopolamento con l’eneolitico e quindi da parte del moderno Homo Sapiens. Se è difficile avere un quadro preciso di ciò che successe realmente nella preistoria apuana è certo che l’uomo visse per molto tempo nelle nostre grotte. Una delle più belle e facili da raggiungere è proprio la Grotta all’Onda alle pendici del monte Matanna che va visitata con grande rispetto[1] tenendo presente che è ancora oggetto di studio.

GROTTA ALL’ONDA

Si trova nel Comune di Camaiore (LU), nel versante meridionale del monte Matanna a 710 metri di quota, alla base di un’imponente parete calcarea, da cui sgorga continuamente l’acqua, formando suggestive cascatelle. cascatella all’esterno della grotta

È un’ampia cavità con presenza di massi crollati dalla volta e dalle pareti, l’apertura è di circa 40 metri e la lunghezza raggiunge i 60, l’altezza non va oltre i 3 metri.

Carlo Regnoli[2] fu il primo ad esplorarla in modo scientifico nel 1867, ma egli si limitò ad esplorarne solo la parte superficiale profonda 35 centimetri. Infatti dopo aver raggiunto una formazione calcarea ritenne, erroneamente, di essere arrivato alla roccia di base della grotta. In realtà egli aveva incontrato una grossa stalagmite che separava il deposito olocenico[3] da quello pleistocenico[4] da lui quindi non individuato. Regnoli trovò, in corrispondenza di un grande focolare, frammenti ceramici, resti di animali, oggetti di osso e in pietra.

Seguirono altre ricerche nel 1886 (Carlo Tonini), nel 1914 (Aldobrandino Mochi, Ruggero Schiff-Giorgini) e nel 1931 (Luigi Cardini, Nello Puccioni, Paolo Graziosi) quest’ultima è quella ritenuta la più attendibile.

Gli scavi del 1914 evidenziarono la presenza di un deposito pleistocenico sotto la prima stalagmite con resti di fauna e di industria litica e con due grandi focolari, sotto vi era una seconda formazione stalagmitica sotto la quale era terreno argilloso. Paolo Graziosi nel 1944 stabilì la stratigrafia della Grotta che ancora oggi è ritenuta la più attendibile:

  • strato 1: terriccio con ceneri di focolare con ceramiche, oggetti d’osso, industria litica, ossa di animali anche domestici ed ossidiana
  • strato 2: formazione stalagmitica spessa 30 cm
  • strato 3: argilla spessa 2,5 metri con due focolari, fauna pleistocenica (in gran parte Ursus Spelaeus ed animali tipici di zone fredde e montane) ed industria litica musteriana[5]
  • strato 4: formazione stalagmitica (39000 ± 3200 anni)
  • strato 5: argilla sterile

La grotta fu a lungo abitata dall’uomo come documenta il materiale trovato che inizia dal Paleolitico medio, ma l’Eneolitico ha fornito la maggior parte di reperti. ingresso della Grotta visto dall’altoQualche reperto risale all’età del bronzo ed a quella del ferro e, presumibilmente, allora essa fu frequentata solo saltuariamente. Nella grotta sono stati ritrovati anche resti umani: una femmina adulta, un maschio giovane e due bambini.

Dallo studio dei reperti umani della Toscana del Nord vediamo che l’uomo prediligeva siti prossimi alla costa abitabili anche nella stagione avversa e ricchi di metalli.

Le genti che vivevano nelle nostre terre alla fine del Neolitico (circa 5000 anni fa) abitavano su palafitte in zone acquitrinose e in grotte che ci hanno lasciato numerosi resti. In seguito arrivarono i ricercatori di metalli dell’Eneolitico che sicuramente ebbero contatti con gli abitanti precedenti, non sappiamo come andarono le cose, ma in genere i gruppi di umani scambiano tra loro geni mescolandosi e creando culture più complesse anche se non possono essere esclusi contrasti anche molto violenti.

FOSSO DELLA GROTTA ALL’ONDA

Affluente di sinistra del Rio Lombricese, nasce dalla zona di Grotta all’Onda, quindi dalle pendici del Monte Matanna, molto ricche di acque. foto dall’interno della grottaPer un tratto è costeggiato dal sentiero 2 che lo attraversa su un ponte di cemento.

SENTIERI

Per accedere alla grotta si può seguire per qualche minuto il sentiero 106 da Trescolli e poi deviare per l’acquedotto e seguire poi i segni gialli di sentiero non numerato. In alternativa lungo il sentiero 2 (Casoli-Foce del Termine) si seguono segni di un altro sentiero non numerato ma segnato di giallo che inizia presso una fonte a quota 708 metri.

ITINERARI RELATIVI A GROTTA ALL'ONDA

BIBLIOGRAFIA

Una esauriente scheda della Grotta all’Onda si trova nel volume seguente:

Daniela COCCHI GENICK, Renata GRIFONI CREMONESI (a cura di), L’età dei metalli nella Toscana Nord-Occidentale, Pacini Editore, Pisa, 1985. È il catalogo di una mostra tenutasi nel 1985 presso il Museo Preistorico e Archeologico Alberto Carlo Blanc a Viareggio. Ha un parte introduttiva e schede di 35 stazioni eneolitiche o del bronzo (grotte, buche, tecchie ed altro) molte nella zona apuana.


note

1 Purtroppo chi scrive ha avuto occasione di vedere e fotografare scritte fatte con vernice spray all’interno della grotta.

2 Carlo Regnoli (Pisa 1833,Pisa 1873) medico e paleoetnologo dell’Università di Pisa. Fu il primo a compiere indagini archeologiche sistematiche dei monti Pisani e delle Alpi Apuane ed in particolare della Grotta all’Onda.

3 L’Olocene è l’epoca geologica più recente databile da circa 10000 anni fa, alla fine dell’ultima fase glaciale nell’Emisfero Settentrionale. In essa prosperò l’Homo Sapiens.

4 Il Pleistocene è l’epoca geologica che precede l’olocene ed ha una durata molto più lunga: da 1,8 milioni di anni fa all’inizio dell’olocene. Nel Pleistocene superiore (paleolitico medio e superiore) 120000-10000 anni fa prosperò l’Homo Neanderthalensis (da 130000 a 30000 anni fa) e l’Homo Sapiens. Queste due specie si sono separate geneticamente circa 500000 anni fa in Africa, il Neandertalensis passò per primo in Eurasia, mentre il Sapiens uscì una prima volta 100000 anni fa, senza successo e poi 45000 anni fa e questa volta con notevole fortuna tanto è vero che sostituì completamente il Neanderthalensis che si estinse. Gli scienziati sostengono che tra le due diverse specie non ci furono scambi genetici.

5 Mentre una volta si attribuiva questa tecnica al Neanderthalensis adesso non si esclude che sia associata anche al Sapiens almeno nel vicino Oriente.

 

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