ANEMONE EPATICA
(Hepatica nobilis)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

17 agosto 2010

(f.f.) è una delle prime piante a fiorire, specialmente nei boschi di latifoglie, appena diminuiscono i rigori invernali. I fiori, azzurri o violetti, sono molto belli e facili a vedersi un po’ su tutti i nostri monti. La pianta non è considerata a rischio e quindi non è protetta.

IL GENERE HEPATICA

Famiglia Ranunculaceae

Hepatica Mill. fu classificato da Miller nel 1754.Anemone epatica (Hepatica nobilis)

Il nome generico Hepatica deriva dall’aggettivo latino (h)ēpǎtǐcus (= malato di fegato, relativo al fegato) derivato da (h)ēpār, (h)epǎtis (= fegato). Questi termini sono, a loro volta, derivati dal greco ήπατικός (= relativo al fegato) e ήπαρ, -ατος (= fegato). Questo è in relazione alla forma delle foglie che somiglia ai lobi del fegato e al colore rosso-fegato della pagina inferiore delle foglie stesse.

Ricordiamo che esiste una classe di Briofite, piante simili a muschi, chiamate epatiche[1] perchè alcune di esse erano usate contro le malattie di fegato.

Il genere Hepatica è un piccolo gruppo di piante rizomatose, erbacee e perenni comprendente circa una decina di specie caratterizzate da fiori solitari primaverili con 6-9 tepali e da foglie basali sempreverdi. La sola Hepatica nobilis è spontanea in Italia.

Queste piante vegetano nelle zone fredde e temperate dell’emisfero boreale.

Studi recenti sul DNA del genere Hepatica porterebbero a includere le Epatiche all’interno del genere Anemone, in questo modo darebbero ragione a Linneo.

Sono piante coltivate e usate nei giardini.

HEPATICA NOBILIS

Hepatica nobilis Schreber[2]

Classificata da Schreber nel 1771.

Conosciuta anche come: Hepatica nobilis Miller, Anemone hepatica L., Hepatica triloba Chaix

Conosciuta volgarmente come: anemone epatica, epatica triloba, erba trinità[3], fegatella, trifoglio epatico.

Il nome specifico nobilis deriva dall’aggettivo latino nōbǐlis (= noto, celebre, di buone qualità) forse in relazione al fatto che la pianta era nota per le sue proprietà farmacologiche in particolare sul fegato secondo il Principio della Segnatura[4].

In realtà essa è tossica come molte Ranuncolacee.

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[5]:

17. – Anemone hepatica L. [oggi: Hepatica nobilis Schreber]

= Hepatica nobilis – Schreber

= Hepatica triloba – Chaix in Vill.

(luoghi in cui è stata osservata:) Alle sorgenti del Frigido e alla Tambura (Bert.) , nella valle del Biforco, lungo il Frigido al Ponte Vecchio, fra Canevara e Antona e fra Altagnana e il fosso del Banditello. In territorio di Carrara nel gruppo del Sagro a Pozzi, sotto il cimitero di Torano, al Canalone presso Colonnata (Bolzon), a Bedizzano. Nella valle del Lucido tra Monzone e Vinca, al Solco di Equi, nel Fivizzanese a Mommio e a Sassalbo.

Fiorisce da febbraio a maggio. Pianta perenne erbacea.

La pianta è tossica per la presenza di sostanze che, con l’essiccazione, perdono le loro proprietà venefiche. Gli si riconosce una blanda attività diuretica, antinevralgica e antispasmodica.

Questa specie è molto variabile per il colore e la dimensione dei fiori e per il colore della pagina inferiore della foglia di conseguenza esistono numerose varietà e sottospecie.

LA PIANTA

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Magnoliopsida; Sottoclasse: Magnoliidae; Ordine: Ranunculales; Famiglia Ranunculaceae; Genere Hepatica; Specie: Hepatica nobilis.

Forma biologica: Geofita Rizomatosa (simbolo G Rhiz). Geofita (simbolo G): pianta erbacea perenne con gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presenta organi aerei. Rizomatosa (simbolo Rhiz): il fusto sotterraneo è detto rizoma e da esso, ogni anno, si dipartono le radici ed i fusti aerei.

Descrizione: piantina perenne con corto rizoma scuro alta 5-15 cm. Le foglie, persistenti in inverno, si inseriscono direttamente sul rizoma con piccioli da 5 a 15 cm e hanno la lamina divisa in 3 lobi verde scuro a volte con macchie biancastre nella parte superiore e porporine nella pagina inferiore. I fiori solitari somigliano a quelli degli anemoni e sono portati da uno scapo peloso inserito nel rizoma, hanno 6-8 tepali di colore variabile da quasi bianco a violetto, ma in genere sono blu-violaceo mentre gli stami sono bianchi. Il frutto è un achenio.

Antesi:.febbraio-maggio

Tipo corologico: è presente nell’emisfero boreale in zone fredde e temperate. In Italia si trova in tutta la penisola, manca nelle isole maggiori.

Habitat: vegeta in ambienti di mezza ombra in particolare nei boschi umidi di aghifoglie (specialmente nelle faggete) e caducifoglie fino a 2000 metri. Ama i terreni calcarei anche se è presente su terreni acidi.

Conservazione: la specie non è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette comunque va rispettata.

Altre foto relative a questa specie, presenti su questo sito possono essere consultate qui

 

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 Attualmente si tende a classificarle nella divisione Marchantiophyta, ma la classificazione è abbastanza complessa.

2 Johann Christian Daniel von Schreber (1739-1810) fu entomologo e naturalistica tedesco.

3 Il nome deriva dal fatto che nel medioevo le foglie simboleggiavano la Santissima Trinità.

4 Secondo questo principio, ancora oggi seguito nell’omeopatia, esiste un legame tra forma e colore di parti delle piante con analoghe forme e colori di organi sui quali la pianta eserciterebbe il suo potere. Ovviamente è privo di qualsiasi valore scientifico.

5 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 20.

 

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