MONOROTAIA DENHAM
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

11 ottobre 2008

(f.f.) Un’escursione alla “monorotaia” Denham è indispensabile per gli amanti dell’archeologia industriale legata all’attività estrattiva del marmo. Quello che resta è ancora impressionante ed è una testimonianza molto forte di cosa significasse trasportare il marmo dai bacini altissimi delle Apuane massesi. L’escursione è faticosa con tratti in cui la pendenza[1] raggiunge il 100 per cento, cioè si raggiungono i 45°. Nella parte alta il panorama è splendido sulle pareti del monte Sella e salendo alla casa del custode, vero e proprio nido d’aquila, la visuale arriva al mare dominando il monte Altissimo e tutto il bacino di Renara.

MONOROTAIA DENHAM

resti di una slitta su cui era posto il carico di marmo al poggio caricatore a quota 525 metriConosciuta anche come lizza meccanica dell’alto di Sella, o via di lizza di Piastreta, dal toponimo del versanil primo tratto scalinato che percorre il Fosso del Chiassote marmoreo del monte Sella che precipita per oltre 500 metri.

È una delle più lunghe vie di lizza della Apuane (circa 3500 metri) ed è quella che supera il dislivello maggiore: 1270 metri.

Dalla Cava Ronchieri (1580 metri), anticamente cava Denham, portava in basso a Renara al vecchio poggio di carico (310 metri).

La particolarità di questa via di lizza è il sistema di progressione del carico di marmo che avveniva su un carrello frenato, la “macchina di Denham”, lungo una monorotaia, in parte ancora esistente.

Charles Denham, ingegnere inglese, fu proprietario delle cave negli anni venti ed ideatore del sistema di discesa, attivo dal 1922 al 1936, quando Denham, in conseguenza delle sanzioni economiche imposte all’Italia a causa dell’invasione dell’Etiopia, fu costretto a lasciare i suoi affari italiani.

Nel 1959 la cava fu rilevata dal massese Ezio Ronchieri che ripristinò la monorotaia, abbreviandola e facendola partire dal Pianel Soprano. Essa rimase attiva dal 1962 al 1975 quando la strada marmifera di Arni[2] rese antieconomico questo modo di trasportare del marmo.

Il percorso originale (in discesa) era il seguente: Monte Sella cave di Piastreta (1580m), Piastreta, Fosso della Piastrella, Fosso del Chiasso, Canale della Buchetta o Pianel Soprano, Renara (310m).

Percorrendo oggi la via di lizza si trova ancora per buona parte del percorso la monorotaia fissata a traversine di legno o di ferro, mentre in altri tratti la via è scomparsa e le traversine sono state sradicate dalla forza delle acque.

il ricovero dei cavatori è a sinistra, quello della macchinetta a destraDescriviamola in salita: oggi il Canale della Buchetta è stato, in parte, trasformato in strada che gli la casa dei macchinari con in primo piano la monorotaiaautocarri percorrevano fino al nuovo poggio caricatore.

Continuando si arriva al Poggio caricatore a 525 metri, poi si percorre il Fosso del Chiasso (2500 scalini[3]), in testa ad esso a 1030 metri c’è il bivio per la Focola del Vento e, a 1060 metri, il ricovero dei cavatori con a fianco l’officina-ricovero della macchinetta.

Poi si attraversa il fosso della Piastrella, si sale ripidamente, lungo un semicerchio, e si incontra la casa dei macchinari a 1250 metri ed in alto la casa del custode a 1350 metri (punto panoramico).

 

la casa del custode e quella dei macchinari, sullo sfondo le cave di Carraraa metà la casa dei macchinari

Si supera quindi il ravaneto a quota 1350 metri, si continua per la via di lizza ancora esistente, poi essa scompare, per ricomparire più avanti dopo aver superato una curva del monte. Poi finisce definitivamente e per giungere alla strada, che da Arni porta alla cava, bisogna salire un po’ a caso, aiutandosi anche con le mani. Infatti il tratto terminale (in realtà iniziale della via di lizza) è stato ampiamente distrutto a causa dei lavori per costruire la strada da Arni.

Per chi volesse saperne di più sui sistemi di discesa del marmo e sulle vie di lizza nella zona del comune di Massa e, in particolare sulla monorotaia Denham, consiglio un testo bellissimo ma di difficile reperibilità. In esso sono riportate interessanti fotografie d’epoca della via di lizza:

BRADLEY, Frederick; MEDDA, Enrico “Le strade dimenticate. Vie di lizza e discesa del marmo nelle alte valli massesi”, Polistampa, Massa, 1995.

 

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note

1 La pendenza delle salite si ottiene dividendo il cateto verticale per quello orizzontale e moltiplicando per 100. Il semplice rapporto è la tangente trigonometrica dell’angolo da cui si calcola facilmente (con una calcolatrice) l’angolo di pendenza.

2 La strada parte da Arni, nel comune di Stazzema LU, e, superando una galleria scavata nel monte, arriva nel versante massese dove si trova la cava. Quest’opera, oltre a cambiare radicalmente la valle di Arni provocò anche la distruzione della parte superiore della via di lizza.

3 Gli scalini di cemento aiutavano la salita e la discesa dei cavatori, resa molto difficoltosa dalla ripidità. Inoltre i cavatori controllavano la lentissima discesa della macchina verso valle e l’altrettanto lenta salita.

 

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