MONTE SELLA
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

23 Maggio 2009

"Al Sella occorrerebbe un migliaio di metri in più di elevazione, al posto del nevaio un piccolo ghiacciaio, e soprattutto qualche bel nome di alpinista che sapesse metterlo in voga."

Emilio Quèsta

(f.f.) la cresta del Sella è estremamente aspra e precipita con ripidissimi versanti sia verso la Valle di Arnétola che verso quella del Frigido. La cresta stessa è itinerario impegnativo particolarmente in inverno mentre l’ascesa al Monte Sella è relativamente semplice, ma sempre da considerare con rispetto. Molto panoramica la vetta doppia del Monte Sella propriamente detto. L’estrazione del marmo ha profondamente trasformato le pendici a mare del monte lasciando testimonianze notevoli di archeologia industriale ed interessanti opportunità per l’escursionista curioso ed abituato alle ripide salite delle vie di lizza. Da aggiungere che la zona è tra le più selvagge delle Alpi Apuane.

CRESTA DEL MONTE SELLA

il versante est visto dal Passo di Fiocca, da sx: l’antecima, la vetta bifida e l’Alto di SellaIn passato Schienale dell’Asino. In realtà si tratta di una cresta molto affilata che inizia a nord con la Focetta dell’Acqua Fredda e che si apre solo nel pianoro sommitale corrispondente tra le vette principali entrambe quotate 1739 metri. La cresta si sviluppa per oltre un chilometro in direzione nord-nord-ovest / sud-sud-est mantenendosi in quota intorno ai 1700 metri.

Nella cresta si distingue una vetta settentrionale che costituisce l’Alto di Sella a 1723 metri, alcune quote minori, la vetta principale costituita da due cime ravvicinate più o meno della stessa altezza ed infine un’antecima sud a 1700 metri, poi la cresta continua nel monte Macina a formare una dorsale nord-sud compatta ed aspra.

Le vette principali sono considerate entrambe a 1739 metri, quella nord è piuttosto esposta mentre quella sud è molto tranquilla e su essa c’è un palo di legno ad indicare la cima ed una lapide ricordo, sull’altra c’è il libro di vetta.

La cresta precipita sia nel versante massese che in quello garfagnino con versanti molto ripidi ed aspri che non possono però essere considerati vere pareti e con dislivelli più consistenti nel versante massese. Essa divide la zona di Renara e Resceto nella valle del Frigido nel comune di Massa, dalla valle di Arnétola nel comune di Vagli di Sotto.

Il monte può essere raggiunto col sentiero 160 da Resceto, col percorso della monorotaia Denham da Renara e dal passo di Sella con percorsi più brevi. Tutti i percorsi sono faticosi ed impegnativi, ma estremamente remunerativi per la visuale unica che si gode dalla vetta.

Sul monte, ad alta quota, è aperta la cava Ronchieri e, in passato, erano aperte la cava Bagnoli e le famosissime cave Gruzze che in vario modo hanno contribuito a modificare la fisionomia del monte stesso.

Il monte fu scalato il 29 novembre 1883 da Aristide Bruni insieme alle guide Efisio Vangelisti ed Angelo Lorenzoni, anche se non sappiamo se fosse la prima volta. L’Alto di Sella invece fu salito per la prima volta il 17 maggio 1903 da Federico Federici e da Emilio Quèsta. La prima salita invernale è del 7 febbraio 1910 ad opera di Giovanni Battista Bozzino e C. Mancini con partenza dal Passo di Sella.

VERSANTI DEL MONTE

Sono possibili itinerari diversi con difficoltà varie che aumentano notevolmente in inverno con neve e ghiaccio.

Via normale dal passo di Sella

Dal passo bisogna seguire il primo tratto della Vecchiacchi, lungo il versante orientale e poi deviare verso l’antecima sud e proseguire per la vetta ed il pianoro sommitale con un po’ di esposizione aiutandosi con dei gradini scavati nella roccia. Da prestare sempre molta attenzione a causa del friabrile terreno apuano.

Cresta Sudla cresta sud, vista dalla vetta, a metà l’antecima ed in fondo il Macina.

Questa cresta viene affrontata da quella del Monte Macina, non è difficoltosa, ma va fatta con la dovuta attenzione, e porta all’antecima e da qui alla vetta. Può essere raggiunta anche dalla marmifera per la cava Ronchieri.

Versante Sud-ovest

È caratterizzato da pendii altissimi e lisci che scendono per oltre 1000 metri verso la valle di Renara. In alto ci sono la lastronata di Piastreta e le cave Bagnoli e Ronchieri. Si accede mediante la vecchia via di Lizza di Piastreta o monorotaia Deham[1] che terminava alle attuali cave Ronchieri. Oggi la parte terminale è stata distrutta per costruire la marmifera, ma è possibile accedere con prudenza e fatica al piazzale di cava dal quale si arriva alla vetta passando per la cava.

Via normale da Resceto

Itinerario lungo e faticoso, ma non difficile. Si segue il canale dei Vernacchi, che nella carta IGM è chiamato impropriamente Canale dei Piastriccioni, si segue la via di lizza fino ad imboccare il sentiero 160 che porta alla Focola del Vento e con ripida via di lizza si arriva alle pendici del monte, poi alle vecchie cave Bagnoli e da qui alla vetta.

Versante Ovest

È il versante che si affaccia su Resceto ed è percorso dalla via di lizza delle Gruzze. Esso permette arrampicate particolarmente interessanti in inverno sia al Sella che all’Alto di Sella.

Cresta sommitale

È un percorso classico adatto agli arrampicatori e che diventa particolarmente interessante in inverno con neve abbondante. Il primo tratto, cresta nord-nord-ovest dell’Alto di Sella, fu percorso, per la prima volta, il 17 maggio 1903 da Federico Federici e Emilio Quèsta partendo dalla Focetta dell’Acqua Fredda con passaggi difficoltosi per una cresta sempre molto aerea. Di questa scalata rimane la testimonianza di Quèsta che è riportata sinteticamente più avanti. La prima traversata completa, da nord a sud, dell’intera cresta fu fatta il 13 maggio 1906 da Bartolomeo Figari, da Emilio Quèsta e da R. Quèsta.

Parete nord dell’Alto di Sella

Percorso interessante per i rocciatori e difficoltoso con la neve. Fu in parte scalato da Corti e Quèsta come da relazione riportata più avanti.

Cresta nord-est dell’Alto di Sella

È un itinerario molto impegnativo seguendo un contrafforte del monte in direzione Arnetola. È considerata una delle vie invernali più impegnative in tutte le Apuane.

Versante orientale

È quello che guarda verso Arnetola ed è percorso dal sentiero attrezzato Vecchiacchi. Sono possibili diverse vie di arrampicata con difficoltà variabili, tra cui alcune invernali.

LA VETTAin primo piano il palo che indica la vetta sud, a dx la vetta sud, sullo sfondo da sx: Sagro, Grondilice, Contrario, Cavallo e Pisanino.

Mentre la cresta è molto affilata presso la vetta sud il pianoro si allarga e permette di godere in tutta tranquillità lo splendido panorama su tutte le Apuane e sul mare e sull’ambiente circostante severo e selvaggio. Dalla sud si domina la bella cresta che continua fino al Macina. Invece dalla nord si domina l’Alto di Sella.

Le vette principali sono considerate entrambe a 1739 metri, quella nord è piuttosto esposta mentre quella sud è molto tranquilla e su essa c’è un palo di legno ad indicare la cima ed una lapide in ricordo di Belinda Medici del Cai di Firenze (caduta nel 2001 sull’Alto di Sella), sull’altra c’è il libro di vetta. Ritengo sia uno dei luoghi che più invita alla meditazione in tutte le Apuane, anche perchè poco frequentato dall’uomo mentre è facile trovare le capre.

ITINERARI

Sono possibili alcuni itinerari, con diverse varianti, per arrivare alla vetta principale del monte Sella.

Da Resceto: per il Canale dei Vernacchi con il sentiero 165 e poi con il 160 per la Focola del Vento da cui, seguendo una ripidissima via di lizza, si arriva alla vecchia cava Bagnoli e da qua alla vetta bifida.

Da Renara: per la monorotaia Denham fino all’uscita del fosso del Chiasso da cui si sale alla Focola del Vento a riprendere l’itinerario precedente. Volendo è possibile continuare la via di lizza fino alle cave Ronchieri, tenendo presente che l’ultimo tratto è difficoltoso e richiede di aiutarsi con le mani. Dalla cava è possibile arrivare alla vetta.

Dal Passo di Sella: dal passo bisogna seguire il primo tratto della Vecchiacchi, lungo il versante orientale e poi deviare verso l’antecima sud e proseguire per la vetta ed il pianoro sommitale con un po’ di esposizione aiutandosi con dei gradini scavati nella roccia.

Anello: da Renara arrivati in vetta si prende, con attenzione, la Vecchiacchi fino alla Focetta dell’Acqua Fredda da cui si può scendere direttamente al rifugio dei Campaniletti o al Passo della Tambura. Poi con la Vandelli si torna a Resceto e da qua a Renara per la strada.l’Alto di Sella visto dalla finestra Vandelli con a mezza costa il percorso della via di Lizza delle Gruzze

NE HANNO SCRITTO

Aristide Bruni[2]

Come si evince dalla lettura in realtà Bruni salì sul Monte Sella.

Ascensione dell’Alto di Sella (m. 1723). 28 novembre 1883. Partito da Pisa in ferrovia, scendevo a Pietrasanta e con vettura a Ruosina e di là a piedi per la valle del Giardino attraverso il tunnel del Cipollaio fino a S. Agostino d’Arni (m. 916) ove pernottavo. 29 novembre 1883. raggiunto nella notte dalla guida Efisio Vangelisti di Pruno (Comune di Stazzema) partivo la mattina ad ore 7.30 ant. e in compagnia di un’altra guida del paese certo Angelo Lorenzoni, arrivai alla Foce di Sella (m. 1515) con vento impetuoso, all’Alto di Sella ad ore 9.30 ant. Non essendo possibile percorrere la vertiginosa cresta al di là della Cava Bagnoli, dovetti discendere col mezzo delle funi l’intero e ripido versante che prospetta le alpi d’Arnetola interamente ricoperto di ghiaccio. È questo il primo tentativo che fin qui sia stato fatto e riescito. Risalito quindi sulla cresta e sorpassato il modesto picco detto della Focolacetta, arrivai alla Foce della Tambura (m. 1620) e quindi a Vagli ad ore 6 pom. Dove pernottai nella buona osteria condotta da Teresa Coltelli. Temperatura media della giornata in centigradi sul versante di Garfagnana – 2°; sul versante sul mare +5°.[3]

Emilio Quèsta[4]

Nelle mie peregrinazioni apuane, scendendo un giorno la noiosa via Vandelli, affranto dal caldo, mi rifugiai in una piccola capanna di pastori annidata sul contrafforte della Focoletta. Da quel misero casolare una paretaccia rocciosa mi si parava innanzi, biancheggiante di cave in basso e terminata al sommo da una cresta tagliente, idealmente aerea, che saliva alla vetta. Fin d’allora accarezzai l’idea di superarla, e me ne tornai alla città col mio desiderio; ma, avendo in seguito avuto occasione di ammirarla più da vicino, quel desiderio si trasformò in una ferma volontà di riuscire e mi occupai quindi attivamente di essa. Cercai sulla carta; le si assegnava una misera quota (m. 1723) e null’altro. Ne domandai ai cavatori; mi si rispose che da loro era conosciuta per l’Alto di Sella e che per salirvi bisognava fare un lungo giro sul versante di Arnetola. Cercai anche nelle nostre pubblicazioni, e finalmente ebbi notizie precise: l’ing. Aristide Bruni vi era salito colle guide Vangelisti e Berti dal Passo di Sella e ne era sceso pel versante di Arnetola incontrando serie difficoltà.

Naturalmente anche Quèsta fu tratto in inganno dalla relazione di Bruni. Poi Quèsta dice che passarono diversi anni da quella prima visita e che fece alcuni tentativi infruttuosi ed infine decise per salirla senza neve:

la mia primitiva idea, che per superare quelle rocce occorresse della buona neve che desse presa, si era ora modificata completamente. Se facilitava il primo tratto di cresta, rendeva più difficile e forse insuperabile il tratto superiore, sempre rivestito di lucente vetrato che producevano gli scolaticci delle nevi soprastanti. Bisognava quindi dirigersi alla montagna e sorprenderla appena avesse smesso il suo manto nevoso.

A maggio 1903 il tentativo finale. Questa parte da Genova insieme all’amico Federici, arriva a Massa e dalla stazione, a piedi, arriva a Resceto e da qua, insieme ad un gruppo di altri alpinisti, parte per il Passo della Tambura.

Quando arriviamo alla casetta da pastori incomincia ad albeggiare. Facciamo una fermata e si chiacchiera dei nostri progetti. Confido agli amici il mio, ed essi mi rispondono che di lassù non passerò. Anch’io ne dubitavo; quella mattina la cresta sembrava ancora più aerea e più stagliata del solito. Ripartiti alle 5, ben presto siamo al colle e ci separiamo, dirigendoci per due direzioni opposte. Io e l’amico Federici contorniamo le pendici della Focoletta e perveniamo sulla cresta nel punto di maggior depressione, laddove è aperta una cava. Ancora pochi minuti e poi saremo a contatto colle nostre rocce. Cautamente proseguiamo per il primo tratto di cresta pianeggiante, che sul versante d’Arnetola è tagliata a picco e su quello di Resceto precipita con inclinazione vertiginosa, e giungiamo ad un dente. La roccia è, come la maggior parte del crinale apuano, un marmo scistoso sul quale non hanno presa né mani né piedi; ha ancora un’altra caratteristica: i suoi strati sono tutti volti all’ingiù, insomma presenta tutte le qualità per essere un rompicollo. Noi incominciamo col toglierci le scarpe e col maneggiare la corda, e così questo primo dente è superato abbastanza facilmente e possiamo scendere ad un colletto alla base di un salto della cresta, che è il punto che ci ha sempre procurato le maggiori inquietudini. Ora però, che vi siamo tanto vicini, lo troviamo più maneggevole di quanto credevamo; forse, piantando un cavicchio in uno spacco circa alla sua metà, si potrebbe vincere anche di fronte, ma noi preferiamo, se possibile, evitare questi mezzi. Cerchiamo quindi un punto debole nei suoi fianchi. Sul versante di Resceto i lastroni fuggono con troppo pendio per darci qualche speranza di riuscita, e dobbiamo subito scartarli e rivolgere tutti i nostri sforzi al lato che dà su Vagli. Anche qui i lastroni sono ripidissimi, ma, annaspando e facendo molta aderenza, riesco a spostarmi di alcuni metri su questo versante. Al disopra la montagna s’innalza verticale per una diecina di metri, solcata da un canalino senza appigli, e al sommo, presso la cresta, anche un po’ strapiombante. Ormai non vi è altra via; per vincere bisogna montare lassù. Federici mi raggiunge e si pianta alla base, cercando di prendere una posizione solida sul lastrone, ché sotto di noi, dopo pochi metri, la montagna precipita sul sottostante nevaio per qualche centinaio di metri. fortunatamente in questi momenti, come ben disse l’amico Canzio, non si pensa a ciò che abbiamo sotto di noi, o piuttosto a quello che non vi abbiamo. Facendomi leggero più che è possibile, salgo sulle spalle dell’amico e con molta aderenza riesco ad appiccicarmi alla parete, e, sospinto nelle parti posteriori, arrivo ad un buon appiglio che mi permette di agguantare la cresta. Lassù, presa una posizione solida, aiuto Federici a salire e facciamo una breve fermata. Abbiamo superate le nostre colonne d’Ercole, ed ora siamo a buon punto; ci scambiamo a vicenda le nostre impressioni e concludiamo che è un passo veramente cattivo. Sopra di noi la montagna s’innalza con un’inclinazione veramente forte; ancora qualche grado in più di pendenza, e non si salirebbe. Le condizioni della roccia sono ancora quelle della cresta sottostante; a picco su Vagli, a lastroni vertiginosi sul versante di Resceto. Il tratto superiore è lungo ancora un’ottantina di metri ed è ben degno del suo compagno sottostante; a metà circa poi vi è anche un po’ di salto di non oltre un paio di metri di altezza, ma che obbliga ad una manovra ben poco sicura. A poco a poco la cresta si rompe in grossi massi e diventa facile. Siamo presso la vetta. Raggiungiamo una prima vetta, dalla quale, con un percorso di cresta rocciosa abbastanza facile, saliamo all’estrema sommità.

Dopo un’oretta di sosta in vetta, tra nebbia e freddo umido i due scendono per la via già fatta. Un anno dopo (15 maggio 1904) Emilio Questa torna, con Mario Corti, e percorre la cresta nord-nord-est e discende per lo spigolo nord-ovest come l’anno prima.

Il percorso di questa cresta è di un interesse veramente incredibile; è una scalata che, senza essere difficile, è bellissima; e non mi illudo che avrà sempre la preferenza sulla sua vicina. A metà circa della salita vi è anche un passo che richiede l’aiuto delle spalle; insomma, ciò che si dice una bella salita. Questa volta la vetta ci accoglie benevolmente e possiamo scambiare i saluti colla carovana sociale che sale al Rifugio Aronte.[5]

Quèsta conclude paragonando le Alpi con le Apuane e con l’elogio del Sella riportato in epigrafe. Poi termina così:la cresta dell’Alto di Sella dalla Focetta dell’Acqua Fredda

non mi faccio quindi illusioni sul suo avvenire [del Sella ndR], e sono certo che a questo modesto monte sarà sempre riservata una vita quieta; forse qualche cavatore potrà spingersi lassù obbligatovi dai suoi lavori, ma dall’alpinista diretto ai più elevati gioghi della Tambura e del Cavallo sarà sempre negletto. È, del resto, la sorte che tocca agli umili.

INTORNO AL MONTE

Cava dei Bagnoli

Questa cava, ormai dismessa, prende il nome dal luogo in cui è situata, essa costituisce un bel esemplare di archeologia marmifera nella montagna massese. Il toponimo monte Bagnoli si trova in piante del 1800 ad indicare una delle cime del Sella. La cava si trova a 1610 metri ed il suo piazzale si raggiunge agevolmente con il sentiero 160 che, in parte, segue la vecchia via di lizza. Presso la cava un vecchio ravaneto. Il piazzale è molto panoramico e disseminato di blocchi di marmo, tra cui una carica pronta per essere lizzata sulla sua slitta di legno. Dalla cava basta salire un canale e si perviene alla cresta del Sella.

Cava delle Gruzze[6]

Si trova a circa 1550 metri. Il termine Cruze, usando nelle cartine IGM ed in alcune guide è da intendersi come italianizzazione di un termine dialettale che, secondo noi, è preferibile. Inoltre poi si è diffuso il termine Cave Cruze per denominare tutte le diverse cave della zona sud-ovest dell’Alto di Sella. In realtà la vera cava delle Gruzze è di limitate dimensioni e si trova, in salita, poco prima del cisternone metallico ben visibile anche da lontano. La cava fu dismessa per la difficoltà di portare a valle il marmo. Nel 1931-32 fu poi costruito un sistema di lizzatura meccanica che non riuscì a rivitalizzare più di tanto l’attività estrattiva, la crisi economica e la guerra portarono all’abbandono completo delle cave dell’Alto di Sella.

Cava Ronchieri

Si trova a 1580 metri sulle pendici del monte Sella. Nel catasto di Massa, nel cui comune si trova, è denominata cava 141 di Piastreta. In passato la cava era proprietà dell’ingegnere inglese Charles Denham costretto a lasciare la concessione nel 1936 come conseguenza delle sanzioni imposte all’Italia per la guerra d’Etiopia. Denham creò la famosa monorotaia omonima. Nel 1959 la cava fu rilevata dal massese Ezio Ronchieri che ripristinò la monorotaia dal 1962 al 1975 quando la strada marmifera di Arni (costruita dal 1972 al 1976) rese inutile questo tipo di trasporto del marmo. La cava si sviluppa in galleria con scarso impatto ambientale poco sotto la vetta del monte, un camminamento interno porta alle antiche cave Bagnoli ed alla vetta del monte. Bellissima la vista che si gode su Piastreta ed il sottostante percorso della monorotaia. Il marmo della cava è molto apprezzato per la sua compattezza. Si perviene facilmente alla cava con il sentiero 31 e poi con il tratto che da Passo Sella porta alla galleria ed alla strada panoramica sul versante a mare. Altrimenti seguendo la monorotaia Denham con percorso un po’ difficile nella parte finale dove la via di lizza è scomparsa.

Focetta dell’Acqua Freddadalla via di lizza delle Gruzze l’edificio della cava omonima e sopra la Focetta, sullo sfondo il monte Focoletta

Sella roccioso tra l’Alto di Sella ed il Monte Focoletta a 1600 metri. Pochi metri sotto (1562m) c’è una vecchia costruzione che serviva da edificio di servizio delle vicine cave omonime. Alla Focetta arriva il sentiero 165 e la stessa è attraversata dal sentiero attrezzato Vecchiacchi dal Passo di Sella per quello della Tambura. Inoltre il sentiero 164 porta al sottostante rifugio dei Campaniletti con un tratto iniziale attrezzato con corda metallica. Questo valico tra Garfagnana e Massa è sempre stato disagevole e gli è stato preferito quello della Tambura, come fece Vandelli nel costruire l’omonima strada. È valico per pastori ed animali più che per viandanti. Sotto al passo della Tambura in direzione Arnétola c’è un ripiano erboso con una Fonte chiamato Aqui Freddi. Forse c’è un legame tra i due luoghi.

Passo di Sella

Anche Passo Sella. È un passo erboso, un po’ appenninico, tra le valli di Arni e quella di Arnetola a 1500 metri. Esso è importante nodo di sentieri. Qua arriva il 31 da Arni che poi scende ad Arnetola, ancora da Arni, passando dal Passo di Fiocca, arriva il sentiero 144, dal passo del Vestito arriva il sentiero 150 ed infine qua inizia il sentiero attrezzato Vecchiacchi per la Focetta dell’Acqua Fredda, attualmente non percorribile. Inoltre una deviazione del 31 porta alla cava Ronchieri.il Passo, a sx la marmifera per le cave Ronchieri Sono presenti un crocifisso ligneo, varie lapidi commemorative ed i resti di una maestà ormai diruta. La lapide più vecchia ricorda la morte nel 1951 di due studenti liceali di Viareggio (Fabio Mari e Franco Andrei) caduti sull’Alto di Sella.

Piastreta

È la grande lastronata marmorea che scende dalla vetta del Sella fino al canale della Piastrella (ca 1200 m). Alle sue pendici furono aperte le prime cave del Sella. In seguito ne furono aperte di più alte come la cava Denham, poi Ronchieri a quota 1580 e le cave Bagnoli (1610 m) nei pressi del Canale della Neve.

Renara

Si chiama così il ramo della valle del Frigido che si stacca all’altezza dell’abitato di Gronda, nel comune di Massa. Alla fine della strada asfaltata c’è una vecchia cava di dolomia e postazioni per la balneazione fluviale sul canale di Renara, tributario di quello di Resceto e quindi del Frigido. È zona disabitata da cui passava un sentiero per il passo del Vestito e la Garfagnana, sentiero difficile ed ancora oggi poco frequentato. La vera e propria Renara (310 m), è caratterizzata da vecchie cave, da una costruzione legata ad esse e da una baracca con copertura in lamiera dove lavora il pastore di capre Rolando da Forno, giovane distinto, che possiede un bel gregge. Presso la costruzione in muratura troviamo chiare indicazioni del sentiero 162, segnato, per il Fosso del Vestito ed il canale dell’Usciolo. In realtà questo sentiero conduce a Casa Bonotti e qua si biforca. La deviazione numerata 162 si dirige, verso destra, al Passo del Vestito, mentre quella non numerata va alla Cava Chiesa del Diavolo e da qua mediante il canale dell’Usciolo si porta ancora alla cresta del Vestito. A sinistra invece, per itinerario non segnato, ma chiarissimo nel suo svolgimento, un sentiero, o meglio una via di lizza porta al Canale della Buchetta o del Pianel Soprano e al Fosso del Chiasso e quindi alla monorotaia Denham, come è indicato su un blocco di marmo. Nei pressi si trova l’ingresso della Buca di Renara, grotta di un certo interesse speleologico. Da qualche anno un gruppo di volonterosi allestisce in zona un interessante presepe.

Rifugio Livorno

Questo rifugio ha una storia molto effimera. La sezione Cai di Livorno decise di costruire un rifugio sulle Alpi Apuane. La zona scelta fu il Passo di Sella tra il Sella ed il Fiocca. Il rifugio era un prefabbricato in profilati e lamiere stampate in ferro (come il rifugio Garnerone del Cai di Carrara inaugurato nello stesso anno). L’impresa fu agevolata dall’impiego di elicotteri messi a disposizione gratuitamente dal Comando Usa Setaf. L’inaugurazione avvenne il 28 luglio 1963 e la struttura che, inizialmente, doveva essere intitolata alla città, fu dedicata alla memoria di Francesco Cei, presidente della sezione e promotore dell’iniziativa da poco scomparso. In realtà il rifugio non era completo sia all’interno che, soprattutto all’esterno: infatti mancavano opere di ancoraggio indispensabili in caso di venti molto violenti. Purtroppo una violentissima tempesta nella notte tra il 17 ed il 18 agosto dello stesso anno lo distrusse, la sezione per un certo tempo pensò di ricostruirlo, ma poi abbandonò definitivamente il progetto. La sezione Cai di Sarzana pensò di costruire il suo rifugio nello stesso posto, ma il Cai di Livorno non gli diede il permesso e quindi decise di costruirlo presso il monte Acuto nell’Appennino.

Sentiero attrezzato Vecchiacchi

Questo sentiero fu allestito tra il 1976 e 1977 dal Cai di Lucca che lo intitolò a Francesco Vecchiacchi (1902 Filicaia di Camporgiano – 1955 Milano), fisico specializzato in elettrotecnica ed onde radio e grande appassionato di montagna, in particolare delle Apuane. Il sentiero attrezzato, impropriamente chiamato anche ferrata, unisce direttamente il Passo di Sella con quello della Tambura seguendo il versante orientale della cresta di Sella, il terreno è a tratti infido ed esposto ed è reso sicuro dalla presenza di circa 1500 metri di cavo metallico e da alcuni scalini scavati nella roccia. Da qualche anno (dal 2005) il sentiero è considerato non percorribile poiché alcuni tratti sono danneggiati dalle frequenti scariche di sassi ed il cavo metallico non dà più sicurezza. Dal momento che il ghiaccio e l’acqua rendono il terreno insicuro è improbabile che la ferrata sia ripristinata. Essa era segnato con segni gialli, ormai stinti e riceve da destra il sentiero 146, poco prima della Focetta dell’Acqua Fredda. Da esso si può salire alle vette del monte Sella.

Valle di Arnétola

È la valle di origine glaciale che si apre dopo aver superato l’abitato di Vagli di Sopra, compresa tra i contrafforti della Roccandagia, della Tambura e del Monte Sella ad occidente e gli ultimi rilievi boscosi del gruppo del Monte Fiocca, cioè il monte Croce ed il Monte Pallerina ad oriente. In testa abbiamo il Passo di Sella. È una zona in cui l’escavazione del marmo è iniziata tardi, alla fine del 1800, ma ha profondamente sconvolto l’originale fisionomia. Oggi sono attive numerose cave tra cui di particolare imponenza è quella del monte Pallerina, mentre altre sono ormai inattive. La valle è percorsa dal Fosso della Tambura e da suoi tributari, il fosso poi va a confluire nell’Edron che forma il lago artificale di Vagli. La zona è particolarmente ricca di abissi di interesse speleologico, tanto da essere considerata quella con la maggior densità di abissi in Italia e forse in Europa. In una rete di fratture sotterranee scorrono le acque assenti in superficie sia nel Fosso della Tambura che in quello di Ripanaia, esse probabilemente risorgono nel Lago di Vagli. L’attività speleologica, iniziata negli anni ‘60 del XX secolo ebbe particolare sviluppo nel decennio successivo. Tra i numerosi abissi ricordiamo i principali: abisso Attilio Guaglio (-650 metri); abisso Eunice (-650 metri); abisso Francesco Simi (-690 metri); abisso dello Gnomo (-925 metri); abisso Oriano Coltelli (-730 metri). Nella valle di Arnétola passava la via Vandelli che oggi, nella parte più bassa, è asfaltata ed è percorsa dalla marmifera. La parte alta della valle è percorsa dal sentiero 31 per il passo di Sella che segue una antica mulattiera che percorre i boschi del versante nord-est del Sella per poi dirigersi verso Arni.

Via di lizza dei Bagnoli

È, in assoluto, la via di lizza che affronta il maggior dislivello nei bacini massesi: dai 1610 metri della cava ai 310 di Renara, quindi 1300 metri, con dislivelli medi sopra il 50% e del 70% nella prima parte. Dalla cava scende verso la Focola del Vento, un po’ sopra la quale giunge un breve tratto da una cava vicina a quota 1470. Presso la Focola la via si biforca, ma i due rami percorrono entrambi il fosso del Chiasso e si ricongiungono a 1100 metri per poi confluire poco sotto nel percorso della monorotaia Denham. Originariamente però essa poi continuava mantenendosi a sinistra del tracciato attuale della Denham nel Fosso del Chiasso che andava ad incontrare a 730 metri. Esiste una variante che si dirige a destra verso il Canale della Neve per un orrido canalone e che si congiunge con la via della lizza delle Gruzze a circa 1000 metri di quota. Questa variante presto sostituì il percorso per il Chiasso. Attualmente rimangono pochi tratti ancora in buone condizioni e su di essi passa il sentiero 160 per il monte Sella.

Via di lizza delle Gruzze

Dobbiamo distinguere il primo tratto che costeggia la cresta dell’Alto di Sella in cui essa è praticamente incisa, il piano inclinato che scende a sinistra, la via di lizza che scende a destra. Detta anche via di lizza di Niloli. Il punto più alto sono le cave della Focetta dell’Acqua Fredda a 1600 metri, l’estensione è circa 2890 metri ed il dislivello 1105. Il primo tratto taglia il versante sud-ovest dell’Alto di Sella per poi scendere alla Selvarella (1300 metri), questo è il tratto più spettacolare ed in certe parti molto ben conservato.Da qua si diparte, a destra, il ramo antico della via di lizza lungo il canale delle Gruzze ad aggirare lo sperone della Selvarella fino ad incontrare il piano inclinato a quota 970 metri circa nei pressi della fonte, il tratto, in pessimo stato di conservazione, è oggi percorso dal sentiero 164. Invece il piano inclinato si sviluppa a sinistra dello Sperone ed era servito da un sistema di lizzatura meccanica “va e vieni” i cui motori erano nella casa della Selvarella. In certi tratti la pendenza supera anche il 70% ed il percorso segue il canale della neve ed è in cattivo stato di conservazione a parte brevi tratti, la via poi raccoglieva un tratto proveniente dai Bagnoli, sotto la confluenza del tratto di destra, per poi scendere e superare il canale della neve sullo splendido Ponte del Pisciarotto e continuare, in cattivo stato di conservazione, con innesti di altre vie di lizza fino al paese. Il materiale metallico dell’impianto è stato completamente asportato anche se qualche putrella arrugginita si trova dispersa lungo il tragitto.

SENTIERI

Sentiero 31

Azzano (452m) - Foce del Giardino (1022m) – Cervaiole - Strada marmifera per le cave del Fondone - Arni (916m) innesto 144 -Strada Marmifera per il Passo Sella - Passo di Sella (1500m) – Arnétola (ca 900m). Il collegamento tra le Cervaiole e la zona presso il monte Altissimo è difficoltoso. La marmifera per il passo Sella, destinata in realtà alle cave Ronchieri, costruita negli anni ’70 è diventata il vecchio sentiero 31, che in buona parte ha ricalcato. In passato l’ultimo tratto rappresentava il collegamento da Vagli ad Arni. Dalla curva prima della galleria per Arni seguiamo una via di cava ripida ed ormai inerbita che porta alla Madonna del Cavatore, poi alle case Giannelli ed al Rifugio Puliti da cui scendiamo verso il parcheggio e la strada. Dal parcheggio all’ingresso di Arni il sentiero diventa la marmifera per le cave della zona, quasi tutte abbandonate. Superiamo una sbarra metallica e saliamo sempre ripidamente fino al Passo Sella. Si superano piazzali di cava, edifici abbandonati ed il bivio per la Cava Faniello. Ai lati del sentiero la cresta del Macina da una parte e le pendici del Fiocca dall’altra. Il sentiero arriva al passo di Sella dal quale la marmifera prosegue per le cave Ronchieri. Il tratto finale è una bella mulattiera che passa per boschi alla base del versante orientale del Sella.

Sentiero 146

Arnétola (ca 900m) – raccordo Vecchiacchi – Focetta dell’Acqua Fredda (1600m). Ripido sentiero che porta alla cresta del Sella. Poi continua fino al passo della Tambura con un tratto attrezzato con corda metallica.

Seentiero 160

Canale della Neve (ca 1000m)- Focola del Vento (1358) – Cava Bagnoli (1610m) – Monte Sella (1739m). Il sentiero sale subito in maniera decisa con ripidi zig-zag tra rari alberi e paleo poi trova sulla destra un orrido canalone sovrastato da una catena rocciosa che lo accompagna fino in alto, in questo canale scendeva a precipizio un ramo di via di lizza che proveniva dalla cava Bagnoli per collegarsi in basso con quella che proviene dalle cave Gruzze. La salita si fa più difficoltosa, tra sfasciumi, paleo e terriccio, un po’ insidiosa quando il terreno è umido. Dopo alcuni alberi ed un piccolo bosco il sentiero arriva su una cresta rocciosa che scende dalla Focola del Vento, adesso il panorama si apre ed in basso c’è il fosso del Chiasso che scende verso la monorotaia Denham e qua passava un altro ramo della via di lizza dei Bagnoli. Ora per roccette ed un tratto di via di Lizza si perviene alla Focola del Vento, molto panoramica e sempre per via di lizza presso la cava di quota 1470 da cui il sentiero comincia ad inerpicarsi per la parte del Sella fino alla cava Bagnoli, preceduta da un piccolo ravaneto. L’ultimo tratto risale un ripido valloncello per portarsi alla cresta del Sella: a destra la vetta sud e a destra la nord. Sentiero faticoso ed impegnativo in particolare in discesa.

Sentiero 164

Quota 970 m sul Canale della Neve - Fosso dei Campaniletti - Rifugio Conti (1422m) - Focetta dell'Acqua Fredda (1600m). Il sentiero segue la sinistra orografica del canale dei Campaniletti, nella parte alta Canale delle Gruzze, ed in parte ricalca il vecchio tracciato della via di lizza delle Gruzze. Da fare con attenzione, il tratto prima della Focetta è attrezzato con cavo metallico.

Sentiero 165dal monte Pelato: a sx la Tambura e a dx il Fiocca. In primo piano il Sella che prosegue a destra con il Macina, il versante bianco è la zona di Piastreta sotto la cava Ronchieri.

Resceto (485m) - Canale dei Vernacchi – raccordo 164 (970m) - raccordo 160 (1010m) - Canale della Neve (ca 1000m) - La Selvarella (ca 1300m) - Cava Gruzze - Focetta dell’Acqua Fredda (1600m). Il sentiero segue in parte antiche vie di lizza. Il primo tratto segue il canale dei Vernacchi (nella cartina IGM chiamato dei Piastriccioni) superando ovili, una captazione d’acqua e l’imponente ponte del Pisciarotto. Poi sale ripidamente per poi deviare a destra per un tratto scalinato e ripido che porta su un crinale che costeggia il Canale della Neve, supera due ponti distrutti ed arriva ad una fonte presso cui inizia il sentiero 164. Poco dopo il secondo bivio con il 160 ed il sentiero adesso sale ripidamente tra rocce e paleo, incontra parti conservate della via di lizza per poi entrare in un boschetto con due brevi tratti attrezzati con cavi d’acciaio. Poi segue il bosco della Selvarella con la relativa casa (1355m) situata in un ripiano panoramico addossato alle ripide e lisce pareti dell’Alto di Sella. A questa segue il tratto finale e meglio conservato della via di lizza, il primo tratto è diritto verso il monte per poi curvare a sinistra per mantenersi poi intagliata nelle piastre marmoree dell’Alto di Sella. La via supera la cava delle Gruzze, una cisterna arrugginita, la cava della Focetta ed infine arriva ad un edificio di servizio delle cave che si trova a dominare la sottostante zona dei Campaniletti con il relativo rifugio dal quale in pochi minuta arriva alla Focetta.

ITINERARI RELATIVI AL MONTE SELLA:

note

1 Vedi l’articolo ad essa dedicato in questa rubrica.

2 Ingegnere fiorentino-milanese al quale si deve la prima ascensione documentata del monte Procinto. Bruni divenne un grande estimatore della zona che promosse dal punto di vista alpinistico e turistico. Tra l’altro promosse la costruzione del sentiero a lui dedicato, dall’Alpe della Grotta al Callare del Matanna e la famosa ferrata che divenne operativa nel 1893 a cura del Cai di Firenze.

3 Aristide BRUNI, Ascnsioni invernali nelle Alpi Apuane, rubrica: Note Alpine, Rivista Alpina Italiana, vol. III, n° 6, 30 giugno 1884. Lo scritto intero si trova in: Carlo MARIANI, L’ombrello di Freshfield. Relazioni di viaggio e storia dell’esplorazione nelle Alpi Apuane (1865-1905), Giardini Editori e stampatori, Pisa, 1986.

4 Emilio Quèsta (1878 -1906) alpinista genovese grande estimatore delle alpi Apuane a lui si deve la prima scalata della Punta omonima insieme a Bartolomeo Figari, ma scalò in prima assoluta diverse cime tra cui il monte Contrario e l’Alto di Sella. Morì in montagna l’8 settembre 1906 all’Aiguille Centrale d’Arves. Insieme a Lorenzo Bozano e Gaetano Rovereto fu autore della prima Guida delle Alpi Apuane pubblicata nel 1905 dalla sezione ligure del Cai.

5 Emilio QUÈSTA, Nelle Alpi Apuane (L’Alto di Sella), Rivista Mensile del CAI, vol. XXIII, n° 10, 1904, pag. 361-367. Lo scritto intero si trova in: Carlo MARIANI, opera citata.

6 Si rimanda anche all’omonimo articolo di questa rubrica.

 

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LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri