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f.f.) il monte Corchia è molto panoramico sulla Pania della Croce e deve la sua fama all’omonimo antro causa di polemiche ed aspre battaglie, non solo verbali, tra gli speleologi ed i lavoratori delle cave che si sono concluse con l’apertura della grotta turistica. Il monte è molto bello, ma anche molto impegnativo e pericoloso con il ghiaccio invernale[1]. MONTE CORCHIA È alto 1677 metri e si trova interamente nel territorio del Comune di Stazzema. È detto anche la montagna vuota a causa del sottostante complesso ipogeo. Possiede un’antecima ovest ben evidente ed alta 1630 metri collegata alla vetta principale da una cresta rocciosa. Visto dalla zona del passo di Croce appare imponente con le Torri nel versante sud-ovest ed i Torrioni verso il passo di Croce. Dalla Foce di Mosceta appare come montagna uniforme e tranquilla. Il versante settentrionale è boscoso e degrada verso i prati del Puntato. Vi si accede facilmente dal Rifugio Del Freo con sentiero segnato e da Passo di Croce mediante la strada di cava oppure con il canale del Pirosetto. È facile salire anche da Fociomboli per le cave del Retro-Corchia. La vetta, priva di croci, è notevole punto panoramico sulle Apuane settentrionali e la vicina zona dell’Altissimo, Fiocca, Sumbra e Freddone e sulle Apuane meridionali. Sul monte Corchia è attiva la cava dei Tavolini causa di polemiche tra i cavatori locali e gli speleologi e naturalisti: indubbiamente la cava ha alterato ormai completamente la fisionomia del monte. Un’altra cava detta del Retro-Corchia, situata nel versante nord, ha funzionato pochissimo tempo devastando a sua volta il versante settentrionale. I VERSANTI DEL MONTE
COME SI SALE
TRAVERSATA ANELLO Sono possibili diversi anelli combinando le varie vie di salita descritte sopra. Da passo di Croce per la marmifera fino alla sella o per il Pirosetto, la discesa avviene per la sud-est fino al Rifugio e con il sentiero 129 si arriva a Fociomboli e con l’11 si torna al Passo di Croce. Da Fociomboli per la marmifera del Retro-Corchia alla sella e discesa come l’itinerario precedente. LA VETTA La vetta è molto ampia ed è indicata da un ometto con una scritta nera sulla roccia. Dalla vetta il panorama si apre sulle Apuane Meridionali tra cui spicca la Pania della Croce in tutta la sua imponenza. Ben visibili anche le Apuane Settentrionali e Centrali, in particolare il Fiocca, il Sumbra, l’Altissimo ed il Freddone. Bella la vista sul mare e la Versilia e sulla Garfagnana e l’Appennino. STORIE E LEGGENDE Le leggende principali si raccontano nella zona di Levigliani su cui il monte incombe con la sua massa imponente. Per le leggende rimando a Fantozzi[2] che parla dell’Omo Selvatico personaggio strano e misantropo che vive nei boschi e nelle grotte ed è in grado di fornire notevoli conoscenze all’uomo “civilizzato”. Di personaggi del genere si tratta ampiamente in varie zone delle Apuane. INTORNO AL MONTE Antecima Ovest del Corchia Quota 1632. Dista circa 500 metri dalla vetta principale ed a pochi metri ha una vetta minore di 1627 metri. Vi si accede passando dal canale del Pirosetto, oppure dalla cava dei Tavolini o ancora dalla cave del retro-Corchia passando da Fociomboli. Molto panoramica come la vetta principale. Antro e Complesso del Corchia Il monte Corchia ospita il sistema carsico più vasto esistente in Italia (complesso del monte Corchia), attualmente lo sviluppo totale delle gallerie supera i 60 km con dislivelli che arrivano a 1215 metri. La prima grotta fu scoperta nel 1840 da Emilio Simi di Levigliani, imprenditore del marmo, e fu chiamata Buca Ventajola, oggi conosciuta come Buca di Eolo. Da allora ed in particolare nella seconda metà del 1900 furono individuate ed esplorate molte altre cavità e fu verificato che erano tutte tra loro collegate: l’Abisso Fighiera, l’Abisso Farolfi, l’Abisso Valinor e la Buca d’Eolo. Molto probabilmente è collegato anche l’Abisso Baader-Meinhof o Buca della Mamma Emma e le nuove esplorazioni dovrebbero aumentare lo sviluppo del complesso carsico. Le acque che penetrano nella montagna vanno a confluire in un fiume sotterraneo (detto fiume Vidal) che passa sotto il rifugio Del Freo e va ad alimentare il canal Deglio di Cardoso. È chiamato invece Antro del Corchia la parte visitabile turisticamente di queste grotte. L’ingresso (850 m) si trova a 2 km da Levigliani, lungo la marmifera che è stata asfaltata nel 2008, ed è raggiungibile con bus navetta. Dopo una lunga serie di polemiche tra la comunità locale e gli ambientalisti, culminate con l’incendio doloso del bivacco Lusa-Lanzoni nel 1994, l’apertura dell’Antro ed il suo utilizzo turistico portarono la pace. Utilizzando un assaggio di cava situato alla base delle Voltoline è stata creata una galleria artificiale di 169 metri, in leggera salita (19 metri) con tre sistemi di porte per limitare gli scambi di aria con l’esterno, questa galleria fu inaugurata il 10 luglio 1999. La galleria si innesta con l’Antro presso la Galleria Franosa. La grotta è stata attrezzata a basso impatto ambientale, con uso limitato della luce, mediante passerelle, ponti, rampe in acciaio che evitano il contatto con la superficie. Lo sviluppo della parte visitabile è 646 metri e si visitano in successione: la Galleria Franosa, la Galleria degli Inglesi, la Galleria del Venerdì con il Laghetto del Venerdì, la Foresta Pietrificata e la Galleria delle Stalattiti, la grotta è ricca di concrezioni ancora attive. Fu inaugurata al pubblico il 4 agosto 2001. Bivacco Lusa-Lanzoni Situato come un nido d’aquila poco distante dalla cima del monte Corchia a quota circa 1630 metri. Era una baracca a struttura metallica destinata a dar riparo agli speleologi in visita al vicino Abisso Fighiera. Fu costruita nel 1978 come “capanna speleologica” dalla sezione speleo di Faenza (RA). Progettata e costruita interamente a Faenza poi montata in loco con l’aiuto di diversi altri gruppi speleo. Dedicata alla memoria di Antonio Lusa di Faenza, morto nel 1977 e di Ennio Lanzoni di Imola, morto nel 1976. Fu bruciata nel 1994 dopo la chiusura temporanea delle cave dei Tavolini da parte della magistratura nell’aprile dello stesso anno, nell’ambito della “guerra” tra cavatori e speleologi, dell’atto furono sospettati i cavatori del vicino paese di Levigliani. Non fu più ricostruita. Canale del Pirosetto È il canale tra il terzo ed il quarto torrione del Monte Corchia e porta dalla base dei torrioni stessi ai pendii dell’antecima ovest del monte. È di facile salita in un ambiente selvaggio ricco di guglie e pinnacoli, all’inizio c’è un breve e facile camino che si risale in 5 minuti. Vi si accede dalla marmifera per la cava dei Tavolini, dal passo di Croce, cinquanta metri dalla prima galleria bisogna seguire gli stinti segni blu, ma la traccia del sentiero è ben marcata ed i segni in alto sono più evidenti. Cave del Retro-Corchia Le cave di retro-Corchia sono ormai inattive e testimoniano una dissennata politica di sfruttamento del territorio apuano. Esse sono rimaste attive per pochissimo tempo, ma sufficiente a deturpare l'intero versante nord del monte. Si perviene ad esse per la marmifera che inizia a Fociomboli. Cava dei Tavolini È una delle cave più contestate delle Apuane, ben visibile anche dalla costa a quota circa 1327 metri. Essa ha attaccato in maniera massiccia la zona tra il crinale del monte Corchia e la sua antecima ovest fino a circa 1600 metri. Fu a lungo motivo di attrito tra gli speleologi ed i cavatori fino alla temporanea chiusura disposta dalla magistratura nel 1884 che, come ritorsione, portò alla distruzione del bivacco Lusa-Lanzoni. Si perviene alla cava per la marmifera dal Passo di Croce, molto spettacolare, essa costeggia i Torrioni del passo e si apre in bellissimi panorami sul mare e le Apuane settentrionali. Foce di Mosceta È il largo valico a 1170 metri tra il Monte Corchia e la Pania della Croce. Qua si trova una maestà con una serie di lapidi per i caduti in montagna e sul lavoro ed un cippo commemorativo dei partigiani caduti per la libertà. È importantissimo nodo di sentieri e punto di partenza di moltissime escursioni. Si arriva alla foce da moltissimi paesi nei dintorni con lieve fatica. Da Retignano il sentiero 123 va a confluire con il 122 da Pruno, da Levigliani per via di cava e per le Voltoline (sentiero 9), questi tre itinerari convergono nel passo dell’Alpino da cui in breve si raggiunge Mosceta. Da Fociomboli arriva il 129, da Cardoso il 7 poi 124, da Foce di Valli il 125. Inoltre ancora il 9 che proviene da Isola Santa ed il 128 per il Puntato, presso il vicino Rifugio del Freo. Dalla foce parte la via normale per la Pania: il sentiero 126. Fociomboli Valico tra la quota 1461 metri del monte Corchia ed il monte Freddone, a quota 1270 metri, corrisponde alla testata del Canale delle Fredde. Esso è attraversato dalla mulattiera che congiunge il Passo di Croce con il Puntato e il Col di Favilla, che corrisponde al sentiero 11. Da qua passa poi il sentiero 129 che unisce Mosceta alla strada del Cipollaio (ponte dei Merletti), passando per Campanìce. Parte di questo sentiero segue una marmifera per le dismesse cave del retro-Corchia. La zona di Fociomboli è importante dal punto di vista botanico specialmente per il vicino Padule o Torbiera di Fociomboli, ricco di rare orchidee. Guglia di Piatreto Si trova sul versante sud del monte in posizione orientale, è alta circa 1300 metri ed è interessante per i rocciatori. Si giunge alla sua base dalle cave dell’antro del Corchia o da Levigliani. Passo di Croce Si trova a quota 1160 metri. È un ripiano erboso che dai Torrioni del Corchia cala verso il passo dei Fordazzani, da esso si gode una splendida vista sulle Apuane settentrionali: Sagro, Pizzo, Pisanino, Tambura ed Sella e, in primo piano, sulle Apuane centrali: Altissimo, Macina, Fiocca, Sumbra, e Freddone, inoltre la visuale comprende tutta la costa dalla Spezia fino alla Versilia ed alle isole nelle belle giornate. A livello della maestà, alla fine della strada asfaltata, una palina indica il sentiero 10 per il passo dei Fordazzani da cui il bivio per il 141 per le Cervaiole ed il 10 per Campanice e, dopo pochi metri, c’è un monumento marmoreo del 2000 dedicato agli ideatori della strada per Fociomboli. Questi erano due frati professori di Terrinca, Cesare Coppedè e Gustavo Cocci, il primo si interessò del tratto fino al Passo, il secondo di quello per Fociomboli. La strada in questione si biforca subito: a destra (segnavia 11) continua per Fociomboli, a sinistra la strada, chiusa da una sbarra, sale per la cava dei Tavolini del monte Corchia, in alternativa sulla destra della sbarra sale un sentiero segnato di rosso, ma non numerato, che porta ad un pannello verde sulla via di cava dei Tavolini. Padule di Fociomboli Detto anche Torbiera di Fociomboli. È una vasta conca acquitrinosa di circa un ettaro ai piedi del versante settentrionale del Monte Corchia. È circondata dal bosco ed è percorsa da ruscelli che scendono dal monte, il fondo della conca è impermeabile. Il padule è un laghetto di origine glaciale ricco di rare specie botaniche per lo più neutrofile o basofile poiché le acque calcaree che alimentano la torbiera neutralizzano l’acidità della stessa. È di grande interesse botanico e meriterebbe sicuramente una tutela maggiore. Puntato Si trova alla base del versante settentrionale del Corchia e consiste in una conca prativa tra i 1000 ed i 1100 metri di quota a cui arrivano i sentieri 11 da Fociomboli ed il 128 da Tre Fiumi per il Rifugio Del Freo. La conca è circondata dal Corchia, dal Freddone e dalla Pania della Croce con il ben evidente Pizzo delle Saette. Il Puntato era un alpeggio per i pastori della comunità di Terrinca ed esistono in zona vecchi casolari ed anche una chiesetta che sono stati ristrutturati. Alcuni casolari sono adibiti all’accoglienza di escursionisti e gitanti con posti letto e cucine: la Baita “Il Robbio” che è una piccola azienda agricola, la Baita “Ciampi” ed il Rifugio “La Quiete”. La chiesa è dedicata alla SS Trinità e risale al 1679, vicino c’era una maestà più antica fatta edificare per sua devozione da Francesco Bacchelli con icona marmorea dedicata alla Madona del Rosario col Bambino e S. Giovani Battista. Dopo lo smantellamento della maestà l’icona fu murata sul muro della chiesa e rubata nel 1973. Rifugio Del Freo È situato presso la Foce di Mosceta a quota 1180 metri alle pendici del monte Corchia in posizione molto panoramica, dominato dalla mole della Pania della Croce. Esso sostituì il precedente rifugio in località “alle Caselle” inadeguato per le esigenze dell’escursionismo e dell’alpinismo apuano. È di proprietà della sezione del Cai di Viareggio. Fu inaugurato il 28 maggio 1950 alla presenza di Bartolomeo Figari, allora presidente nazionale del Cai. Inizialmente denominata Pietrapana (dal nome che Dante aveva dato alla Pania vedi Inferno canto XXXII versetto 29), nel 1970 fu dedicato alla memoria del professor Giuseppe Del Freo (1897-1969), prima insegnante di storia e filosofia e poi preside del Liceo Classico “Carducci” di Viareggio. Egli fu un amante della montagna ed a lungo presidente della locale sezione del Cai e molto si diede da fare per l’erezione del rifugio stesso. Il rifugio nella sua storia subì numerosi rifacimenti ed ampliamenti e l’8 dicembre 1998 fu nuovamente inaugurato nella sua veste attuale. Con la vicina foce di Mosceta rappresenta il principale nodo di sentieri delle Apuane meridionali. Accessibile facilmente da Levigliani, Pruno, Cardoso, Isola Santa (vedi Foce di Mosceta). Tana dell’Uomo Selvatico Localmente Tana dell’Omo Salvatico. Situata nel comune di Stazzema a dieci minuti dal rifugio Del Freo lungo il sentiero 128 per il Puntato e Colle di Favilla, sulla sinistra del Canale delle Verghe. L’ingresso è a 1150 metri, la profondità è 281 metri e lo sviluppo spaziale circa 1400. La grotta era conosciuta dai valligiani da tempo immemorabile e su di esso avevano creato leggende paurose. La prima discesa, di poche decine di metri risale al 1912, una successiva nel 1923 si spinse più avanti, ma solo nel periodo 1929-1930 una spedizione del GSF percorse la grotta per intero. L’ingresso è un inghiottitoio di dimensioni imponenti nel quale si perde un piccolo corso d’acqua che scende dal Corchia, la grotta consiste in una serie di gallerie e di pozzi. Il nome deriva da una figura molto diffusa nel folklore locale ed in generale in tutto il mondo. Peloso, mostruoso, selvaggio ed abitatore di caverne l’homo selvaticus è un mito che nasce con l’umanità: è il passato ancestrale che non si può dimenticare. Ad esso si guarda da una parte con nostalgia per quello che si è perduto e dall’altra con disprezzo e senso di superiorità per la civiltà che pensiamo di aver acquisito. Quindi si guarda ad esso con un misto di paura e di ammirazione ed egli stesso acquista sia valenze positive che negative nell’immaginario collettivo. Le leggende locali dicono che egli insegnasse ai pastori come utilizzare il latte per fare formaggio e ricotta, ma poi infastidito dalle loro ulteriori richieste se ne tornasse nelle sue grotte. Comunque altre versioni lo considerano come un essere pericoloso che si aggira per le selve da cui esce per rapire le fanciulle ed è dedito a riti sanguinari e pagani. Torre del Corchia Si trova nel versante sud ed è la più occidentale delle Torri del monte stesso. È alta 1422 metri ed ha interesse per i rocciatori. Presso la torre passa la marmifera per la cava dei Tavolini. Torre occidentale di Piatreto Si trova sul versante sud del monte, è alta 1226 metri e si trovano più ad occidente della Guglia omonima ed ha interesse per i rocciatori. Si giunge alla sua base dalle cave dell’antro del Corchia o da Levigliani. Torrioni del Passo di Croce Chiamati anche Torrioni del Corchia. Visti da lontano hanno un aspetto dolomitico, a monte si collegano con scarsi dislivelli all’antecima Ovest del Corchia mentre dal basso presentano difficoltà alpinistiche. Interessanti anche i canali che li separano tra cui quello del Pirosetto tra il terzo ed il quarto. SENTIERI Sentiero 9 Levigliani (582m) – ingresso Antro del Corchia (850m) - le Voltoline - Passo dell'Alpino (1080m) innesto 122 - Foce di Mosceta (1170m) innesto 129, 124, 125 – innesto 127 – innesto 11 - Col di Favilla (938m) - Isola Santa (550m). Il tratto fino alle Voltoline è oggi una strada marmifera, asfaltata nel 2008, che ha distrutto la vecchia mulattiera. Le voltoline sono molto caratteristiche per i loro ripidi tornanti, dopo il passo dell’Alpino il sentiero sale, per rocce scalinate, un breve tratto conosciuto per le numerose lapidi che, in passato, hanno dato origini a polemiche, fino ad una maestà dalla quale iniziamo ad ammirare la mole imponente della Pania. Il sentiero continua ameno a mezza costa ed in pochi minuti entra in un’abetaia da cui esce alla Foce di Mosceta. Poi segue la discesa amena nel bosco fino ad Isola Santa. Da aggiungere che dal 20 luglio 2007 è stato aperto al traffico privato il tratto asfaltato fino all’ingresso della grotta, percorribile con cautela fino a venti anni fa. Sentiero 11
Sentiero 128 Tre Fiumi (ca 750m) - Puntato (987m) raccordo 11 - Foce di Mosceta (1170m). segue un bosco panoramico sui versanti meridionali del Sumbra fino al Puntato dal quale raggiunge il Rifugio per una bella faggeta che tocca la Tana dell’Omo Selvatico. Sentiero 129 Ponte Merletti (ca 800m) – Campanìce (1050m) innesto sentiero 10 – innesto sentiero 11 con tratto comune - Passo Fociomboli (1260m) - Retro Corchia - Rifugio del Freo (1180m) - Foce di Mosceta (1170m). Unisce la carrozzabile del Cipollaio con la zona del Puntato e quella di Mosceta sviluppandosi per lo più nei boschi. ITINERARI RELATIVI AL MONTE CORCHIA:
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1 Il 3 ed il 4 gennaio 2009 in tragici incidenti sono morti due escursionisti sul monte Corchia e, purtroppo, il monte non è nuovo a queste tragedie. 2 Paolo FANTOZZI, Le leggende delle Alpi Apuane, Le Lettere, Firenze, 2003. In questo testo sono raccolte leggende e storie delle Apuane, quelle che riguardano il Corchia sono a pagina 51-52.
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