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09 agosto 2010 (f.f.) questa gracile e graziosa piantina annuncia l’arrivo della primavera: infatti fiorisce dopo lo scioglimento della neve. È facile a vedersi nei pascoli e nei boschi apuani dove risalta per il suo colore azzurro intenso. È pianta protetta e, come tale, deve essere rispettata. IL GENERE SCILLA Famiglia Liliaceae Scilla L. fu classificata da Linneo nel 1753. Il nome generico Scilla deriva dal latino scilla, ae usato per denominare una gigliacea marittima detta cipolla marina. Il termine a sua volta deriva dal greco σкίλλα che ha lo stesso significato. Non esiste alcun legame con l’omonimo (in italiano) mostro marino[1], che in latino è chiamato Scylla, ae a sua volta dal greco Σкύλλα. Il genere Scilla comprende un centinaio di specie di piante bulbose perenni diffuse nelle regioni temperate di Europa e Asia, alcune specie sono spontanee in Italia. Vegetano nei boschi, nei prati subalpini e sulle rive dei mari. I loro bulbi sono velenosi, hanno foglie basali lunghe e sottili e infiorescenze di fiori generalmente di color azzurro, ma, a volte, bianchi, rosa o porpora. La maggior parte sono a fioritura precoce in primavera, poche fioriscono in autunno. Tra le specie spontanee in Italia ricordiamo:
Nell’antichità la Scilla era considerata una sorta di panacea contro le malattie, il morso dei serpenti e contro il malocchio. Appesa all’uscio di una casa la proteggeva da ogni male. In effetti i bulbi contengono sostanze anti-infiammatorie e cardiotoniche. Alcune specie hanno anche un ruolo ornamentale nei giardini. SCILLA BIFOLIA Scilla bifolia L. Classificata da Linneo nel 1753. Conosciuta volgarmente come: scilla silvestre, giacinto selvatico, giacinto turchino. Il nome specifico bifolia deriva dal latino ed è composto di bǐ- (derivato a sua volta da bǐs = per due volte) e da fǒlǐa (= foglie, plurale del sostantivo neutro fǒlǐum, ǐi = foglia). Esso fa riferimento alla presenza di due sole foglie basali. Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[2]: 1440. – Scilla bifolia – L. (luoghi in cui è stata osservata:) Alla Tambura (Bert.), nei boschi lungo il Rio di Viarone a Fosdinovo e fra Tendola e Marciaso, fra la Brugiana e Caglieglia. Nel gruppo del Sagro a Campo Catino, in Pozzi e a Campo Cecina (Bolzon), fra Monzone e Vinca. Fiorisce in marzo e aprile. Pianta erbacea perenne. La Scilla bifolia è diffusa in tutto il territorio nazionale ed è pianta protetta. I suoi bulbi hanno le proprietà già citate per la Scilla maritima anche se a livello inferiore. LA PIANTA Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Liliopsida; Sottoclasse: Liliidae; Ordine: Liliales; Famiglia Liliaceae; Genere Scilla; Specie: Scilla bifolia. Forma biologica: Geofita bulbosa (simbolo: G bulb). Geofita (simbolo G): pianta erbacea perenne che porta le gemme in posizione sotterranea (in bulbi, rizomi, tuberi) e durante la stagione avversa non presenta organi aerei. Bulbosa (simbolo bulb): pianta che presenta un organo sotterraneo di riserva, detto bulbo, dal quale ogni anno nascono fusti, foglie e fiori. Il frutto è una capsula. Descrizione: è una piantina alta 10-20 cm, con un fusto eretto e glabro sul quale sono inserite, nella parte inferiore, due foglie opposte lanceolate lunghe una decina di cm (raramente le foglie diventano quattro). Il fusto porta all’apice da 6 a 10 fiori raccolti in un’infiorescenza a racemo. I fiori sono azzurro-violetto e sono formati da 6 tepali lanceolati lunghi 1 cm disposti a stella. A volte i fiori possono essere bianchi o rosa. Il frutto è una capsula. Antesi:.marzo-aprile. Tipo corologico:.pianta europea e caucasica ben presente su tutto il territorio nazionale. Habitat: è diffusa nei boschi umidi e ombrosi di latifoglie, soprattutto nella faggeta e nei prati da 500 a 2000 metri. Conservazione: la specie è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette anche se non è una specie a rischio. Altre foto possono essere consultate in questo sito, nella scheda "Flora e Fauna" selezionando "Flora" e quindi il nome scientifico oppure quello comune.
note 1 Figlia di Forco, trasformata in mostro marino incubo dei naviganti che passavano per lo stretto di Messina insieme a Cariddi, forse sua sorella. 2 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 289.
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