DATA ESCURSIONE: 23/08/2015
(È necessario leggere attentamente le note a questa escursione. La cresta del Vestito è di difficoltà EE+ presentando alcuni tratti con passaggi di 1° grado e un po’ di esposizione).
Lasciamo l'auto nei pressi del Ristorante "il Castellaccio", presso la curva prima dell'inizio della Galleria del Castellaccio (a confine tra i comuni di Seravezza e Arni).
Qui troviamo i segni del sentiero 141 che seguiremo in direzione del Rifugio Puliti, poi lo lasceremo per salire allo Schienale dell'Asino e al Passo di Sella, per riprenderlo infine in discesa e tornare al punto di inizio.
Il sentiero inizia a destra, presso un cassonetto dell'immondizia, e sale come una via marmifera abbastanza ripida e piena di vegetazione. Salendo, sulla nostra sinistra, il panorama si apre sul monte Altissimo. Dopo un paio di tornanti, a 8', siamo presso i resti di una modesta cava, proseguiamo e a 11' arriviamo a una torretta bianca dell'elettricità. Ora il sentiero lascia la marmifera e prosegue come traccia tra le balze erbose dominate da felci e Calluna vulgaris, qualche palo di legno aiuta nel percorso, ma la traccia è evidente come evidente è la statua della Madonna del Cavatore verso cui siamo diretti.
A 20' siamo sul pianoro, dove, sulla destra, si trova la statua in marmo della Madonna del Cavatore, un altarino sempre di marmo e altre stele ricordo (al ritorno ci fermeremo). Il pianoro (1050 m) è molto panoramico sui monti Macina (che da qua appare come una piramide maestosa), Sella e Fiocca, sull'Altissimo, sul Monte dei Ronchi, Freddone, Corchia e Pania della Croce.
Il sentiero prosegue verso sinistra, con tre croci di ferro a ricordo del Calvario. A 23' c'è un bivio: a sinistra scende il sentiero 153⇩ diretto alle Gobbie e poi al Passo degli Uncini, a quello della Greppia e al Pasquilio. Quindi adesso percorreremo un tratto in comune tra i sentieri 141 e 153⇩, di fronte abbiamo Macina, Sella e Fiocca e la valle di Arni con la marmifera che faremo al ritorno.
Il sentiero adesso scende e fiancheggia sulla destra alcune costruzioni, alcune in rovina, poi arriva a un gruppo di case ben tenute e colorate (Case Giannelli), dove si trova un bell'esemplare di sorbo degli uccellatori.
Subito dopo, a 32', arriviamo al Rifugio Puliti del Cai di Pietrasanta. Qua il 153⇩ scende per terminare nella vicina Arni. Ricordiamo che anche il sentiero 155 inizia da Arni, si innesta al rifugio nel 141 che poi abbandonerà poco più avanti. Continuiamo per un tratto erboso a mezzacosta e a 37' siamo al bivio: il 141 prosegue per la Cava del Tombaccio (lo faremo al ritorno) invece il 155 sale a sinistra per immettersi nel sentiero 150.
La salita è subito ripida e segue un canalino. Inizialmente ci sono radi alberi che vanno aumentando, entrando decisamente nel bosco. Il percorso si sviluppa poi su roccette con deviazione verso destra per evitarle. I segni sono evidenti, inoltre ci sono numerosi ometti e segni sugli alberi con fettucce di plastica bianca e rossa (piuttosto stinte).
Dopo un tratto aperto a 48' continuiamo per canalino roccioso sempre molto ripido e dopo 3' deviamo verso sinistra e continuiamo nel bosco di faggi.
A 58' siamo su un costone di faggi ameno, ma ripido, cui seguono tratti con presenza anche di betulle. A 01h 14' arriviamo su un crinale, panoramico su Altissimo e monte dei Ronchi sulla destra, e sulle Panie, Corchia e Freddone sulla sinistra. Continuiamo la salita che adesso è più lieve e si vedono i primi pinnacoli calcarei che sbucano tra gli alberi. Più avanti il sentiero si apre molto panoramico e di fronte abbiamo la quota 1282 dello Schienale dell'Asino (è questa una cresta che scende da quella del Vestito in direzione sud) e sulla sinistra si intravedono le Apuane, dal Sagro al Cavallo.
Arriviamo poi alla base della quota 1282 e prendiamo verso destra, in discesa nel bosco, trascurando alcuni stinti segni rossi che salgono a sinistra. L'ultima volta che siamo stati qua c'era una palina indicatrice che purtroppo non c'è più, comunque la traccia è evidente.
Costeggiamo lo Schienale nel bosco e, ben presto, il sentiero riprende a salire, fino a un tratto molto ripido proprio a ridosso della roccia.
A 01h 35' saliamo per un canalino in cui ogni tanto serve usare anche le mani, sulla destra si rivede il borgo di Arni. A 01h 39' siamo sul crinale, con un canale che sale da sinistra, e bella vista sull'Altissimo.
Poco dopo siamo in cresta e vediamo Sagro e costa e cominciamo a vedere anche il monte Macina di fronte a noi. A 01h 50' siamo all'innesto nel sentiero 150 e alla fine del tratto di raccordo del 155, presso quota 1385 (è presente una palina con scritta "Schienale dell'Asino"). Il sentiero 150 scende verso sinistra, in direzione del Passo del Vestito, mentre a destra lo stesso prosegue in direzione del Macina.
Noi proseguiamo in direzione nord, verso il Macina, e ci aspetta il tratto più impegnativo dell'escursione, la cosiddetta Cresta del Vestito, che termina alla base del monte Macina. La cresta è molto panoramica sulla valle di Arni, dominata dal monte Fiocca e solcata dalla marmifera/sentiero 141 che faremo al ritorno. Sulla sinistra il panorama si apre sulla valle di Renara e sulla costa e sul golfo della Spezia, mentre di fronte abbiamo il Macina e le Apuane settentrionali: dal Sagro al Sella.
Il sentiero costeggia e aggira pinnacoli e torrioni calcarei, con un minimo di esposizione e serve, in alcuni tratti, aiutarsi con le mani e mantenere sempre la giusta concentrazione. Comunque i segni indicano chiaramente qual è il percorso più adeguato. A 02h 10' termina la parte più difficile e proseguiamo per il tratto finale della cresta, estremamente panoramico, che ci porta, a 02h 25', ad alcuni vecchi tralicci dell'elettricità alla sella 1377, alle pendici del Macina, che ci appare come una imponente piramide che ci sovrasta. Notiamo tra la vegetazione molti esemplari, ormai secchi, di Orobanche apuana (volgarmente succiamele) parassita della Santolina pinnata. Questa pianta è stata classificata di recente e nel tratto fino al Passo di Sella è particolarmente diffusa.
Adesso il sentiero devia verso destra, in leggera discesa, su lastroni e sfasciumi di marmo, poi riprende a salire lievemente fino a 02h 35', quando la salita si fa più ripida e il sentiero aggira la cresta est del Macina. Poi segue un tratto di salita più lieve e iniziamo a vedere di fronte a noi il monte Sella con le sue gobbe.
A 02h 46' siamo alla base del tratto finale di salita che ci porta a 02h 53' a un bivio dove, segni blu sulla sinistra, indicano la via di salita al Macina.
Adesso il sentiero scende lievemente, mantenendosi a mezza costa rispetto al Macina. Il primo tratto è nel paleo, poi il fondo è roccioso o a sfasciumi.
A 03h 10' riprendiamo a salire e a 03h 27' siamo sulla marmifera. Questa continua a sinistra per la panoramica cava Ronchieri, dopo aver superato una galleria (dalla cava è possibile salire alla vetta del Sella). A destra la marmifera scende verso Arni come sentiero 141. Di fronte a noi una traccia recintata, a destra, porta al Passo di Sella. Notiamo i primi esemplari di Gentianella campestris, pianta a rischio.
A 03h 35' siamo al Passo di Sella. Questo passo erboso dall'aspetto appenninico è importante crocevia di sentieri: il 141 scende per Arnetola (tratto conosciuto come sentiero della Todt poiché fu risistemato come strada militare durante la seconda guerra mondiale dall'organizzazione tedesca Todt) e da parte opposta scende verso Arni (noi lo seguiremo).
Il sentiero 144 va a Passo di Fiocca e poi ad Arni. Inoltre la vecchia via ferrata Vecchiacchi, attualmente non percorribile, arrivava alla Focetta dell’Acqua Fredda. La Ferrata Vecchiacchi è considerata non percorribile poiché alcuni tratti sono stati danneggiati dalle frequenti scariche di sassi e il cavo metallico non dà più sicurezza. Oggi di questa rimane una traccia segnata in blu che sale alla vetta del Sella, con percorso che presenta qualche asperità. In loco sono presenti un crocifisso ligneo, varie lapidi commemorative e i resti di una maestà ormai diruta. Qua fu costruito, nel 1963, un rifugio prefabbricato dal Cai di Livorno che ebbe vita effimera: fu distrutto da una tempesta di vento solo due settimane dopo l’inaugurazione e mai più ricostruito.
Ci fermiamo per alimentarci fino a 4h. Scendiamo nuovamente alla marmifera e prendiamo in discesa verso sinistra. La marmifera presenta tratti di discesa piuttosto ripidi, ma nel complesso appare in buono stato e costeggia diverse cave molte delle quali ormai abbandonate.
Dopo circa 10', sulla destra, alcune vecchie indicazioni indicano una fonte, a 30 metri, proprio all’inizio del torrente Tùrrite Secca che scende a formare la vallata che da Arni porta a Castelnuovo Garfagnana, in quest’ultima località il torrente confluisce poi nel Serchio.
Continuiamo a scendere e a 04h 36' arriviamo a un piazzale con mezzi meccanici, vecchi ruderi e vecchi tentativi di cava. Proseguendo troviamo altri ruderi, altre cave, di cui almeno una attiva, chiusa da un cancello (Cava Faniello) e, presso una curva a 05h 13', lasciamo la marmifera per seguire il sentiero 141 vero e proprio.
Ricordiamo che in passato il sentiero proseguiva per la marmifera fino ad Arni per poi risalire al rifugio, adesso lo stesso evita il tratto finale della marmifera. Questo tratto che percorriamo ha avuto, per qualche anno, il nome di sentiero 31A.
Il tratto fino alla vecchia cava è un'ampia via di lizza che in un paio di minuti porta alla cava, poi diventa una traccia in salita, a mezzacosta su rocce.
Più avanti diventa un saliscendi erboso con davanti la zona del Rifugio e dietro il Corchia. A 05h 35' chiudiamo l'anello arrivando all'innesto del 155 e in pochi minuti siamo al Rifugio.
A 05h 53' siamo alla Madonna del Cavatore, dove ci fermiamo qualche minuto, poi scendiamo e a 06h 13' siamo al punto di partenza, presso la galleria del Castellaccio.