DATA ESCURSIONE: 27/08/2016
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un approfondimento su Vinca.
[È possibile iniziare l'escursione dal punto in cui il sentiero 139⇧ lascia la strada asfaltata, poco dopo la Madonna del Cavatore. In questo modo si descrive un vero anello e si impiegano almeno 25' di meno. Arrivati a Vinca (cartello stradale) prendiamo a destra per la Via Tedesca e la seguiamo per circa 1 km, lasciando il borgo, fino alla Madonna del Cavatore (Maestà e statua della Madonna). Ancora poche decine di metri e sulla destra c'è uno stradello (sentiero 139⇧)e uno spiazzo per parcheggiare. Noi consigliamo di partire da Vinca per apprezzarne la bellezza e magari gustare il rinomato pane locale.]
Iniziamo l'escursione dalla piazzetta di Vinca, cui si arriva dalla strada asfaltata (dopo il cartello stradale di Vinca si deve salire verso sinistra). In questa piazzetta esiste l'unico negozio di Vinca sempre aperto ed è presente una fontana. Il panorama si apre su tutta l'Alta Valle di Vinca, dal Sagro con le sue propaggini sino alla Torre di Monzone e sul Pizzo d'Uccello con la Cresta Garnerone
e il Monte Rasori.
Poco sotto la piazzetta si trova la ex scuola elementare, adesso Bed&Breakfast La Casa di Montagna dove è possibile alloggiare.
In piazzetta sono ben evidenti le indicazioni dei sentieri 138⇧, 175, 190. Il primo è diretto a Colonnata, passando per la Foce di Vinca (ne percorreremo un tratto più avanti), mentre il secondo è diretto alla Foce di Giovo. Invece il 190 è diretto alla Foce dei Lizzari dove si innesta nel sentiero 191 (Sentiero Piotti) diretto al Giovetto.
Seguiamo le indicazioni entrando nel borgo. Saliamo per qualche tratto scalinato e a 3' siamo a un bivio: i tre sentieri proseguono verso sinistra in salita (Via Mazzanti) mentre a destra la stradina prosegue fino alla chiesa di Sant'Andrea e alla strada dove recupera il sentiero 139⇧ (qua è presente l'indicazione), che inizia dalla Casa di Montagna ed è diretto a Foce di Pianza (ne percorreremo un lungo tratto più avanti).
Continuiamo quindi sulla destra e in breve siamo alla Chiesa con i vicini lavatoi (acqua freschissima). Una strada asfaltata sale dai lavatoi verso la parte alta del borgo e recupera i sentieri 138⇧ e 175, noi, invece, scendiamo, sempre per strada asfaltata, verso destra, e, a 6', siamo sulla Via Tedesca presso un vecchio edificio senza tetto, in passato cinema di Vinca.
Adesso seguiamo la strada verso sinistra trovando subito, sempre a sinistra, una fontana. L'ampia strada sale regolarmente e a 14' arriviamo alla Madonna del Cavatore con annessa Maestà e fontana, qua si gode di bella vista sul Pizzo d'Uccello e la Cresta Nattapiana.
Saliamo ancora e dopo un paio di minuti il sentiero 139⇧ lascia la strada per andare verso destra, presso un ampio spazio erboso (al ritorno sbucheremo da qua).
Continuiamo sulla strada asfaltata, in salita, per recuperare l'inizio del sentiero 153⇧ (anche se per le cartine e per il Cai esso viene fatto cominciare dall'ex-scuola elementare come il 138⇧ e il 175).
La strada è piuttosto dissestata a causa del maltempo e delle piogge che hanno scavato buche nella sede stradale che poi, in parte, è occupata da vegetazione. Comunque è percorribile anche con le auto, facendo attenzione. A piedi, naturalmente, non ci sono problemi e, tra la folta vegetazione ammiriamo bei panorami sul monte Sagro, sul monte Rasori, sulla cresta Garnerone e sulla cresta Nattapiana e sul Pizzo d'Uccello. A 15' sulla sinistra c'è una deviazione che porta alla Maestà del Doglio dove arrivano anche i sentieri 138⇧ e 175 da Vinca. Questa deviazione a sinistra e poi quello che oggi è il sentiero 138⇧ erano la strada costruita per motivi militari dall'organizzazione tedesca Todt. Invece la strada che andiamo a percorrere fu costruita dopo la guerra ed era destinata a collegare Vinca con le Cave del Sagro.
Continuiamo a salire con qualche tornante e a 43' siamo all' "inizio" del sentiero 153⇧. Abbiamo percorso circa 2 km sulla strada e siamo arrivati presso un ponte sul torrente Nebbieto dove sono presenti buone indicazioni del sentiero.
Dopo il ponte la strada asfaltata continua come sterrato che, a tratti, si allarga con presenza di muri di contenimento in cemento e di un paio di ponti e dopo 40’ si perde nel bosco con tracce di sentiero, usate dai boscaioli, che riportano sul sentiero 138⇧ per la Foce di Vinca.
Seguiamo il 153⇧, il cui tratto iniziale fiancheggia il modesto fosso (ridotto a un rivolo d’acqua) in decisa salita, poi entra in un bel bosco di castagni con esemplari ultracentenari che, in alto, lasciano il posto ai faggi.
Poi si apre tra lamponi, ginestre e ginepri con bella vista sul Pizzo d’Uccello e sulla Cresta Garnerone e costeggia i ruderi della Casa Farfareto.
A 57' arriviamo alla confluenza con il sentiero 138⇧ che qua è uno stradello sassoso. La zona è estremamente panoramica sul gruppo del Monte Sagro che rimane alle nostre spalle e su Pizzo d’Uccello e Cresta Garnerone che sono di fronte ergendosi dalle Prade sassose. Il luogo è veramente molto bello con una grande variabilità di paesaggi dalla primavera all’autunno e dall’estate all’inverno. Scendendo pochi metri sul sentiero 138⇧ c’è una casa isolata e risistemata con di fronte un piccolo piazzale panoramico sul Sagro, particolarmente affascinante in inverno con la neve.
Noi saliamo e in un minuto un ometto sulla sinistra indica una traccia di sentiero che permette di salire direttamente alla Foce di Giovo innestandosi con il sentiero 137⇧.
Continuiamo a salire e a 01h 02' siamo al secondo bivio 138⇧/153⇧: il 153⇧ sale a sinistra diretto al nuovo Rifugio Garnerone (non gestito, presente fonte) mentre il 138⇧ continua di fronte a noi.
Il sentiero, come già detto, è quello che resta della vecchia strada costruita dalla Todt, con muri di contenimento sulla sinistra alcuni ormai distrutti. Il primo tratto è ricco di vegetazione e sempre panoramico sul monte Sagro e sulle sue propaggini fino alla Torre di Monzone.
A 01h 03', presso uno spiazzo panoramico, vediamo bene il borgo di Vinca sulla destra. Poi in alcuni tratti il sentiero è ostruito anche da rovi. In una decina di minuti torniamo a una vegetazione meno fitta e la salita comincia a farsi più ripida.
La vegetazione presenta una predominanza di conifere, frutto di errati rimboschimenti avvenuti dopo la guerra. Continuiamo a salire con qualche tornante e a 01h 29' troviamo a sinistra vecchie indicazioni per la Capanna Garnerone. È un vecchio sentiero, con segni ormai stinti, che porta alla Capanna Garnerone e a Foce Rasori con due percorsi distinti (bivio più in alto). Ancora qualche minuto e lo stradello diventa molto ameno, in falsopiano per poi salire nuovamente.
Dopo 10' arriviamo a una curva, presso uno slargo con alcune cataste di legna: questa è la zona di Pian di Maggio, il sentiero 138⇧ continua in salita verso Foce di Vinca, prima della quale incontrerà il bivio per il 173 per Campocecina. Invece sulla destra una traccia ben segnata (segni bianco-rossi) ed evidente, ma non numerata, porta allo stesso 173, poco prima della Foce del Pollaro.
Noi seguiamo questo raccordo in lieve discesa nella faggeta fino a una minuscola fonte di acqua freschissima (sulla destra) da cui il sentiero prende a salire lievemente, poi seguono saliscendi. Superiamo un canalino umido e subito dopo, a 02h 02' siamo fuori del bosco su un ravaneto che scende dall'alto. Lo percorriamo facilmente seguendo i segni, il luogo è molto panoramico su Nattapiana, Pizzo d'Uccello, Cresta Garnerone e Grondilice, mentre in basso si vede Vinca.
Saliamo per il ravaneto fino ad alcuni alberi e a 02h 12' ci innestiamo sul 173 che seguiamo a destra. La salita è aspra, su sfasciumi di marmo e ci porta a 02h 20' alla base di un canalino roccioso attrezzato con corde metalliche, in particolare nella parte più alta. Attenzione perché la prima corda è rotta.
A 02h 35' arriviamo, alla fine della corda metallica, a un ameno spiazzo erboso panoramico dove sostiamo qualche minuto: questa è la Foce del Pollaro. Il panorama si apre anche sulla Coda del Cavallo e sulla Tambura oltre che su Pizzo, Garnerone e Grondilice.
Dopo lo spiazzo panoramico il sentiero entra in una splendida faggeta in leggera discesa, superiamo un cartello del parco, vandalizzato dai soliti cialtroni, e subito dopo troviamo un grosso masso con segno del sentiero e un paio di ometti. Qua dobbiamo scendere verso destra in direzione del Catino. Invece il sentiero 173 che qua riprende a salire si dirige alla Foce del Faneletto, a quella di Pianza e al Rifugio Carrara a Campocecina.
A 02h 42' iniziamo la discesa per la bella e pulita faggeta sparsa di massi. Il percorso è indicato da ometti, ma la progressione è evidente: dobbiamo scendere verso l'invaso. Aiutano anche dei segni rossi posti però a indicare il percorso opposto al nostro.
A 03h siamo fuori dal bosco nella radura del Catino. Subito c'è quello che sembrerebbe l'ingresso di una grotta di interesse speleologico: tutta la zona è infatti carsica. Il Catino è una conca boscosa con il fondo prativo tra il versante Nord del Sagro (con il suo crinale nord-ovest che va verso la Punta Tre Uomini) e i contrafforti del Puntone della Piastra e la Punta Varino. Si scorgono bene la parete nord del Sagro e il crinale verso la Punta Tre Uomini. Il Catino era usato dai pastori di Vinca e qua si raccoglieva la legna, oltre ai funghi. Il fondo erboso raggiunge quote tra i 1270 e i 1260 m (massima depressione 1254 m) e presenta numerosi arbusti di ginepro e un bel esemplare di Sorbus aria.
Percorriamo tutto il fondo prativo e ci troviamo di fronte nuovamente il bosco a 03h 17' e prendiamo leggermente a destra, in salita, ritrovando ometti e segni che seguiamo.
Dopo 3' un altro ometto e dobbiamo salire verso destra. A 03h 25' troviamo dei ruderi, probabilmente usati dai pastori in passato. Poi scendiamo e in 5' abbiamo di fronte un'ampia scarpata, forse di origine glaciale, che scende a destra verso Vinca. Adesso la traccia ne attraversa in quota la testata e subito è ben visibile la Punta Tre Uomini con due dei tre ometti sommitali che danno il nome al monte. Ricordiamo che da Vinca essi sono ben visibili e sono chiamati I Tre Omi.
Scendiamo su roccette segnate e fastidioso paleo con qualche breve tratto piuttosto ripido, ma sicuro. A 03h 35' si vede bene Vinca con dietro la Nattapiana e più avanti vedremo anche il Pizzo, il Giovo, la Cresta Garnerone e dietro il Pisanino. Inoltre vedremo anche la Punta Varino e dietro il Puntone della Piastra.
Poi il percorso si fa più tranquillo, è una buona ed evidente traccia nel bosco in salita. A 04h 06' siamo in un tratto aperto e panoramico alla base della Punta Tre Uomini. Qua sarebbe possibile salire facilmente, senza traccia definita, alla cima dei Tre Uomini, ma noi preferiamo continuare l'esplorazione. Continuiamo per tratto erboso e poi di nuovo nel bosco per rocce a 04h 20' c'è un bivio: prendiamo a sinistra e in 3' siamo fuori dal bosco. A sinistra c'è il vicinissimo Passo dello Zappello, ma non sappiamo se sia possibile accedervi facilmente senza salti.
Fuori dal bosco siamo sulla cresta finale dei Tre Uomini di cui è ben visibile uno degli ometti. Saliamo un poco e il panorama si apre, oltre che su Nattapiana e Pizzo, anche sul monte Borla, sulla Torre di Monzone e la terrazza panoramica del Balzonetto (struttura di servizio della Teleferica del Balzone).
In basso vediamo la Marmifera della Stretta (sentiero 139⇧)verso cui ci dirigiamo un po' a caso scendendo per il facile versante erboso e più giù vediamo bene l'edificio di servizio della Teleferica del Balzone. Sotto i nostri piedi c'è un morbido tappeto di Calluna vulgaris in piena fioritura e di ginepro, prosperano poi l'elicriso e la carlina.
A 04h 40' siamo sulla strada, dopo aver superato alcune facili lastroni di ardesia. Adesso saliamo lievemente per la marmifera dove c'è molta vegetazione e a 04h 46' siamo a uno spiazzo panoramico sulla Rocca di Tenerano, Vinca, il Pizzo d'Uccello, la Cresta Nattapiana e la vicina zona del Balzone-Canalonga. Qua ci fermiamo una ventina di minuti a ristorarci. In zona sono presenti molti esemplari di Parnassia palustris con le sue belle fioriture bianche, infatti qua l'ambiente è abbastanza umido.
A 05h 04' riprendiamo il cammino e più in alto troviamo molti esemplari della bellissima sassifraga autunnale (Saxifraga aizoides) dai fiori rosso-purpurei che è, attualmente, in piena fioritura. Continuiamo a salire e a 05h 12' siamo al Passo dello Zappello. Qua entriamo nella faggeta e prendiamo a scendere, il primo tratto è scalinato con uso di tronchi e c’è l’aiuto di una corda d’acciaio.
Segue un tratto di ripidi tornantini resi un po' insidiosi dall'abbondanza di foglie secche e umide, a 05h 20' il sentiero diventa più largo e agevole e dopo un paio di minuti segue un breve tratto attrezzato con corda metallica, il sentiero è bello, abbastanza largo e a fianco della parete, costruito su una struttura di sfasciumi di roccia: si tratta di un sentiero usato, in passato, dai cavatori di Vinca per andare a lavorare alle cave del Sagro, infatti è anche conosciuto come Sentiero dei Cavatori. Esso è stato sistemato negli ultimi anni per renderlo percorribile anche con neve e ghiaccio. Sono state stese alcune centinaia di metri di cavo d'acciaio, anche se in alcuni tratti le scariche di sassi lo hanno reso inservibile. Scendendo scorgiamo anche la croce sommitale posta sul Sagro.
A 05h 31' verso destra si dirige una traccia segnata di rosso che rimane più in alto rispetto al 139⇧ che recupera più avanti, prima del ponte sul Lucido. Anch'esso era un sentiero dei cavatori.
Noi proseguiamo in discesa per lunghi e comodi tornanti con una facile deviazione per evitare alcuni alberi caduti sul sentiero.
A 05h 55' siamo all'inizio di un tratto scalinato e attrezzato da corda metallica prima del quale a sinistra c'è un bel balcone panoramico sulla sottostante Vinca.
Continuiamo con tratti attrezzati per la facile cengia usata dai cavatori, ricordiamo che tutta la zona è ricca di belle fioriture tra cui, nella giusta stagione, la Primula Auricola e l'Anemone ranuncoloides. In questa zona il sentiero percorre a mezzacosta le pendici settentrionali del Puntone della Piastra con tratti strappati dall'uomo alla montagna con fatica e uso di esplosivo.
A 06h 02' c'è un piccolo riparo sotto roccia, anch'esso aperto usando esplosivo. Circa 5' dopo finisce la corda metallica e siamo nel bosco con fondo erboso.
A 06h 10' percorriamo un breve e facile tratto di ravaneto aperto su Vinca, Pizzo e Grondilice dove prospera l'Iberis sempervirens che forma estesi tappeti ormai sfioriti.
In un paio di minuti rientriamo nel bosco e a 06h 22' siamo alla Piana del Carbone dove è presente un caratteristico castagno cavo ancora vitale, qua nella stagione giusta prospera la Cardamine heptaphylla. Adesso cominciano a predominare le conifere e dopo pochi minuti troviamo il sentiero sbarrato da numerosi abeti caduti per il maltempo e i forti venti. Li superiamo con fatica passandoci sopra e aiutandoci con le mani. Più avanti troveremo altri alberi isolati caduti sul sentiero.
A 06h 32' attraversiamo un tratto di sfasciumi di marmo, da percorrere con attenzione per un certo degrado accentuato dal sisma del 2013.
Continuiamo al discesa e a 06h 38' troviamo sulla destra l'innesto del sentiero alternativo dei cavatori di cui abbiamo già parlato. Subito dopo siamo sul sempre più pericolante ponte di cemento sul Lucido. Lo percorriamo evitando di tenerci alle malandate ringhiere di protezione.
Proseguiamo per zona dove prosperano i rovi con qualche albero caduto. Progrediamo per saliscendi in un castagneto dove si alternano tratti degradati ad altri più ameni con muretti di contenimento.
Superiamo qualche ruscello che scende dalla destra e a 07h abbiamo una prima costruzione, sulla sinistra, con altre baracche-casette sulla destra e, subito dopo, una grossa costruzione posta in posizione panoramica su Vinca che costeggiamo portandoci sulla strada percorsa in mattinata. Scendiamo verso Vinca e a 07h 20' siamo in piazzetta dove terminiamo l'escursione.