DATA ESCURSIONE: 04/12/2016
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un approfondimento sul Monte Matanna
Dopo le frane di febbraio 2015 la strada per accedere ai sentieri 115/106/116 è stata riaperta al traffico privato, per quanto qualche masso ancora incomba sulla sede stradale. Le due frane si verificarono poco dopo il bivio per la Casa Paolo VI, dell'Azione Cattolica, tra la segheria e una casa con maestà privata (località Freddaccia).
Prima dell'inizio dei sentieri 115 e 116 è possibile parcheggiare facilmente lungo la strada. Iniziamo l'escursione e iniziamo a conteggiare i tempi dal ben evidente inizio dei sentieri 115 e 116. Saliamo lievemente e a pochi metri dalla partenza c’è una prima marginetta con annessa panchina per riposarsi, essa è stata restaurata dalla famiglia Giannaccini. Il sentiero sale adesso a sinistra nel bosco di castagni e per un breve tratto si vede lo sterrato in basso che continua la strada asfaltata che abbiamo fatto in auto.
[iniziata nel 1973 questa strada (detta Stazzema-Gallicano) avrebbe dovuto collegare Stazzema con Palagnana, fortunatamente il progetto non è stato completato, preservando la bellezza di queste zone].
In 5’ dalla partenza siamo al primo bivio: a sinistra si stacca il sentiero 116 per il monte Forato (che, in parte, faremo al ritorno), a destra il sentiero 115, che seguiamo, per il Rifugio Forte dei Marmi, il Callare del Matanna e la Casa per Vacanze Alto Matanna. Noi lo seguiremo fino al Callare da cui saliremo alla vetta del Monte Matanna.
Il sentiero è molto tranquillo e si sviluppa nel bosco di castagni e, tra le fronde, intravediamo il borgo di Stazzema. A 11’ incontriamo un’altra marginetta, in questa c’è un’immagine in terracotta del 1998 della Madonna del Popolo, quella originale, in marmo, è stata asportata da ladri come, purtroppo, è successo per molte altre. La cupidigia umana non si ferma di fronte a queste modeste opere artistiche così dense di significato spirituale.
Subito iniziamo a vedere di fronte a noi la mole del Matanna, verso cui siamo diretti e lontano, in basso, una cava di pietra locale. Pochi minuti più avanti arriviamo presso un rudere dove prospera un bell'esemplare di agrifoglio dalle bacche gialle, lungo il sentiero ne troveremo altri sia con le classiche bacche rosse che con le bacche gialle. Ricordiamo che l'Ilex aquifolius è pianta dioica per cui solo quelle con fiori femminili fruttificano.
Altri ruderi li troveremo più avanti, alcuni, le cosiddette “burraie”, servivano ai pastori e ai montanari per conservare gli alimenti, altri sono “calchere”, cioè fornaci per produrre la calce, usata per costruire le abitazioni.
Poco dopo il primo rudere abbiamo una bella visuale su Procinto, Nona e Matanna. A 29', presso un altro rudere, abbiamo bella vista sul borgo di Farnocchia. Segue il primo di tre brevi tratti attrezzati con corde metalliche per agevolare la progressione quando il terreno roccioso è scivoloso come oggi. Poi la salita si fa più ripida, con qualche tratto scalinato, e ci troviamo davanti Procinto e Nona, mentre il Matanna rimane sulla destra.
Proseguiamo per tratti pianeggianti, cui segue la salita, incrociamo un traliccio della corrente e a 53' vediamo bene la strapiombante parete sud-ovest del Nona.
Saliamo ancora e, dopo aver percorso una breve scalinata di tronchi, arriviamo alla Fonte della Grotta. Qua c’è una captazione d’acqua con relativa fonte freschissima e l’incrocio con il sentiero106 che proviene a sinistra dalle Scalette. Pochi metri a sinistra c’è anche l’innesto del sentiero 121 (fonte di Moscoso-S.Rocchino): il breve tratto da qua fino all’Alpe della Grotta è a comune ai sentieri 115 e 121. Inoltre qua c’è una grande marginetta con icona marmorea del 1727 dedicata a S. Antonio e Santa Margherita e buone indicazioni dei sentieri.
Prendiamo a destra, costeggiando la parete sud-ovest del Nona, con tratto agevole di sentiero. A 1h 10’ arriviamo a un bivio: a destra continua il sentiero 121 sul quale, dopo 50 metri, si trova il rifugio Forte dei Marmi immerso nel verde, invece a sinistra sale il sentiero 115 per il Callare del Matanna.
Il tratto che iniziamo è il sentiero dedicato all’ingegner Aristide Bruni [egli, nel 1879, effettuò la prima salita documentata del Procinto, ma probabilmente fu preceduto da boscaioli locali].
Esso sale ripidamente per le pendici calcaree del Monte Nona: la vista che si gode è splendida e arriva alla costa e alle isole. Su noi incombe la severa parete sud-ovest del Nona, molto impegnativa per gli arrampicatori. In dieci minuti arriviamo alla cengia rocciosa, attrezzata con una fune d’acciaio molto utile in caso di ghiaccio che si forma per il continuo stillicidio di acqua dalla parete sovrastante. Una lapide di marmo del 1890 ricorda la costruzione del sentiero, altre lapidi erano presenti più in basso.
Saliamo per la cengia e a 01h 27' siamo alla deviazione a sinistra per la Cintura del Procinto e la relativa ferrata. Noi continuiamo per il sentiero 115 che costeggia ancora la parete calcarea del Nona, per tratti di salita agevole. Più avanti segue qualche tratto di salita più ripida che ci porta a 01h 47' a un traliccio dell'elettricità, da cui si gode di bella vista su Procinto e Matanna, da parti opposte.
Saliamo ancora e, dopo 5', arriviamo a un intaglio con una sorta di ara pagana. In realtà questo traforo (del Pizzo di San Pietro) è artificiale e fu fatto, alla fine dell’ottocento, per allestire una via attrezzata per il monte Nona, in seguito smantellata. Saliamo ancora per una decina di minuti e a 02h 04' arriviamo al Callare del Matanna. Esso è segnalato da un altro traliccio dell’Enel e da un crocifisso in bronzo su croce lignea che fu restaurato alcuni anni fa. A sinistra si stacca un sentiero di cresta diretto alla vicina vetta del Monte Nona, mentre a destra un altro per il Monte Matanna che seguiremo. Il luogo è molto panoramico in particolare su Procinto e Corchia da una parte e sul Piglione, dietro il quale si intravedono i monti Pisani, dall’altra, inoltre la visuale si apre sull’Appennino, sulla costa e, se la giornata è limpida, arriva fino alle Alpi Marittime. Il sentiero 115 prosegue in discesa diretto all’ Alto Matanna, dove termina, più avanti ne percorreremo un breve tratto fino all'innesto nel sentiero 109. Adesso prendiamo a destra per salire alla vetta del Matanna.
Il sentiero presenta degli stinti segni blu, ma è sempre evidente. Superiamo subito un cancello, infatti esiste una recinzione in filo spinato per impedire agli animali di sconfinare. Scendiamo un breve tratto e poi riprendiamo a salire costeggiano la recinzione, poi ci sono radi alberi.
A 02h 08' un ometto ci indica di salire verso destra, mentre la traccia che costeggia la recinzione prosegue in discesa verso la zona del Bozzone dove si trovano due laghetti. Saliamo adesso per ripidi tornantini tra radi faggi. Dopo 10' la vegetazione finisce e percorriamo la cresta nord-est del monte, avendo sulla destra, a una certa distanza, le pareti strapiombanti della cresta nord-ovest a cui più avanti ci avvicineremo. Adesso percorriamo facili sfasciumi di marmo con percorso a zig zag. Il panorama è molto interessante sulle molte montagne circostanti e lo apprezzeremo al meglio in vetta.
A 02h 39' arriviamo all'antecima nord (quota 1304 m) da cui cominciamo a vedere la vetta principale con la croce metallica. Adesso scendiamo per qualche minuto tra roccette e paleo. Poi riprendiamo a salire e a 02h 51' siamo alla croce sommitale. Il panorama in vetta è splendido sulle Panie, Procinto, Nona e Croce e in lontananza Corchia, Sumbra, Altissimo, Sagro, poi c’è il mare con le isole dell’arcipelago, le Alpi Marittime, l’Appennino, il Prana e il Piglione.
Sostiamo 5' in vetta e poi scendiamo percorrendo la cresta est-sud-est, anch'essa segnata con stinti segni blu. Subito, sulla sinistra, c'è l'ingresso di una grotta di interesse speleologico. Le rocce si fanno rossastre e la progressione è semplice, con qualche tratto di ripida discesa.
A 03h 15' scorgiamo sulla destra i resti di un poggio artificiale che potrebbe essere stato costruito per motivi militari, non dimentichiamo che nei pressi (Foce del Termine), 200 anni fa, passava la frontiera tra il Granducato di Toscana e la Repubblica di Lucca.
La discesa si fa più tranquilla e ci porta a 03h 26' a una sella con a sinistra alcuni ruderi con due faggi giganteschi e, ancora più in basso, la vallicola dei laghi gemelli (Bozzoni). La traccia continua evidente, ma indicata da rari segni, verso la Foce del Pallone e a breve distanza, sulla destra, si stacca una traccia segnata che porta alla Foce di Grattaculo.
Noi scendiamo verso i due laghetti senza un percorso preciso. Subito siamo presso il rudere fiancheggiato da due superbi faggi centenari. Poi scendiamo per le balze erbose dove vegetano carline (sia la acaule che la vulgaris) spostandoci verso sinistra, fino a recuperare un ampio sentiero erboso che arriva al Bozzone del Matanna, questo è un laghetto artificiale usato per abbeverare il bestiame presente in zona allo stato brado. Esso è alimentato da risorgenze carsiche e ha, per lo più, l'aspetto di due laghetti distinti per la penuria delle acque.
Lasciamo i laghi sulla destra e a 03h 44' ci immettiamo in uno sterrato che costituisce il sentiero 113. Subito però il sentiero si sposta a sinistra lasciando lo stradello e, superato un cancellino, entriamo nella proprietà della Casa Vacanze Alto Matanna. Qua è presente una bella azienda agricola a gestione familiare, oltre allo storico Albergo Alto Matanna, di colore rosso, risalente alla fine del XIX secolo. Esso fu fatto costruire dal mitico Alemanno Barsi, ideatore anche della sfortunata funicolare aerostatica da Grotta all’Onda per la Foce del Pallone. Esso funziona da bar-ristorante e da albergo.
Passiamo per le belle piane dove le galline beccano in libertà e poi superiamo una sbarra dopo la quale ci troviamo di fronte all'edificio principale a 03h 53'. Il Sentiero 113 va verso destra diretto a Palagnana. Invece i sentieri 115 e 109 salgono, ben indicati, a fianco dell'edificio. Saliamo e in 5' siamo al bivio tra i due sentieri: il 115 sale verso sinistra diretto al vicino Callare del Matanna, invece il 109 va verso destra. Esso si sviluppa a mezza costa alle pendici orientali del Monte Nona con il panorama che si apre sull’Appennino e sul Monte Croce e, in basso, verso Palagnana.
All'inizio saliamo per una decina di minuti poi seguono falsopiano e saliscendi nel bosco. La progressione è sempre semplice e più avanti vediamo bene il Monte Croce e tra le fronde il gruppo delle Panie.
A 04h 25' sulla sinistra c'è l'ingresso di una grotta dove stanno lavorando alcuni speleologi. Continuiamo e dopo 10' siamo a un punto panoramico sul Croce e sulla Gola delle Scalette, in primo piano. Altri 5' e a 04h 41' iniziamo la discesa a zig zag per un ripido canalino e pochi minuti dopo si stacca verso sinistra una traccia segnata di blu che permette di salire alla vetta del Monte Nona con itinerario breve, ma faticoso per l'aspra salita. Scendiamo ancora ripidamente lasciando il canalino, costeggiamo dei ruderi in basso sulla destra e a 04h 57' arriviamo alla Foce delle Porchette. Questa è un intaglio roccioso tra il Monte Nona e il Monte Croce, dominato dalla parete verticale di una propaggine nord del Nona.
La denominazione Porchette deriva da Porche, piane, cioè terrazze coltivate, infatti il vicino Monte Nona era chiamato Monte delle Porche. C’è una bella maestà con icona marmorea della Madonna col Bambino e S. Giovanni. Da qua passavano le vie di comunicazione tra Stazzema e la sua frazione Palagnana, ancora oggi non collegate con strade carrozzabili e quindi tra l’Alta Versilia e la Garfagnana. La foce è importante nodo di sentieri: oltre al 109 che sale adesso verso destra per dirigersi alla Foce di Petrosciana, qua inizia il sentiero 108 che costeggia il Croce e termina alla Foce del Termine. Inoltre qua transita il sentiero 118 (Cardoso-Palagnana). Noi lo seguiremo in direzione Cardoso, ma prima sostiamo 10'.
A 05h 06' riprendiamo il cammino. Scendiamo per comode voltoline con tratti ripidi e bel panorama iniziale sulle Panie. A 05h 27' troviamo, prima di una curva, sulla parete del monte una lapide dedicata alla Madonna di Sotto gli Organi di Pisa, ricordo del viaggio per trasportare quell’immagine sacra oggi conservata nel duomo di Pisa (il trasporto da Lombrici a Pisa nel 1225 nel corso di guerre tra Lucca e Pisa è comunque solo leggenda). In zona sono presenti nella giusta stagione moltissimi esemplari di Pinguicola Mariae che amano gli ambienti umidi, questa pianta è un importante endemismo apuano.
Continuiamo a scendere lievemente e a 05h 31' ci innestiamo nel sentiero 116 (Stazzema-Foce di Petrosciana). Il tratto di sentiero fino alla Fonte di Moscoso è comune ai sentieri 116 e 118. Continuiamo a scendere e dopo 5' siamo alla Fonte di Moscoso dove il sentiero 118 scende verso destra diretto a Cardoso.
Proseguiamo per il sentiero 116 e passiamo subito nei pressi di una marginetta, con di fronte bella vista sulla Pania della Croce. Pochi metri più avanti sulla sinistra si stacca il sentiero 121 diretto al Rifugio Forte dei Marmi e alla Foce di San Rocchino. Stiamo costeggiando le pareti del Nona e del Procinto che si vedono bene.
Procediamo in discesa, ma più avanti ci sarà ancora un po' di salita e a 05h 47' siamo presso una costruzione con annessa marginetta, in alto rispetto al sentiero, essa è dedicata a San Francesco. Saliamo poi in 5' a un'altra costruzione, presso la quale ci sono delle teleferiche per il trasporto della legna e poi scendiamo ancora.
A 05h 56' siamo al primo bivio con il sentiero106 che sale verso sinistra, diretto al Rifugio Forte dei Marmi e, con deviazione, alla baita degli Scoiattoli. Scendiamo prendendo una evidente scorciatoia sulla destra che ci porta a recuperare il sentiero poco più avanti.
[Continuando per il sentiero 115 si costeggia la Montanina o Casa del Pittore, presso la quale si trova un'altra marginetta. Questa abitazione è chiamata in questo modo perché fu abitata e affrescata dal pittore versiliese Filadelfo Simi (1849 -1923).]
In breve, a 06h 03', siamo a Casa Giorgini (bed and breakfast e ristorante). Scendiamo costeggiando una zona dove pascolano pecore e capre e a 06h 08' siamo a un secondo bivio con il sentiero 106. Questo scende verso destra diretto alle Scalette e alla strada Stazzema-Gallicano. Ancora a destra scende la stessa strada che quindi termina qua. Da parte opposta, a sinistra, c’è la base logistica del CNSAS (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) di Querceta a cui si arriva seguendo uno stradello con all'inizio una casa adibita al ricovero delle capre.
Noi proseguiamo scendendo con il sentiero 116, anch'esso a sinistra, e all'inizio c'è una captazione d'acqua con fontana sulla destra. Il sentiero è lastricato e a 06h 15', sulla sinistra, c'è una miniera abbandonata di minerale scuro e subito dopo una marginetta con un muro pericolante, essa ha un’icona marmorea piuttosto recente.
Adesso scendiamo per tornantini piuttosto umidi e scorgiamo sulla destra la strada Stazzema-Gallicano. A 06h 35' chiudiamo l'anello e a 06h 40' siamo all'auto.