(MS-Carrara) PONTESTORTO-GABELLACCIA (892 m)-CAVA PEGHINI (891 m)-CASA CARDETO (1111 m)-SENT. 140 - GABELLACCIA (892 m)-SENT. 198 - LA MAESTA' (752 m)-CASTELPOGGIO (536 m)-PONTESTORTO (doppio ANELLO)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Ponte Storto (364 m)

Località di arrivo:

Ponte Storto (364 m)

Dislivello mt.:

1000

Tempo totale:

8 h

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Castelpoggio

Rifornimento acqua:

Miniera, Castelpoggio

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

197(ex 46)◆197(ex 46)_185◆184◆140⇧(ex 40)_171_184◆140⇧(ex 40)◆140⇧(ex 40)_185◆185◆strada◆198(ex 47)◆strada

Tipologia percorso:

ND

Immagini del percorso (35)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 02/04/2017



Qui un approfondimento sulla Gabellaccia.

Provenendo da Carrara, superato il cimitero di Gragnana, si sale per qualche centinaio di metri e si arriva a una curva a gomito, nei pressi di un modesto torrente che passa sotto il ponte, coperto dalla strada (da questo il toponimo Pontestorto).
È questo il canale della Tecchia che va a formare il canale di Gragnana, tributario del Carrione. C'è un piccolo spiazzo parcheggio, una staccionata e un tabellone con informazioni sul Parco delle Apuane e con la cartina del sentiero 197 .
Il sentiero 197 che seguiremo fino al Passo della Gabellaccia è diretto alla maestà della Villa (Tenerano). Questo sentiero ricalca antichissimi itinerari percorsi dall’uomo primitivo che utilizzava la Grotta della Gabellaccia come riparo, come pure la Tecchia di Tenerano. In seguito esso divenne parte integrante della Via del Sale, o dei Lombardi, verso Tenerano e la pianura Padana.
Saliamo quindi per mulattiera pulita, avendo il corso d'acqua sulla destra e un tubo di plastica dell'acqua lungo il sentiero.
Dopo 4' c'è una struttura dell'acquedotto con modesta fonte e subito dopo un facile guado che ci porta sull'altra riva.
Saliamo con tratti, anche ripidi, a tornantini e ci spostiamo verso destra. Intanto sulla sinistra il canale adesso è secco. A 24' siamo presso un grosso rudere coperto da vegetazione che rimane a destra. Scendiamo leggermente a un guado secco (Fosso del Salto), segue un tratto di falsopiano e saliscendi e a 34' ci innestiamo su una mulattiera provienente da sinistra che sale leggermente.
Tutta la zona che stiamo percorrendo è ricca di rocce calcaree con erosione e piccole marmitte. La primavera sta sbocciando e le fioriture sono molto ricche: viole, primule comuni, anemoni trifogliati.
A 38' c'è un altro guado, nuovamente sul Canale della Tecchia, su quello che sembra il resto di un rudimentale ponte.
Ci spostiamo verso sinistra, saliamo un poco più ripidamente e a 50' arriviamo a un altro guado e abbiamo di fronte un grosso masso coperto di vegetazione.
Prendiamo a sinistra, saliamo e dopo qualche minuto passiamo da parte opposta del canale, per un altro guado.
Saliamo ripidamente e poi proseguiamo per tratto più tranquillo, fino alla salita che ci porta a 01h 19' a immetterci nel sentiero 185. Questo proviene da Castelpoggio ed è diretto al Rifugio Carrara di Campocecina, il tratto fino alla Gabellaccia è comune per i due sentieri.
Prendiamo verso destra, per sentiero ameno, in lieve salita, poi seguono tratti più ripidi. Sulla sinistra scorgiamo, tra la vegetazione, le grotte.
Qualche tornantino e a 01h 42' siamo a un bivio, segnalato da una palina di legno, in cui mancano però le indicazioni per le grotte, a sinistra, seguendo una traccia per pochi minuti.
[La Tecchia della Gabellaccia è costituita da una serie di ripari, di grandi dimensioni, rivolti a sud, alcuni comunicanti tra loro. La profondità massima è di 50 m, l'altezza va da 10 a 20 m. Furono studiate nel 1959 mediante scavi dell'Istituto di Antropologia e Paleontologia Umana dell'Università di Pisa con ritrovamenti di frammenti ceramici, ossa di animali, lame e punteruoli, sia in pietra che ricavati da ossa. Lo studio stratigrafico ha portato alla conclusione che queste grotte furono frequentate dall’uomo nell’eneolitico e poi nell’età del bronzo, escludendo però che siano state occupate stabilmente. Esse furono usate come rifugio stagionale, in occasione degli spostamenti estivi verso le zone montane. Le grotte presentano stalattiti, stalagmiti e colonne ormai inattive.]
Continuiamo a salire e poco dopo troviamo un breve tratto con staccionata, più avanti un tratto rettilineo in salita con davanti la zona delle grotte.
Seguono tornantini con vista sulla costa, in particolare su Montemarcello, e a 02h 03' siamo alla Gabellaccia.
La Gabellaccia è un valico tra Carrara e la Lunigiana, dove esisteva un’antica Dogana di cui rimangono i ruderi, infatti qua era il confine tra gli stati di Massa e Carrara (dominio estense) e Fivizzano (dominio fiorentino) fino al 1848, quando anche Fivizzano passò agli Este. Sono presenti delle panche per chi desidera sostare o fare uno spuntino. Qua arriva anche il sentiero 198 da Castelpoggio (che al ritorno percorreremo in parte) e inizia il sentiero 184 per Casa Cardeto e Case Respettolo che ci accingiamo a percorrere.
Siamo sulla strada asfaltata che proviene da Carrara ed è diretta a Campocecina (SP 59). Il sentiero 197 scende verso sinistra, il 185 sale a destra (lo percorreremo, in parte, al ritorno) e il 184 inizia tra i due proprio di fronte ai ruderi.
Il sentiero, fino alle cave, è un ampio stradello usato in passato per trasportare il marmo dalle cave e per il trasporto del minerale estratto dalla miniera di manganese.
Il percorso è in continua discesa e perderemo 150 m di quota per poi risalire nella zona della cava. Lungo il percorso troviamo diversi esemplari di Dentaria pennata (Cardamine heptaphylla), Doronico di Colonna (Doronicum columnae), Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus), Primula odorosa (Primula veris) e Primula comune (P.vulgaris), oltre a molte viole, epatiche e altre specie.
A 02h 20', presso una curva della strada, c'è una casetta con dietro una modesta rupe (879 m) usata come palestra di roccia.
Continuiamo la discesa, con qualche tratto umido per rivoli che scendono da destra. A 02h 24' c'è un breve tratto franato, in curva, che si supera facilmente a destra, è ben visibile il sistema costruttivo della strada.
Proseguiamo scorgendo sulla sinistra, tra la vegetazione, un singolare e solitario spuntone roccioso (783 m) che si trova a sud del Monte Puntone. A 02h 43' una Madonnina di marmo ricorda l'amico Maurizio Colonnata. Poco dopo c’è una salita a destra che trascuriamo e a 02h 47', sulla destra, ci sono i ruderi di un edificio usato per le miniere di manganese che si trovano più in alto, lungo il sentiero 140⇧ (più avanti nell'escursione passeremo presso di esse). Infatti il materiale scendeva per teleferica ed era trasportato a valle mediante lo stradello che abbiamo percorso.
Proseguiamo per pochi minuti e poi riprendiamo la salita. Siamo nella zona delle vecchie Cave Peghini, ci sono resti di scavi, blocchi abbandonati e un paio di edifici di servizio delle cave con carcasse di motori. Le cave si sviluppavano tutto intorno ed è possibile, andando a destra, dare un’occhiata.
A 02h 56' siamo presso gli edifici di cava, il sentiero sale a sinistra e dopo 5' arriviamo presso l'ultima zona di scavi, dove il sentiero prende a sinistra e sale ripido nel bosco, con qualche tornantino tra i castagni.
Poi percorriamo una lunga salita, avendo sulla sinistra, tra gli alberi, la Rocca di Tenerano. A 03h 24' siamo su tratto erboso, sempre in ripida salita, con alberi caduti che ci obbligano a qualche contorsione per superarli.
Seguono tornantini ripidi e a 03h 40', sulla destra, c'è un ripiano che potrebbe essere una vecchia carbonaia. Poco dopo inizia una discesa su fondo erboso, con qualche tratto da percorrere con un minimo di attenzione, specialmente se il fondo è umido e scivoloso.
Dopo aver superato un modesto guado sul Canal d'Arpa, a 03h 54', siamo presso una costruzione di servizio delle cave, con macchinari elettrici (bell'esemplare di Daphne mezereum, altri ne troveremo più avanti), il sentiero continua a sinistra e per qualche metro c’è un tratto umido per la discesa di acqua dall’alto. Ora saliamo per tratto ameno, a cui ne seguono poi altri pripidi, con qualche sprazzo panoramico sulla Rocca di Tenerano.
A 04h 07' abbiamo una serie di ruderi sulla sinistra, cui ne seguono altri e a 04h 16' arriviamo presso uno più grande, vicino al sentiero, con alcuni grossi faggi. Questa è la zona dei Prati di Cardeto, ormai coperta da vegetazione, ma, in passato, usata dai pastori per un po' di agricoltura di sussistenza. Infatti saliamo adesso per balze erbose che ci portano, in pochi minuti, a una radura alla base della Rocca di Tenerano, con una grossa croce di legno da cui inizia la facile e rapida salita per la panoramica Rocca (1206 m). A pochi metri, sulla destra, c'è uno stradello che è il nostro sentiero che prosegue nella faggeta.
In pochi minuti a 04h 22' siamo a un bivio: a sinistra scendono i sentieri 140⇧ e 171, diretti il primo a Monzone e il secondo alla Maestà della Villa.
Saliamo ancora un poco e in un paio di minuti siamo alla Casa Cardeto, presso un gigantesco faggio. Qua ci fermiamo a rifocillarci per un quarto d'ora e a 04h 39' riprendiamo il cammino. La nostra intenzione è seguire il sentiero 140⇧ per poi inserirci nel 185 e tornare alla Gabellaccia.
Scendendo tra le fioriture troveremo l'Anemone bianca, epatiche, scille e doronico di Colonna.
Adesso nel giro di 5' troveremo tre bivi, il primo è subito dopo Casa Cardeto, il sentiero 184 va a sinistra per Casa Respettolo e, con deviazione da Foce Porcigliola, alla vetta della Torre di Monzone. Saliamo e dopo 4' un altro bivio: il sentiero 174 va a sinistra diretto alla Foce di Pianza e, con deviazione da Foce dei Pozzi, al Rifugio Carrara (il sentiero 174 inizia da Casa Cardeto).
Proseguiamo sul 140⇧/171. Ancora un paio di minuti e a 04h 46' siamo al terzo bivio: il 171 sale a sinistra diretto ad Acquasparta e al Rifugio Carrara.
Noi seguiamo il sentiero 140⇧ che scende lievemente verso destra, il quale, dopo una serie di saliscendi, arriva al punto più alto dell'escursione.
A 04h 48' siamo presso un piccolo rudere sulla destra e con saliscendi procediamo avendo sulla destra, tra gli alberi, la Rocca di Tenerano.
Dopo 5', superato un tubo dell'acqua, c'è un breve tratto di corda metallica, utile in caso di ghiaccio e neve, ora scendiamo verso la zona delle Miniere di Manganese Fiat e a 05h siamo presso l'ingresso di una di esse, intorno ci sono resti di strutture a servizio della miniera stessa.
[L’estrazione del minerale di manganese, che si presenta con colore nero, fu operata dalla Fiat Ferriere Piemontesi, proprietaria dell’attività, nel periodo dell’autarchia 1939-43, ma la presenza del minerale era probabilmente conosciuta già precedentemente. Il minerale era calato con teleferica nella zona della ex cava Peghini dove sono presenti strutture di raccolta del materiale. L'attività fu abbandonata nel 1955. Sono conosciute anche come miniere di Scortico e di Canal d’Arpa, dal nome dei canali presenti in zona]
Salendo troviamo una bella fonte e a 05h 05' siamo presso gli edifici principali della miniera, ormai ridotti in ruderi, e subito più avanti c'è un altro rudere (in zona prospera l'Hepatica nobilis, erba trinità, con belle fioriture sui massi).
Saliamo, avendo sulla destra la Torre di Monzone e la Rocca di Tenerano tra gli alberi. Seguono saliscendi nella faggeta e a 05h 16' riprende la salita, presso i resti di una carbonaia, che ci porta a 05h 20' al punto più alto dell'escursione, a 1164 metri.
Siamo fuori dal bosco e il panorama si apre sulla costa, in particolare su Marina di Carrara e il Golfo della Spezia.
Adesso scendiamo e dopo 7' siamo in un tratto aperto, ancora panoramico sulla costa. A 05h 33' troviamo ancora resti, sulla destra, di costruzioni al servizio delle miniere viste in precedenza e dopo 3' il sentiero si innesta nel 185 proveniente dal Rifugio Carrara.
Siamo in una pinetina ma subito dopo torniamo nella faggeta e vediamo, in alto, il Cippo marmoreo della Resistenza, risalente al 1951, cui si accede con una traccia di pochi metri.
Proseguiamo per tratto ameno nel bosco e a 05h 46' il sentiero 140⇧ va a sinistra, verso Capanne Ferrari e poi Torano, presso alcune grotte.
Scendiamo tranquillamente per il 185, godendo la visione del masso del Doronico (una pietra piena di fioriture gialle di questo bel fiore).
A 06h siamo al caratteristico arco naturale di roccia e con qualche tornantino, in 5', scendiamo al Passo della Gabellaccia, dove chiudiamo il primo anello.
Adesso scenderemo un tratto di strada per recuperare il sentiero 198 che ci porterà a Castelpoggio (evitiamo il tratto iniziale del sentiero 198 dalla Gabellaccia perché presenta qualche tratto esposto). Scendiamo quindi per la strada asfaltata e a 06h 21' siamo all'innesto, da sinistra, del sentiero 198 che segue adesso un tratto di strada.
Dopo 5' (presenti indicazioni) prendiamo a destra, nel bosco, seguendo questo sentiero che percorre il Retropizza, cioè il versante settentrionale del modesto Monte Pizza (la zona iniziale si chiama Malpasso). Il percorso, a saliscendi, è ricco di belle fioriture di Dente di cane.
A 06h 44' attraversiamo un cancello di legno, dopo il quale, sulla roccia, c'è una minuscola immagine marmorea della Madonna. Dopo un paio di minuti il sentiero curva bruscamente verso sinistra. Invece verso destra si stacca un promontorio roccioso panoramico su Viano e Tenerano, nel comune di Fivizzano.
Adesso il sentiero è un ampio stradello sterrato con qualche saliscendi, ma poi scende decisamente in un rimboschimento a conifere.
A 07h siamo a un sottopasso sotto la strada per Campocecina, superato il quale ci sono i resti di una Maestà. Oggi essa ha un'altra destinazione, ma in passato poteva ospitare molti viandanti e possedeva un'icona marmorea, presumibilmente del XVIII secolo.
[Questa zona è molto apprezzata dai carrarini per picnic e ristoro dal caldo estivo ed è conosciuta come la Maestà. Qua è presente un Albergo ristorante, attualmente chiuso, e un gruppo di case abitate. Sin dall’antichità la Maestà era un importante luogo di transito tra la zona costiera e la Lunigiana interna. Il nome deriva da un’antica cappella dedicata a S. Sisto II, patrono di Castelpoggio, che era presente in loco. In passato il 6 agosto, festa del santo, la gente saliva da Carrara e dai paesi a festeggiare nei boschi. Sicuramente nel 1151, nei pressi di questo valico, esisteva già, gestito dai frati di S. Frediano di Lucca, l’ospedale di S. Sisto a Monte Forca per l’assistenza dei viandanti.]
Adesso prendiamo a destra, in discesa nel castagneto, seguendo un ampio stradello. A 07h 18' passiamo presso una proprietà con casetta e ciliegi in fiori e poco dopo arriviamo ad alcuni ripari per cavalli. Seguiamo il percorso verso destra, evitando un'altra ampia traccia a sinistra, poi proseguiamo su mulattiera lastricata e ben conservata, tra muri di contenimento.
A 07h 27' siamo su un altro tratto di sterrato, poi ci sono coltivi e un ultimo tratto cementato ci porta a 07h 32' sulla strada, nei pressi del Cimitero di Castelpoggio.
Scendiamo a sinistra e passiamo per le case del borgo e a 07h 36' siamo nella Piazzetta dedicata al partigiano Primo Ricci, morto a vent'anni, dove termina il sentiero 198 e inizia il 185 e dove arriva un sentiero dalla Foce di Ortonovo, non numerato. È presente una bella fontana.
Ci fermiamo circa 10' in un bar e poi scendiamo per la strada. A 07h 51' siamo al bivio per Noceto (a destra). Scendiamo per tornanti e a 08h 06' chiudiamo il secondo anello, arrivando a Ponte Storto.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Dal centro di Carrara si seguono le indicazioni per Gragnana (3,2 km), attraversato il paese si arriva in pochi minuti al cimitero (3,9 km), sulla sinistra, e, poco dopo, a Ponte Storto (4,7 km) presso una ben evidente curva a gomito.
Note
Questa escursione è adatta ai buoni camminatori, è molto lunga e nervosa, con saliscendi e un dislivello che richiede allenamento.
Ricchissime sono le fioriture, specialmente nel periodo primavera-estate.
Di interesse sono le Grotte della Gabellaccia (richiesta deviazione di pochi metri) dove soggiornavano i nostri antenati di 5000 anni fa.
Il percorso tocca le cave Peghini abbandonate e le vecchie miniere di manganese della Fiat.
È poi possibile vedere il Cippo della Resistenza.
Qualche scorcio panoramico, se la giornata lo permette, sulla Rocca di Tenerano, sulla Torre di Monzone, sulla costa, fino al Golfo della Spezia e sulla Lunigiana e la zona di Fosdinovo.
Notevoli sono poi le variazioni che si possono fare utilizzando i tanti sentieri presenti in zona.
I tempi sono indicativi e possono essere diminuiti da giovani allenati che fanno poche soste per fotografare.