DATA ESCURSIONE: 28/01/2018
Poco prima di arrivare al paese di Forno, sulla destra, presso una chiesa isolata (Oratorio di Sant'Anna, XVII secolo), c’è un parcheggio intitolato a Ciro Siciliano, maresciallo dei carabinieri e comandante della stazione di Forno, ucciso nella strage nazi-fascista del 13 giugno 1944 che straziò questo paese della montagna massese. Qua è presente anche una fontana. Seguiamo la strada asfaltata per Forno che costeggia il fiume Frigido e arriviamo al cartello stradale del borgo e alle sua prime case e, sulla destra, a 5’ troviamo il ponte dell’Indugio che attraversa il fiume Frigido. Questo ponte deriva il suo nome dal latino indusium: abito o panno, per il fatto che nei pressi si trovava un follo per la lavorazione della lana.
Subito dopo aver attraversato il ponte troviamo un bivio che seguiamo verso destra fino ad arrivare a 9' al locale cimitero, anche qua c’è una fontana. Prendiamo la scalinata, a sinistra, a fianco del muro del cimitero fino a trovarci sopra la stesso, seguiamo la scalinata di cemento che sale tra radi alberi. e poi prendiamo a sinistra fino a una casa alla quale è possibile arrivare, dal paese, anche da altra parte. Il sentiero prosegue verso l’alto, ancora scalinato, con qualche segno rosso e a 22’ arriviamo a un’altra abitazione di color rosso, ci teniamo ancora a sinistra e saliamo fiancheggiando una recinzione.
A 30' siamo presso una casa con dipinto, sulla facciata, un grosso orologio, poco più avanti siamo presso dei ruderi circondati da zone coltivate, quindi evitiamo di salire per la zona scalinata e prendiamo a sinistra, superando i ruderi, per tratto in leggera salita. E più avanti ritroviamo i segni rossi. Il sentiero sale nel bosco e a sinistra, in basso, scorgiamo Forno e tra gli alberi la visuale si apre progressivamente dal monte Rasori al Cavallo.
A 52’ arriviamo a una maestà con icona marmorea della Madonna del 1891, fatta costruire da Antonio Fruzzetti. Il sentiero adesso, ben segnato, prosegue sia a destra che a sinistra della maestà, noi prendiamo a destra [a sinistra si va alla vicina Sorgente della Freddana, poi al Pizzo della Bandiera e si recupera il sentiero 154 Forno Filanda- Casania].
Troviamo poco dopo una prima casa sistemata con delle piane coltivate. A questa ne seguono altre provviste di interessanti cartelli che raccontano la storia delle famiglie che hanno abitato queste piane e testimoniano l’amore dei discendenti per questa bellissima zona. Proseguendo c'è un rudimentale cancello da richiudere e poco dopo un'altra costruzione con fuori una casetta di legno colma di libri a disposizione dei viandanti.
A 01h 29' siamo presso un capannello per la caccia, salendo verso sinistra si va al gruppo principale di costruzioni di Pian dei Santi. Sono ruderi di abitazioni rurali, alcune sistemate, usate anche dai cavatori della vicina cava di onice, la zona è circondata da terrazze che furono coltivate in passato con olivi e vecchie viti. Noi seguiamo invece a destra, ma anche dai ruderi si arriva al sentiero che percorriamo, che adesso è il 154, ben segnato.
A 01h 36' siamo al bivio per Casania, il sentiero 154 va a destra diretto a questo borgo. A sinistra ci sono indicazioni per la Cava di onice (indicazione "grotta"). In realtà il materiale scavato era un calcare stratificato con colorazione particolare che lo faceva somigliare al più prezioso onice (una varietà di quarzo che è una roccia silicea e non calcarea). Non entriamo nella parte iniziale della cava, dove sono presenti cartelli indicatori che spiegano il lavoro effettuato in passato nella cava stessa (per esplorarla serve attrezzatura adeguata e una guida che la conosca).
Proseguiamo la traccia segnata che ci porterà a innestarci nel sentiero 161 Resceto-Castagnolo-Celia Caldìa-Forno. Subito sulla destra in basso vediamo ruderi di una costruzione con vecchi macchinari che servivano per il lavoro della vicina cava di onice.
Il sentiero costeggia a mezza costa il versante sud del modesto monte Girello, in piano o in leggera salita, e si mantiene sempre molto panoramico, in particolare sui monti Sella e Macina e sul Pelato, in basso, a destra, scorgiamo il paese di Casania e dietro Gronda. In primavera le fioriture sono lussureggianti e prosperano molte erbe aromatiche, tra cui origano e santoreggia. Superiamo alcuni ravaneti su traccia evidente e ben tenuta.
A 02h 04' il sentiero sale decisamente verso sinistra, la salita è ripida a tornantini, tra ginestre, più in alto i tornanti sono più ampi, su sfasciumi di roccia. Il panorama si apre su Brugiana, Cima di Gioia e Cima d'Uomo. A 02h 25' siamo al punto più alto della salita, su un crinale, dove scorgiamo alcune capre e scendiamo un poco.
A 02h 39' c'è un bivio con una traccia che scende verso sinistra e dopo una decina di minuti c'è un altro bivio che scende a Casania con percorso diverso dal sentiero, è possibile che anche la traccia precedente porti a Casania. Il sentiero riprende a salire mentre il panorama si apre anche sulla Tambura. Dopo un breve tratto per boschetto, a 03h 05' ci innestiamo sul sentiero 161, in un bel luogo panoramico, si vede bene anche il Monte Castagnolo e i terrazzamenti alle sue pendici. Questi costituiscono la “bonifica di Resceto”, costituita da una serie di terrazzamenti costruiti negli anni trenta del 1900 e ormai in completo abbandono e invasi da alberi e ginestre. Adesso entriamo per qualche minuto nel bosco da cui saliamo a un crinale panoramico, il sentiero lo saliva, ma adesso il percorso è stato modificato. Infatti a 03h 15' lasciamo il crinale per una mulattiera in discesa, sulla sinistra, che dopo un paio di minuti sale scalinata verso destra.
A 03h 20' siamo nuovamente sul crinale e sul vecchio tracciato. Subito entriamo nel bosco di conifere fino ad arrivare in una decina di minuti a una finestra naturale nella roccia (904 m), molto panoramica su Sagro, Grondilice, Contrario e Cavallo, fino al monte della Mandriola. Nei pressi c’è un capanno di cacciatori ormai cadente. Continuiamo sulla destra e il sentiero è ora più ripido e sale tra le rocce. All’inizio ci sono i ruderi di un riparo sotto roccia, probabilmente di pastori, continuiamo a salire e a 03h 43’ arriviamo ad un pianoro panoramico su Sagro, Rasori e Grondilice (991 m, punto più alto dell'escursione). Una traccia porta a destra, in pochi minuti, alla modesta vetta del monte Castagnolo (1007m).
Noi proseguiamo invece il sentiero che diventa ben presto erboso e la vista si apre anche a Contrario e Cavallo e sono ben evidenti le vie di lizza per la Focolaccia e la via Vandelli. Superiamo i ruderi della "Ca' di Mario" e proseguiamo in leggera discesa fino ad aver di fronte un bel fungo roccioso detto “La Rocchetta” (1065 m) che somiglia vagamente a una faccia. A fianco di questo roccia tracce di sentiero scendono per portarsi a Casa Castagnolo, con percorso a tratti un po’ esposto. Proseguiamo e a 03h 53' siamo alla sella della Cima della Croce (979 m) presso la quale un altro sentiero più semplice porta a Casa Castagnolo che vediamo bene, continuando invece per il crinale si perviene alla Cima della Croce (1057 m) e, proseguendo ancora, alla Cima della Mandriola (1106 m), sopra la Foce della Vettolina. Noi scendiamo a sinistra seguendo i segni ben evidenti del sentiero 161 per le pendici della Mandriola, prima su tratto aperto poi tra qualche albero.
A 04h 06' passiamo presso un assaggio di cava con ravaneto, avendo di fronte il Monte Sagro e dopo 5’ il sentiero scende ripido tra alberi. A 04h 21', dopo aver superato un tratto su roccia, breve e non difficile, siamo presso una cava abbandonata (cava della Mandriola) con alcuni poteaux, un piazzale e alcuni blocchi abbandonati. Il sentiero continua ben segnato per un ravaneto dove è necessaria un po’ di attenzione per non smuovere troppo le roccette, a 04h 37’ siamo a un taglio di cava. Poco dopo il sentiero segue a zig-zag un costone roccioso ripido e alberato che a 04h 48’ ci porta sulla marmifera: il sentiero 161 scende per la marmifera stessa mentre in salita continua il sentiero 162 segnato di rosso, con segni costanti e ben evidenti. Poco distante, a destra, c’è una sorgente.
Il sentiero 162 parte da Biforco con il Passo della Focolaccia e prosegue per Gorfigliano, noi lo percorriamo in discesa: esso è una lunga via di cava che si sviluppa a lunghi tornanti. Alla successiva curva il sentiero 161 sale verso sinistra per Celia Caldia e Forno.
Il tratto iniziale della marmifera è molto degradato e il fondo è formato da massi ed è fastidioso a percorrere. Subito dopo un mezzo meccanico, abbandonato da anni, c'è una deviazione a destra per la Cava Bore-Puntello.
A 05h 18' sulla destra c'è una cava e il fondo della marmifera diventa buono e ben percorribile. Superiamo la sbarra della cava e adesso costeggiamo il Canal Cerignano che ci rimane sulla sinistra (un ramo della marmifera sale verso cave più in alto). La discesa è abbastanza ripida e a 05h 33' abbiamo sulla destra la Cava Romana, in frenetica attività.
A 05h 44' siamo a Biforco, importante nodo di sentieri. Qua si incontrano il Canal Fondone che scende da destra e il Canal Cerignano che abbiamo costeggiato, essi formano il Canal Secco. Oltre al sentiero 162 qua iniziano il 167 per la Valle degli Alberghi e il Passo della Focolaccia e il 168 per la Foce Rasori percorrendo il Canal Fondone.
Scendiamo, superiamo la sbarra e siamo sulla via asfaltata. A 05h 57' siamo alla cava di sassi della Mineraria Apuana, con le strutture ormai ridotte in ruderi. Più avanti sulla destra ci sono altre strutture in degrado e subito dopo a 06h 05' l'edificio del Gruppo Case Carpano e Rubbia.
Dopo 5' siamo al bivio dove la strada sale a destra per il Vergheto. Sulla destra c'è un tabernacolo con San Martino a cavallo che taglia il mantello per darne la metà a un povero e una statua della Madonna col Bambino. Una lapide ricorda che Martino Barsanti fece fare il tutto come protezione dei suoi cavatori alla Borre del Sagro. Subito dopo a sinistra inizia il sentiero 161. Proseguiamo per la strada asfaltata e a 06h 19' siamo presso l'edificio della Filanda di Forno, davanti al Pizzo del Cotonificio (guglia monolitica di alcune decine di metri scalata per la prima volta da un fornese verso il 1900). Ricordiamo che la Filanda o Cotonificio è una struttura industriale risalente alla fine dell'Ottocento che diede lavoro a molte donne e ragazzi e portò un incremento demografico di Forno. Con la guerra la struttura fu notevolmente danneggiata. Fu in parte restaurata negli anni '80 del secolo scorso e oggi è sede di un Museo di Archeologia industriale.
Scendiamo e troviamo le Case Operaie (tipiche case a ringhiera) poste dalla parte opposta del Frigido, costruite per le lavoratrici della Filanda). Poco dopo c'è la Casa Socialista risalente al 1912, costruita per scopi sociali e culturali dalla Lega dei Cavatori di Forno legata alla Camera del Lavoro e al Partito Socialista.
A 06h 35' chiudiamo l'anello e in 5' siamo al parcheggio. [Ricordiamo che Forno, l'antica Rocca Frigida, si sviluppò nel XIII secolo per la lavorazione dei metalli. L'esaurimento del legname necessario ai forni di fusione trasformò gli abitanti in pastori e agricoltori. In seguito prosperò la fabbricazione dei cappelli di feltro e nella prima metà del 1800 furono aperte le prime cave di marmo, ma lo sviluppo demografico del paese si ebbe con l’apertura della Filanda.]