DATA ESCURSIONE: 01/07/2018)
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un approfondimento sul Monte Tambura
L’auto si può parcheggiare facilmente nei pressi del Rifugio Val Serenaia, lungo la strada, oppure, nell'ampio spiazzo parcheggio di fronte al Campeggio (alla curva dove la strada sale verso il Rifugio Donegani per poi diventare marmifera). Dal parcheggio del camping inizia il sentiero 178 per la Foce di Cardeto e la marmifera dell'Acquabianca, noi lo seguiremo quasi interamente fino al bivio 178/179. Poco fuori del parcheggio è presente anche una fontana. La zona è ricca di fioriture, in questo periodo scorgiamo qualche esemplare di Giglio di San Giovanni.
Il sentiero 178, sempre ben segnato, nella prima parte fiancheggia il campeggio e uno stradello ben curato (da parte opposta) che porta a zone picnic nelle vicinanze. Siamo subito nella faggeta e dopo pochi minuti, sulla destra, troviamo una casetta (Capannina Nerina). Entriamo nel bosco di faggi e a 6' costeggiamo una bella casetta con le imposte rosse (Baita Italia) con un’altra fontana, questa è privata, ma il proprietario, quando presente, non impedisce di riempire la borraccia. Dalla Baita si gode di buon panorama sulle pendici del Monte Pisanino.
Subito dopo il sentiero inizia a salire decisamente nel bosco, più avanti a 19', sulla sinistra, si nota un riparo tra due gigantesche rocce, scese dal monte migliaia di anni fa, che formano una sorta di capanna chiusa dall’uomo mediante dei muretti a secco, probabilmente serviva per custodire gli animali. Oggi esso segnala l’inizio di una traccia non segnata per il Solco del Rio Sambuco e la Foce dell’Altare da cui si arriva alla vetta del Pisanino (mantenendosi a sinistra il sentiero è segnalato da piccoli ometti).
A 25', dopo un tratto in cui prospera il Giglio martagone, il sentiero per un po' pianeggia e arriviamo a un bel punto panoramico su Pisanino e su Pizzo, ben visibili quando il bosco è spoglio, oggi essi si intravedono tra le fronde. Segue un breve tratto tranquillo, poi c'è la salita per un ripido canalone, sempre nel bosco. Il canalone richiede circa 6' di salita da 30' a 36'. Poi andiamo verso sinistra.
Il sentiero riprende a salire e in breve, a 42', siamo al bivio con il raccordo per il sentiero 180 che arriva da destra. Il sentiero 180 inizia poco distante dall’inizio del 178, sulla strada che porta al rifugio Donegani e alle cave di Orto di Donna. Esso termina al Rifugio Orto di Donna. Saliamo pochi metri verso sinistra e siamo a un ripiano roccioso con pochi alberi che permette di godere di una splendida vista sul Pisanino e i suoi Zucchi. Percorrendo il breve ripiano vediamo sulla destra il Cavallo, il Contrario, il Passo delle Pecore e il rifugio Orto di Donna, il Grondilice, la Cresta Garnerone, la Foce di Giovo e il Pizzo. La visuale è aperta anche in estate poiché la vegetazione qua è piuttosto ridotta.
Finito il ripiano roccioso rientriamo nel bosco e a 54' siamo a un grosso faggio con indicati i segni del sentiero. Prendiamo a sinistra salendo un breve tratto roccioso, il sentiero continua nel bosco tra rocce affioranti.
A 01h 04' saliamo ancora su rocce e dopo 10' siamo a un altro grosso faggio con indicati i segni del sentiero, da esso inizia la parte più ripida della salita. Infatti dobbiamo superare una paretina di roccia su cui il sentiero è inciso con comode e facili voltoline, può essere necessario aiutarsi con le mani. Due brevi tratti sono attrezzati con corda metallica. In pochi minuti (01h 20') arriviamo a un pianoro panoramico dal quale si gode di vista splendida su tutte le montagne che circondano val Serenaia: dal Pisanino, agli Zucchi fino alla Foce di Cardeto da una parte e dal Cavallo, al Contrario, al Grondilice, alla Cresta Garnerone fino al Pizzo d’Uccello dall'altra.
Adesso il sentiero pianeggia o sale poco tra arbusti e qualche giovane faggio. Poi a 01h 23' costeggiamo grosse rocce e ci portiamo alle pendici degli Zucchi di Cardeto dove, in estate, prospera una vasta prateria di lamponi quasi ad altezza d’uomo, tra cui fioriscono Gigli di S. Giovanni insieme a Gigli Martagone. In primavera invece predominano le Primule Orecchia d’Orso che a decine hanno colonizzato le rocce gigantesche e la Daphne Mezereum.
Siamo adesso in ambiente aperto senza alberi, ora saliamo, costeggiando gli Zucchi, con qualche tratto piuttosto ripido sulle rocce. Poi la ripidità diminuisce e a 01h 46' arriviamo al cartello dei sentieri. A destra si stacca il 179 per il Rifugio Orto di Donna e la Foce di Giovo, mentre il 178/179 si dirige a sinistra in alto alla Foce di Cardeto e poi alla Marmifera dell’Acqua Bianca (dove finisce il 178) e al Passo della Focolaccia (dove finisce il 179).
Ci fermiamo un attimo a prender fiato e poi saliamo alla Foce di Cardeto, dove arriviamo a 01h 53'. Dalla foce inizia un sentiero impegnativo per il Monte Cavallo.
Adesso scendiamo per la Valle dell'Acqua Bianca, con qualche tratto ripido tra gli alberi e qualche tratto aperto e meno ripido.
A 02h 03' siamo alla caratteristica buca della neve in cui la stessa si conserva anche in estate, in quantità variabile, secondo l’andamento dell’inverno. Essa rimane sulla destra mentre a sinistra si stacca il sentiero, segnato di blu, per la vetta del Pisanino, con tratto iniziale in discesa.
Continuiamo costeggiando a mezzacosta le pendici del Cavallo per tratto aperto e molto panoramico su Roccandagia, Tambura che sono di fronte e sul Pisanino che rimane alle nostre spalle.
A 02h 10' siamo al bivio tra il 178 e il 179. Il primo scende a sinistra per immettersi nella marmifera che costituisce il tratto del sentiero 162 dal Passo della Focolaccia a Gorfigliano.
Noi proseguiamo per il 179 per tratti erbosi alternati a roccia. A 02h 14' superiamo alcune placche lisce su cui sono incise delle utili pedate. Un altro tratto su placca si trova più avanti.
A 02h 29' siamo sulla marmifera (sentiero 162-ex 36). Di fronte abbiamo la cava Piastramarina in attiva lavorazione che ha ormai devastato il Passo della Focolaccia.
Seguiamo la via di cava che dopo 5' sale ripida, poi la lasciamo per percorrere la parte alta della cava, ormai inattiva. A 02h 47' siamo a un piazzale con una sorta di obelisco a forma di vela e le necessarie indicazioni dei sentieri. Siamo in pratica al Passo della Focolaccia completamente trasformato dalle attività estrattive. In alto c'è la mole imponente del monte Cavallo e poco sotto la macchia colorata del bivacco Aronte, il più vecchio e il più alto delle Apuane.
Qua oltre al sentiero 179, arrivano il 167 da Biforco per la Forcella di Porta, il 162 da Biforco per la Vettolina e il 166 e il 166A entrambi da Resceto per vecchie vie di lizza (gli ultimi tre coincidono nella parte finale). Inoltre arriva il sentiero 177 da Campocatino per la Carcaraia e il 148 dal Passo della Tambura, questi ultimi coincidono per il breve tratto fino alla cresta. Inoltre arriva il nuovo sentiero 1000 che passa presso alcuni degli abissi più profondi delle Apuane, esso in parte coincide con i sentieri 162, 177 e 179.
Dopo una breve sosta adesso seguiamo il 148 per salire alla vetta della Tambura. Seguiamo un'ampia via di cava fino a un piazzale con blocchi di marmo e le necessarie indicazioni per salire. A 02h 54' iniziamo a salire per tratto ben segnato su sfasciumi con qualche tratto da percorrere con la necessaria attenzione. A 03h 06' siamo in cresta e qua il sentiero 177 scende a sinistra per la Carcaraia. Noi iniziamo a salire per la cresta e in breve siamo ad una traccia (indicazione con palina) che porta al sottostante Abisso Roversi.
[L'Abisso Paolo Roversi si apre a 1710 m (ingresso meteo-alto) con un dislivello di 1357 m che ne fa la grotta più profonda d'Italia. All'interno della grotta si trova una verticale di 310 m detta Black Hole o Pozzo Mandini.]
Il sentiero 148 percorre l'intera cresta della Tambura. Dalla cresta il panorama si apre sul versante a mare e, in particolare, sul sottostante Passo della Focolaccia con la Punta Carina e la Coda del monte Cavallo e il Bivacco Aronte e dietro il mare. Più avanti poi si apre su Altissimo, Folgorito, Sella, Corchia e Panie. Da parte opposta la Carcaraia, la Roccandagia e in basso Gorfigliano e dietro l'Appennino.
La cresta è facile a percorrersi, il sentiero è sempre evidente e ben segnato. Ricche sono le fioriture e la roccia è buona. Qualche tratto su sfasciumi ci porta a 03h 24' a una cima che precede il Monte Crispo. Continuiamo a salire e a 03h 34' siamo sulla vetta del monte Crispo alto 1835 metri. Da qua scendiamo un po', segue un tratto di falsopiano e a 03h 49' iniziamo la salita finale a tornantini per sfasciumi che ci porta a 03h 58' sulla vetta del monte Tambura (1886 m). In vetta è presente una piccola croce e il panorama si apre anche sulle Panie, sul Sumbra e sul Fiocca e su vicini monti Focoletta e Sella. Ci fermiamo 20' e poi scendiamo percorrendo il percorso fatto all'andata.
A 04h 41' siamo sul Monte Crispo, a 05h 06' siamo al bivio 177/148, a 05h 19' siamo al Passo della Focolaccia. A 05h 36' lasciamo al via di cava, a 05h 56' siamo al bivio 179/178, a 06h 11' siamo alla Foce di Cardeto e dopo 5' ai cartelli.
A 07h 18' siamo al faggione dopo aver percorso il tratto di paretina, a 07h 31' siamo al bivio con il raccordo per il 180 e a 08h 17' finiamo l'escursione