DATA ESCURSIONE: 15/08/2018
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un approfondimento su Vinca.
Dopo aver percorso la strada asfaltata, a tratti molto malandata, destinata (negli anni '50) a collegare Vinca con le Cave del Sagro, arriviamo all'inizio del sentiero 153⇧ (anche se nelle cartine più recenti lo stesso viene fatto iniziare a Vinca presso la Casa di Montagna).
Siamo presso un ponte sul modesto Fosso dell'Acqua Bianca (a volte impropriamente chiamato Fosso Nebbieto). Qua sono presenti buone indicazioni del sentiero 153⇧ (diretto alla Capanna Garnerone) e uno spiazzo parcheggio.
Ricordiamo che la strada diventa impraticabile con neve e ghiaccio, nel qual caso dobbiamo percorrere a piedi circa 1,5 km dalla Madonna del Cavatore. D'altra parte il percorso descritto è sconsigliato in presenza di neve e ghiaccio.
Saliamo per il 153⇧, il cui tratto iniziale fiancheggia il modesto fosso (ridotto a un rivolo d’acqua), in decisa salita, in un bel bosco di castagni con esemplari ultracentenari che, in alto, lasciano il posto ai faggi.
Poi costeggiamo i ruderi della Casa Farfareto e poco dopo il sentiero si apre tra lamponi, ginestre e ginepri e a 14' siamo alla confluenza con il sentiero 138⇧ (proveniente da Vinca e diretto a Colonnata) che qua è uno stradello sassoso.
La zona è molto panoramica sul gruppo del Monte Sagro che rimane alle nostre spalle e su Pizzo d’Uccello e Cresta Garnerone che rimangono di fronte, ergendosi dalle Prade sassose che andremo a salire.
Il luogo è veramente molto bello con una grande variabilità di paesaggi nel corso delle stagioni. Scendendo pochi metri sul sentiero 138⇧ c’è una casa isolata e risistemata, con di fronte un piccolo piazzale panoramico sul Sagro, particolarmente affascinante in inverno con la neve.
Noi saliamo a destra e dopo un minuto un ometto sulla sinistra indica un ampio stradello diretto ad alcune costruzioni nascoste dal verde.
[Il sentiero 138⇧/153⇧ continua a salire e in pochi minuti porta a un secondo bivio: il 153⇧ sale alla Capanna Garnerone, mentre il 138⇧ prosegue per la Foce di Vinca].
Seguiamo la traccia e a 17' un altro ometto indica una traccia non numerata che si raccorda, circa 200 metri più in alto, con il sentiero 137⇧. Questo sentiero sale fiancheggiando un boschetto che rimane a sinistra, vicino a un modesto canale affluente del Lucido di Vinca.
La traccia è evidente, solo in qualche tratto può diventare molto erbosa, non bisogna spostarsi nel boschetto e mantenersi sempre all'aperto verso destra. Numerosi ometti aiutano nella progressione per tornantini o tratti di salita decisa.
Il sentiero si sviluppa in una radura in salita (Le Prade) dove ormai stanno crescendo molti pini e altre piante che stanno salendo per i mutamenti climatici, splendida la vista sulla Cresta Garnerone, Pizzo d'Uccello e sul Sagro che rimane dietro. A 41' percorriamo un tratto di sfasciumi, poi il sentiero torna erboso e a 47' iniziamo il tratto finale sassoso che ci porta a 53' a innestarci nel sentiero 137⇧.
Qua è presente una sorta di monolito con indicazione del sentiero 137⇧. A destra esso porta alla Capanna Garnerone e poi prosegue verso Foce di Navola e Forno, noi invece prendiamo a sinistra in direzione Foce di Giovo. Il sentiero è un saliscendi panoramico sul Pizzo, alcuni tratti sono su roccia facile e altri in tratti di boschetto, è necessaria un po' di attenzione in caso di terreno scivoloso per la pioggia. L'ultimo tratto, per prateria erbosa in leggera salita, ci porta a 01h 22' a un bivio: il 137⇧ si innesta nel 175 proveniente da Vinca e diretto alla Foce di Giovo. È presente una palina di legno con indicazione dei sentieri. [Qua una traccia sale verso sinistra a recuperare il sentiero 191 per la Foce del Giovetto.]
Adesso la salita aumenta, con traccia a tratti incisa in prateria di mirtilli e ginepri, a sinistra c'è la mole del Pizzo d'Uccello e di fronte la quota 1539 e la Foce di Giovo, verso cui siamo diretti. A destra la Cresta Garnerone e dietro di noi il Sagro e, in basso, il borgo di Vinca.
A 01h 45' arriviamo alla Foce di Giovo. Qua è presente una palina con le indicazioni dei sentieri. Il 181 va a sinistra per la Foce del Giovetto (qua si stacca la via normale per il Pizzo), Foce Siggioli e Ugliancaldo. Il 175 scende in basso per Vinca ed è il sentiero che abbiamo, in parte percorso; il 137⇧ scende verso il Rifugio Donegani e Val Serenaia, mentre, dalla parte opposta, va a Capanna Garnerone e Forno e quindi, nella parte iniziale, coincide con il 175. Infine il 179 che porta al Rifugio Orto di Donna e che percorreremo più avanti.
Il panorama dalla foce è splendido su Sagro, Pisanino e Pizzo d’Uccello che incombe in tutta la sua imponenza e sulla cresta Garnerone. Vicino alla foce, verso il Pizzo, c'è una rupe rocciosa (quota 1539). Il luogo è erboso, ameno, ampio e invita al riposo e alla contemplazione, però spesso, come oggi, c’è molto vento.
Dopo una breve sosta scendiamo seguendo il sentiero 137⇧ fino alla marmifera. Seguiamo la traccia evidente che scende in una prateria di Calluna e di ginepri, con carline sparse in fioritura. Segue poi un tratto tra radi alberi e infine entriamo nella faggeta per tratto di ampia mulattiera che scende a tornantini.
A 02h troviamo delle indicazioni: il sentiero prosegue, sempre ben segnato, verso sinistra. Invece verso destra prosegue un'ampia traccia (si vede a pochi metri una vecchia cisterna) che costituiva il vecchio percorso del sentiero che è stato ridisegnato nel 2007 per evitare di passare dalle cave attive. Quindi scendiamo verso sinistra e in breve siamo su roccette con visuale sulle cave di Orto di Donna. Segue poi tratto aperto su cava e panoramico sul Pisanino, Zucchi di Cardeto, Cavallo e Contrario.
A 02h 11' siamo nuovamente fuori dal bosco e dopo 5' siamo al bivio tra i sentieri 137⇧ e 191. Il sentiero 191 prosegue per la Foce del Giovetto e la Foce dei Lizzari con un tratto attrezzato dopo il Giovetto (sentiero Piotti). Proseguiamo in discesa con un altro tratto nel bosco e a 02h 27' siamo in tratto aperto. Dopo 5' siamo a un tentativo di cava con piccolo piazzale, qualche blocco di marmo abbandonato e una vasca scavata nel marmo.
Scendiamo per tratto su sfasciumi e a 02h 40' percorriamo un tratto con pali metallici dove c'era, in passato, una corda metallica che aiutava nella progressione. In 3' siamo all'ultimo palo dopo esser scesi su facili roccette. Dopo altri 3' siamo a una cava abbandonata con vecchio edificio di cava. Adesso scendiamo verso la sottostante marmifera per ripida discesa per sfasciumi.
A 02h 55' siamo sulla marmifera ed è presente l'indicazione del sentiero con intitolazione a Maurizio Scheggi del Cai Pisa. Adesso seguiremo la marmifera per arrivare al Rifugio Orto di Donna (zona della ex Cava 27) tra vecchie cave e cave ancora attive. Passiamo presso alcuni vecchi edifici e a 03h 02' siamo alla Capella della Madonna del Cavatore circondata da recinzione metallica. Poi la marmifera sale con un tratto all'ombra di alberi.
A 03h 08' siamo a un bivio dove proseguiamo verso destra (a sinistra c'è una cava in attività). A 03h 15' un po' in alto, a destra, c'è l'edificio del vecchio Rifugio Donegani con ancora la scritta Cai Lucca. Saliamo ancora e a 03h 18' a un bivio prendiamo a destra per zona di cava attiva con qualche blocco. Saliamo e a 03h 29' abbiamo, a destra, un vecchio serbatoio e, in basso, una cava. Proseguiamo e a 03h 43' percorriamo un tratto ameno all'ombra.
Saliamo costeggiando altre vecchie cave e un ultimo tratto, in parte cementato e piuttosto ripido, ci porta a 03h 56' al Rifugio Orto di Donna. Questo è il terzo rifugio della valle e fu inaugurato nel 2005 ristrutturando l’edificio di cava 27 (la cava più alta del bacino) a opera del comune di Minucciano e del Parco delle Apuane, con finanziamenti UE. Nei pressi c’è una scuola di roccia e palestre di roccia attrezzate, ricordiamo che il rifugio è aperto solo nella buona stagione o su richiesta. A fianco del rifugio scende verso destra il sentiero 180 diretto in prossimità del rifugio Donegani. Il sentiero 186, proveniente dalla Capanna Garnerone per la Finestra Grondilice, termina proprio al Rifugio, mentre il 179 porta a Foce di Giovo e proviene dal Passo della Focolaccia.
Adesso seguiremo il sentiero 179 per tornare alla Foce di Giovo. In 5' siamo al bivio tra i sentieri 179 e 186 e seguiamo il 179 verso destra per tornare alla Foce di Giovo a chiudere l'anello (il 186 sale alla Finestra Grondilice). Il sentiero è un continuo saliscendi, per lo più nella faggeta, con sulla sinistra la Cresta Garnerone e con bei panorami sulla valle nelle zone aperte e percorre la cosiddetta Valle dell'Asino. Poco dopo il bivio siamo al punto più alto dell'escursione (1527 m). In pochi minuti siamo a un primo punto panoramico da cui scendiamo e a 04h 10' abbiamo sulla destra una recinzione che invita a non sporgersi perché sotto c'è una vecchia cava. Proseguiamo costeggiando l'ingresso di una grotta a sinistra e poi saliamo a un altro punto panoramico, dopo 5', e rientriamo decisamente nel bosco. Proseguendo usciamo nuovamente dal bosco con bel panorama sui pinnacoli della Cresta Garnerone.
A 04h 40' percorriamo un tratto su roccette da fare con attenzione, ma senza esposizione. Poi, a 05h 03', siamo ancora su tratto aperto cui segue un tratto di sentiero intagliato nella roccia e ben percorribile. Poi rientriamo nel bosco e il sentiero diventa una mulattiera ben curata che nella parte finale sale e a 05h 15' arriviamo alla Foce di Giovo. Abbiamo quindi chiuso l'anello e sostiamo alla foce per 15' e a 05h 30' iniziamo a scendere per lo stesso percorso fatto all'andata.
A 05h 55' siamo al bivio 137⇧/175 e a 06h 15' siamo all'innesto del sentiero non numerato, dopo aver superato una breve discesa su roccia da fare con attenzione e piede sicuro (mentre in salita è semplice). A 06h 45' siamo sullo stradello e dopo 3' al bivio 138⇧/153⇧ che seguiamo verso sinistra. A 07h siamo sulla strada dove terminiamo l'escursione.