DATA ESCURSIONE: 09/06/2019
Itinerario percorso nuovamente in data 05/06/2021, lo stato dell'intero percorso coincide con quanto relazionato.
Qui
un approfondimento sul Monte Grondilice.
Relazione a cura di Francesco Salvatori
ATTENZIONE: prima di procedere con la descrizione del percorso, si consiglia di leggere attentamente la sezione “Note”.
Dallo slargo dove abbiamo lasciato la macchina imbocchiamo sulla sinistra, in ripida salita lungo un rigagnolo, il sentiero 153⇧ per capanna Garnerone. Non passa molto tempo prima che le pendenze si attenuino. Incontriamo poi il sentiero 138⇧, che per un breve tratto correrà sovrapposto al 153⇧, e subito dopo (15’ dalla partenza) pieghiamo a sinistra su tracce non segnate e non troppo evidenti. Ci troviamo ora su ampi pratoni erbosi macchiati ora da vegetazione, ora da piccoli ravaneti naturali. Risaliamo faticosamente lungo la massima pendenza, cercando il passaggio più semplice. Di fronte a noi si staglia la frastagliata Cresta Garnerone. Qualora non si riuscisse a individuare la deviazione (o si perdessero di vista le tracce) è sufficiente proseguire a vista, puntando a sinistra della grande colata detritica che scende dal caratteristico rilievo inclinato noto come Il Gobbo. Proseguendo così intersechiamo a 40’ il sovrastante sentiero 137⇧ (che scende da Foce di Giovo) e lo percorriamo verso destra, sempre in direzione dell’evidente colata detritica che raggiungiamo in 10’. Ci troviamo ora sotto al Canale del Gobbo, molto frequentato in invernale, e all’omonima Foce del Gobbo presso cui termina. Un rapido sguardo nella direzione da cui proveniamo ci dona una visuale eccellente sul Pizzo d’Uccello.
Immediatamente appena superato il ravaneto abbandoniamo nuovamente il sentiero segnato, imboccando delle tracce a sinistra. Saliamo lungo la massima pendenza, tenendoci appena a destra del canale. Le non sempre evidenti tracce sono integrate con qualche ometto in pietra e con sbiaditi e sporadici segni blu che ci aiutano a individuare i passaggi migliori. Guadagniamo quota rapidamente e faticosamente tra paleo, rocce e sfasciumi, senza eccessive difficoltà se non quelle di evitare gli appoggi instabili (molte rocce sono solide soltanto in apparenza) e cercare di non scaricare detriti su chi ci segue (consigliato l’uso del casco!). Quando alla nostra sinistra il ravaneto lascia spazio alle propaggini rocciose della Cresta Garnerone, le tracce ci portano verso un piccolo slargo in un boschetto di faggi a circa 1400m di quota. Siamo in cammino da 1h20’.
Sostiamo 10’ per riprendere fiato dopo la faticosa salita e ripartiamo. Quasi immediatamente le tracce piegano a destra: siamo all’inizio della cengia. La percorriamo comodamente in lieve salita fino a incontrare un canale coperto di detriti, che superiamo con attenzione evitando il più possibile di provocare scariche di sassi. Ci muoviamo poi tra rocce e paleo, con una bellissima visuale sul monte Sagro alla nostra destra; di tanto in tanto possiamo osservare curiose formazioni rocciose. Il tracciato è ora evidente. Superiamo una prima ampia spalla rocciosa, molto suggestiva se vista dal tratto immediatamente precedente, poi una seconda, quindi l’ennesima colata detritica, e ci troviamo in uno dei tratti più caratteristici del nostro percorso. A sinistra notiamo un anfratto roccioso che è stato battezzato “Il Bivacco”; da qui la cengia si fa erbosa e sale verso una terza evidente spalla nota come “Lo Spiaggione”. Saliamo questo breve tratto ripido e, raggiunto lo Spiaggione, possiamo dare un’occhiata al tratto terminale della cengia davanti a noi; sulla destra possiamo invece notare il tipico sperone roccioso di Torre Tita. Proseguiamo incontrando dapprima l’Orto Botanico, vale a dire un angolo in cui fioriscono splendidi esemplari di peonie (che ricordiamo essere specie protetta), dunque l’Ombrellone, un roccione sporgente che proietta ombra sul sentiero, e infine il Passo del Gatto, caratterizzato da un’altra roccia sporgente che questa volta ci costringe a procedere carponi (è anche possibile aggirare questo passaggio scendendo leggermente sulla destra e risalendo immediatamente dopo). Ancora pochi metri e a 2h50’ la cengia termina presso uno sperone roccioso dominato dall’antecima del Grondilice, a sinistra della quale possiamo notare un canalino caratterizzato da sfasciumi e placche che viene talora usato per raggiungere la cresta sommitale (in data 05/06/2021 abbiamo verificato questa possibilità: il canale in questione pur non presentando difficoltà di tipo alpinistico risulta eccessivamente “rotto” e di conseguenza molto pericoloso, ci sentiamo dunque di sconsigliarne la percorrenza. Difficoltà fino al I+ si trovano invece nella cresta sommitale, con forte esposizione soprattutto lato Orto di Donna).
Da qui scendiamo in diagonale, dando alla montagna il fianco sinistro, su un terreno che alterna prevalentemente paleo e roccette affioranti, e in meno di 10’ recuperiamo il tracciato del sentiero 186 che scende dal tipico intaglio della Finestra del Grondilice. Ci troviamo ora in un ambiente quasi lunare, caratterizzato da rocce e detriti e dalla pressoché totale assenza di vegetazione. Scendiamo su sfasciumi in direzione dei monti Rasori che si stagliano in basso di fronte a noi con il mare sullo sfondo, dominati dalla mole del Sagro. In 35’ raggiungiamo un canalino ripido ma non particolarmente difficile, che superiamo aiutandoci dove necessario con le mani, dopodiché il sentiero cambia completamente morfologia, sviluppandosi ora lungo un evidente solco nel paleo che costeggia una bellissima e fitta abetaia (alla nostra destra). A sinistra la visuale si apre su Torrione Figari e Punta Questa e, più in lontananza, sul monte Altissimo. In 10’ siamo alla piazzola degli elicotteri, molto panoramica, e subito dopo a Foce Rasori. Ci addentriamo infine nel cuore dell’abetaia con una facile e piacevole discesa in direzione della Capanna Garnerone, che raggiungiamo a 3h55’.
Sostiamo 1h per rifocillarci e riposare un poco all’ombra, riempiamo le borracce alla fonte (a volte a secco in estate) e ripartiamo seguendo il sentiero 153⇧, alternando tratti di bosco a spazi più aperti ricchi di ginestre, in questo periodo al massimo della loro fioritura. Perdiamo quota rapidamente ma comodamente, rivolgendo di tanto in tanto uno sguardo al maestoso monte Sagro. Ignoriamo le deviazioni relative al sentiero 138⇧ e in 35’ siamo nuovamente allo spiazzo da cui siamo partiti.