DATA ESCURSIONE: 14/07/2019
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un approfondimento su Vinca.
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un approfondimento su Madonna vecchia di Vinca
Partiamo dalla piazzetta, intitolata ai Martiri di Vinca, con il negozio di alimentari della signora Andreina. Questo è l'unico negozio di Vinca e qua è possibile acquistare l'ottimo pane tipico di Vinca cotto in forno a legna. Nella piazzetta è presente una fontana dove fare rifornimento. Il panorama, dalla piazzetta, si apre su tutta l'Alta Valle di Vinca: dal Rasori al Sagro con le sue propaggini sino alla Torre di Monzone, da una parte, e sul Pizzo d'Uccello con la Cresta Garnerone e parte della Nattapiana. Poco sotto la piazzetta si trova la ex scuola elementare adesso Bed&Breakfast "La Casa di Montagna" utile punto di riferimento per escursionisti e scalatori che vogliono passare più giorni nella Valle di Vinca, dove è possibile effettuare molte escursioni e arrampicate.
A fianco del negozio ci sono le indicazioni dei sentieri 138⇧, 175, 190. Il primo è diretto a Colonnata passando per la Foce di Vinca mentre il secondo è diretto alla Foce di Giovo, invece il 190 è diretto alla Foce dei Lizzari ed è quello che, in parte, seguiremo.
Ricordiamo che dalla Casa di Montagna transita il sentiero 139⇧ da Equi Terme per la Foce di Pianza (percorreremo in parte anch'esso al ritorno per chiudere l'anello).
Invece di seguire il sentiero 190 decidiamo di salire per il borgo, così andiamo subito a sinistra in salita, a fianco delle indicazioni dei sentieri, per ampio tratto scalinato, poi prendiamo ancora a sinistra e poi a destra per pochi metri. Continuiamo, a sinistra, per tratto scalinato e percorso obbligato a destra che ci porta a 8' al recinto del Mandrione (altra fontana). Qua c'è una lapide commemorativa e un bassorilievo in marmo di una donna con bambino.
In questo luogo, nel 1944, si consumò una delle pagine più vergognose della già terribile Strage di Vinca perpetrata da truppe tedesche, coadiuvate da un centinaio di brigatisti neri di Carrara. Al Mandrione (ricovero delle pecore) furono uccise 29 tra donne e bambini.
Lasciamo questo luogo sacro e percorriamo sulla sinistra un'ampia strada lastricata, che poi diventerà asfaltata e percorrerà la parte alta di Vinca per scendere in vicinanza della chiesa.
A 11' siamo presso una struttura dell'acquedotto e qua lasciamo la strada per salire verso sinistra, per ampia traccia nel bosco. Continuando la strada si trova il punto dove il 190 sale nel bosco e ancora più avanti, presso una curva, il punto in cui i sentieri 138⇧ e 175 salgono nel bosco.
[Naturalmente l'escursionista può seguire in 190 attraverso Vinca, entrare nel bosco e poi continuare fino poco prima della radura dove arriva anche il nostro percorso. Le indicazioni nel borgo sono buone e abbiamo già descritto il percorso in altre escursioni, però la parte del sentiero che si immette nella nostra traccia è un po' infrascata.]
La traccia porta ad un pollaio che si supera per salire poi a destra e proseguire fino a un orto recintato dove arriviamo a 16'. Salendo vediamo, in alto, il Pizzo dell'Aquila, e la parte iniziale della Cresta Nattapiana. [Questa è la zona dei Casali, terrazzamenti dove i vinchesi coltivavano verdure e frutta. Ormai sono quasi del tutto abbandonati e nella parte più alta sono invasi dalla vegetazione.]
Subito dopo l'orto ci innestiamo, a sinistra, in un ampio stradello dei boscaioli che ci porta a 24' a incrociare il sentiero 190 che sale da destra e subito dopo a una sorta di radura nel bosco con qualche castagno centenario. Il sentiero va a sinistra e poi subito verso destra. Saliamo, superiamo alcuni ruderi e, a 34', sulla destra, c'è un rudere con tetto, immerso nella vegetazione cui segue un fitto bosco di alte conifere frutto dei rimboschimenti post bellici che hanno riguardato tutta l'Alta Valle, con scarso rispetto della flora locale. In ogni modo il bosco è veramente molto bello e luminoso. Saliamo per lunghi tornanti nel bosco, dove è possibile con un po' di fortuna, vedere caprioli, e a 40' siamo al primo bivio per la Sella di Altana (presente una A rossa). Lasciamo quindi il 190 per seguire l'evidente traccia, segnata di giallo-verde. Ricordiamo che questi segni sono relativi a vecchi itinerari ambientali-didattici ormai abbandonati da anni.
Inizialmente la traccia scende lievemente sempre nella pineta, in 8 minuti siamo a un bivio: il sentiero segnato giallo-verde devia a sinistra in discesa e si dirige alla zona dei Casali, ma esso poco dopo si infrascherà essendo una traccia ormai abbandonata e priva di adeguata manutenzione. Noi seguiamo la traccia che sale nella pineta con qualche raro segno rosso che ci accompagnerà fino alla Sella di Altana.
A 55' attraversiamo una fitta macchia di piccoli pini e dopo 3' ci innestiamo nella seconda traccia (più alta) che dal sentiero 190 porta alla Sella di Altana. Siamo presso un muretto di contenimento semicircolare con a destra una scarica di sassi. Proseguiamo verso sinistra e subito saliamo per facili roccette con qualche giovane pino, sulla sede del sentiero, che disturba la progressione. Poi segue un tratto panoramico su Vinca e il gruppo del Sagro, da una parte, e su Pizzo d'Uccello, Nattapiana e Cresta Garnerone dall'altra parte. Poi torniamo nella pinetina e prendiamo a salire per ripide voltoline sempre ben segnate.
A 01h 20' siamo nuovamente in un punto panoramico su Vinca, Borla e Canalonga. Proseguiamo la ripida salita e un ultimo tratto su roccia, in cui è utile aiutarsi con le mani, ci porta, a 01h 28' alla cosiddetta Sella di Altana dove sostiamo qualche minuto. Essa si trova sulla cresta sud-ovest del Pizzo dell'Aquila, il quale scende verso Vinca con la sua parete triangolare scoscesa, scavata da un’immensa lingua di ghiaccio. Il panorama si apre sull’arco che va dal Pizzo dell'Aquila alla cresta Nattapiana, al Pizzo d'Uccello, Cresta Garnerone, Grondilice, Rasori proseguendo fino al Sagro e alla Torre di Monzone. A destra scorgiamo anche La Spezia e la Lunigiana. Più in basso c'è la strada per Vinca e la chiesa della Madonna della Neve (dove passeremo al ritorno). Il luogo è selvaggio e bellissimo ed è ricco di arbusti di ginepro fenicio.
[Esso sulle Apuane è specie eterotopica, cioè si trova in un ambiente diverso da quello in cui vegeta normalmente. Questo documenta, quindi, le oscillazioni climatiche avvenute nei periodi post-glaciali. Il clima caldo e secco, presente allora sulle Apuane, permise a piante mediterranee di salire in quota e di rimanervi anche dopo i successivi cambiamenti climatici. Oggi vegeta su rupi calcaree ben esposte al sole fino ai 1400 metri della Cresta Nattapiana. Nell'escursione odierna lo vedremo anche lungo il sentiero 139].
Adesso dobbiamo superare la parete scoscesa del Pizzo dell'Aquila seguendo una vecchia traccia usata dai pastori per una cengia abbastanza stretta e un po' esposta, ma abbastanza breve. Essa richiede sempre attenzione e piede sicuro. Il primo tratto sono un centinaio di metri in lieve discesa su roccia e sfasciumi che percorriamo con attenzione in una decina di minuti, poi, a 01h 42', la traccia diventa ampia e sale molto ripida. In pochi minuti siamo sull'ampia cresta ovest del Pizzo dell'Aquila, nel punto più alto dell'escursione (1159 m).
Il panorama adesso si apre verso Equi e sulla continuazione della cresta che scende dalla Nattapiana verso il borgo. Sotto di noi ci sono le ampie spianate della Guardia e, sullo sfondo, Lunigiana e Appennino. La zona dove siamo è carsica con imbocchi di grotte tra paleo e roccette. Ci sono ancora esemplari di Ginepro fenicio. Andando verso destra si sale alla vetta del Pizzo dell'Aquila, ma noi scendiamo verso le spianate con percorso non obbligato e semplice. A 02h 03' siamo alla base della salita per l'Aquila tra sfasciumi e placche calcaree in zona ampia e panoramica.
Molte fioriture sul terreno aspro e assolato: Santolina, Lomelosia, Scabiosa con insetti impollinatori tra cui molte farfalle. Scorgiamo poi una centaurea che somiglia molto alla Centaurea Arachnoidea endemismo presente solo nei comuni di Massa e di Carrara (vedremo di informarci meglio sulla sua classificazione, anche se noi propendiamo per la Centaurea rupestris).
Ci attardiamo a goderci il panorama e a fotografare i fiori poi ci accingiamo a scendere dalla quota 1143, ci spostiamo un po' a sinistra fino a un ometto e poi andiamo a destra in discesa seguendo una linea di alberi che ci agevolano la discesa. Poi proseguiamo per un'agevole cengetta, sempre in discesa, e a 02h 32' ci troviamo sulla spianata ampia in lieve discesa cui seguono saliscendi. Poi saliamo nuovamente e a 02h 47' siamo su un'altra modesta vetta a 1154 m. Qua scendiamo mantenendoci verso sinistra e in 6' arriviamo a una selletta.
Naturalmente il panorama ora si è aperto anche sulla zona che abbiamo appena percorso e scorgiamo anche la bella parete nord del Pizzo d'Uccello. Adesso saliamo per la cresta rocciosa e agevole che abbiamo di fronte (segno rosso). Ci manteniamo sul lato di sinistra e scorgiamo molti Semprevivo che stanno iniziando la fioritura.
Scendiamo per tratto ampio e agevole e a 03h 07' troviamo altri segni rossi e entriamo nel bosco verso sinistra. All'inizio scendiamo al meglio, ma tenendoci verso sinistra a recuperare il crinale boscoso. Poi basta seguire lo stesso crinale con qualche segno rosso e una evidente traccia.
A 03h 26' arriviamo presso i ruderi di una costruzione e la traccia diventa un sentiero che continua a scendere nel bosco e ci porta, a 03h 41', a innestarci nel sentiero 139V che dall'Eremo di San Giorgio scende a recuperare il sentiero 139 con un ramo nel versante di Vinca e uno nel versante di Aiola. Qua sono presenti un paio di ometti e dei segni rossi per indicare il sentiero che abbiamo appena percorso.
Salendo per pochi minuti sulla destra si arriverebbe ai ruderi dell'Eremo di San Giorgio. [I resti dell’eremo si trovano a cavallo di una cresta di calcare cavernoso, esso fu costruito nel XVII secolo e fu abbandonato il secolo successivo. Era una costruzione poderosa a due piani con chiesa, campanile, cucine, refettorio e celle per i frati, oggi rimangono poche rovine invase dalla vegetazione.]
Noi scendiamo verso sinistra, troviamo subito a destra un masso con un buco che potrebbe essere il supporto di un cancello, poi scendiamo un tratto ripido per tornantini. Continuiamo a scendere nel bosco e poi un tratto di salita ci porta presso dei ruderi immersi nella vegetazione. Ci sono le indicazioni per Aiola e per Vinca. Sulla sinistra c'è una croce di marmo che ricorda due partigiani (Arduino Folegnani e Rino Leonardi) caduti nel 1945 in zona San Giorgio.
Andiamo a sinistra e arriviamo subito, a 03h 52', alla Capanna Pelli. Questa è una costruzione in buon stato di conservazione che saltuariamente è abitata. Di fronte c'è un tavolo di legno e uno splendido esemplare di ciliegio centenario di circa un metro di diametro meritevole di attenzione e protezione (alcuni rami sono ormai secchi). Sostiamo una decina di minuti poi riprendiamo il cammino.
[Volendo è possibile scendere per il sentiero per Aiola e poi recuperare il sentiero 139⇧ per Vinca, il percorso è più lungo di circa un'ora, ma è sicuramente più agevole di quello che andremo a percorrere.]
Andiamo oltre la Capanna per tratto un po' infrascato all'inizio e in pochi minuti siamo a una fonte di acqua freschissima. Dalla fonte scendiamo verso destra seguendo inizialmente il solco tracciato dal rivolo di acqua che però lasciamo subito spostandoci sulla destra. Il tratto iniziale è degradato per la presenza di rovi con evidenti vecchi terrazzamenti. Dobbiamo scendere facendo attenzione a trovare un segno rosso su un albero presso il quale si scende ancora pochi metri e si trova la evidente traccia che va a sinistra con qualche segno rosso e fettucce di nastro.
La parte alta del bosco è castagneto, scendendo poi attraversiamo un canale che in alto diventa una piccola gola e ci spostiamo un po' a destra. Seguono tratti, sempre nel bosco, in cui la traccia è immersa nel paleo. A 04h 38' attraversiamo una breve scarica di sassi e poco dopo inizia il tratto della cresta sassosa finale in ripida discesa. Arriviamo ad alcuni ruderi e subito dopo, a 04h 54’, siamo sul sentiero 139⇧ dove sono presenti le necessarie indicazioni: a destra si va ad Aiola mentre a sinistra si va a Vinca. Qua è presente una marginetta la cui immagine sacra è stata trafugata, ma il cartiglio indica data 1757 e nome Pellegrino.
Adesso proseguiamo per Vinca in lieve discesa con qualche saliscendi. Il sentiero ora costeggia ampi ravaneti e in 5' arriviamo presso ai ruderi di una casetta di marmo che domina la vallata dallo strapiombo in cui si trova. È la casa San Giorgio, adibita al servizio dell’attività estrattiva, al suo interno ci sono i resti di un basamento, forse di un motore. Il tratto di sentiero che segue è molto bello abbarbicato alle pendici del monte e ricco di belle fioriture, prospera il fico selvatico e il ginepro fenicio. Il sentiero va percorso sempre con attenzione e piede sicuro per una certa esposizione e per la presenza qua e là di piccole frane. Sulla destra il panorama è aperto sulla Canalonga e sulla Torre di Monzone.
Proseguiamo e superiamo con facilità il tratto di frana che nel 2016 aveva portato alla chiusura del sentiero. Sono una decina di metri da percorrere con prudenza su detriti marmorei.
Proseguiamo e a 05h 19' siamo alla Madonna Vecchia di Vinca. Questi sono i ruderi di un edificio sacro (XVI secolo) costruito in parte sotto la parete del monte (edificio d'abrì) presso un bel ponte che permette al sentiero di accedere al pianoro in cui si trova la costruzione. [Probabilmente in questo sito preesisteva, in epoca pre-romana, un culto dei morti e delle sorgenti. La zona è stata sistemata nel 2007 e anche di recente.]
Adesso il sentiero prende a salire in un boschetto e dopo 5' scorgiamo in basso, infrascato, un riparo sotto roccia forse per le pecore. Dopo un tratto che pianeggia il sentiero sale ripido e a 06h 27', sulla sinistra, c'è una fonte dove l’acqua scorre molto lentamente. Ancora 5' e, presso dei muretti a secco c’è una marginetta del 1850 con icona marmorea dedicata alla Vergine delle Grazie. La costruzione è libera dagli alberi perché questi sono stati tagliati di recente. Poi usciamo dal bosco e a 06h 44' c'è un’altra maestà con immagine marmorea della Madonna col Bambino del 1984 che sostituisce una precedente, poco dopo c'è una lapide marmorea in ricordo di Iris B. (1923-1974). Saliamo ancora un po' e a 06h siamo presso la chiesa intitolata alla Madonna della Neve posta in posizione molto panoramica.
[La facciata della chiesa è rivolta a occidente con un piccolo sagrato cementato. Ha un bel portale marmoreo da cui risulta che la chiesa è stata risistemata nel 1860. Sopra il portale un' architrave più antica parla di edificazione nel 1600. Inoltre ancora sopra c'è un'icona marmorea della Madonna col Bambino priva di data, ma di impianto seicentesco con la scritta "Santa Maria de la Neva". L'edificio è stato riaperto al culto nel 2017 dopo il terremoto che aveva causato danni.]
Siamo circondati dalle montagne dell'Alta Valle di Vinca, a destra Sagro con Torre di Monzone e Canalonga e, a sinistra, Pizzo, Cresta Nattapiana, Pizzo dell'Aquila e la propaggini che degradano verso Equi e Aiola. Sulla sinistra ci sono i terrazzamenti di Vinca per lo più abbandonati.
Di recente sono stati tagliati gli alberi attorno per costruire una piazzola per l'elicottero che, al momento, non esiste ancora. Inoltre presso la chiesa ci sono alcune panche per ristoro e parte uno stradello in discesa che percorriamo e in cinque minuti siamo alla strada asfaltata che proviene da Monzone.
La seguiamo in salita in direzione di Vinca avendo in alto sulla sinistra il Cimitero dove si trova il monumento alle vittime dell’eccidio nazi-fascista del 1944. In breve siamo a un bivio, presso il cartello stradale di Vinca, e saliamo a sinistra verso la piazzetta. Invece a destra scende la Via Tedesca, e il sentiero 139⇧, che passa dalla Casa di Montagna. A 06h 14' chiudiamo il nostro anello arrivando alla piazzetta.