(MS-Massa) FORNO-BIVIO CELIA CALDIA (476 m)-INNESTO SENT.162 (730 m)-CAVA DELLA MANDRIOLA (733 m)-SELLA DI CIMA DELLA CROCE (979 m)-RACCORDO PER SENT.154 (790 m)-PIAN DEI SANTI (575 m)-MAESTA' FRUZZETTI (407 m)-FORNO (ANELLO)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

FORNO (280 m)

Località di arrivo:

FORNO (280 m)

Dislivello mt.:

830

Tempo totale:

7 h 30'

Difficoltà

EE

Punti di appoggio:

Forno

Rifornimento acqua:

Forno; innesto sent 36

Tratti ferrata:

No(brevi tratti assicurati)

Sequenza sentieri:

161◆raccordo per 154◆154◆tracce◆strada

Tipologia percorso:

ND

Immagini del percorso (55)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 05/08/2019




Lasciamo l’auto poco prima dello spiazzo in fondo al paese dove, a sinistra, sale la strada asfaltata per la zona del Pianello, da cui si possono facilmente raggiungere a piedi le case del Vergheto, mentre di fronte la strada continua per Biforco.
Il sentiero 161, ben segnato, inizia pochi metri prima del bivio, nei pressi di un campo di calcio malandato che si trova più in basso. Qua iniziamo a prendere i tempi.
Dopo un breve tratto in discesa in 3’ arriviamo al greto del Canal Secco (punto più basso dell’escursione a 269 m) che attraversiamo, come dice il nome esso è praticamente sempre senza acqua. Sulla sinistra si trova il modesto Poggio della Greppia, ben visibile dallo spiazzo da cui abbiamo iniziato l'escursione.
Subito dopo iniziamo a salire e superiamo una catena che impedisce alle auto di transitare (via privata). Stiamo salendo per la Valle di Celia seguendo un ampio stradello sterrato che era di servizio alle cave alte. Esso è stato ben sistemato dai proprietari delle case in alto che possono salire con fuoristrada. Lo stradello è sempre in salita e passa per tentativi di cave con ravaneti sulla sinistra.
A 13' superiamo un piccolo ponte sul modesto Canale dei Canaletti, tributario del Canal Secco, che prima avevamo a destra e adesso a sinistra. Dietro di noi è possibile vedere il Monte Sagro.
Adesso il sentiero, sempre largo, passa nel bosco e a 19' sulla destra c'è un modesto riparo con piccola immagine, in plastica, della Madonna. Lungo i percorso ci sono diverse piante di corniolo (Cornus mas) la cui drupa rossa è commestibile ed è usata per marmellate e per aromatizzare grappe.
Salendo il percorso diventa un po' meno ripido ed è possibile vedere (se la vegetazione lo permette) alcune case sulla sinistra, che costituiscono il nucleo abitato di Celia Caldìa che tra breve raggiungeremo.
A 32' siamo a uno spiazzo dove arriva una teleferica di servizio per le case di Celia Caldia e termina l'ampio stradello. La zona è terrazzata per le passate attività agricole e ben esposta al sole. Il sentiero evita di salire a sinistra per i terrazzamenti e prosegue a destra, nel bosco, seguendo il canale tra massi.
Poco dopo, a 38', prendiamo a sinistra, superando un grosso tubo in cemento dell'acquedotto, il sentiero è adesso ben percorribile tra alberi e in un paio di minuti siamo a una curva. A sinistra una traccia porta alle case di Celia Caldia, poste in posizione molto soleggiata, con bei terrazzamenti usati per viti, ulivi e ortaggi. Ancora oggi qualcuno frequenta questo piccolo borgo anche se molte case sono ormai in malora, ma alcune sono sistemate o in corso di sistemazione.
Adesso il sentiero ha il fondo a piastroni con tratti ancora ben conservati e, presumo, servisse per il trasporto del marmo. Continuiamo, nel bosco, tra ravaneti e terrazzamenti ormai invasi dalla vegetazione.
A 45' siamo a un poggio caricatore prima del quale sono rimaste alcune vecchie cariche (blocchi di marmo pronti per essere calati con lizzatura) pronte per essere trasportate a valle prima che l'estrazione di marmo in queste zone si bloccasse.
Il sentiero sale adesso molto ripido per via di lizza ormai molto degradata, mentre a destra si va alle case di Celia Freddìa (530 m). In breve lasciamo la via di lizza e prendiamo a destra per tratto scalinato che ci porta ai terrazzamenti.
Salendo il bosco diventa castagneto piuttosto degradato, con alcuni grossi alberi caduti. A 01h 01’ troviamo anche una minuscola fonte indicata e ben visibile che si trova leggermente a destra (comunque essa è praticamente a secco).
Subito dopo c'è una zona di ravaneti, testimonianza dei tentativi poco fruttuosi di aprire cave in questa zona. Adesso siamo all’aperto e costeggiamo a mezza costa il monte (propaggini occidentali della Cima della Croce) con qualche tratto un po’ esposto e da percorrere con attenzione, aiutandosi anche con le mani, per circa 5’.
Poi la progressione, sempre su roccia, diventa più semplice e a 01h 21’ siamo a un bel punto panoramico su Sagro, Picco di Navola e Rasori e sulle case alte di Forno, presso la strada per il Pianello.
Prendiamo a destra per cresta che lasciamo subito per andare verso sinistra, proseguiamo per saliscendi superando anche un breve tratto su ravaneto. Intanto il panorama si apre anche a Foce Rasori e al Grondilice, poco più avanti vediamo bene anche Contrario, Cavallo e Tambura e una cava verso cui siamo diretti.
Siamo alla base della cresta che scende verso ovest dalla Mandriola e cambiamo versante, poi per saliscendi su roccia, da percorrere con cautela, ci avviciniamo alla cava.
A 01h 39' c'è un breve tratto di corda metallica cui segue un assaggio di cava subito dopo. A 01h 45', siamo a un bivio: a sinistra una traccia va verso una sella (601 m) con tentativo di cava cui arrivava una marmifera o perlomeno una traccia da Canal Cerignano. Noi saliamo invece a destra (c'è un poteaux) seguendo il sentiero e in breve siamo su un'ampia via di lizza.
Poco più avanti c'è un altro un bivio: a sinistra un’altra via scende alla sella con tentativo di cava. Saliamo con vista sulla zona di Biforco, in particolare la Cava Romana in piena attività, e poi sulle Apuane fino al Cavallo e, a 01h 51’, siamo presso un cava abbandonata che percorriamo per qualche metro, poi, dopo 3', proseguiamo verso destra lasciando la via di lizza e costeggiando dall'alto la cava.
A 01h 56' superiamo con prudenza un tratto ripido e verticale di pochi metri, ricco comunque di appoggi e di appigli. Poi proseguiamo su roccia e saliamo a una costa alberata, quindi a 02h 01' entriamo nel bosco e scendiamo per poi risalire. Un breve canalino umido, in salita, di qualche metro ci porta alla discesa finale.
A 02h 20' ci innestiamo nel sentiero 162 (Biforco-Foce della Vettolina-Passo della Focolaccia-Gorfigliano). Pochi metri più avanti c'è una bella fonte. Sostiamo una decina di minuti e poi proseguiamo sul 161 che sale una ripida costa erbosa e alberata con sfasciumi sia a destra che a sinistra.
La progressione è a tornantini e, a 02h 38', siamo presso una vecchia carica. Più in alto saliamo su sfasciumi e, a 02h 48', ci spostiamo sulla destra su tratto aperto. Sulla sinistra c'è un tentativo di cava e sulla destra il panorama si apre alle Apuane settentrionali.
Saliamo per sfasciumi e a 02h 54' per ripidi tornantini su sfasciumi che ci portano in 5' alla parte alta della cava. Questa è la Cava della Mandriola, ormai da tempo abbandonata.
Adesso costeggiamo la cava su breve tratto di roccia non difficile e a 03h 04' saliamo a destra per tratto erboso che subito diventa alberato. Stiamo percorrendo le pendici della Cima della Mandriola che rimane sulla nostra sinistra.
Più avanti a 03h 11' siamo su tratto aperto, seguiamo gli evidenti segni e a 03h 26' siamo alla Sella della Cima della Croce (979 m). Qua un sentiero porta alla vicina Casa Castagnolo che vediamo bene con dietro la Tambura. Continuando invece per il crinale si perviene alla Cima della Croce (1057 m) e proseguendo ancora alla Cima della Mandriola (1106 m) sopra la Foce della Vettolina.
Proseguiamo lasciando sulla sinistra un bel fungo roccioso detto “La Rocchetta” (1065 m) che somiglia vagamente a una faccia. A fianco di questo roccia tracce di sentiero scendono per portarsi a Casa Castagnolo, con percorso a tratti un po’ esposto.
Poco più avanti a 03h 30' una traccia porta alla modesta vetta del Monte Castagnolo (1007 m). Proseguiamo sul sentiero che in questa stagione si sviluppa nel paleo a mezzacosta del monte.
Poi superiamo i ruderi della "Ca' di Mario" e, a 03h 37', arriviamo a un pianoro panoramico su Sagro, Rasori e Grondilice (991 m) che è il punto più alto dell'escursione). Una traccia sulla sinistra porta in pochi minuti alla vetta del Monte Castagnolo.
Adesso scendiamo nel bosco con qualche tratto ripido, ma con tratti scalinati. A 03h 46' arriviamo ai ruderi di un riparo sotto roccia, probabilmente di pastori, e la discesa si fa meno ripida.
Dopo 5', dopo aver superato i resti di un vecchio capanno dei cacciatori, una traccia sale verso destra per la quota 937 che si trova di fronte al Monte Castagnolo. Noi proseguiamo nel bosco avendo sulla destra conifere e a 03h 50' siamo fuori del bosco, su crinale roccioso da cui si vedono, sulla sinistra, i terrazzamenti sulle pendici del Castagnolo.
Questi costituiscono la “bonifica di Resceto”, i terrazzamenti furono costruiti negli anni trenta del secolo scorso per incentivare l'agricoltura e ormai sono in completo abbandono e invasi da alberi e arbusti.
Il sentiero che in precedenza seguiva il crinale, ora scende subito a destra per pianeggiare poi a sinistra. Arriviamo presso un pianoro panoramico con alcuni pini e prendiamo a sinistra entrando nel bosco.
Scendiamo con qualche lungo tornante e a 04h 14' arriviamo a un bivio. Adesso lasciamo il 161 che scende verso sinistra diretto a Resceto e prendiamo sulla destra un raccordo che si innesterà nel 154 a Pian dei Santi.
Seguiamo a mezzacosta le pendici rocciose che dal Castagnolo vanno al Monte Girello (733 m). Il percorso è in leggera discesa con qualche lieve saliscendi. All'inizio c'è da fare attenzione su qualche tratto su roccia.
A 04h 21' siamo in tratto alberato, più avanti superiamo un breve tratto su ravaneto. Proseguiamo e a 04h 33' una traccia non molto evidente scende sulla sinistra diretta a Casania. Più avanti siamo in tratto aperto, poi si alternano tratti aperti e tratti nel bosco.
A 04h 47' siamo presso un ravaneto all'ombra e sostiamo una decina di minuti. Proseguiamo e a 05h 04' siamo presso quella che sembra la struttura di un tentativo di cava con tratti di percorso ben costruiti su sfasciumi.
Il primo tratto è una discesa scalinata che ci porta a 05h 13' a scendere per un ripido canale con tornantini tra ginestre. In 10' terminiamo la ripida discesa e siamo su una evidente traccia che a mezzacosta costeggia il versante sud del Monte Girello, per lo più aperta e panoramica. In basso, a sinistra, scorgiamo il paese di Casania e dietro Gronda. Su questi versanti prosperano erbe aromatiche tra cui origano e santoreggia.
Superiamo tratti di ravaneto e, a 05h 50', ci innestiamo nel sentiero 154. Qua ci sono le indicazioni per la Cava di Onice. In realtà il materiale scavato era un calcare stratificato con colorazione particolare che lo faceva somigliare al più prezioso onice (una varietà di quarzo che è una roccia silicea e non calcarea). Non entriamo nella parte iniziale della cava dove sono presenti cartelli indicatori che spiegano il lavoro effettuato in passato nella cava (per esplorarla serve attrezzatura adeguata e una guida che la conosca). Un altro ingresso si trova poco più in basso verso Casania.
Il sentiero 154 unisce Forno (Filanda) con Casania. Lo seguiamo in lieve salita per quattro minuti fino a Pian dei Santi. Qua ci sono ruderi di abitazioni rurali alcune sistemate, usate anche dai cavatori della vicina cava di onice, la zona è circondata da terrazze che furono coltivate in passato con olivi e viti.
Qua lasciamo il sentiero 154 che sale sulla destra e scendiamo invece a sinistra entrando nel bosco. Subito, a 06h 02', troviamo un capanno di cacciatori e dopo 7' siamo alla prima casa sistemata (Ca' d' Piangin). A questa ne seguono altre provviste di interessanti cartelli che raccontano la storia delle famiglie che hanno abitato queste piane e testimoniano l’amore dei discendenti per questa bellissima zona. Su una parete di questa costruzione c'è una casetta di legno colma di libri a disposizione dei viandanti.
Dopo aver lasciato qualche libro scendiamo, superiamo un rustico cancello e arriviamo presso un'altra casa (Palanchin) con vigne tutto intorno.
Scendiamo e più avanti, a 06h 27', troviamo una casa cui ne segue un'altra e a 06h 33' arriviamo alla Maestà Fruzzetti. Essa contiene con icona marmorea della Madonna del 1891 fatta costruire da Antonio Fruzzetti. A sinistra si va alla vicina Sorgente della Freddana, poi al Pizzo della Bandiera e si recupera il sentiero 154.
Noi scendiamo pochi metri e troviamo le indicazioni di altri due sentieri: a sinistra si va al Cimitero di Forno e al Ponte dell'Indugio. Invece sulla destra il sentiero porta alle Case Operaie (Palazzo Operaio) di Forno.
Decidiamo di scendere verso le case Operaie, non avendo mai percorso questo tratto di sentiero. Il primo tratto è nel bosco poi il sentiero si ampia e arriva, a 06h 40', presso una casa cui arriva un tubo dalla sovrastante sorgente. Qua sulla sinistra inizia una lunga discesa (200 m di dislivello) sempre ripida, per lo più scalinata. In basso ci sono delle costruzioni e delle proprietà.
Poi c'è un tratto di scalini in cemento che ci portano, a 07h 08', ai lavatoi delle Case Operaie da cui sgorga acqua freschissima. Queste case sono tipiche case a ringhiera costruite all'inizio del 1900 per le lavoratrici della Filanda e le loro famiglie.
Dopo esserci dissetati passiamo sul ponte che ci porta sulla strada asfaltata che seguiamo verso destra. A 07h 16' troviamo sulla destra il sentiero che si raccorda con il 169 Forno-Casette.
Dopo 5' siamo presso l'edificio della Filanda di Forno davanti al Pizzo del Cotonificio (guglia monolitica di alcune decine di metri scalata per la prima volta da un fornese verso il 1900). Qua inizia il sentiero 154.
Ricordiamo che la Filanda, o Cotonificio, è una struttura industriale risalente alla fine dell'Ottocento che diede lavoro a molte donne e ragazzi e portò un incremento demografico di Forno. Con la guerra la struttura fu notevolmente danneggiata. Fu in parte restaurata negli anni '80 del secolo scorso e oggi è sede di un Museo di Archeologia industriale. Ancora una decina di minuti e a 07h 30' terminiamo l'escursione.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara, più avanti si trascura una strada che sale a sinistra in direzione Casette. A 6,5 Km un bivio: a sinistra la strada si dirige a Forno mentre a destra continua per Gronda e Resceto. Dopo un chilometro raggiungiamo Forno che si sviluppa lungo il torrente e la strada. Superiamo il Pizzo del Cotonificio che si trova di fronte alla ex-Filanda. Proseguiamo fino al bivio (8,6 km) presso il quale parcheggiamo: a sinistra un ramo della strada sale al Vergheto mentre di fronte la strada si dirige a Biforco.
Note
Il percorso è lungo e vario e richiede il superamento di un buon dislivello, per cui serve l'adeguato allenamento.
Alcuni brevi tratti su roccia vanno percorsi con prudenza per una certa esposizione e per il terreno accidentato, questo giustifica la classificazione EE.
Il percorso è sconsigliato con pioggia, neve e ghiaccio. Anche il caldo estivo aumenta le difficoltà, nel caso è richiesta una buona scorta di acqua.
Nonostante alcune cave, o tentativi, l'ambiente è sempre selvaggio e l'escursionista percorre antiche vie di comunicazione di cavatori e vecchie mulattiere.
I panorami sono splendidi, in particolare sulle Apuane settentrionali (Sagro, Grondilice, Contrario, Cavallo, Tambura e Sella).
Sempre interessanti le fioriture ricche di piante aromatiche.
Il tempo da noi indicato tiene conto del gran caldo che ha rallentato la progressione.