DATA ESCURSIONE: 27/10/2019
Partiamo dal paese di Resceto dove è semplice parcheggiare: o alla fine della strada principale, in una piccola piazzetta, o lungo la strada.
[Il nome Rescéto deriva, forse, dal termine dialettale réscia, di origine versiliese, usato per indicare i rovi. Il borgo si trova ai piedi della Tambura e del Monte Cavallo ed è dominato dalla mole di Piastra Marina. La carrozzabile della bassa Tambura finisce nella piazzetta di questo paesino da cui continua diventando la famosa Via Vandelli. Il borgo si sviluppò proprio dopo la costruzione della Vandelli e non presenta particolarità oltre la posizione che è molto panoramica. È un paese di cavatori e di pastori, le case sono costruite con ardesia e brecciame di marmo. La chiesa è intitolata alla Beata Vergine del Carmine e risale al XVIII secolo con rifacimenti successivi, il campanile fu aggiunto nel 1931.]
Oggi troviamo posto nel parcheggio della piazzetta dove si trova una fontana (che in estate può essere a secco) e un monumento ai caduti di tutte le guerre con statua di un alpino. Il parcheggio è panoramico sul Canale dei Vernacchi dove passa il sentiero 165 per le Cave Cruze. Saliamo per la strada ancora asfaltata, sopra il parcheggio, e subito troviamo sulla destra una marginetta con icona marmorea di San Giovanni Battista che battezza Cristo.
Proseguiamo e la strada ben presto diventa sterrata e, a 7', arriviamo alla base di un ripido canalone con muretti di cemento armato per imbrigliare la forza delle acque e sulla roccia c'è la scritta strada Vandelli Km 6, in pratica qua inizia la via Vandelli (servono 6 km per arrivare al Passo della Tambura)
[La Vandelli era una strada progettata dall’ingegner Domenico Vandelli e costruita a metà del 1700 per unire Modena con Massa. Doveva essere carrozzabile, ma in realtà fu poco più di una mulattiera, almeno nella zona di crinale. Attualmente il versante massese è stato in parte restaurato e reso facilmente percorribile, negli ultimi anni sono cresciuti anche molti alberi per cui a tratti il percorso è all’ombra, ma rimane una salita aspra e faticosa ripagata dalla bellezza dei panorami.]
Il primo tratto del sentiero che stiamo percorrendo è comune al sentiero 135⇧Via Vandelli (Resceto-Passo della Tambura-Arnetola), al 170 (Resceto-Foce della Vettolina-Case Carpano), al 166 (Resceto-Lizza Magnani-Passo della Focolaccia) e al 166A (Resceto-Lizza Pellini-Passo della Focolaccia).
A 10' siamo allo Zucco di Zanghìn, qua la visuale si apre sulla via Vandelli che vediamo inerpicarsi sulla destra e sulla lizza Magnani (sentiero 166) che sale le pendici del monte Cavallo e che percorreremo.
Ricordiamo che da qualche tempo qua c'è la piazzola dell'elicottero ed è stata murata, nel 2017, una lapide che ricorda la fatica delle donne massesi che durante la guerra percorrevano la Vandelli per recarsi in Emilia a scambiare il sale con farina e altro cibo.
Poco dopo, a 13', sulla sinistra si stacca il sentiero 170 diretto alla Foce della Vettolina (da questa foce passa il sentiero 162 che, in alto, si collega con l’itinerario che stiamo seguendo).
Proseguiamo in salita e a 20' siamo presso la Casa del Fondo (627 m) da cui, a sinistra in salita, iniziava la Via di Lizza del Padulello e dove, in passato, ad agosto si teneva la rievocazione storica della lizzatura. La costruzione è stata sistemata dal Parco delle Apuane, ma è sempre chiusa e, attualmente, appare vandalizzata.
A 32' arriviamo a un bivio ben segnalato, qua a sinistra si stacca una vecchia via di lizza, oggi ramo comune ai sentieri 166 e 166A.
Invece il 135⇧Via Vandelli prosegue a destra e subito dopo supera il Canal Pianone con un ponte di ferro dedicato a Rolando Conti. Noi saliamo sulla sinistra, percorreremo il sentiero 166 fino alle cave Sermattei e poi ci innesteremo nel 162/166A per tornare indietro. La nostra intenzione è quella di descrivere un anello percorrendo,,almeno in parte, le due vie di lizza più ardite della montagna massese.
Il sentiero 166, che andiamo a percorrere, è la Via di Lizza Magnani o del Pianone o della Focolaccia. [Essa iniziava dalle cave della Focolaccia (1658 metri) per confluire con la via Vandelli (694 metri) per un dislivello di 964 metri e un’estensione lineare di 2680 metri. Inoltre essa costituiva parte del collegamento tra Resceto e Gorfigliano. Iniziava dalla zona del passo e scendeva per il canale Fecoraccia o canal Pianone che inizialmente seguiva a sinistra. La parte alta è stata distrutta a causa dell’escavazione e dell’apertura di nuove cave e di vie marmifere. Da 1300 metri circa segue la destra del canale e supera due spuntoni rocciosi, a 900 metri e poco sotto, per poi scendere verso la Vandelli.]
Iniziamo a salire ripidamente, con bella vista sulla Vandelli che si inerpica a destra e sul ponte metallico che permette di superare il canal Pianone.
A 45’ incrociamo il bivio per il 166A che percorreremo al ritorno. Adesso il percorso si fa progressivamente più ripido, sempre seguendo il tracciato della vecchia via di lizza piuttosto degradata, e dopo 5' prendiamo verso destra per evitare un tratto franato della via di lizza. Lo superiamo senza difficoltà e a 52' cambiamo versante a una curva della via.
L’antica via di lizza segue il contorno della montagna senza dare tregua per la sua ripidità, numerosi sono i fori per i piri, alcuni dei quali sono ancora in sede. C'è da aggiungere che l'intero percorso è ben segnato con segni recenti, le fioriture adesso sono scarse e predominano la Lomelosia graminifolia e la Scabiosa holosericea.
A 58' siamo presso uno slargo e la salita prosegue senza sosta, in ambiente selvaggio, avendo sulla destra le pendici della Tambura. A 01h 18' superiamo senza problemi una scarica di sassi che proviene dalla sinistra. Dopo 5' superiamo uno slargo dove arriva un canalone dalla montagna, con un tratto nella via di lizza che permette il deflusso delle acque e poco dopo ne superiamo un altro.
Il primo canale va a alimentare il Canal Pianone e si vede bene la Guglia di Piastra Marina (1226 m). Poi il percorso devia decisamente verso destra, mentre a sinistra si vede bene la zona del Monte Castagnolo e della Mandriola, e arriva a 01h 42’ al bivio con il sentiero 163 (indicato difficile) per i Campaniletti. Noi saliamo verso sinistra, mentre il 163 va a destra.
Salendo la via di lizza è praticamente scomparsa, all'inizio siamo su tratto aperto, poi prendiamo a destra e passiamo presso alcuni faggi costeggiando un ravaneto che ci rimane a destra.
A 2 h superiamo il ravaneto canalone che rimaneva a destra, attraversandolo senza problemi. Sulla destra ci sono le propaggini della Tambura mentre a sinistra c'è un orrido crinale di marmo che scende dal Cavallo.
Proseguiamo in decisa salita e a 02h 16' siamo nuovamente su un tratto di via di lizza che seguiamo per qualche minuto per poi portarci su facili lastroni in cui l'itinerario è ben segnato e non c'è esposizione.
Salendo iniziamo a scorgere, in alto, il Rifugio Aronte e l'edificio di cava prossimo al Passo della Focolaccia. Saliamo ancora con qualche tratto erboso e a 02h 42' arriviamo alla Casa Verde della Cava di Piastra Marina, oggi Cava Sermattei.
Una lapide in marmo invoca protezione ai viandanti. L'edificio porta un'altra lapide con la scritta Rifugio privato Sermattei, ma presumo sia un edificio di servizio della cava. Qua c'è un'utile fontana. Dopo una breve sosta saliamo per la marmifera percorrendo qualche tornante ripido.
A 03h 02' siamo alla cava e proseguiamo in salita sulla sinistra e dopo 5' siamo all'innesto, da sinistra del sentiero 162/166A. Questo è il punto più alto dell'escursione, la via di cava prosegue verso il Passo della Focolaccia comune ai tre sentieri 162/166/166A (qualche anno fa il sentiero proseguiva invece sulla roccia).
Ricordiamo che il sentiero 162 proviene da Biforco e dalle Vettoline, è diretto al Passo della Focolaccia dove continua per Gorfigliano. Noi adesso prendiamo verso sinistra, seguendo un breve tratto di ampia marmifera che ci porta a 03h 14' a un tratto sbarrato con blocchi di marmo che scende verso la Cava del Padulello. Il nostro sentiero va a sinistra.
La zona è molto panoramica su Sagro e Maggiore, sulla Brugiana e sulla costa, in particolare sul Golfo della Spezia. Adesso seguiamo una cresta che divide la zona di Piastramarina, da cui proveniamo, dalla zona del Padulello e del Piastrone. Dietro noi incombe la rocciosa Coda del Cavallo alla cui base si trovano le Cave del Padulello situate a 1414 m nel Comune di Massa, la cui attività è soggetta a un lungo contenzioso legale.
Proseguiamo con attenzione e a 03h 22' percorriamo pochi metri un po' esposti e poi proseguiamo spostandoci sul lato di Piastramarina. Poi scendiamo verso destra per sfasciumi e placche con qualche tratto ripido e a 03h 38' arriviamo a una vecchia costruzione per il ricovero dei cavatori che lavoravano alla Cava del Padulello (attiva con alterna fortuna dalla seconda metà del 1800).
La casa dei cavatori è appollaiata in posizione panoramica sui bacini marmiferi di Carrara e sul mare fino al golfo della Spezia. Sulla destra notiamo la via di lizza che prosegue verso le cave con percorso interrotto da una carica di sassi, mentre in alto c'è la traccia che abbiamo visto poco fa chiusa da massi di marmo.
Adesso scenderemo per la Via di Lizza del Padulello o Lizza Pellini (dal nome dell’imprenditore avenzino Filippo Pellini che gestiva le cave del Padulello all’inizio del XX secolo). Comunque il sentiero 166A non percorre interamente la via di lizza, evitandone i tratti più ripidi e impegnativi, specialmente in discesa.
[La Via di lizza del Padulello iniziava dalle cave omonime e si sviluppava per 1920 m con dislivello di 787 fino alla Casa del Fondo. La pendenza è del 15% nel tratto più alto fino al ricovero dei cavatori per poi salire a 50-60% con punte fino al 90%. È considerata la regina delle vie di lizza apuane a causa della pendenza molto forte. Il primo tratto è scavato nella roccia con pendenza non elevata e molti piri ancora in sede. Poi si raccorda con il sentiero 162 proveniente da Forno e dalle Vettoline. In località Argia, a 1250 metri, svolta leggermente a S-E infilandosi nel Fosso del Fondo che discende con pendenze altissime. A 1000 metri si aprono due piccole cave dette del Pizzarello, L’ultimo tratto raggiunge il 90% di pendenza e arriva alla casa del Fondo.]
Adesso scendiamo con qualche tratto molto ripido scavato nelle pendici del Piastrone con tratti su placche. Sui fianchi della montagna notiamo ancora molti piri infilati nei loro fori che servivano per trattenere il marmo nel trasporto a valle. Nel primo tratto di discesa una corda metallica piuttosto malmessa dovrebbe agevole la salita o la discesa come nel nostro caso.
Con grande pazienza scendiamo mentre la discesa si fa meno ripida e a 04h 10' ci fermiamo all'ombra di un albero per rifocillarci. La sosta dura 14'.
Scendiamo adesso tra sfasciumi e paleo fino ad arrivare a 04h 33' al bivio tra il 162 e il 166A. Il primo va a destra diretto alla Foce della Vettolina (dove incrocia il 170) da cui continuerà per Biforco. Seguiamo inizialmente la via di lizza per lasciarla ben presto.
Il sentiero è indicato con vecchi segni rossi ormai sbiaditi, ma la progressione è abbastanza evidente. Percorriamo qualche tornantino in discesa e notiamo la via di lizza in basso verso destra. Seguiamo la traccia segnata e finalmente a 05h 07' torniamo sulla via di lizza. La discesa, sulla via di lizza, è molto ripida e ci rallenta molto.
A 05h 27' vediamo sulla destra ruderi di edifici di cava e tentativi di cava. Dopo 5' troviamo un ramo di via di lizza che sale verso sinistra e subito dopo un altro che va a destra alle Cave del Pizzarello.
Continuiamo la faticosa discesa, avendo di fronte in basso il borgo di Resceto, e a 05h 47' sulla sede della via ci sono grossi cavi di acciaio e sulla destra un traliccio metallico che li sosteneva.
Dopo 10' lasciamo la via di lizza che scende molto ripida a destra e aggiriamo un poggio spostandoci a sinistra, seguendo vecchi segni stinti, la discesa è aspra nella parte iniziale poi si addolcisce.
Più avanti siamo nuovamente presso la via di lizza che rimane poco in basso a destra. A 06h 22'scendiamo decisamente a sinistra per inserirci nel sentiero 166. Tra molti esemplari di ginepro comune notiamo qualche bel esemplare di Juniperus phoenicea. [Esso sulle Apuane è specie eterotopica, cioè si trova in un ambiente diverso da quello in cui vegeta normalmente. Questo documenta, quindi, le oscillazioni climatiche avvenute nei periodi post-glaciali. Il clima caldo e secco, presente allora sulle Apuane, permise a piante mediterranee di salire in quota e di rimanervi anche dopo i successivi cambiamenti climatici. Oggi vegeta su rupi calcaree ben esposte al sole fino a 1400 metri.] Scendiamo tra arbusti e sfasciumi e a 06h 29' chiudiamo l'anello tornando al bivio 166/166A. Dopo 10' siamo sulla Vandelli, a 06h 50' siamo alla Casa del Fondo. E a 07h 12' concludiamo l'escursione tornando alla piazzetta di Resceto.