DATA ESCURSIONE: 12/01/2020
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un approfondimento sul Monte Corchia.
L'escursione inizia dal Passo di Croce, un ripiano erboso che, dai Torrioni del Corchia, cala verso il Passo dei Fordazzani. Qua si gode di uno splendido panorama sulle Apuane settentrionali: Sagro, Tambura e Sella e sulle più vicine Apuane centrali: Altissimo, Monte dei Ronchi, Macina, Fiocca, Sumbra, e Freddone. Inoltre la visuale comprende tutta la costa dalla Spezia fino alla Versilia e alle isole dell'arcipelago, nelle belle giornate. Qua c'è una marginetta dedicata a Fortunato Cocci, morto nel 1984, con tre lapidi di marmo.
A livello della marginetta, alla fine della strada asfaltata, una palina indica il sentiero 149/141 per il passo dei Fordazzani (dove i due sentieri si separano: il 141 va alle Cervaiole e il 149 a Campanìce).
Salendo, sulla sinistra, si trova un monumento in marmo del 2000 dedicato agli ideatori della strada per Fociomboli, denominata Versiliana Carducci. Questi erano due frati professori di Terrinca: Cesare Coppedè (1880-1964), a lungo direttore dell'Osservatorio Ximeniano di Firenze, e Gustavo Cocci (morto 1977). Il primo si interessò del tratto fino al Passo, il secondo di quello successivo per Fociomboli.
Questa strada era destinata a permettere agli abitanti di Terrinca di lavorare nelle cave del Retrocorchia e di svolgere l’attività silvo-pastorale negli alpeggi di Puntato, Campanice e Pian di Lago. Oggi la strada consente ai turisti di godere un panorama incomparabile.
Il tratto dal Passo per Fociomboli è in parte asfaltato e in parte sterrato e permette il transito di fuoristrada e, per un certo tratto, anche di auto comuni. La strada è un tratto del sentiero 141.
Dopo il monumento c'è possibilità di parcheggiare l'auto, come noi facciamo. La strada si biforca subito, dopo 1' dal parcheggio: a destra sale per la Cava dei Tavolini, con una sbarra che impedisce il transito alle auto, la percorreremo al ritorno per chiudere l'anello.
C'è anche una traccia di sentiero (con segni rossi) che sale a destra della sbarra e va a recuperare la marmifera più in alto. Questa marmifera permette di portarsi all'innesto del sentiero per il Pirosetto, poi prosegue per la Cava dei Tavolini superando tre gallerie.
Ricordiamo che, dal 2016, la terza galleria ha un cancello che, se chiuso, impedisce il passaggio agli escursionisti. Noi lo troveremo aperto e pare che sia così sempre, ma è bene informarsi prima per evitare inutili fatiche.
Prendiamo sulla sinistra, in basso, diretti a Fociomboli. Il percorso corrisponde, come già detto, a una strada marmifera diretta al Retrocorchia e la percorreremo fino a quando il sentiero 129 entrerà nel bosco. Il panorama sulle Apuane è splendido finché la vegetazione lo permetterà. Sulla destra ci sono le pareti del Corchia (versante ovest), frequentate dagli arrampicatori, che costeggeremo fino a Fociomboli.
Dopo una iniziale discesina si prende a salire. A 8' sulla sinistra, in posizione panoramica, si trova la marginetta della famiglia Cocci, risalente al 1724. Essa fu distrutta durante la guerra e ricostruita nel 1980, è intitolata a San Rocco e dentro c'è una lapide della famiglia. Più avanti si vedono bene i Torrioni del Passo di Croce, anch'essi amati dagli arrampicatori e che fanno parte del complesso del Monte Corchia.
A 16' il percorso diventa sterrato ed è per buona parte all’ombra. Infatti gli alberi di fianco alla marmifera sono molto cresciuti negli ultimi anni. Lungo il percorso, nella giusta stagione, ci sono belle fioriture: viole, valeriana e arabetta che forma estese macchie colorate di bianco. Saliamo e a 25' incrociamo sulla sinistra il sentiero 129 proveniente da Ponte dei Merletti e che passa da Campanice, bel borgo abbandonato posto nell'alpeggio omonimo. Poco sotto c'è una marginetta con tutta una serie di immagini sacre piuttosto dozzinali.
Poco dopo, a 34', arriviamo a Fociomboli, questo è un valico tra la quota 1461 del Corchia e il Freddone, in testata del Canale delle Fredde. Qua il 129 scende per il Puntato e Col di Favilla, passando presso il Padule di Fociomboli, ricco di belle e rare fioriture e da esso si stacca, subito sotto Fociomboli, il sentiero per il Freddone.
Il sentiero 129, che seguiamo, va a destra in salita e coincide inizialmente con la marmifera. Saliamo su fondo di sfasciumi e a 42' il sentiero 129 scende a sinistra nel bosco diretto a Mosceta. Invece la marmifera prosegue verso le cave, ormai abbandonate, del Retrocorchia e recupererà una traccia per salire al crinale del Corchia, sopra la Cava dei Tavolini, e alla vetta. C'è da aggiungere che nel tratto immediatamente prima e dopo il Passo di Fociomboli prospera, nella giusta stagione, la Gentianopsis ciliata con i suoi bei fiori blu-violetto.
Il sentiero entra quindi nella faggeta, con tratto iniziale in discesa, poi prosegue ameno tra falsopiano e saliscendi. Dopo una breve salita, a 51', arriviamo presso alcuni ruderi pericolanti e, tra le fronde, si intravede il Sumbra. Dopo qualche minuto di salita seguono ancora saliscendi. Qua e là nel bosco si vedono le piazzole che i carbonai usavano per produrre il carbone di legna. Esse sono sostenute da muri a secco e, a volte, conservano i detriti nerastri del carbone.
A 01h 19' il sentiero scende un breve tratto piuttosto ripido cambiando versante, poi prosegue verso destra (presente indicazione) sempre con saliscendi. A 01h 34' finisce la faggeta e scendiamo verso il Rifugio di Mosceta. La vegetazione diminuisce, a destra vediamo le ultime propaggini del Corchia, mentre a sinistra c'è la Pania della Croce nella sua imponenza. Più in basso passiamo per un rimboschimento a conifere con molte piante in sofferenza e ormai secche, probabilmente per il caldo eccessivo degli ultimi anni.
A 01h 55' arriviamo al Rifugio Del Freo di Mosceta. Il rifugio e la vicina Foce di Mosceta costituiscono un importante nodo di sentieri. A fianco del rifugio il sentiero 128 va al Puntato e poi a Tre Fiumi. Inoltre una traccia, che seguiremo, sale alla vetta del Corchia.
A Mosceta transita il 119 (Levigliani-Isola Santa), poi arrivano altri sentieri. Il 124 da Foce di Petrosciana; il 125 da Foce di Valli; il 126 dalla Focetta del Puntone tramite il quale si sale alla vetta della Pania della Croce; il 127 dal Piglionico; il 128 da Tre Fiumi e il 129 dal Ponte dei Merletti che in parte abbiamo percorso.
[Il Rifugio Giuseppe Del Freo - Pietrapana è di proprietà della sezione del Cai di Viareggio e sostituì il precedente rifugio in località “Alle Caselle” inadeguato per le esigenze dell’escursionismo e dell’alpinismo apuo-versiliese. Esso fu inaugurato il 28 maggio 1950 alla presenza di Bartolomeo Figari (1881-1965), allora presidente del Cai nazionale. Il rifugio, nella sua storia, subì numerosi rifacimenti e ampliamenti e l’8 dicembre 1998 fu nuovamente inaugurato nella sua veste attuale. Nel 1970 fu intitolato al professor Giuseppe Del Freo (1897-1969), insegnante e poi preside del Liceo Classico “Carducci” di Viareggio. Egli fu a lungo presidente della locale sezione del Cai e si impegnò molto per l’erezione del rifugio stesso.]
Sostiamo qualche minuto e a 02h 02' riprendiamo il cammino. Saliremo per il versante est alla vetta del Monte Corchia, seguendone la cresta per lo più nella parte verso est che guarda al rifugio e alla Pania. Le indicazioni dal rifugio sono ben evidenti; si deve salire qualche metro verso destra.
Il primo tratto di sentiero è in un bosco fitto di abeti e poi esce per una bella prateria, dove, in primavera, fioriscono i narcisi, che ci porta, a 02h 15’, a un punto panoramico, in particolare sulle Voltoline, il Passo dell’Alpino e le Apuane Meridionali. A sinistra la traccia prosegue pochi metri verso la stazione della teleferica, usata per il trasporto dei materiali per la costruzione del rifugio e prima dai cavatori per l'approvvigionamento di acqua da Mosceta (questo giustifica la montagnola di sassi presente al rifugio, usati come contrappeso mentre l'acqua saliva).
Noi prendiamo a destra e, in cinque minuti, siamo al'indicazione del sentiero (in realtà oggi rimane solo un palo infilato in un blocco). L'indicazione è stata messa per evitare che l’escursionista prosegua in avanti per vecchia marmifera che porta alle cave abbandonate del Catino dalle quali è possibile ascendere al monte recuperando il sentiero che stiamo percorrendo. Comunque la vecchia marmifera è ostruita con alcuni sassi.
Il sentiero che sale alla vetta è segnato con vecchi sbiaditi segni blu o bianco-rossi che in alcuni punti del tracciato sono utili per seguire il percorso più favorevole (sarebbe bene dare una rinfrescata).
Saliamo adesso per ripidi tornantini, su sfasciumi di marmo, che ci portano in 10' a un balcone panoramico sulla marmifera del Piastraio che sale alle cave meridionali del Corchia dove si trova la Buca Ventajola, il primo ingresso riconosciuto dell'Antro del Corchia (scoperta nel 1840). Naturalmente a destra domina la mole della Pania della Croce. Saliamo e a 02h 37' siamo ancora a un punto panoramico sulla cava e sulla costa. Siamo sulla cresta ancora su sfasciumi e qualche tornantino.
A 02h 47' i tornantini si fanno molto ripidi e ci portano, a 03h 02', a un'altra finestra panoramica sulla parte alta delle cave. Poi siamo sulla cresta vera e propria, vediamo l'edificio di cava sulla destra, un tentativo di cava più in alto e la mole del tratto sommitale del Corchia.
A 03h 11' siamo sopra l'edificio di cava con tetto di cemento cui corrisponde, a sinistra, uno spiazzo con muretto di protezione, forse costruito per scopi bellici. A 03h 17 siamo alla base del cucuzzolo con la Cava del Catino. La raggiungiamo in 5', essa è molto piccola e nel piazzale rimangono un paio di blocchi abbandonati. La aggiriamo sulla sinistra, salendo per placche di marmo con chiazze di paleo, da percorrere con la necessaria attenzione. Segue un tratto di ripida salita su rocce dopo il quale a 03h 35' si iniziano a vedere i ruderi del bivacco Lusa-Lanzoni e la zona di vetta. In breve siamo in cresta e poi segue un intaglio un po' esposto di circa un metro. Saliamo poi per facili placche, sempre per la cresta adesso ampia, e a 03h 51' arriviamo ai ruderi del bivacco (1640 m).
[Era una baracca metallica destinata a dar riparo agli speleologi che esploravano le grotte locali. Fu costruita nel 1978 come “capanna speleologica” dalla sezione speleo di Faenza (RA). Fu progettata e costruita a Faenza, poi montata in loco con l’aiuto di diversi altri gruppi speleo. Era intitolata alla memoria di Antonio Lusa di Faenza, morto nel 1977 e di Ennio Lanzoni di Imola, morto nel 1976. Fu bruciata nel 1994 dopo la chiusura temporanea delle cave dei Tavolini da parte della magistratura, nell’aprile dello stesso anno, nell’ambito della “guerra” tra cavatori e speleologi.]
Saliamo ancora e, a 03h 57', siamo sulla cresta sommitale (a sinistra si trova una postazione risalente alla guerra) che in 5' ci porta alla croce di vetta. La piccola croce metallica è stata posta l'8 settembre 2008 da un gruppo di soci del Cai di Viareggio. La vetta è notevole punto panoramico sulle Apuane settentrionali e sulla costa fino al Golfo della Spezia. Poi sulla vicina zona dell’Altissimo, Fiocca, Sumbra, Freddone, Pania della Croce e sulle Apuane meridionali.
Dopo una breve sosta, a 04h 14', scendiamo in direzione dell’Antecima Ovest. Scendiamo al meglio, seguendo qualche segno blu e gli ometti che indicano la traccia migliore. Arriviamo così alla sella sopra alla Cava dei Tavolini, avendo a sinistra una recinzione di protezione. Qua, a 04h 28', una freccia rossa indica una traccia che porta al Retrocorchia e alla marmifera per Fociomboli. Poco più avanti è possibile scendere ancora al Retrocorchia seguendo alcuni poteaux (strutture di ferro in cui scorreva il filo elicoidale, praticamente un'asta con puleggia).
Noi scendiamo ancora un po', fino alla sella più bassa, prima di salire all’antecima, dopo una vecchia cisterna verde. Ci siamo a 04h 36', poco più in basso c'è una piccola costruzione di cava. Scendiamo verso essa e poi andiamo verso sinistra per traccia su paleo. Superiamo un salto su roccia su cui sono stati scalpellati dei gradini a 04h 41'. Costeggiamo alcune cisterne e arriviamo presso un altro edificio da cui scendiamo sulla marmifera su cui siamo a 04h 47'. Scendiamo e presso il primo edificio prendiamo il ramo di destra della marmifera. Sulle rocce a fianco della marmifera prosperano, nella giusta stagione, molte sassifraghe.
Scendiamo e a 05h siamo presso un altro bivio dove prendiamo a destra: qua c'è un bel monolito di marmo arabescato, posto in posizione panoramica sulla costa. Dopo 5' c'è un altro bivio e continuiamo a scendere verso destra. Intanto sulla sinistra si nota la ripidissima Lizza dei Tavolini percorribile con sentiero che inizia dopo Levigliani (vedi la relativa relazione). A fianco della vecchia via di lizza un deturpante ravaneto mette a repentaglio gli edifici sottostanti di Colle Rondinaio.
A 05h 11' superiamo una curva verso destra e abbandoniamo la zona della cava. Adesso la marmifera si affaccia sul litorale e segue un tratto molto interessante, con gallerie scavate nella roccia, guglie e torri maestose (interessanti per gli arrampicatori) e bellissimi panorami. Anche queste rocce ospitano interessanti fioriture nella giusta stagione. Subito, a 05h 16', siamo alla prima breve galleria dove è posto il grosso cancello di cui abbiamo parlato in precedenza. Subito dopo c'è la seconda galleria e a 05h 21' la terza. Tra le due gallerie una lapide del 1971 ricorda la costruzione della strada senza infortuni tra gli operai. Subito dopo la terza galleria, superato un blocco di marmo che si trova sulla sinistra, siamo all’inizio del sentiero, segnato di blu, per il canale del Pirosetto da cui si procede per l'Antecima Ovest e per la vetta del Corchia (vedi relativa relazione).
Scendiamo un paio di minuti e a 05h 26' siamo alla Foce (1305 m). Qua è presente un pannello metallico verde che dovrebbe servire per i telerilevamenti e qua arriva la traccia dalla sbarra di Passo di Croce.
Continuiamo a scendere per la marmifera con bei panorami sulle pareti ovest dei Corchia e sui torrioni e poi su Sumbra, Freddone e Altissimo.
A 05h 47' siamo alla sbarra dove chiudiamo l'anello e subito dopo all'auto dove concludiamo l'escursione.