(LU-Stazzema) STAZZEMA (scalette) – FOCE DELLE PORCHETTE (982m) – QUOTA 1172 DEL MONTE CROCE – MONTE CROCE (1314m) – SELLA EST DEL MONTE CROCE (1161m) (in parte anello) [§]
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

STAZZEMA (loc. Scalette) (615mt)

Località di arrivo:

STAZZEMA (loc. Scalette) (615mt)

Dislivello mt.:

750

Tempo totale:

6h35’

Difficoltà

EE

Punti di appoggio:

Casa Giorgini (se aperta)

Rifornimento acqua:

Fonte Moscoso

Tratti ferrata:

No(brevi tratti assicurati)

Sequenza sentieri:

106(ex 5A)◆116(ex 6)(tratti in comune con 106(ex 5A)◆121 e 118(ex 8)◆118(ex 8)◆109◆tracce non segnate◆108◆sentiero blu per la vetta◆sentiero per la sella est◆108◆118(ex 8)◆116(ex 6)◆5A

Tipologia percorso:

ND

Immagini del percorso (48)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 07/05/2020






Qui un approfondimento sul Monte Croce.

Si consiglia di leggere attentamente anche la sezione “Note”.

Relazione a cura di Francesco Salvatori

Questo itinerario è una variante di quello descritto qui:
STAZZEMA (SCALETTE)-FOCE DELLE PORCHETTE (982m)–MONTE CROCE (1314m)–SELLA EST DEL MONTE CROCE (1161m)
Di conseguenza la descrizione si concentrerà prevalentemente sulla variante, trattandosi di un sentiero non segnato e con potenziali difficoltà di orientamento. Per una descrizione più approfondita del resto del percorso vi rimando all’itinerario di cui sopra.


Lasciamo la strada sterrata risalendo alcune rocce con l’aiuto di un cavo metallico, dopodiché saliamo ripidamente nel bosco su fondo argilloso. Incontriamo il sentiero 116 e proseguiamo fino al bed and breakfast Casa Giorgini, che raggiungiamo a 25’ dalla partenza. Continuiamo a salire per qualche minuto dopodiché il sentiero piega a sinistra, spiana e prosegue comodamente a mezzacosta. Continuiamo ignorando le varie deviazioni (sentieri 106 e, più avanti, 121) fino a incontrare il sentiero 118 proveniente da Cardoso. Siamo in cammino da 50’ e ci troviamo a Fonte Moscoso: alla nostra sinistra, in basso, possiamo fare rifornimento d’acqua. Pochi minuti e siamo a un altro bivio: continuiamo a destra sul sentiero 118, che in breve inizia a salire ripidamente con comodi (ma faticosi) tornantini. Giungiamo all’intaglio di Foce delle Porchette, importantissimo crocevia di sentieri, a 1h25’.

A questo punto l’itinerario classico prevedrebbe di seguire il sentiero 108 fino ad incontrare il sentiero di vetta segnato in blu; noi invece optiamo per una variante. Imbocchiamo il sentiero 109 in direzione Foce di Petrosciana: il primissimo tratto si mantiene parallelo al crinale della parete rocciosa rivolta ad ovest. Dopo poche decine di metri il sentiero valica tra rocce verso sinistra, iniziando a scendere: noi proseguiamo invece dritti senza abbandonare il crinale, seguendo delle tracce che almeno inizialmente sono abbastanza chiare. Continuiamo, stando attenti ad evitare altre tracce (probabilmente lasciate da cavalli allo stato brado) che porterebbero a dirigersi verso destra tra gli alberi, finché arriviamo alla base di un salto roccioso. Ci spostiamo di pochi metri a destra fino a individuare, sulla roccia, un evidente passaggio che sale in diagonale sempre verso destra (1h45’): questo tratto è un po’ esposto e sicuramente non va affrontato con pioggia o roccia umida, ma in condizioni asciutte non presenta eccessive difficoltà (importante: qualora non si riuscisse a individuare questo passaggio è necessario tornare alla Foce delle Porchette e proseguire con il sentiero 108. Bisogna assolutamente evitare di risalire la roccia in altri punti, anche perché sarebbe poi impossibile recuperare le tracce da seguire). Terminato il breve passaggio su roccia ci troviamo in una zona boscosa; le tracce riprendono abbastanza evidenti alla nostra sinistra.
Da qui in poi il percorso presenta qualche problema di orientamento: si alternano zone pratose in cui la traccia, seppur individuabile, è estremamente esile e seminascosta dall’erba e tratti più boscosi, in cui affiorano un sacco di rocce; qui alcuni ometti in pietra posizionati in punti chiave (talvolta semplicemente un grosso sasso appoggiato su una roccia) aiutano a mantenere la giusta direzione. Possiamo osservare varie buche dovute a fenomeni carsici: questa zona ne è piena.
All’improvviso (2h10’) il sentiero esce definitivamente dalla zona boscosa e ci troviamo su ampi prati; di fronte a noi, al di là di un avvallamento, la vetta del monte Croce. Proseguiamo dritti verso a una vicina dorsale erbosa di fronte a noi, quindi la seguiamo verso sinistra fino a raggiungerne la sommità: qui il panorama si apre magnifico sul gruppo delle Panie; possiamo inoltre osservare e fotografare le prime giunchiglie. Ci troviamo adesso sul margine di un pendio: lo seguiamo verso sinistra, dando le spalle alla vetta, e in breve (2h35’) raggiungiamo un piccolo artefatto in pietra con una targa che ricorda come questo luogo fu parte della Linea Gotica e dunque teatro di combattimenti. Nelle immediate vicinanze possiamo ammirare anche la Buca di Bosi (nota anche come Foiba del Monte Croce). Torniamo sui nostri passi e proseguiamo lungo il margine del pendio fino a raggiungere un’ampia sella ove le giunchiglie iniziano a essere piuttosto abbondanti: da qui alcune relazioni indicano la possibilità di raggiungere direttamente la vetta, risalendo un breve costone roccioso; noi invece ci dirigiamo a destra, seguendo delle tracce a mezzacosta che fiancheggiano in leggera discesa le suddette rocce. Proseguiamo dapprima per ampi prati, poi attraverso un minuscolo boschetto, e infine tra felci, tenendoci paralleli alle rocce qualora si perdessero le tracce: arriviamo così a recuperare il sentiero 108 (3h), che seguiamo verso sinistra per poche decine di metri fino a giungere alle indicazioni per il sentiero di vetta, segnato in blu.

Saliamo tra bellissimi prati su sentiero intagliato; ci fermiamo molto spesso ad ammirare e fotografare le magnifiche giunchiglie, che adesso formano un vero e proprio tappeto bianco che ondeggia al vento. In 25’ siamo in vetta (3h30’ dalla partenza), dove il panorama è mozzafiato sulle Panie e su tutte le Apuane meridionali. Sostiamo 1h10’ e ripartiamo in direzione est, percorrendo un altro evidente sentiero che ci fa perdere quota piuttosto velocemente fino a recuperare in 20’ il tracciato del sentiero 108 (5h complessive).

Seguiamo quest’ultimo verso destra, a mezzacosta su facili roccette, fino a tornare al punto in cui si stacca il sentiero blu seguito all’andata (17’). Altri 5’ e siamo a Fonte del Pallino: dobbiamo adesso scendere con attenzione il tratto delle Scalette, attrezzato con catene metalliche per facilitare la progressione (5h35’). Subito dopo, sulla destra, possiamo osservare due piccoli presepi in alcune nicchie. Proseguiamo ora su tracciato facile, e a 5h45’ siamo a Foce delle Porchette. Da qui seguiamo i medesimi sentieri dell’andata, terminando l’escursione in 6h40’.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Seravezza si prosegue sulla strada provinciale per Castelnuovo Garfagnana, oltrepassata Ruosina, si prende la deviazione a destra per il fondovalle in direzione Stazzema.
Si oltrepassa Ponte Stazzemese, Mulina e Culierchia, si lascia a destra la deviazione per Pomezzana e Farnocchia e, poco dopo, sul terzo tornante prima di arrivare a Stazzema, si imbocca la deviazione a destra contrassegnata con un cartello che indica "Rifugio Forte dei Marmi" (Basta fare attenzione). Quando la strada diventa sterrata si prosegue per ancora 1km circa, fino a incontrare sulla destra le indicazioni del sentiero. Subito dopo troviamo un largo spiazzo in cui parcheggiare.
Note
L’escursione sul Monte Croce è un grande classico apuano: nei primi giorni di maggio accorrono decine e decine di escursionisti ad ammirare la fioritura delle giunchiglie.
L’itinerario qui proposto espone una variante al percorso classico, per lo più priva di difficoltà tecniche (un singolo passaggio esposto su roccia, non particolarmente più impegnativo del tratto delle Scalette) ma caratterizzata da problemi di orientamento. Le tracce sono esili e tendono a nascondersi nel paleo, e occorrono buon occhio e buona visibilità per individuare gli sporadici ometti in pietra presenti.
Questo percorso deve dunque essere affrontato esclusivamente da persone abituate ad orientarsi con pochi riferimenti a disposizione; meglio ancora se in compagnia di qualcuno che ne conosca già lo sviluppo.
Consigliamo, infine, di seguire la variante esclusivamente all’andata.
Traccia GPS