DATA ESCURSIONE: 07/06/2020
Lasciamo l'auto poco prima della chiesa, lungo la strada che da Seravezza porta ad Azzano, dove c'è un piccolo parcheggio. Vicino si trova anche il monumento in marmo ai caduti in guerra di Gian Paolo Giovannetti del 1977.
La nostra escursione è finalizzata a visitare il cosiddetto Altare di Curiceta, che riusciremo a trovare, ma non facilmente.
[Azzano è un piccolo borgo nel comune di Seravezza. È situato, in posizione panoramica sul Monte Altissimo, alle pendici del Monte Cavallo (detto anche Cavallino di Azzano). Citato nel XII secolo, ma sicuramente più antico. Esso, in passato, forniva carbone e legna al capoluogo poi, con l’apertura delle cave del Monte Altissimo, molti abitanti sono diventati cavatori. Nel borgo si trova la chiesa di S. Michele Arcangelo (XIII secolo, ma ampiamente restaurata nel XIX). Di un certo rilievo è la focaccia salata di Azzano (pane di Azzano).]
Seguiamo la strada per pochi metri e andiamo verso destra, presso la chiesa di San Michele (XIII secolo, poi restaurata) dove siamo in un minuto. Di fronte ci sono gli edifici della Pubblica Assistenza e della Protezione Civile. Di fronte alla chiesa c'è una stradina nel borgo che costituisce l'inizio del sentiero 142 (Azzano-Cervaiole). La percorriamo e a 3' siamo a un tabernacolo con Croce della Passione (Croce del Gallo) in legno del 1829 e icona marmorea della Madonna. Qua il sentiero 142 continua, di fronte a noi, in decisa salita.
[Ricordiamo che il sentiero si interrompe alle Cave delle Cervaiole Esso poi continua (dall'altra parte della cava) per Arni, Passo di Sella e Arnetola, ma vi si accede dal Cipollaio. L'interruzione, risalente ormai a molto tempo fa, è dovuta ai lavori di cava.]
Qua incrociamo una stradina che prendiamo verso sinistra (presente indicazione Via Venezia) e la seguiamo, senza deviare, in leggera salita. Stiamo passando per le ultime case di Azzano.
A 8' siamo su un cementato tra alberi e prendiamo a sinistra trascurando una traccia a destra. Dopo 4' ci sono alcune case a destra con giovani uliveti. Vediamo bene la zona del Folgorito (con croce sommitale) e del Carchio e la cava Trambiserra (aperte nel XVI secolo e ancora attive).
Proseguendo la visuale si apre sul crinale Focoraccia-Pitoni-Uncini e sul Monte Altissimo. In particolare vediamo le cave più alte del monte Altissimo che lo forano in maniera spettacolare: Fitta, Macchietta, Tacca Bianca, mentre la parete del monte è incisa dalla marmifera.
A 15' siamo a un bivio con una casa sulla destra e la nostra traccia scende nel bosco a sinistra. È una bella mulattiera con muretti di contenimento a destra, usata dai locali per andare a lavorare alle cave del Monte Altissimo. Il bosco è per lo più castagneto, all'inizio ben curato. Il percorso che stiamo facendo non presenta grandi dislivelli e si sviluppa a saliscendi o in falsopiano. Subito dopo il bivio, sulla destra, c'è una sorgente abbeveratoio su cementato.
Proseguiamo per l'ampia e agevole mulattiera e a 20' superiamo, su un ponticello in pietra, il Botro di Rimone, affluente del torrente Serra. Dopo 3' c'è una fonte con tanto di tazza, che è meglio non usare in questo periodo. A 28' arriviamo presso un pollaio costruito a fianco di una bella casa d'abrì (costruzione in pietra addossata a una roccia).
[Da considerazioni fatte sulla traccia GPS l'Altare di Curiceta si trova sulla sinistra, nel bosco, a circa una cinquantina di metri di distanza (30 m di dislivello). Presumo che sia possibile raggiungerlo, scendendo, un centinaio di metri prima del pollaio. Allo stesso tempo è meglio non farlo non essendoci una traccia evidente.]
Dopo un paio di minuti siamo presso un masso che ospita, in una nicchia, una statuetta della Madonna. Bisogna prendere a sinistra e la traccia adesso è più ricca di vegetazione e in legger discesa.
A 36' scorgiamo in basso a sinistra i tetti di una casa, superiamo un modesto rivolo su alcune lastre stese a mo' di ponte. Tra le fronde torniamo a vedere il Monte Altissimo e a 49' ci innestiamo nella marmifera Henraux per le Cave dell'Altissimo. Essa sale per le cave ancora attive e permette l'accesso a interessanti sentieri alla base dell'Altissimo stesso e alle cave abbandonate presenti in zona.
Noi scendiamo a sinistra in direzione della strada asfaltata. Subito troviamo il cancello della marmifera, oggi aperto, comunque il transito pedonale è sempre consentito a destra del cancello. Subito siamo sulla strada che da Azzano porta a Riomagno in parte costeggiando il Serra. Adesso scenderemo verso sinistra, in direzione Azzano, alla ricerca di un sentiero per Curiceta e il suo Altare.
La strada scende e a 54' siamo presso la casa di cui poco fa abbiamo scorto i tetti: è chiamata la Piccola. Dopo un paio di minuti scorgiamo in alto sulla sinistra, su rocce, una statua particolare, in marmo, del Cristo con vicino una lapide del 1998 con un brano del vangelo e un brano di una poesia del poeta peruviano César Vallejo.
Scendiamo e a 01h 02' scorgiamo una prima traccia che sale verso sinistra in maniera piuttosto agevole. [Poco più vanti c'è una seconda traccia che sale e che è sicuramente migliore, ma noi non lo sapremo se non tornando indietro.]
La zona che andiamo adesso a esplorare è chiamata Culiceta. Il toponimo è conosciuto ad Azzano ed è riportato nel Repertorio Toponomastico Regionale (consultabile in rete). Localmente è Curiceta (evidente rotacismo) e forse significa luogo pieno di zanzare, che qua certo non mancano per l'abbondanza di acque. La località con questo nome è conosciuta anche come Casali ed era un antico insediamento vicino ad Azzano (il toponimo, comunque, è indicato più a sud). I ruderi sono nascosti tra i castagni dove la leggenda dice sia sepolta una gallina d'oro con una nidiata di dodici pulcini, storia di chiara origine longobarda come riferisce la professoressa Anna Guidi che rimanda poi all'intitolazione della chiesa di Azzano a San Michele, venerato dai longobardi che riconoscevano in lui il santo psicopompo simile a Odino. Saliamo per la evidente traccia tenendoci sulla destra, il luogo è una selva di castagni ormai abbandonata con terrazzamenti sostenuti da muri a secco e, in questa stagione, molta vegetazione, per lo più felci. Il percorso si innesta in quello che si fa salendo per il secondo sentiero e che descriveremo avanti.
Con un po' di fortuna ci portiamo al primo sito, quello del "Focolare" dove siamo a 01h 10'. Che riconosciamo avendo visto le foto in rete. Qua si trova una grande pietra piatta posta verticalmente con, a destra e a sinistra, altre pietre a formare un muretto di contenimento. Dietro il masso c'è una cavità e nella parte inferiore c'è un incavo rettangolare (detto maniglia) di funzione ignota. Alcuni chiamano questo sito il Focolare e pensano fosse usato per bruciare le carcasse di sacrifici effettuati sull'Altare. Si tratta comunque di sapere se la struttura originale fosse quella che noi vediamo oggi, in ogni modo è certo che la pietra con l'incavo sia un manufatto antichissimo.
Da questo sito ci siamo spostati all'"Altare" dove siamo arrivati a 01h 18', ma c'è da considerare che siamo stati fermi un po' al Focolare. Dal Focolare si sale qualche metro verso un alto muro di contenimento, sempre tra terrazzamenti, e si raggiunge facilmente il sito dell'Altare andando sia a destra che a sinistra (e poi, ovviamente, in direzione opposta). Basta non spostarsi troppo lateralmente. L'altare è ricavato da un blocco di pietra, presenta uno schienale e la seduta orizzontale con un incavo come la pietra del Focolare. Poco più in basso della seduta un piano inclinato scende verso la nostra sinistra alla base della pietra. Il manufatto è inglobato in un alto muro di contenimento, forse costruito insieme all'altare. Forse esso serviva per sacrifici, ma servirebbero ulteriori studi.
[Nel 1967 il professore e archeologo versiliese Bruno Antonucci (1914-1995) riscoprì l'altare, ben conosciuto localmente, e lo definì "seggiolone" o "sorta di altare". In zona furono trovati anche reperti medievali. Non furono poi fatte ulteriori ricerche. Alcuni studiosi sostengono che dietro il masso possa esserci una grotta.]
Dopo aver visto l'Altare saliamo un po' per vedere se è possibile (come crediamo) salire allo stradello dei cavatori percorso in precedenza. Comunque desistiamo e preferiamo tornare sui nostri passi anche per chiarirci meglio il percorso necessario per salire dalla strada.
A 01h 41' siamo nuovamente sulla strada, ma all'imbocco del secondo sentiero. L'imbocco è presso un palo di legno dell'elettricità con un bollo rosso (davanti, sull'altro lato della strada c'è un palo metallico).
[Riportiamo la salita da questo secondo sentiero. Si sale un breve tratto ripido con altro segno rosso sulla destra su un albero. Poi tra felci bisogna spostarsi un po' a destra e scorgere un masso con altro bollo rosso. Si sale ancora tra felci spostandoci a destra per traccia in salita. Poi pianeggiando ancora verso destra si arriva al Focolare da cui saliamo verso un alto muro di contenimento e possiamo procedere sia a destra che a sinistra.]
Adesso torniamo indietro e a 01h 55' siamo all'inizio della marmifera e subito dopo al sentiero per Azzano. Percorriamo il percorso dell'andata con una breve sosta di 10' e a 02h 50' siamo all'auto.