DATA ESCURSIONE: 16/08/2020
Questa escursione è una variante di quest'altra
VINCA (fine strada nuova)–CANALE DEL GOBBO–CENGIA DEI SIGNORI AL GARNERONE–FOCE RASORI–VINCA (fine strada nuova) (ANELLO) che percorre la Cengia dei Signori e poi scende, con il 186, sempre in Valle di Vinca. Qua invece percorriamo un tratto in Val Serenaia.
Dopo aver percorso la strada asfaltata, e, a tratti, molto dissestatata, destinata, negli anni '50, a collegare Vinca con le Cave del Sagro, arriviamo all'inizio del sentiero 153⇧ (anche se nelle cartine più recenti lo stesso viene fatto iniziare a Vinca presso la Casa di Montagna). Siamo poco prima di un ponte sul modesto Fosso dell'Acqua Bianca (a volte, impropriamente, chiamato Fosso Nebbieto). Qua sono presenti le necessarie indicazioni del sentiero 153⇧ (diretto alla Capanna Garnerone) e uno spiazzo parcheggio. Ricordiamo che la strada diventa impraticabile con neve e ghiaccio, nel qual caso dobbiamo percorrere a piedi circa 1,5 km dalla Madonna del Cavatore.
[Facciamo presente che è prevista a breve la sistemazione della strada stessa, essendo stati già stanziati i relativi fondi.] D'altra parte l'escursione descritta è assolutamente sconsigliata in presenza di neve e ghiaccio o anche di terreno scivoloso.
Saliamo per il 153⇧, il cui tratto iniziale fiancheggia il modesto fosso (ridotto a un rivolo d’acqua). Il percorso è in decisa salita in un bel bosco di castagni con esemplari ultracentenari che, in alto, lasciano il posto ai faggi. Poi costeggiamo i ruderi della Casa Farfareto e poco dopo il sentiero si apre tra lamponi, ginestre e ginepri e, a 15', siamo alla confluenza con il sentiero 138⇧ (proveniente da Vinca e diretto a Colonnata) che qua è uno stradello sassoso. La zona è molto panoramica sul gruppo del Monte Sagro che rimane alle nostre spalle e su Pizzo d’Uccello e Cresta Garnerone che rimangono di fronte, ergendosi dalle Prade sassose che andremo a salire.
Il luogo è veramente molto bello, con una grande variabilità di paesaggi nel corso delle stagioni. Attraversiamo il sentiero e ci portiamo sul tratto erboso davanti a noi che percorriamo al meglio, portandoci su uno stradello diretto ad alcune costruzioni nascoste dal verde.
A 17' siamo all'innesto di una evidente traccia non segnata, ma provvista di numerosi ometti, che si immette più in alto sul sentiero 137⇧,circa 200 metri più in alto. All'inizio c'è proprio un evidente ometto su una roccia. In alternativa dovremmo salire pochi metri sul 138⇧ e poi deviare a sinistra sullo stesso stradello fino all'ometto.
[Il sentiero 138⇧/153⇧ continua a salire e, in pochi minuti, porta a un secondo bivio: il 153⇧ sale alla Capanna Garnerone, mentre il 138⇧ prosegue per la Foce di Vinca].
Questa traccia sale fiancheggiando un boschetto che rimane a sinistra, vicino a un modesto canale affluente del Lucido di Vinca. La traccia è evidente, solo in qualche tratto può diventare molto erbosa, non bisogna spostarsi nel boschetto e mantenersi sempre all'aperto, verso destra. Numerosi ometti aiutano nella progressione per tornantini e con qualche tratto di salita decisa.
Il sentiero si sviluppa in una radura in salita (Le Prade) dove ormai stanno crescendo molti pini e altre piante che stanno salendo per i mutamenti climatici, splendida la vista sul Cresta Garnerone e Pizzo d'Uccello e sul Sagro che rimane dietro. Le Prade sono ricche di belle fioriture tra cui Gigli di San Giovanni e molte orchidee (Anacamptis pyramidalis, Platanthera chloranta) e altro (Daphne oleoides, Silene pichiana, Arenaria bertolonii), naturalmente questo non è il periodo giusto per vedere le fioriture.
A 41' percorriamo un tratto di sfasciumi, poi il sentiero torna erboso e a 47' iniziamo il tratto finale sassoso che ci porta, a 53', a innestarci nel sentiero 137⇧ che seguiamo verso destra. Qua è presente una sorta di monolito con indicazione del sentiero 137⇧.
A sinistra il sentiero prosegue per poi innestarsi nel 175 fino a Foce di Giovo e poi scenderà in Val Serenaia. A destra il sentiero porta alla Capanna Garnerone e poi prosegue verso Foce di Navola e Forno località Mozziconi).
Il sentiero adesso scende lievemente e poi percorre un tratto abbastanza lungo su un ravaneto che scende dalla Cresta Garnerone. Alla fine del ravaneto riprende a salire e subito troviamo un masso con le indicazioni del sentiero 137⇧ a 01h 06'. Sul masso c'è un ometto e una chiara scritta CS blu, oltre la sbiadita scritta CFM LI. In alto è ben evidente il panettone che fa parte della Cresta Garnerone, conosciuto come "il Gobbo" con sulla sua destra la Foce del Gobbo. Qua inizia la traccia per la Cengia dei Signori che si dirige a sinistra in salita. Adesso saliremo il ripido versante erboso tra paleo e rocce mantenendoci paralleli al ravaneto di sinistra.
La traccia è abbastanza evidente e ci aiutano anche gli ometti e qualche stinto segno blu. Sulla sinistra ci accompagna la visuale del Pizzo d'Uccello. A 01h 15' ci sono i primi radi alberi. Ricordiamo che per la presenza di detriti e rocce instabili è consigliato l'uso del casco, e ancora di più nel proseguo dell'escursione a causa delle capre selvatiche che fanno cadere i sassi.
Proseguiamo la ripida salita mentre aumentano gli sfasciumi e ci avviciniamo al Gobbo. In qualche breve tratto ci aiutiamo anche con le mani. Intanto sulla sinistra il ravaneto è finito e ci sono le propaggini rocciose della Cresta Garnerone.
A 01h 25' saliamo per una costa erbosa e poi per qualche metro su ravaneto e ci spostiamo verso destra (in pratica iniziamo a percorrere quella che è conosciuta come "Cengia dei Signori" che ci porterà a innestarci nel 186).
[La Cresta dei Signori corre a mezzacosta, unendo il vallone sottostante la Foce del Gobbo con il sentiero 186. Con saliscendi attraversa i canali che scendono dai torrioni della Cresta Garnerone. Il percorso nel complesso non è difficile, ma qualche passaggio richiede attenzione. Il termine cengia è improprio perché i tratti di vera cengia sono pochi.]
Per un tratto continuiamo a salire davanti a noi fino ad arrivare, a 01h 32', presso un ometto (q 1366). Intanto iniziano i faggi e subito troviamo un segno blu su un tronco e poi un piccolo slargo a destra con ometto. Quindi prendiamo a destra e a 01h 44' siamo a q 1395, e a destra c'è uno sperone panoramico sulla zona del Sagro a picco sulla Valle di Vinca. Siamo in un boschetto di giovani faggi e prendiamo a sinistra in decisa salita, poi il percorso pianeggia e a 01h 52' attraversiamo un breve ravaneto.
Proseguiamo e, dopo 5', attraversiamo un piccolo canale coperto da sfasciumi di marmo, lo percorriamo con attenzione perché i detriti sono molto mobili. È bene non salire troppo e attraversare subito per smuovere meno sassi possibile. Anche l'approccio al canalino va fatto con attenzione, aiutandosi con le mani per un brevissimo tratto esposto, prima del canale stesso. Poi saliamo e a 02h 07' siamo a una spalla rocciosa da cui scendiamo e passiamo per un boschetto e ci portiamo, a 02h 20', a una successiva spalla (q 1486) che separa il versante ovest della Punta Nord della Cresta Garnerone dalle tre guglie della Vaccareccia: Torre Biforca, Torre Cartuccia e Torre Torracca. In zona la traccia percorre una vera e propria cengia su lastroni.
Subito dopo superiamo un breve canalino roccioso senza difficoltà. Intanto cominciamo a vedere numerose capre sul sentiero che poi si salgono in alto spostando sassi. Pochi minuti e, a 02h 30', siamo ancora su una spalla (q 1515) con a destra un punto panoramico.
Dopo 4' superiamo un altro breve ravaneto e vediamo bene di fronte a noi il Bivacco e lo Spiaggione. Questa è una zona a grosso rischio per la caduta dei sassi. Il Bivacco è un riparo sotto roccia in cui un masso funge da tetto e lo Spiaggione è una ampia spalla erbosa.
Saliamo e, a 02h 41', siamo nella parte più alta del cosiddetto Spiaggione che costituisce la vetta erbosa della Torre Mozza. Da qua scendiamo e subito dopo iniziamo a vedere, sulla destra, una bella guglia rocciosa solitaria (Torre Tita). Proseguiamo su roccia e paleo per la cengia; ricordiamo che in questa zona, sotto la Torre Calderone, tra fine maggio e giugno fioriscono le peonie per cui la stessa è denominata "Orto Botanico". In realtà questo è un fazzoletto di terra, sulla sinistra, sotto roccia dove vediamo una ventina di piante ormai sfiorite da tempo. Esso si trova a un paio di minuti dallo Spiaggione. Comunque tra le fioriture in questo periodo notiamo diversi esemplari di Saxifraga aizoides, di Saxifraga Caesia e di Potentilla caulescens. Più avanti ci sono anche anche numerosi esemplari di Globularia cordifolia con i fiori bianchi, ma ormai sono sfioriti.
A 02h 54' superiamo un tratto insidioso su roccia levigata dalla neve e dal ghiaccio e poco dopo siamo sotto l'Ombrellone, una roccia sporgente che ombreggia l'escursionista. Saliamo per un tratto erboso e, a 03h 06', siamo al Passo del Gatto (q 1620). Qua la roccia sporgente è piuttosto bassa e l'escursionista deve procedere a carponi. Dopo il passo è necessaria un po' di attenzione poiché la sede del sentiero si fa stretta per qualche metro.
Poi saliamo verso destra e a 03h 14' siamo a uno sperone roccioso a q 1634 da cui scorgiamo verso destra, in basso, il sentiero 186. Ricordiamo che dalla spalla rocciosa è possibile salire verso sinistra alla Foce Garnerone e da qua alla vetta del Grondilice.
Noi proseguiamo verso sinistra a recuperare il sentiero 186 (andando verso destra si scende allo stesso sentiero più in basso ed è preferibile se si scende verso Foce Rasori). La traccia evidente ci porta a 03h 24' sul sentiero 186. Questo sentiero unisce il Rifugio Orto di Donna di Cava 27 con la Capanna Garnerone. Adesso saliremo alla Finestra Grondilice da cui scenderemo verso il Rifugio (senza però andarci).
Saliamo per sfasciumi e, a 03h 36', arriviamo a una sorta di pianoro panoramico dove il sentiero quasi pianeggia per tratto erboso. La Finestra si vede davanti a noi in alto. Riprendiamo gli sfasciumi e a 03h 42' un paio di scalini ci permettono di salire a destra su un tratto roccioso, seguono alcuni metri un po' esposti da percorrere con prudenza. Poi la traccia si sposta più tranquilla verso destra dove ci sono le pendici rocciose della Forbice (Antecima SE del Grondilice).
A 03h 50' siamo alla Finestra Grondilice, il punto più alto dell'escursione. Il luogo è molto panoramico sulla Val Serenaia, su Pisanino, Contrario, Cavallo e Tambura. Su una roccia c’è una targa metallica che ricorda Dario Capolicchio, socio del Cai di Sarzana, morto tragicamente a Firenze nel 1993 vittima dell’attentato terroristico mafioso dei Georgofili. Sulla sinistra segni blu portano alla vetta del monte Grondilice: la salita alla vetta è tra sfasciumi con tratti di primo grado, quindi adatta a persone molto esperte.
Dopo una lunga sosta a 04h 13' iniziamo la discesa, la parte iniziale è ancora per sfasciumi con tornanti su roccia. A 04h 33' siamo nella giovane faggeta che ben presto si apre e dopo 5' un ometto indica una traccia che sale verso destra. Essa è diretta alla Sella dei Pradacetti e, con tratto esposto, al Passo delle Pecore.
Continuiamo a scendere nella faggeta, che diventa più folta e, a 04h 52', siamo al bivio del 186 con il 179, poco sopra il Rifugio Orto di Donna a Cava 27.
Questo è il terzo rifugio della valle e fu inaugurato nel 2005 ristrutturando l’edificio di cava 27 (la cava più alta del bacino) a opera del comune di Minucciano e del Parco delle Apuane, con finanziamenti UE. Nei pressi c’è una scuola di roccia e palestre di roccia attrezzate, ricordiamo che il rifugio è aperto solo nella buona stagione o su richiesta. Da sinistra arriva al rifugio la marmifera che inizia da val Serenaia e si portava a cava 27. A fianco del rifugio scende verso sinistra il sentiero 180 diretto in prossimità del rifugio Donegani. Il sentiero 186 termina proprio al Rifugio, mentre il 179 porta a Foce di Giovo andando a sinistra e a Foce Cardeto e Passo della Focolaccia passando dal rifugio.
Noi adesso seguiremo il 179 per il Giovo, il sentiero è un continuo saliscendi, per lo più nella faggeta, con sulla sinistra la Cresta Garnerone e con qualche bel panorama sulla valle nelle zone aperte e percorre la cosiddetta Valle dell'Asino.
In pochi minuti siamo a un primo punto panoramico da cui scendiamo e, a 05h 02', abbiamo sulla destra una recinzione che invita a non sporgersi perché sotto c'è una vecchia cava. Proseguiamo costeggiando l'ingresso di una grotta a sinistra e poi saliamo a un altro punto panoramico dopo 5' e rientriamo decisamente nel bosco. Proseguiamo e a 05h 12' siamo nuovamente fuori dal bosco in posizione panoramica sui pinnacoli della Cresta Garnerone. Continuiamo su tratti di roccia da percorrere con attenzione, ma senza esposizione.
A 05h 50' alcuni ometti indicano una traccia verso sinistra, probabilmente per accedere alla Cresta Garnerone. Poco dopo, a 05h 54', siamo ancora su tratto aperto, cui segue un tratto di sentiero intagliato nella roccia e ben percorribile. Poi rientriamo nel bosco e il sentiero diventa una mulattiera ben curata che, nella parte finale, sale e, a 06h 08', arriviamo alla Foce di Giovo.
La panoramica foce è un’ampia sella erbosa a 1500 metri di quota tra la Cresta Garnerone e il Pizzo d’Uccello che mette in comunicazione la Valle di Vinca con la Val Serenaia. Il panorama è splendido sul Sagro e le sue propaggini e sul Pisanino, sul Pizzo d’Uccello che incombe in tutta la sua imponenza e sulla Cresta Garnerone. Il luogo è erboso, ameno, ampio e invita al riposo e alla contemplazione.
La Foce è un nodo importante di sentieri ed è presente una palina con le indicazioni: a nord il 181 per il Giovetto (da cui si stacca la via normale per salire al Pizzo d’Uccello), Ugliancaldo e Pieve San Lorenzo; il 175 che scende in basso per Vinca, il 137⇧ che scende verso il Rifugio Donegani e Val Serenaia, mentre dalla parte opposta va a Capanna Garnerone e Forno e coincide all'inizio con il 175. Infine il 179 che abbiamo in parte percorso.
Ci fermiamo qualche minuto e poi scendiamo con il 137⇧/175, il sentiero scende ripido inciso nel terreno erboso tra mirtilli e ginepri e in basso vediamo alcuni ruderi, sono le Capanne di Giovo, un vecchio insediamento dei pastori di Vinca. Scendiamo e a 06h 42' arriviamo a un bivio: il sentiero 175 prosegue a destra per Vinca, mentre noi prendiamo il 137⇧ a sinistra.
Il sentiero continua nel paleo, con tratti tra alberi, ginestre e varia vegetazione, costeggiando a mezzacosta la Cresta Garnerone. Alcuni tratti sono su roccette scistose che richiedono un po' di attenzione in caso di fondo scivoloso. Il primo tratto è in leggera discesa, poi a saliscendi, il panorama è aperto sulla destra sul Sagro e le sue propaggini, in basso ci sono le sassose Prade. Dietro di noi c'è il Pizzo d'Uccello e in basso si scorge Vinca.
A 07h 10', subito dopo una breve discesa su roccia da fare con attenzione, chiudiamo l'anello essendo arrivati all'inizio della traccia che avevamo salito in mattinata. In mezzora, a 07h 41', siamo sul sentiero 153⇧ e a 08h 02' concludiamo l'escursione al parcheggio dove inizia il sentiero 153⇧.