(MS-Massa) CANEVARA - AL SANTO (250 m) - BUTIA (360 m) - INN. STRADA (277 m) - MASSO DELLA CIAMPA DEL DIAVOLO (315 m) - MASSO DI BARGANA (306 m)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

CANEVARA (parcheggio 95 m)

Località di arrivo:

MASSO DI BARGANA (306 m)

Dislivello mt.:

300

Tempo totale:

5 h

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Canevara

Rifornimento acqua:

Canevara

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

strada◆sentiero per Butia◆traccia◆strada◆sentiero per Bargana◆strada◆sentiero per Canevara

Tipologia percorso:

ND

Immagini del percorso (59)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 20/09/2020



Questa escursione è finalizzata a vedere le poche rovine di Butia (che noi peraltro non abbiamo visto) e le iscrizioni e le coppelle del sentiero per Bargana, in particolare il Masso della Ciampa del Diavolo.

Arrivati al cartello stradale di Canevara troviamo uno spiazzo parcheggio dove ci fermiamo. Nei pressi, sulla sinistra (riva sinistra del Frigido) si trovano vecchie strutture industriali ormai abbandonate. Seguiamo la strada (Via Bassa Tambura) in lieve salita che è costeggiata da abitazioni da ambo i lati. A 6' siamo al ponte sul Frigido (95 m). Qua, sul lato opposto della strada, c'è uno spiazzo parcheggio dove inizia il sentiero 156 (Canevara-Antona-Colle della Tecchia-Le Gobbie). Esso in 10' porta al caratteristico Ponte della Tavella (cioè delle piastre di pietra), risalente al XIII secolo che attraversa il Fosso di Antona tributario del Frigido. Le nostre mete di oggi sono Butia e poi Bargana per cui attraversiamo il ponte sul Frigido per portarci alla parte alta di Canevara.

[Canevara deriva il nome dal latino canabaria, terra coltivata a canapa, poiché nel XV secolo qua ne era molto diffusa la coltivazione. Oggi rimane a testimonianza la panoramica Casa delle Rondini, situata sopra il paese, dove si stoccava la canapa stessa. Il paese si è sviluppato lentamente nel tempo. Gli abitanti erano dediti all'agricoltura e ad attività silvo-pastorali. In seguito fu aperta una fabbrica di cappelli e segherie per la lavorazione del marmo nel XIX secolo. Inoltre molti abitanti erano, e sono ancora, cavatori. La parte più antica del borgo è arroccata sulle alture alla destra del Frigido, mentre la parte più recente è lungo la strada. La chiesa è intitolata a Sant'Antonio e risale al XVII secolo e si trova nella parte più antica del borgo. A Canevara si trova la sede del Cai Massa situata nell'edificio delle ex-scuole elementari dove è situata anche la locale Stazione del Soccorso Alpino.]

Il ponte porta alla parte antica del borgo. Subito sulla destra, sul fiume, si scorge un edificio bianco che è l'ex mulino Guerra del XVIII secolo. Oggi è proprietà della Provincia ed è una struttura museale, ma non è escluso un suo utilizzo per la produzione di farina di castagne.
In alto, sulla destra, si erge, isolata, la Casa delle Rondini. Questo edificio di color bianco serviva per l'essicazione della canapa. I numerosi fori permettevano ai rondoni di nidificare e gli abitanti poi, in periodo di crisi, raccoglievano le uova. In realtà i proprietari dell'edificio mangiavano i rondoni stessi la cui carne era considerata molto prelibata. Oggi i nidi sono lasciati in pace, ma gli uccelli non possono nidificare perché lo sportellino che li lasciava entrare nella parte buia del nido è chiuso. Comunque qualche altra casa nel borgo ha fori per la nidificazione di questi uccelli.
Adesso saliamo nel borgo seguendo una ripida scalinata e subito siamo alla chiesa di Sant'Antonio. Saliamo ancora verso destra e a 10' siamo in una piazzetta con fontana cilindrica, qua dobbiamo andare verso sinistra. Saliamo ancora e a 13' siamo all'ultima casa del borgo, dove proseguiamo sulla destra, ancora per tratto scalinato. Invece a sinistra inizia una traccia che corre parallela al Frigido in direzione di Castagnetola. Il sentiero è una stretta mulattiera un po' degradata tra recinzioni e vecchi orti in ambiente umido e ombroso.
Proseguiamo in salita e a 17', a un bivio, prendiamo a sinistra, sempre in salita. Intanto aumentano gli alberi, poi seguono tornantini e a 22' siamo presso una vecchia casetta nella cui aia sono cresciute due grosse conifere. Subito dopo c'è un vecchio cartello del Sentiero Canevara-Al Santo-Rocchetta che seguiremo fino a Butia. Il sentiero non è segnato anche se è evidente, solo ogni tanto qualche vecchio cartello indica la direzione.
Saliamo con tratti coperti da vegetazione, anche rovi, ma comunque percorribili. Poi siamo nel castagneto ormai abbandonato e a 31' percorriamo un tratto in salita nel quale il convolvolo dai bei fiori blu ha ormai ricoperto ogni albero in zona, probabilmente proveniente da una delle case che si trovano poco sopra. Ormai qua esso è una pianta infestante.
Saliamo qualche ripido tornante, passiamo per un tratto in cui le piante hanno creato una noiosa galleria e a 36' siamo sulla strada asfaltata (247m) in località "Al Santo". Questo è un gruppo di case in posizione soleggiata e panoramica sulla zona dagli Uncini alla Focoraccia e al Carchio, poi su Antona, Altagnana e Pariana, borghi collinari del Comune di Massa. La stretta strada che arriva qua si stacca da quella che unisce Via Bassa Tambura con Caglieglia e Casette e prosegue poi verso altre case poste più avanti. Qua la strada diventerà sterrato che poi si restringerà in sentiero per Bargana e Lavacchio, altri borghi collinari di Massa.
Dopo essere saliti a Butia scenderemo a recuperarla. Dopo una breve sosta a raccogliere informazioni dai locali saliamo per la strada verso sinistra. Dopo circa 150 m, a 43', siamo a un bivio, la strada sale verso destra, mentre a sinistra uno stradello porta a una proprietà. Qua sulla destra c'è un cartello (961m) che indica la direzione per Buita e la Rocchetta. Lo seguiamo salendo decisamente verso destra.
Stiamo costeggiando una proprietà ben sistemata e terrazzata con una piccola casetta. Invece il sentiero è degradato per la presenza di rifiuti anche ingombranti, che, per la posizione, nessuno porterà mai via.
Saliamo e a 49' troviamo una casetta isolata sulla destra, poi la salita si fa ripida; passiamo per un bosco di stipa e dopo 5' siamo in una zona di terrazzamenti a ulivi, con una teleferica sopra le nostre teste. Una traccia sale a destra per i terrazzamenti, ma non la seguiamo. Andiamo invece avanti per tratto che costeggia il terrazzamento. Questo non è un sentiero, ma è percorribile e dopo pochissimo ci spostiamo pochi metri sulla destra a recuperare una traccia evidente. Qua troviamo un signore che ci dà le necessarie indicazioni per Butia.

[Il termine Butia (anche Buti, Buita, Buta) deriva dal latino bucetum-bucita: luogo di pascolo. Il borgo è citato in un lodo arbitrale del XII per questioni di pascolo. Era un luogo fortificato con chiesa intitolata a San Martino, documentata dal IX secolo. Comunque le incisioni antropomorfe trovate nelle vicinanze documentano la presenza dell'uomo in epoca preistorica. Il sito era già in decadenza nel XIV secolo. Esistono solo flebili tracce della chiesa e delle abitazioni del villaggio. Sono state trovate invece due macine e alcuni residui della lavorazione del ferro effettuato il loco. Rimandiamo a un articolo citato nelle note per altre informazioni.]

Saliamo a 01h 04' per un evidente passaggio tra i terrazzamenti fino alla parte alta degli stessi. Lasciamo sulla sinistra in alto un rudere e prendiamo verso destra a recuperare l'evidente traccia. Ricordiamo che le costruzioni in zona hanno usato materiale della vecchia Butia.
A 01h 15' abbiamo un rudere sulla destra, proseguiamo e dopo 2' c'è un cancello che attraversiamo e richiudiamo. Ancora un paio di minuti e a 01h 19' arriviamo a un rudere sulla sinistra, con muretto di contenimento, presso cui c'è un cartello del sentiero. Qua cerchiamo i ruderi dell'antico abitato di Butia, ma non li troviamo, così torniamo indietro a 01h 27'.

[Da informazioni che abbiamo poi raccolto dovevamo salire a fianco della casa, per fondo scivoloso, per una cinquantina di metri per giungere ai resti poco evidenti della chiesa (quota 370 m). Poi da una radura sotto i resti si va a destra, per una trentina di metri per tratto infrascato, fino a un salto di roccia sotto il quale si trova una pietra scavata, usata come macina in passato (circa 360 m).]

In un paio di minuti siamo nuovamente al cancello, segue tratto infrascato in lieve discesa. A 01h 31' abbiamo un rudere a sinistra, la traccia migliora e poi si infrasca di nuovo. A 01h 32' siamo fuori del bosco nei terrazzamenti. Scendiamo a sinistra e dopo 2' prendiamo verso destra. Qua c'è un bivio e bisogna seguire la traccia bassa.
A 01h 34' siamo di nuovo nella parte bassa dei terrazzamenti. Qua andiamo a destra e al vicino bivio seguiamo la traccia bassa. Adesso la traccia è buona ed evidente e scende con tornantini nel bosco.
A 01h 45' siamo presso una casetta che rimane in alto sulla destra. La traccia diventa ampia e a 01h 49' siamo sulla strada asfaltata (277 m) che viene dal Santo. Sulla traccia che abbiamo percorso c'è un grosso cartello con la scritta "Iungla".
Seguiamo la strada verso destra. Essa inizialmente pianeggia o scende leggermente poi prende a salire, ma lievemente. Dopo 10' arriviamo a un gruppo di case in posizione panoramica, dopo il quale (297 m) la strada diventa un ampio sterrato tra gli alberi che essenzialmente pianeggia. All'inizio del piccolo agglomerato c'è sulla destra in alto una modesta marginetta. Un'altra si trova, a sinistra, all'inizio dello sterrato con apertura verso la valle e vicino a un'abitazione ormai ridotta a ruderi. Vi si accede dalla parte del rudere con breve tratto tra rovi, oppure dalla parte delle case con alcuni scalini. Nella marginetta c'è una statuetta in marmo di Cristo.
Seguiamo lo sterrato dove, poco più avanti, troveremo un alto muro di contenimento sulla destra. A 02h 09' lo stradello diventa un sentiero più stretto che si sviluppa a saliscendi per la macchia mediterranea. Lungo il sentiero vedremo diverse coppelle, un interessante segno simile a una H, qualche cerchio puntato e croci di cristianizzazione, oltre agli interessantissimi antropomorfi del Massso della Ciampa del Diavolo
[Secondo Tonarelli il segno ad H si trova in Brugiana, sul Carchio/Folgorito e sul Belvedere e dovrebbe essere legato a vecchie linee elettriche delle cave.]
Questi segni incisi dai nostri antenati liguri-apuani sono abbastanza diffusi in zona e meritevoli di studio e attenzione. [La coppella è un incavo emisferico, di pochi centimetri di diametro scavato nella roccia. Risalgono al periodo dal mesolitico all'età del ferro. Sono probabilmente legate a culti naturali, forse all'acqua che esse raccoglievano. Forse venivano riempite di grasso per creare fuochi. In alcuni casi le coppelle erano disposte a rappresentare costellazioni celesti.]

Proseguiamo sul sentiero in lieve salita e dopo un paio di minuti una traccia scende verso sinistra. Poco dopo la traccia sale di più, vediamo due massi uno a destra e l'altro a sinistra. Pochi metri più in alto a 02h 14' siamo alla Ciampa del Diavolo. C'è un grosso masso un po' rialzato nella parte sinistra del sentiero di circa un metro di lunghezza. In esso si trova uno scavo naturale (20 per 30 cm) che somiglia a un'orma. A dire il vero a fianco sembra ci sia una seconda ormai meno evidente. Poi a destra dell'orma, più in alto c'è una evidente croce di cristianizzazione. In realtà ci dovrebbero essere altre due croci, ma con il tempo sono ormai poco leggibili.

[La leggenda, diffusa in zona, dice che il Diavolo e la Madonna fecero una sfida a chi facesse il salto più lungo partendo dallo Zucco del Santo per andare oltre il Frigido. La Madonna superò il fiume nel luogo dove oggi c'è una maestà con una sua immagine marmorea, invece il Diavolo non ce la fece e lasciò la sua impronta su questo masso.]

Secondo Tonarelli in questo sito, in passato, erano effettuati culti pagani legati, probabilmente, al masso con gli antropomorfi e poi spiegati con la presenza dell'orma del Diavolo esorcizzata con l'incisione di croci. Infatti il masso con le incisioni non era più leggibile poiché coperto da muschi e licheni.
Saliamo adesso ancora una ventina di metri e troviamo, sulla sinistra, un evidente masso isolato che è il Masso della Ciampa del Diavolo (321m). Esso è una roccia dura e compatta che somiglia a un parallelepipedo alta 80 centimetri. La faccia incisa è quella superiore di lato circa 50 centimetri che è un po' inclinata. Sul masso sono incisi due antropomorfi ben distinguibili e tre coppelle, una abbastanza grande e forse un terzo antropomorfo poco leggibile. L'antropomorfo filiforme ha un'ascia e un pugnale (forse periodo età del ramo o del bronzo e origine ligure). Il secondo antropomorfo è rovesciato rispetto al primo. Ha un busto quadrato e una mano che regge una spada. Nel busto è presente una decorazione che sembrerebbe un pendaglio, forse decorazione di uno scudo per cui un arto non si vede (forse età del ferro e origine etrusca). Poi a i lati del corpo ci sono due piccole coppelle. Inoltre c'è una croce di cristianizzazione che potrebbe essere un terzo antropomorfo filiforme. Le incisioni sono ben leggibili usando un po' di acqua. Naturalmente il masso non va pulito o sovrainciso: è una testimonianza molto importante che va preservata.
Dopo una ventina di minuti, a 02h 34', lasciamo il sito e proseguiamo la nostra escursione. Scendiamo un po', dopo un centinaio di metri, su un masso a sinistra troviamo il segno ad H di cui abbiamo già parlato e, a 02h 46', c'è una piccola fonte sulla destra.
Dopo 10' siamo a un incrocio (304 m) tra tracce di Mountain Bike, una è il sentiero che stiamo percorrendo noi, l'altra scende verso sinistra ed è indicata Ciuffo Luppo (essa scende al sentiero Lavacchio-Canevara). Proseguiamo e, a 03h, attraversiamo un canale che scende al Frigido. Dopo 3' siamo a un bivio, a sinistra la traccia scende verso Lavacchio mentre a destra sale verso Bargana.
Saliamo tra pini e in 5' arriviamo al Masso di Bargana (306m). Esso è posto a sinistra, è abbastanza grande ed è ricoperto da numerose coppelle. Sulla destra in un altro piccolo masso c'è un foro naturale con quelle che sembrano tre unghiate, ma non è una zampata del Diavolo. Dopo aver esaminato le coppelle proseguiamo per una cinquantina di metri. Su un altro masso scorgiamo un cerchio puntato con a fianco quello che sembra un altro, ormai flebile, cerchio.
Adesso c'è una recinzione sulla sinistra a delimitare una proprietà con vista su Massa e la costa. Per il nucleo principale di Bargana servono ancora circa 200 metri. Ci fermiamo a rifocillarci proprio dove una traccia per MB sale verso destra.
A 03h 25' torniamo indietro e in 5' siamo al bivio per Lavacchio. A 03h 42' siamo all'incrocio delle tracce di MB. A 04h 03' siamo alle case all'inizio della strada asfaltata. Dopo 10' siamo al bivio per la Iungla e subito dopo a 04h 15' siamo al cartello per Butia. Dopo 4' scendiamo dalle case Al Santo e a 04h 40' siamo alle prime case di Canevara. A 05h siamo all'auto dove concludiamo l'escursione.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara. Subito prima del cartello stradale c'è uno spiazzo parcheggio.
Note
Il percorso è semplice, ma con qualche tratto abbastanza ripido. Di interesse il borgo di Canevara con la Casa delle Rondini e la piccola chiesa. Poi la zona di Butia anche se noi non siamo riusciti a vedere le poche rovine esistenti in loco. Per informazioni su Butia rimandiamo all'articolo: Antonella Manfredi, Murature medievali nel territorio massese il caso di Buita, in Le Apuane anno XXIV, n°47 pp11-47; Massa; 2004.
Inoltre interessanti sono le incisioni e le coppelle presenti sul sentiero per Bargana, in particolare quelle sul Masso della Ciampa del Diavolo, vicino alla Ciampa stessa.
I panorami sono su Antona, Altagnana e Pariana borghi collinari di Massa, sulla città e la costa. Inoltre c'è qualche scorcio sul Monte di Antona, sull'Altissimo e la cresta Uncini-Carchio.
I tempi della nostra escursione sono un po' gonfiati dalla ricerca dei vari siti, quindi la stessa può essere percorsa con tempi inferiori.
Volendo è possibile continuare fino a Bargana e a Bergiola Maggiore e tornare indietro con altre tracce presenti in zona.
Per informazioni sulle incisioni rimandiamo all'articolo seguente: Silvio Tonarelli, Le incisioni del Masso della Ciampa del Diavolo, in Le Apuane anno XXVI, n°51 pp57-60; Massa; 2006. Un estratto è scaricabile in rete. Raccomandiamo il massimo rispetto per le incisioni che non vanno pulite, né sovraincise. Un po' d'acqua sopra i massi permette una migliore lettura delle incisioni.
Ringraziamo Simone del Sarto e Silvio Tonarelli per le utilissime informazioni che ci hanno fornito riguardo alla corretta ubicazione del sito della Ciampa del Diavolo.