DATA ESCURSIONE: 30/05/2020
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un approfondimento sul Monte Freddone.
Attenzione! Questa escursione è classificabile EE+, il che indica che essa non è alla portata di tutti. Di conseguenza si consiglia di leggere attentamente anche la sezione “Note”.
Relazione a cura di Francesco Salvatori
Percorriamo con attenzione la strada, lasciando alle nostre spalle la galleria del Cipollaio, e dopo poco più di 500m troviamo alla nostra destra l’indicazione che segnala l’inizio del sentiero 128. Nel primissimo tratto possiamo aiutarci, se necessario, con una catena metallica. Saliamo ripidamente e faticosamente nel bosco fino a superare alcuni ruderi (18’). Adesso il sentiero diventa più tranquillo, a mezzacosta con pendenze piuttosto tenui. Dove la boscaglia è meno fitta possiamo osservare alla nostra sinistra il Monte Fiocca ma soprattutto le bellissime propaggini rocciose del Sumbra, che sovrastano la valle della Turrite secca. Incontriamo altri ruderi (48’), saliamo ancora tra i faggi (trovandoci, di tanto in tanto, a dover aggirare o scavalcare dei tronchi caduti) e a 1h05’ possiamo osservare alla nostra destra alcune propaggini rocciose, segno che siamo ormai in prossimità dell’attacco della cresta. Continuiamo a salire, incontriamo una prima deviazione non segnata a destra che seguiamo per poi ricongiungerci in breve col sentiero 128, e quasi immediatamente in un punto in cui il sentiero percorre un’ampia curva a destra, si stacca in salita sempre sulla destra una seconda traccia, ben evidente, che rappresenta di fatto l’inizio della cresta nord-est del Freddone (1h12’).
Ci muoviamo ora su un’evidente traccia tra gli alberi, caratterizzata di tanto in tanto da rocce affioranti. In pochi minuti vediamo davanti a noi un bel salto roccioso, che rimontiamo approfittando di una rampa sulla destra sbucando finalmente in ambiente aperto sulla cresta vera e propria. La cresta è caratterizzata da una roccia ben solida e molto bella, che va a formare una sorta di alti scalini. Alla nostra sinistra il panorama si apre bellissimo sui prati del Puntato, sovrastati dal Pizzo delle Saette e dal monte Corchia. Saliamo ripidamente per qualche minuto, dopodiché il percorso spiana; qualche ometto aiuta nella progressione ma fondamentalmente è sufficiente non abbandonare il filo di cresta. Alle nostre spalle iniziamo a intravedere Isola Santa e il suo lago, che comunque potremo osservare meglio man mano che guadagniamo quota; a destra invece restiamo affascinati dalla mole dei monti Fiocca (con il bosco del Fatonero in bella mostra) e Sumbra, solcati dai fossi del Fatonero, dell’Anguillaia e delle Comarelle, i primi due dei quali nel tratto basso formano le famose Marmitte dei Giganti.
Dopo 25’ dall’attacco della cresta scendiamo a una sella nel bosco; qui alcune mappe indicano come il percorso pieghi nettamente verso sinistra per poi rimontare solo successivamente verso la cresta, noi invece risaliamo per lo più lungo la massima pendenza, cercando di seguire le linee più semplici (forse confuse tracce di animali). In 5’ (1h42’ totali) sbuchiamo su una ripida zona erbosa con sporadiche roccette affioranti e qualche albero di tanto in tanto; la rimontiamo faticosamente, alternando tratti nel paleo ad altri (successivi) su placca rocciosa in cui usiamo regolarmente anche le mani, cercando di volta in volta il passaggio più comodo ma mantenendoci sempre lungo la massima pendenza (siamo fondamentalmente a sinistra del filo di cresta). Qui incontriamo numerose e coloratissime fioriture, oltre che erbe aromatiche tra cui santoreggia e origano. Dopo un ultimo tratto ripido, affrontato da noi prevalentemente su placche che richiedono di tanto in tanto qualche breve passaggio di II grado, a 2h13’ (1h dall’attacco della cresta) raggiungiamo una sella immediatamente sottostante la quota 1343m e subito dopo recuperiamo il filo di cresta. Adesso il lago di Isola Santa è ben evidente alle nostre spalle.
Affrontiamo adesso il tratto forse più difficile dell’intera escursione, su placche fortunatamente ricche di appigli ma non sempre solidissime, e con una certa esposizione alla nostra destra. Dopo circa 10’ siamo su un tratto più largo e camminabile, dunque saliamo ancora una volta ripidamente tra rocce e paleo e in altri 10’ siamo al tratto terminale di cresta, mossa ma facile da percorrere, che ci condurrà in breve a un’antevetta (2h42’), ove la roccia cambia visibilmente colore (e quindi tipologia) rispetto a quella appena percorsa. Le difficoltà sono ormai cessate e camminiamo tranquillamente fino alla vetta, la cui croce è ben visibile anche da lontano.
A poco più di 1h30’ dall’attacco del percorso di cresta (2h45’ dall’inizio dell’escursione) siamo sulla sommità del Monte Freddone. Qui, nonostante le nubi, possiamo godere di un panorama davvero splendido a 360°: Fiocca e Sumbra, Isola Santa, monte Rovaio, il gruppo delle Panie, i prati del Puntato, la mole del Corchia con in bella mostra lo Spigolo di Fociomboli, il litorale versiliese, ciò che resta del Picco di Falcovaia completamente inghiottito dalle cave Cervaiole (alla cui destra fa capolino, piuttosto distante, anche il Carchio), il monte dei Ronchi, l’Altissimo, la cresta del Vestito, dietro a questa molto in lontananza le cave dei Campanili di Colonnata, il monte Maggiore e il monte Sagro, e per finire il Macina e il Sella.
Sostiamo poco più di 50’ e siamo pronti per la discesa. Un ometto di pietra, posto esattamente in direzione di Fociomboli, ci indica l’inizio (o, per chi sale, la fine) della via normale, segnata in blu. Iniziamo a scendere un largo ma ripido canale su una traccia intagliata tra terra e sfasciumi (occorre fare attenzione a non scivolare), poi nel paleo, e in circa 10’ entriamo nel bosco, dove almeno inizialmente le pendenze si mantengono discrete. Poi il sentiero spiana, in 5’ siamo fuori dal bosco, scavalchiamo un lastrone di roccia e proseguiamo a mezzacosta: sporadicamente incontriamo qualche roccia che richiede per scendere l’uso delle mani ma nel complesso procediamo agevolmente. Nell’ultimo tratto (33’ dall’inizio della discesa, 4h10’ totali) camminiamo tra felci e ginestroni, davanti a noi si erge imponente la bastionata rocciosa del monte Corchia che domina Fociomboli. In breve, in corrispondenza di una marginetta, recuperiamo il tracciato del sentiero 129 e da qui, prendendo verso destra, in 2’ siamo a Fociomboli sulla stada che qui proviene da Passo Croce.
Proseguiamo ancora verso destra, in discesa, sulla strada sterrata che abbandoniamo dopo 10’ in corrispondenza di una curva a sinistra: le indicazioni per Campanice e Ponte dei Merletti ci fanno prendere a destra tra gli alberi, e subito arriviamo a una piccola maestà. Perdiamo quota piuttosto velocemente muovendoci ora su un letto di foglie, ora su sassi; più in basso incontriamo vari resti di muretti a secco e anche una casa abbastanza in buono stato. Circa 20’ e usciamo dal bosco, trovandoci immersi nel paese abbandonato di Campanice, un tempo alpeggio del paese di Terrinca: alla nostra sinistra alcune case, a destra le pendici del Freddone e dritto davanti a noi la chiesa. Giunti a quest’ultima, ignoriamo le tracce che proseguono dritte e prendiamo in discesa a sinistra su un tratto scalinato affiancato da belle e precise siepi. Riprendiamo a scendere nel bosco: il sentiero è molto comodo, e ben presto ci troviamo a costeggiare un canale. In 18’ (5h5’ totali) giungiamo nei pressi di un ponticello realizzato con tronchi, sul quale transita il sentiero 10: proseguiamo dritti ignorandolo. Il sentiero ora è praticamente uno stradello sterrato e in 10’ ci porta a Ponte dei Merletti, chiudendo così la nostra escursione.