DATA ESCURSIONE: 29/05/2021
Relazione a cura di Francesco Salvatori
Ci incamminiamo lungo la strada in direzione nord, verso la Galleria del Vestito; subito prima di quest'ultima imbocchiamo la marmifera a destra (segnavia 157 e 150, entrambi sentieri riservati ad escursionisti molto esperti). Davanti a noi si stagliano i profili di Macina, Sella e Tambura. Subito lasciamo i sentieri CAI: presso un tornante verso sinistra questi proseguono dritti, noi invece seguiamo la strada. Ad una successiva diramazione, in prossimità di un edificio, prendiamo il tronco a destra e proseguiamo per pochi metri fino ad un cippo marmoreo sul margine sinistro (25’). In corrispondenza del cippo stesso (o nelle immediate prossimità) iniziamo dunque a risalire liberamente il pendio, cercando di volta in volta il passaggio più comodo (qualche sporadico ometto può aiutare) ma mantenendoci il più possibile sulla linea di massima pendenza. La salita si articola su solide rocce miste a paleo e risulta estremamente faticosa ma mai difficile; alcune belle fioriture (tra cui delle rare peonie) catturano la nostra attenzione fornendoci anche il pretesto per sostare qualche secondo a rifiatare.
In 35’ di ripida salita (1h totale) raggiungiamo il crinale, estremamente panoramico: oltre ad avere un quadro pressoché completo delle Apuane settentrionali, i palati più raffinati potranno godere di un punto di osservazione privilegiato sui bacini di Taneta e Diacceto nonché sulla selvaggia valle di Renara e sulle arditissime vie di lizza che ad essa facevano capo, monorotaia e Chiesa del Diavolo su tutte. Ci dirigiamo a sinistra: il crinale è largo e ben camminabile, le pendenze sono modeste e non si avverte mai una vera esposizione. Di fronte a noi si staglia la sagoma dell'Altissimo, successiva meta di questa escursione, che da questo lato appare boscoso e visibilmente segnato dall'escavazione. Giungiamo in breve a un'antevetta, ove si trova un cippo confinario (lo spartiacque fa confine tra i comuni di Massa e di Seravezza). Più avanti superiamo un tratto con un po' di vegetazione e con facilità a 1h30’ dalla partenza guadagniamo la vetta principale (m. 1330), contrassegnata da un ometto di pietre e ad onor del vero non particolarmente più panoramica del tratto di crinale fin qui percorso. Proseguiamo in discesa, percorrendo per lo più delle tracce di sentiero (comunque non necessarie: il percorso è evidente e obbligato). In 22’, superato un primo colletto, raggiungiamo Foce del Frate (o Passo d'Angiola), che prende il nome da un curioso monolite noto appunto come "Il Fratino".
Qui incrociamo il sentiero 156, proveniente da Le Gobbie e diretto al Colle della Tecchia e dunque ad Antona e successivamente Canevara. Noi seguiamo invece il 143 in leggera salita verso il Passo degli Uncini. Il sentiero si mantiene per lo più ai margini del bosco, nelle immediate prossimità del crinale, permettendoci di osservare di tanto in tanto curiose formazioni rocciose alla nostra destra.
Questo tratto è di facile percorribilità ma avrebbe decisamente bisogno di una rinfrescata, soprattutto per quel che riguarda i segni bianco-rossi spesso eccessivamente sbiaditi (a tal proposito, sperando di fare cosa gradita, ricordiamo che le varie sezioni CAI sono costantemente alla ricerca di volontari per i gruppi sentieristica).
Giunti in 28’ al Passo degli Uncini (2h20’ dalla parenza) sostiamo brevemente a rifocillarci, prima di partire in direzione della seconda vetta che andremo a toccare: il monte Altissimo. Ci affacciamo un attimo in direzione sud-ovest per dare un'occhiata all'impervio e marmoreo versante sud di quest’ultimo: in particolare possiamo osservare l'imponente muro a secco che sorregge il piazzale di Cava Tela (qui transita il sentiero 152A⇩). Il suddetto versante è un museo a cielo aperto, tra cave storiche e arditissimi sentieri di collegamento dei cavatori, vere e proprie testimonianze di un mestiere che nei tempi passati poteva vantare una connotazione a tratti eroica.
Proseguiamo dunque seguendo il segnavia 143, anche in questo tratto non certo ben segnato ma comunque evidente. Il sentiero si sviluppa lungo il crinale, qui non particolarmente definito, su terreno abbastanza mosso; poco più avanti il crinale si impenna bruscamente e diventa una cresta vera e propria; il sentiero piega a sinistra data la palese impossibilità di proseguire sul filo. Dopo pochi metri, piegando a destra (ripidamente) appare possibile riguadagnare la cresta: alcuni vecchi segni rossi ormai stinti confermano questa possibilità (20’ dal Passo degli Uncini). Crediamo che si tratti di un vecchio tracciato del 143, poi modificato per ridurne le difficoltà; il sentiero principale si mantiene invece a mezzacosta sulla sinistra, in traversata ascendente, per poi risalire più avanti una dorsalina e riportarsi in cresta. Noi seguiamo ciò che rimane dei vecchi segni, aiutandoci di tanto in tanto con le mani per superare dei gradoni di roccia (max I grado); invitiamo comunque l’escursionista a intraprendere questa deviazione solo in caso di buona dimestichezza con le creste apuane, in caso contrario è molto più sicuro seguire il 143, tanto più che quest’ultima possibilità non va a togliere bellezza all’escursione. In breve guadagniamo la cresta e la seguiamo verso sinistra senza eccessive difficoltà se non un minimo di esposizione. Poco meno di 20’ dall’inizio della deviazione e ci ricongiungiamo col sentiero principale e lo seguiamo integralmente fino alla vetta del mt.Altissimo, che raggiungiamo in altri 15’ (3h25’ complessive).
La vetta, dotata di grossa croce, è molto spaziosa e consente una comoda sosta a tutti gli escursionisti qui presenti. Il panorama si apre da un lato su tutta la linea di costa, dall’altro sulle vette che circondano la valle di Arni, vale a dire Macina, Sella e Fiocca, nonché sul Sumbra, da qui veramente imponente.
Complice l’arrivo di nubi, sostiamo solo 25’ e ripartiamo seguendo il crinale in direzione est (anche qui il percorso è mal segnato ma evidente); inizialmente si scende lungo la massima pendenza e dunque si perde quota rapidamente poi, dopo aver piegato decisamente a destra, proseguiamo fianco al monte fino a portarci nuovamente sul crinale. Quanto vediamo intorno a noi ci racconta varie storie di pace e altrettante di guerra: tratti scalinati, fittoni in ferro e tubi arruginiti testimoniano come questo tratto fosse in passato adoperato dai cavatori; muretti a secco eretti a mo’ di trincea nei punti più panoramici, invece, riportano alla mente i tragici scontri in coda alla Seconda Guerra Mondiale, quando la Linea Gotica tagliava in due il territorio italiano e in particolar modo quello apuano. In 25’ superiamo il poco evidente bivio per il sentiero 152A⇩ (siamo a Foce dell’Onda); adesso tratti tra gli alberi si alternano ad altri più aperti. 15’ (4h30’ totali) e siamo al Passo del Vaso Tondo, dalla caratteristica forma a “U”. Di fronte a noi si staglia il Monte delle Tavole; sulla destra arriva un arditissimo sentiero proveniente dalla Cava della Tacca Bianca, famoso per essere in gran parte intagliato nella roccia e riservato ai più esperti per l’assoluta esposizione.
Ci fermiamo altri 15 minuti, giusto il tempo di rifocillarci e prepararci psicologicamente a quello che sarà il tratto più noioso (oserei dire fastidioso) dell’escursione. Scendiamo verso sinistra, sempre tra tratti alberati ed altri aperti, seguendo il segnavia 142 in direzione delle Cave del Fondone. Il percorso è ripido ma non difficile, per lo più scalinato; in circa 15’ siamo sulla marmifera, che seguiamo verso sinistra. Continuiamo a scendere su fondo bianco e polveroso percorrendo alcuni tornanti; incontriamo delle vasche di decantazione aventi lo scopo di far depositare la marmettola e notiamo con stupore alcuni tritoni che nuotano in esse. Poco più avanti (a 5h12’ complessive) intersechiamo la marmifera principale e prendiamo ancora una volta a sinistra. Stiamo ora seguendo il sentiero 142, che quasi subito abbandoniamo continuando a seguire la via di cava. La percorriamo per circa 25’, quindi incontriamo il sentiero 153⇩ proveniente dal Passo degli Uncini e il 156 proveniente da Foce del Frate. Entrambi vanno a seguire il Fosso delle Gobbie, sovrapponendosi: prendiamo a destra per percorrere i segnavia in questione e ci addentriamo nel bosco, ora su ripida e ben conservata via di lizza, ora su comodo percorso coperto da fogliame. In poco più di 15’, a 5h55’ totali, siamo nuovamente allo spiazzo dove abbiamo lasciato le autovetture.