DATA ESCURSIONE: 21/11/2021
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un approfondimento sul Monte Folgorito.
L'escursione inizia dalla Foce del Termo o del Campaccio (in passato Collescritto) (812m) a confine tra i comuni di Massa e di Montignoso. Essa è conosciuta anche, impropriamente, come Pasquilio, ma, in realtà, Pasquilio è il nome che si dà all’intero alpeggio nel comune di Montignoso. Il Campaccio invece è zona prativa, a nord, nel comune di Massa. Qua, alla fine della strada asfaltata si apre uno slargo-parcheggio dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971, e qua si trova, appunto, il cartello indicatore Pasquilio. La foce è situata tra il modesto Monte Belvedere e il Carchio. La presenza di un termine di marmo, ben visibile salendo lungo il sentiero 140⇩ giustifica l'appellativo di Foce del Termo. Si gode di bella vista sulle Apuane settentrionali e sulle cave delle Madielle (non oggi causa il tempo nuvoloso).
A poca distanza dalla Foce (tornando indietro), salendo di poco le pendici del Belvedere, c’è un busto del poeta e prosatore versiliese Enrico Pea (1881- 1958). Sulla destra del piazzale (guardando al monumento) uno sterrato raggiunge alcune abitazioni, seguendolo, comunque, è possibile immettersi nel sentiero 140⇩ più in alto.
Noi andiamo a sinistra e subito troviamo l'inizio dei sentieri 153⇩ (Pasquilio-Arni) e 140⇩ (Riomagno-Pasquilio). Il primo attraversa i passi della Focoraccia, della Greppia, degli Uncini e arriva alle Gobbie da cui continua per Arni. Il secondo passa sotto il Folgorito e poi passa per Cerreta-San Nicola. Noi seguiremo quest'ultimo sentiero fino alle pendici del Folgorito.
La prima parte del sentiero è uno stradello ampio, nel bosco di conifere, con pochi segni, ma è impossibile sbagliarsi. Dopo 4’ arriviamo a un bivio, dobbiamo prendere a destra in leggera discesa, invece il ramo di sinistra porta al Rifugio Alleluia e alle pendici del Carchio. Il sentiero pianeggia con lievi saliscendi e, a 12', esce dal bosco e il panorama si apre sul monte Folgorito, su cui spicca la croce sommitale molto alta, e sulla cresta che conduce alla base del monte stesso dove si trova il cippo della Linea Gotica. Adesso il sentiero scende abbastanza ripido fino ad arrivare in 5' a costeggiare, pianeggiando, sulla sinistra, il ravaneto delle cave del Carchio. Sul monte ci sono alcuni ripetitori ben visibili. A destra il panorama si apre sulla costa. Nella giusta stagione la zona è ricca di fioriture di ogni tipo e colore (centauree, lomelosia, campanule).
A 20' siamo a un bivio (807m), a sinistra sale il Sentiero della Linea Gotica (che percorreremo più avanti), mentre il 140⇩ prosegue sulla destra. Adesso il sentiero è un ampio stradello percorribile anche dai fuoristrada, con diversi squarci panoramici. Poi lo stradello è costeggiato da alberi e arbusti e procede in lieve salita, lasciamo a 23' un piccolo ravaneto sulla sinistra. Diverse sono le fioriture di silene dioica (licnide) con i suoi bei fiori rosa-fucsia e notiamo anche qualche arbusto di Euonymus europaeus (berretta di prete) con i caratteristici frutti rossi che ricordano il copricapo dei preti.
Ammiriamo il panorama sulla costa fino al Golfo della Spezia e a 35' arriviamo presso una lapide che ricorda il sacrificio di due pastori (Carlo Paolini, Orlindo Tonacci) che non vollero dare informazioni ai tedeschi sui loro amici partigiani. Più avanti il panorama si apre sul Carchio.
A 49' arriviamo sotto il Folgorito e lasciamo il 140⇩ per salire al Cippo della Linea Gotica, anche qua il panorama è aperto sulla costa e sul Sagro, ma oggi le nuvole limitano molto la visuale. La traccia è evidente e sale verso sinistra e in 3' ci porta al cippo di marmo, ricordo della Linea Gotica (con scritta Linea Gotica settembre 1944 - aprile 1945) situato al Col di Melo.
Adesso saliamo al monte Folgorito, trascurando una traccia sulla destra che va a recuperare il sentiero 140⇩ e che percorreremo tornando dalla Capanna di Garibaldi. Prima di salire c'è una buca con indicazione Trincea americana "Fox Hole" (Nisei). Ricordiamo che i Nisei erano soldati americani di origine giapponese. Dobbiamo salire una cinquantina di metri su facile roccia e a 01h 06' siamo in vetta (912m), prima della vetta c'è un ricovero-deposito e stazione radio tedesco (piccola grotta). In vetta c'è una croce molto alta eretta nel 1986 dagli abitanti di Montignoso e alla sua base si trovano due lapidi ricordo. Inoltre sono presenti i resti di una lunga trincea verso mare (trincea osservatorio stazione radio tedesca). Dalla vetta si gode di bella vista sulla costa, dall’isola Palmaria alla Versilia poi sulle apuane settentrionali e centrali, in particolare sull'Altissimo e il Carchio.
Dopo una breve sosta scendiamo dalla parte della trincea per una traccia evidente, pulita dai ginestroni, essa a tratti è piuttosto ripida e ci porta a 01h 23' sul sentiero 140⇩ che proviene da Cerreta San Nicola, che scorgiamo in basso sulla sinistra (la traccia che abbiamo percorso prosegue di fronte a noi diretta a costruzioni sottostanti).
Il sentiero 140, che qua è uno stradello, si trova sulla destra e qua fa una curva nella quale ci innestiamo. Proseguiamo in salita e a 01h 30', poco prima della curva del sentiero, andiamo a sinistra per visitare la Capanna di Garibaldi (o Garibà/Caribà).
La raggiungiamo (806m) in 4', la capanna è una costruzione parte in muratura e parte in legno posta in bella posizione panoramica. Oltre la baracca ci sono una sorta di riparo in muratura per la legna, una terrazza panoramica e dei tavoli esterni. All’interno si può mangiare, cucinare qualcosa con un fornello da campeggio, bere un bicchiere se qualcuno ha lasciato una bottiglia e godere di altri piccoli mezzi di conforto. Bella la vista sul mare e sulle isole che si intravede dalle finestre.
Dopo una breve sosta a 01h 34' lasciamo la capanna e recuperiamo il sentiero 140. Lungo il sentiero troviamo alcuni massi incisi con coppelle e con altri segni testimoni dell'attività dei liguri-apuani che frequentavano questi luoghi sin da tempi remoti. A 01h 54' siamo a un bivio: il sentiero 104 va a sinistra, mentre una traccia, che seguiamo, va a destra in salita. In 3' chiudiamo l'anello tornando alla base del Folgorito, dove si sale alla vetta. Adesso proseguiremo per il crinale seguendo il Sentiero della Linea Gotica.
[Il tratto di sentiero che andiamo a percorrere è ricco di testimonianze della Linea Gotica. Questa era una barriera fortificata che divise in due l'Italia per diversi mesi dal 1944 al 1945. Localmente tutta la dorsale dal Passo degli Uncini, Passo della Greppia, Passo del Pitone, Passo della Focoraccia, monti Carchio e Folgorito faceva parte di questo baluardo difensivo. Negli ultimi mesi della guerra il fronte di guerra si attestò proprio in zona: Seravezza era sotto il controllo alleato mentre Massa-Carrara era ancora sotto il giogo nazi-fascista. Qua il 5 aprile 1945 avvenne lo sfondamento del fronte a opera di soldati nippo-americani con l'aiuto dei partigiani. Oggi rimangono molte testimonianze storiche di questa linea difensiva in particolare lungo il sentiero 140⇩ (detto sentiero della linea gotica). Si tratta di buche, trincee, camminamenti, caverne rifugio e dormitorio e postazioni di tiro, tutte della Wermacht. Invece nel versante verso Azzano ci sono analoghe opere dei soldati americani.]
Dopo anni di abbandono di recente sono state restaurate le fortificazioni ad opera del cai di Massa e dall'Associazione ARCA di Montignoso, grazie al contributo del Parco delle Alpi Apuane, sotto gli auspici dell'ANPI di Massa e Montignoso. Sono stati posti anche cartelli segnaletici. Il sentiero è stato inaugurato ufficialmente il 24 ottobre 2021.
Trascuriamo comunque le indicazioni del cartello che manda sulla destra per la località case Landi-Fontanaccio dove si trovano postazioni tedesche e il posto di comando della compagnia dei Nisei. Saliamo per il crinale adesso ben percorribile per il taglio dei fastidiosi ginestroni che ostacolavano in passato la progressione degli escursionisti. Naturalmente la cresta è molto panoramica, ma oggi possiamo solo immaginarlo, su Altissimo, Picco di Falcovaia, Corchia, Freddone e Apuane Meridionali. In primo piano, sulla destra, c'è il Cavallino di Azzano con sotto il borgo. La cresta che stiamo per percorrere è ricca in primavera di belle e variate fioriture (orchidee di varie specie, centauree di Trionfetti, eliantemo, moltkia, saponaria, verbasco, cisto bianco e Anthericum liliago). Inoltre qua vegeta la bellissima Rosa serafinii non molto comune sulle apuane.
A 02h 06' siamo a quota 896 e poi scendiamo. Poco dopo sulla sinistra c'è una buca che è un osservatorio campale dove era posizionato un obice. Riprendiamo a salire per tratto ripido che poi si addolcisce e a 02h 18' siamo a quota 907 dove è un bunker-ricovero dei tedeschi e subito dopo una postazione con mitragliatrice.
Seguono saliscendi e a 02h 24' siamo su cresta rocciosa da cui saliamo in pochi minuti a quota 917, che è il punto più alto della cresta. Poco prima si trova un'altra postazione tedesca.
Scendiamo e a 02h 38' siamo presso un altro ricovero-deposito scavato nella roccia, cui segue una postazione di guardia. Qua il sentiero segnato va a sinistra (893m) a recuperare il sentiero 140⇩ al bivio dove siamo stati oltre due ore fa. Questa zona è detta le Forche e qua avvenne lo sfondamento del fronte da parte dei soldati americani nel 1945.
Adesso il sentiero prosegue per andare al Carchio, ma non è più segnato come quello precedente, all'inizio c'è un'altra postazione di guardia, poiché i tedeschi sapevano bene che questo era un possibile punto di sfondamento, essendoci una selletta. Sul palo indicatore c'è l'avvertenza che il sentiero che andiamo a percorrere è per escursionisti esperti.
In effetti la traccia, usata in passato dai cavatori, non è segnata, ma è sempre evidente. Subito dopo c'è un'altra postazione e una traccia porta verso sinistra ad un “assaggio” di cava poco distante.
A 02h 46' siamo all'assaggio di cava dove si trova un altro bunker tedesco. Qua poi c'è una via di lizza di blocchetti di marmo che scende ripidissima. Noi torniamo indietro e a 02h 56' siamo nuovamente in cresta e proseguiamo in direzione Carchio. Scorgiamo anche un ometto, ma ripeto la traccia è evidente. Dall'alto scorgiamo il bunker posto in cava e la via di lizza.
A 03h 04' siamo a una selletta con postazione di guardia e, poco sotto, sulla sinistra, una grotta ricovero. Adesso iniziamo a salire abbastanza ripidamente, con molti tratti scalinati, stretti, ma sicuri. Intanto iniziamo a vedere le antenne poste sul Carchio.
A 03h 25' arriviamo a un intaglio dove si trova un altro bunker, privo di indicazioni. Superato l'intaglio il sentiero prosegue e poco dopo svolta verso destra, scalinato, a voltoline costruite dai cavatori. Gli ultimi metri sono su sfasciumi. A 03h 36' siamo nella cava da tempo inattiva che ha completamente devastato la cima del Carchio, oggi occupata da ripetitori. Qua in alto si trova un piccolo piazzale panoramico su Altissimo e Cresta degli Uncini. A destra si procede per la zona dei ripetitori, chiusa da una sbarra e per la cava, per poi scendere per marmifera. Noi invece scendiamo verso sinistra, per la marmifera, per una decina di minuti.
A 03h 49' lasciamo la marmifera (che prosegue per il Rifugio Alleliua,) subito i pali di una vecchia sbarra e ci spostiamo a destra per traccia in direzione di un'area picnic tra i pini, dove siamo in 4'. Qua si trova un cippo del 2015 che ricorda tre partigiani caduti mentre facevano passare il fronte a civili. Qua incrociamo il sentiero 153⇩ proveniente da destra, mentre a sinistra in pochi minuti si va al Rifugio Alleluia della Parrocchia di Montignoso, peraltro sempre chiuso.
Sostiamo 20' e a 04h 13' scendiamo per il sentiero 153⇩, tra conifere e arbusti, con qualche bel punto panoramico. Qualche tratto è ripido, a 04h 27' lasciamo la traccia principale per andare a destra (segni). A 04h 34' concludiamo l'escursione arrivando al piazzale del Termo