DATA ESCURSIONE: 31/12/2021
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un approfondimento sul Monte Procinto.
Relazione a cura di Francesco Salvatori
Dalla sterrata presso cui si parcheggia iniziamo a salire lungo una breve ma ripida rampa rocciosa a gradoni (da cui appunto il toponimo “Scalette”), attrezzata con un cavo metallico utile soprattutto in caso di terreno bagnato. Il sentiero procede dunque su fondo argilloso tra radi castagni, piuttosto faticoso ma senza difficoltà (occorre giusto fare attenzione a rocce affioranti ricoperte di fogliame, che a seconda della stagione possono essere scivolose), e in circa 15’ torna a incrociare la sterrata da cui siamo partiti nonché, contestualmente, il sentiero 116 proveniente da destra. Proseguiamo sempre in salita, incontriamo immediatamente un casolare presso cui dimorano svariate capre e in breve arriviamo al b&b Casa Giorgini, presso il quale possiamo osservare uno scorcio di panorama sul roccioso mont’Alto di Retignano. Saliamo ora a tornantini, incontriamo dapprima l’ingresso della Casa del Pittore, dunque una ben tenuta marginetta e infine un bivio presso il quale dobbiamo prendere a destra abbandonando il sentiero 116 che prosegue invece dritto per Foce di Petrosciana (32’ dalla partenza).
Finalmente le pendenze si attenuano: il nostro sentiero si articola adesso a mezzacosta nel bosco, per lo più in falsopiano, rendendo la camminata molto piacevole. Un unico punto presenta, in data odierna, una modesta criticità: uno smottamento, probabilmente di lunga data, in prossimità di un canale. Il sentiero è stato risistemato alla meglio e un cavo metallico ne agevola il superamento, ma il cavo stesso presenta purtroppo delle piccole asperità che ci hanno graffiato le dita. Suggeriamo dunque la massima circospezione nell’affidarsi a esso. Di tanto in tanto sulla destra possiamo vedere, tra gli alberi, i crinali boscosi dei monti Gabberi e Lieto e, sulle pendici del primo, il bel paesino di Farnocchia; a sinistra invece incontriamo un edificio in pietra in ottimo stato. Dopo 1h’ di cammino giungiamo infine alla bella Fonte della Grotta, nei cui pressi peraltro incrociamo il sentiero 121 proveniente da Fonte Moscoso e il 115 che sale da Stazzema. Un centinaio di metri più avanti siamo a un ulteriore bivio: a sinistra si sale in direzione del Callare del Matanna (sent. 115), dritti si va al Rifugio Forte dei Marmi. È qui stato allestito un bel presepe, sfruttando una cavità naturale della roccia.
Continuiamo lungo il sentiero 115 nuovamente in ripida salita. Siamo adesso sovrastati dall’impressionante e strapiombante parete rocciosa del Nona, alla base della quale corre una cengia percorsa dal sentiero attrezzato 115A “Aristide Bruni” (colui cui peraltro è intitolata la ferrata, anch'essa segnata 115A, che andiamo a percorrere): in breve raggiungiamo la cengia stessa e la percorriamo affidandoci al cavo per neutralizzare le insidie del terreno bagnato (la parete scola davvero tanto). Un’ulteriore deviazione a sinistra (1h15’), ben segnalata, ci indirizza lungo una traccia che porta al Procinto. Dapprima si sale su fondo piuttosto bagnato, poi si piega a sinistra transitando proprio alla base della parete del Nona. La traccia è sempre evidente e comoda; di fronte a noi il Procinto si erge maestoso e apparentemente inviolabile. Giungiamo a un artefatto spiazzo panoramico, forse concepito come piazzola per gli elicotteri, e subito dopo alla Foce del Procinto. Siamo in cammino da 1h30’. Un ponticello in legno ci consente di superare un profondo intaglio, dopodiché prendiamo a sinistra sull’evidente sentiero che percorre la cosiddetta Cintura del Procinto. Abbandoniamo quasi subito anche questa traccia, prendendone un’altra a destra che ci conduce in breve al già visibile attacco della ferrata. In 6’ siamo ai piedi della caratteristica scala metallica e qui sostiamo 15’ a indossare i dovuti dispositivi di protezione e a rifiatare un po’.
La ferrata inizia, appunto, con una robusta scala metallica che permette di oltrepassare un salto strapiombante altrimenti inaffrontabile; al termine di questa ci troviamo su un lungo tratto quasi verticale in cui svariati gradini ben intagliati nella roccia vanno a integrare i non abbondantissimi appigli e appoggi naturali. Le difficoltà sono sempre contenute e anche chi non ha particolare esperienza di arrampicata potrà riuscire a progredire senza doversi tirare al cavo metallico. Di contro, è sufficiente guardare alle nostre spalle per percepire chiaramente un gran vuoto sotto ai piedi: la parete rocciosa precipita ininterrottamente fino alla Cintura del Procinto, tanto che non si riesce già più a scorgere la scala iniziale. Più avanti altri appoggi e appigli artificiali agevolano la risalita: dapprima due provvidenziali gradini metallici e successivamente una serie di robusti pioli in ferro; chi preferisce una salita in stile “pulito” potrà ancora una volta divertirsi cercando il modo di progredire senza sfruttare questi ausili, ma si tenga presente che se i pioli sono per lo più superflui, salire senza avvalersi dei gradini obbliga invece a un passo un po’ acrobatico.
I pioli in ferro marcano anche la fine del tratto pressoché verticale: adesso la ferrata piega decisamente a sinistra imboccando un bel cengione inizialmente gradinato e sempre ben camminabile. Presto la cengia entra in una gola e ci conduce alla base di un canale ripido ma non difficile e tantomeno esposto; risalito quest’ultimo ci troviamo nel boschetto noto come il Giardino del Procinto. Il cavo continua per un breve tratto, utile più come parapetto che altro, e infine termina. Subito dopo incontriamo sulla destra una grotta (all’interno della quale troviamo immagini votive nonché un piccolo presepe); qualche decina di metri ancora e siamo finalmente in vetta: l’ascesa ci ha richiesto 35’ (2h25’ dalla partenza).
Sostiamo in vetta 25’ e ripartiamo. La discesa avviene per lo stesso percorso della salita: nei tratti ripidi della ferrata occorre disarrampicare, aiutandosi se lo si desidera col cavo metallico per semplificare la progressione. Noi scegliamo ancora di non avvalerci del cavo (eccezion fatta per l’assicurazione) e impieghiamo circa 40’ a scendere la ferrata. Molto bella, durante la discesa, la vista sull’imponente parete del Nona. A 3h50’ siamo nuovamente sul sentiero 115, a 4h15’ a Fonte della Grotta, a 4h40’ a Casa Giorgini e infine a 5h all’automobile.