(LU-Stazzema) CARDOSO ORZALE– COLLE DEL FONDO (480 m)–CIMA ALLA RIPA (805 m)–LA FANIA (905 m)–MOSCETA (1180 m)–FOCE DI VALLI (1264 m)–COLLEMEZZANA (765 m)–CARDOSO ORZALE (IN PARTE anello)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Cardoso Orzale (390 m)

Località di arrivo:

Cardoso Orzale (390 m)

Dislivello mt.:

990

Tempo totale:

08h 15'

Difficoltà

EE

Punti di appoggio:

Orzale, Rifugio Del Freo

Rifornimento acqua:

Orzale, Cima alla Ripa, La Fania, Collemezzana

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

breve traccia◆117(ex 7)◆117A(ex 7A)◆124◆125_126◆126◆117(ex 7)

Tipologia percorso:

Il percorso è tutto su sentieri Cai, a parte un centinaio di metri iniziali per traccia facile ed evidente. Il 125 è evidente e ben segnato, ma presenta qualche tratto da percorrere con attenzione.

Immagini del percorso (69)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 31/07/2022




L'escursione inizia dallo spiazzo-parcheggio (400 m) presso i Casolari di Orzale che si trovano sopra Cardoso. L'Orzale può essere raggiunto da Cardoso in poco tempo, sia per strada che con il sentiero 117 (Cardoso-Foce di Valli-Piglionico). Il borgo è formato da un gruppo di case in pietra con fontana ed è raggiungibile anche con un sentiero SAV da Pruno, detto Sentiero della Castagna, che si inserisce nel 117 poco sotto il borgo.
Dalle case inizia una breve traccia che si inserisce nel 117 proprio sopra al bivio per l'Oratorio di San Leonardo e che andiamo a percorrere. In alternativa si può scendere per la strada asfaltata fino alla curva dove il sentiero 117 (presente indicazione) va a sinistra. Dalla piazzetta si ha una bella vista su Nona, Procinto e Matanna.
Seguiamo la traccia agevole che va a destra della fontana e lascia subito le case. A 3' siamo al primo bivio e ci inseriamo nel sentiero 117 (Cardoso-Foce di Valli-Piglionico). A destra si scende allo stradello per il Sito di Trogna e l'Oratorio di San Leonardo, che nel primissimo tratto è comune col sentiero 117. A destra c'è un rudere, noi andiamo a sinistra salendo per ripidi tornanti su mulattiera. A 5' siamo presso una grossa marginetta con icona marmorea dedicata all’Immacolata Concezione, a San Niccolò e a Sant’Antonio (1889). Essa rimane a sinistra.
Continuiamo a salire per ripidi tornantini ed è possibile scorgere, tra le fronde, il lontano Santuario. Più in alto, sulla sinistra, ci sono dei ruderi con recinzione e il terreno circostante è pulito. A 15' siamo alla marginetta di Colle di Fondo (479 m) costruita su uno spuntone di roccia. Nella marginetta c'è una icona dozzinale di terracotta a sostituzione di quella trafugata dai ladri. Una traccia a sinistra porta al ponte romanico di Pruno e, con deviazione, alla cascata dell'Acquapendente. Inoltre un'altra traccia, un po' più avanti sulla destra, porta con percorso alternativo alla stessa cascata, passando per abitazioni rurali. Subito dopo la marginetta c'è una fonte con abbeveratoio e poi l'indicazione dell'Azienda Agricola Barsanti che rimane più in alto.
Proseguiamo nel bosco per il sentiero 117, con salita e tratti di falsopiano, con diversi ruderi e qualche tratto panoramico su Forato, Costa Pulita e Cresta Pulita e sulle propaggini della Pania fino a Foce di Valli. A 20' una traccia abbastanza ampia attraversa il sentiero, essa è stata sistemata con fondi europei e porta, verso destra in discesa, a innestarsi nello stradello per l'Oratorio di San Leonardo in meno di 10'. Invece a sinistra, in salita, la traccia è diretta a costruzioni poste più in alto.
Proseguiamo con qualche tratto di salita e qualche precario ponticello di tronchi per superare canali che scendono da sinistra (il primo è stato sistemato di recente). A 31' arriviamo a un bivio segnalato (561 m) (Località Le Piane) sopra il quale c'è un rudere (che comunque da qua non si vede). Mentre il sentiero 117 continua per Collemezzana, sulla sinistra si stacca il sentiero 117A (Le piane-Cima alla Ripa-inn 117).
Adesso seguiremo questo sentiero fino alle case di Cima alla Ripa. Il sentiero è parte del sentiero di Pacì che dalla stalla porta all'alpeggio, di Pacifico diremo più avanti. Il sentiero sale nel bosco sottoposto a taglio, qualche tempo fa, con ancora la legna accatastata qua e là. La progressione è sempre in salita per tornantini con qualche tratto ripido. A 41' sulla sinistra un po' rialzata c'è una marginetta dedicata a Santa Rita (1950) con immagine cartacea della santa. Invece a destra c'è un tubo dell'acqua, che ci accompagna, lungo il sentiero che è aperto e funziona da fontana, ma causa la siccità del periodo è secco.
A 50' sulla destra inizia una traccia (fettuccia bianco-rossa) che non sappiamo dove sia diretta, poi il sentiero prosegue a sinistra scalinato. Proseguiamo e vediamo diversi alberi piantati di recente in un progetto di rimboschimento di questa zona. Salendo c'è un tratto aperto e panoramico su Forato e Procinto. A 01h superiamo su roccette un rivolo che scende da sinistra (anch'esso è secco). Alcuni ripidi tornantini ci portano a 01h 06' a una fonte che rimane sulla sinistra (zona Fontana), qua scende un ruscello che va a alimentare il Fosso della Capriola. C'è un muretto di sbarramento e una Madonnina in plastica. Sulla sinistra sale una evidente traccia, che avevamo in parte percorso qualche anno fa, essa porta a un rudere al quale è possibile arrivare seguendo un sentiero da San Rossore diretta a Cerreta e Trechiamate.
Adesso però seguiamo il 117A verso destra che ci porta in pochi minuti alle case di Cima alla Ripa. Questo è un alpeggio dell'Alpe di Cardoso. Qua ci sono diverse case sistemate e saltuariamente abitate e anche una fonte.
Tra le altre abbiamo lo Chalet Il Bellorino, la Casa garibaldina e la Casa del Cantuccio. In quest'ultima abitavano i coniugi Angela e Lorenzo Barsanti e sulla soglia di casa c'è la scritta “Angela e Lorè regina e re”, il luogo di cui erano reali era la Fania. Oggi la casa è proprietà della figlia Finimola. Lorenzo fu uno degli ultimi uomini della neve e insieme ad Angiolo Bartolucci, il Nonno di Collemezzana, salvò molti alpinisti dispersi sulle nevi della Pania.
Da uno spiazzo panoramico si gode di un bellissimo panorama su Pania e Forato e qui, a 01h 14', ci innestiamo nel sentiero 124 (801 m). Ricordiamo che il sentiero 124 (Foce di Petrosciana-Foce di Mosceta) è stato di recente sistemato ed è quindi interamente percorribile. Andando a destra in 10' si arriva a Collemezzana dove si trova la Casa del Nonno, noi invece proseguiamo a sinistra per la Fania. Superiamo una casa con la porta verde e subito dopo, a 01h 18', siamo in tratto aperto con indicazioni del sentiero 117A verso destra (questo si innesterà di nuovo nel sentiero 117 sopra Collemezzana). Siamo in tratto aperto e panoramico, questo è l'alpeggio di San Rossore con terrazzamenti e orti coltivati.
A 01h 22' siamo al gruppo di case e ruderi. Continuavano la pastorizia il signor Pacifico Pieruccioni, il Paci, con la moglie Siria Battelli, sempre gentili e disponibili nei confronti degli escursionisti con la loro asina Nellina che ti seguiva fino al rifugio. Pacifico è morto due anni fa, ma l'attività è portata avanti dai familiari.

[Pacifico è stato attore nel film "La creazione del Significato" di Simone Rapisarda Casanova del 2014, insieme alla moglie Siria. Nel film il pastore, costretto dalla crisi, vende il suo alpeggio, in una zona teatro, in passato, della guerra partigiana, a un tedesco. I due discuteranno della storia e dell'Italia presente. Il film si ispira al racconto "L'Aleph" di Jorge Luis Borges.]

Presso le costruzioni c'è un cartello con informazioni sull'alpeggio e una freccia che manda a Cerretta Tre Chiamate. Adesso saliamo verso il rifugio seguendo i segni ed evitando altre tracce. A 01h 28' si stacca sulla destra una traccia (segni rossi) per la zona della Capriola che poi si innesterà nel sentiero 117 (vedi relativa escursione). Proseguiamo nel bosco e poi saliamo per tratto aperto, e a 01h 36' arriviamo alla Fania (903 m). Questa zona è un bel pianoro panoramico sulla Pania e monti vicini e deve il nome a un faggio (fania) ultracentenario, ormai morto, di esso è rimasto l'ampio ceppo, ma la tradizione è rinnovata da un altro faggio posto vicino, più giovane, ma già imponente.

[La vecchia Fania, nel momento del suo massimo splendore, era alta circa 25 metri con circonferenza di 4 metri, sicuramente era precedente al 1750. Dal 1986 era inserito nell'elenco degli alberi monumentali della provincia di Lucca e dal 1992 nel catalogo degli alberi monumentali dell'Italia centrale a cura del Ministero dell'Ambiente. Nel 2013 fu inserito anche nell'elenco regionale quando era ormai morto, una sorta di medaglia alla memoria.]

Presso queste piante c'è il Rifugio La Fania dell'UOEI e una bella fonte. Inoltre poco distante c'è un altro casolare e una serie di terrazzamenti adibiti in passato ad attività agricola.

[Il rifugio appartiene alla sezione di Pietrasanta dell’UOEI ed è riservato ai soci di questo sodalizio. In passato la costruzione era usata per l’alpeggio e ha circa 300 anni. Essa fu acquistata dall’associazione nel 1956 e lavori di restauro consistenti furono iniziati nel 1981, per concludersi 10 anni dopo. Fu inaugurato l’8 settembre 1991. Ha 12 posti letto.]

Qua si stacca sulla sinistra una traccia cha va a recuperare il sentiero 122 (Pruno-Passo dell'Alpino) presso il Monte alla Tana. Noi invece andiamo a destra del rifugio seguendo il sentiero 124 nel bosco. Nei pressi del rifugio c'è un improbabile rimboschimento ad abeti, ma il sentiero li evita e continua per cerri e sottobosco. A 01h 46' proprio dove il sentiero 117 scende un po' verso sinistra una flebile traccia verso destra (ometto poco lontano e freccia rossa) porta all'alpeggio La Tomba dove fu ucciso il Nonno ed è oggi ricordato da una lapide (vedi relativa escursione).
Proseguiamo pianeggiando e a 01h 51' attraversiamo il sassoso Canale dei Carrubi dopo il quale saliamo un po'. Poi usciamo dal bosco e iniziamo a vedere il Corchia. Stiamo percorrendo le pendici occidentali erbose della Pania, dove è facile vedere mufloni al pascolo, oggi ci sono solo delle pecore. Di fronte le Gorfigliette e la zona prossima a Mosceta verso cui siamo diretti. A destra le pendici della Pania e a sinistra il boscoso Col del Vento e il crinale fino al Passo dell'Alpino e al Monte Alto. Dietro noi le Apuane meridionali. La valle è incisa dal Canale di Deglio e il sentiero 124 si sposta verso di esso e verso il versante di sinistra.
A 01h 59' superiamo un ravaneto di sfasciumi e dopo 4' un altro canale sassoso (Fosso del Cascone). Più avanti a 02h 16' superiamo un altro ravaneto che scende dalla Pania e poi attraversiamo una zona di felci e ci avviciniamo all'altro versante e a 02h 37' attraversiamo il Canale di Deglio e siamo nel versante boscoso. Saliamo e siamo subito su tratto aperto e mediante ripidi tornantini a 02h 52' ci innestiamo nel sentiero 126 (1180 m) a pochi metri dalla Foce di Mosceta che rimane a sinistra. Il rifugio Del Freo e la vicina Foce di Mosceta costituiscono un importante nodo di sentieri. Il 124 che abbiamo percorso va a sinistra mentre noi seguiremo il 125/126 che procedono insieme per un centinaio di metri. Il 126 (Foce di Mosceta-Focetta del Puntone) è quello che permette di salire, con breve deviazione, alla vetta della Pania. Invece il 125, che seguiremo, porta a Foce di Valli.
Seguiamo per tratto aperto e a 02h 59' siamo alla palina dei sentieri dove andiamo verso destra seguendo il 125 (1169 m). Il sentiero 125 segue a mezza costa il versante sud-ovest, è classificato EE per la presenza di alcuni tratti esposti. Il primo tratto è in leggera discesa poi sale lieve, di fronte ci sono le Apuane Meridionali e dietro il Corchia. A 03h 05' passiamo per un breve tratto di roccette e dopo 5' saliamo per un breve ravaneto e poi ancora per sfasciumi e proseguiamo per tratto tranquillo. A 03h 01' sulla sinistra una prima lapide in marmo ricorda Giuseppe Bordigoni che perse la vitta su questo sentiero nel 2008 mentre partecipava a una corsa in montagna.
Subito dopo superiamo il primo canale roccioso che scende dalla Pania con la necessaria prudenza. Praticamente qua inizia il tratto difficile del sentiero. Dopo 10' c'è un altro canalino roccioso, più semplice e dopo di esso un'altra lapide ricorda lo sfortunato atleta. Scendiamo qualche metro e poi risaliamo. Segue una facile salita su rocce e ci aiutamo un po' con le mani, ma non c'è esposizione. Segue una focetta, scendiamo e a 03h 57' superiamo un altro canalino roccioso tributario del Fosso dei Casconi, al quale ne segue un altro dopo 3'. Un'altra focetta, scendiamo e a 04h 06' superiamo un ramo del Canale dei Carrubi con un minimo di attenzione e subito dopo un secondo ramo semplice.
A 04h 13' siamo all'ennesima focetta (1362 m). Questa altura è il Piton del Soglio come risulta dalle cartine e siamo al punto più alto dell'escursione. Più in alto si nota, su una cresta rocciosa, la Croce del Nonno che ricorda il Nonno di Collemezzana, a essa si perviene facilmente da Foce di Valli. Adesso scendiamo qualche metro e a 04h 24' siamo alla base di una parte rocciosa dove inizia un canalino che scende a valle e un altro lo superiamo dopo un paio di minuti. Saliamo e poi scendiamo e a 04h 33' superiamo un tratto un po' esposto aiutandoci con le mani. Segue un tratto di sentiero su facili roccette e poi si fa decisamente più semplice.
A 04h 50' iniziamo la discesa finale per la Foce di Valli presso due ometti che delimitano una sorta di porta. A 04h 59' siamo a Foce di Valli (1271 m). Questa è un ripiano erboso alla base della imponente ed erbosa parete meridionale della Pania della Croce. Esso era in passato comunicazione tra l'Alta Versilia e la Garfagnana ed è oggi importante nodo di sentieri.

Il sentiero 110 (Foce di Valli-Foce di Petrosciana) percorre la Cresta Pulita; poi il 130 (Fornovolasco-Foce di Valli) e su di esso si innesta il 131 (Foce di Petrosciana-innesto 131) che si mantiene più basso nel bosco rispetto al 110. Poi qua arriva il 125 che abbiamo percorso e il sentiero 117 tra poco seguiremo per tornare all'Orzale. Alla foce è presente un faggio solitario alla cui ombra sostiamo un quarto d'ora.

A 05h 15' riprendiamo il cammino. Alla palina dei sentieri prendiamo a destra per il sentiero 117, esso sale lievemente, ma subito dopo inizia a scendere ripido per terreno scosceso e privo di alberi. La traccia è sempre ben visibile e segnata, per costa erbosa. A 05h 30’ iniziano a esserci radi alberi, qualche tratto su roccette e poi tornantini.
A 05h 59' prendiamo a destra per breve canalino e a dopo 5' scendiamo per una zona di roccia da percorrere con attenzione, ma di recente è stata ben segnata e il percorso da fare in discesa è evidente e sicuro. A 06h 10' alla fine di questa discesa su uno spuntone di roccia una lapide (1999) ricorda l'alpinista Marco Del Dianda e a fianco una lapide metallica ricorda il pastore Pacifico. Scendiamo per tratto aperto per sfasciumi scendendo un paio di tratti su facile roccia e a 06h 21' siamo nel bosco. Dopo 5' presso un lastrone a sinistra siamo al bivio (958 m) con la traccia per la Fania, in parte segnata, che passa dalle case della Capriola (vedi relativa escursione). Circa 3' troviamo su un albero un segno che dovrebbe indicare la traccia per il vicino Piton Forato, sulla sinistra. Scendiamo nel bosco adesso fitto e a 06h 35' siamo presso dei ruderi continuiamo la discesa. A 06h 49' a una curva riceviamo il 117A da sinistra, ma mancano indicazioni. A 07 arriviamo a Collemezzana (777 m) dove la fonte è ridotta a un rivolo.

Collemezzana è un gruppo di case, alcune restaurate, altre ridotte a ruderi, in posizione panoramica. Il toponimo è stato corretto in Colle Spento, forse per indicare la desolazione del luogo, ma per tutti rimane Collemezzana. Adesso è saltuariamente abitato, ma in passato qua vivevano alcune famiglie che si dedicavano all’agricoltura nei terrazzamenti vicini. Tra gli abitanti ricordiamo il mitico Angiolo Bartolucci (1871-1945), detto il Nonno, molto ospitale con gli escursionisti di passaggio. Egli fu ucciso dai tedeschi 10 giorni prima della fine della guerra mentre accompagnava un gruppo di soldati alleati, il fatto avvenne in località La Tomba vicino alla Fania. In seguito la tradizione di ospitalità di Angiolo fu portata avanti dal nipote Agostino morto nel 2006. Oggi sulla loro casa ci sono le loro fotografie con la mitica conchiglia che serviva al Nonno per annunciare agli escursionisti l’arrivo del maltempo.

Da Collemezzana transita il 124 e il 117 che stiamo seguendo. Dopo una breve sosta a 07h 05' iniziamo la discesa con il 117. Subito c'è una teleferica panoramica sull'alpeggio di San Rossore. Poi scendiamo per un rimboschimento a conifere. A 07h 10' finiscono le conifere e scendiamo a destra. Scendiamo ripidamente nel castagneto con tornantini e a 07h 22' siamo presso i resti di una vecchia teleferica. Scendiamo ancora e a 07h 35' superiamo il modesto Fosso Capriolo di Cerageta mediante un nuovo, ma non invitante, ponte di legno che evita il guado, che comunque non è difficile. Dopo 5' sulla destra cè una modesta fonte, oggi ridotta a rivolo e un'altra secca dopo altri 5'. Proseguiamo e a 07h 47' chiudiamo l'anello tornando all'innesto del 117A. Proseguiamo il percorso fatto all'andata e a 08h 18' terminiamo l'escursione all'Orzale.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Seravezza si prosegue sulla strada provinciale per Castelnuovo Garfagnana, oltrepassata Ruosina (3,8 km), si prende la deviazione a destra (4,8 km) per il fondovalle in direzione Stazzema. Arrivati a Pontestazzemese c'è a un bivio (6,6 km) che a destra porta a Stazzema, invece a sinistra si va a Cardoso che si raggiunge in pochi minuti (8,8 Km). Si continua per la strada e si segue poi a 9,3 km la deviazione a sinistra per la località Orzale (9,9 km).
Note
L'escursione passa per interessanti luoghi delle Apuane: dall'Orzale alle case di Cima alla Ripa, all'Alpeggio di San Rossore, alla Fania, a Mosceta, a Foce di Valli e a Collemezzana. Con panorami sempre notevoli sulle Apuane centrali e meridionali.
Il sentiero 126 è un sentiero difficile, con il superamento di alcuni canali rocciosi, alcuni dei quali richiedono passo sicuro e la necessaria prudenza, in qualche caso è necessario aiutarsi con le mani. Qualche cavo metallico probabilmente renderebbe il percorso più agevole. Chi non volesse percorrerlo ha altri sentieri semplici per tornare al punto di partenza.
Il 124 è semplice e panoramico. Il tratto di sentiero 117 è piuttosto ripido in discesa, ma non è difficile. Sicuramente l'escursione non è da farsi con neve, ghiaccio e fondo bagnato. I tempi possono essere ridotti senza fermarsi a fotografare e con passo più veloce di noi relatori ormai attempati.