(MS-Massa) FORNO PARCHEGGIO CIRO SICILIANO-SENTIERO 169A DEL BIZZARRO-CASETTE (315 m)-CAGLIEGLIA (270 m)-AL SANTO (250 m)-CIAMPA DEL DIAVOLO (315 m)-AL SANTO-CANEVARA (125 m)-CASTAGNETOLA-BORGO DEL PONTE (60 m) (TRAVERSATA)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Forno parcheggio Ciro Siciliano (170 m)

Località di arrivo:

Borgo del Ponte (60 m)

Dislivello mt.:

437

Tempo totale:

06h 20'

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Forno, Casette, Caglieglia, Al Santo, Canevara, Castagnetola, Massa

Rifornimento acqua:

Forno; Sentiero del Bizzarro, Cimitero di Casette, Caglieglia, Canevara, Borgo del Ponte

Tratti ferrata:

No(brevi tratti assicurati)

Sequenza sentieri:

strada◆169A◆vicoli di Casette◆strada per Caglieglia◆traccia◆strada per il Santo◆traccia per la Ciampa◆sentiero per Canevara◆156(ex 41)◆vicoli e strada.

Tipologia percorso:

Il Sentiero del Bizzarro è una mulattiera evidente. Il tratto per Caglieglia è per i vicoli di Casette e per strada asfaltata. Da Caglieglia si percorre una evidente traccia che unisce le case sparse. Poi si percorre la strada asfaltata fino al Santo e un evidente sentiero per il Sito della Ciampa. Il sentiero per Canevara non è segnato ma ben evidente. Poi si percorre il sentiero 156 e un breve tratto per le strade di Massa.

Immagini del percorso (62)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 26/12/2022

Poco prima di arrivare al paese di Forno, sulla destra, presso una chiesa isolata (Oratorio di Sant'Anna, XVII secolo), c’è un parcheggio (139 m errato) intitolato a Ciro Siciliano, maresciallo dei carabinieri e comandante della stazione di Forno, ucciso nella strage nazi-fascista del 13 giugno 1944 che straziò questo paese della montagna massese (68 vittime, molte uccise proprio qua sulla riva del Frigido).
Nel parcheggio c'è una fontana e qua iniziamo la nostra escursione. Scendiamo per la strada già percorsa per arrivare al parcheggio e troviamo sulla destra il monumento marmoreo per le vittime della strage e in 5' siamo all'inizio del sentiero 169A detto "del Bizzarro" (139 m)) indicato con un cartello del Cai ben evidente. Sulla sinistra scorre il Frigido di Forno e ci sono le pendici terrazzate del monte Girello, con qualche abitazione. Il sentiero del Bizzarro unisce Forno con le Casette in ambiente di macchia con eriche, corbezzoli, cisti, lecci ed è una bella mulattiera lastricata. In passato era usata dai contadini che andavano a coltivare le piane terrazzate della zona delle Casette e attraversava un bosco che di notte era pieno di rumori paurosi che terrorizzavano i viandanti, da cui il nome di Bizzarro (anche se altre fonti fanno derivare il termine da Pits (da Spiz) cioè vetta, sommità). Il bosco ora non c'è più e la mulattiera fu poi usata dai cavatori diretti alle cave delle Casette.
L'inizio del sentiero è protetto, verso sinistra, da una ringhiera metallica e sale scalinato sul cemento e poi su sassi. Poi continua a salire come mulattiera con salita piuttosto costante, dietro noi scorgiamo i monti Rasori e Grondilice mentre sulla sinistra il panorama si apre sulla zona del monte Sella, del Macina, del Pelato se le nuvole non ostacolano la visibilità, come oggi. Questi monti dominano la valle di Renara. A 11' incontriamo un traliccio dell'elettricità, presso una curva, cui segue un altro tratto con ringhiera di protezione e con passerella metallica per superare alcuni metri in cui il sentiero è franato. Proseguiamo e troviamo a 22' un breve tratto più stretto e protetto da ringhiera e dopo 5' siamo a una fontana costruita nel 2006. Continuiamo a salire e, dietro a noi iniziamo a scorgere anche il monte Cavallo, e di fronte, in lontananza, c'è Caglieglia con la sua chiesa e dietro, su altro versante, la zona del monte di Antona sparsa di costruzioni. Subito dopo scendiamo per qualche minuto per poi risalire, abbiamo sempre di fronte Caglieglia e a 43' arriviamo a un piazzale panoramico (Piazzale del Bizzarro) dove la visuale spazia sulla valle di Renara e del Frigido e sul monte di Antona e su Caglieglia, Fornello e Casette con le sue cave (Gioia e Lavagnina).

[Casette si trova su un pendio soleggiato alle falde della Rocchetta, della Cima di Gioia e del Tamburone. Nacque come alpeggio di Forno. Fino al XVI secolo il territorio era pascolo e bosco a confine tra le comunità di Forno e del Mirteto, qua sorsero casolari sparsi da cui il toponimo. Lo sviluppo del borgo si ebbe a iniziare dalla seconda metà del 1700 con l'apertura di manifatture per la produzione di cappelli. Poi ci fu l'apertura di cave, esistenti sin dalla fine del XVII secolo, ma molto attive solo nel XIX secolo e questo richiamò maestranze dalla Versilia e dalla Garfagnana. Nella parte alta del borgo, la più vecchia, si trova la chiesa intitolata a San Lorenzo (XVIII secolo). Dal 2003 nel paese si tiene, prima di Pasqua, la Festa del Ciorchiello. Questo è una ciambella con uvetta, pinoli, anice e bucce di limone che viene preparata prima della Domenica delle Palme e portata a benedire in chiesa. I dolci poi sono scambiati tra parenti e amici in segno di pace e solidarietà.]

Adesso seguiamo uno stradello cementato sulla destra che costeggia alcune abitazioni periferiche del borgo delle Casette, passiamo presso una Cappella privata da cui scendiamo alla strada asfaltata principale, presso l'edificio giallo della Scuola elementare con monumento in marmo ai Caduti in Guerra (51'). Poco a sinistra del monumento seguiamo un vicolo scalinato in cemento che passa tra case. Ricordiamo che in questo tratto e ancora più avanti sono utili piccoli adesivi con frecce nere della Via Vandelli che indicano il percorso. Infatti il tratto che percorreremo fino a Massa è consigliato come alternativo alla strada asfaltata (Via Bassa Tambura) che ha sostituito l'antico itinerario settecentesco. In 5' siamo al cimitero che aggiriamo a destra e subito dopo siamo sulla strada asfaltata. La attraversiamo e subito a sinistra scendiamo per altro tratto scalinato tra case che più avanti presenta un utile corrimano metallico.
A 01h 07' siamo sulla strada asfaltata che seguiamo verso destra e subito dopo c'è il cartello stradale delle Casette. Poco avanti al bivio andiamo a destra in salita diretti a Caglieglia.

[Caglieglia, citata sin da XIV secolo, era punto strategico per il controllo della valle sottostante. L'attività degli abitanti era agro-silvo-pastorale, poi alcuni divennero cavatori. La chiesa è intitolata a Santa Maria Assunta (XVII secolo). Nella piazzetta parcheggio dal 2002 c'è una fontana monumento del bagascio. Esiste poi una bella fontana del XIV secolo.]

A 01h 14' siamo alle prime case del borgo e un paio di minuti dopo siamo nella piazzetta parcheggio (272 m) panoramica sulle Casette. Qua dal 2002 c'è una fontana-monumento dedicata al bagascio (il giovane, a volte bambino, che lavorava in cava a servizio dei cavatori adulti che non sempre lo trattavano bene). Proseguiamo per Via Santa Maria, lasciamo sulla sinistra la piccola chiesa e passiamo sotto un arco per arrivare a una piazzetta con una vecchia fontana dove siamo a 01h 22'. Andiamo a sinistra tra le case e poi passiamo sotto un doppio arco e proseguiamo per tratto cementato e subito siamo ai vecchi lavatoi del paese. Poco dopo c'è un bivio e dobbiamo proseguire a sinistra in discesa e lo stradello cementato si fa più stretto.
A 01h 45' siamo a un altro bivio e andiamo ancora a sinistra evitando la traccia che sale a destra diretta ad alcune case. Ora il fondo è sterrato poi passiamo presso alcune case da cui scendiamo per cementato scalinato alla strada asfaltata dove siamo a 01h 44'. Ricordiamo che la parte alta di questa zona, dove sono altre case, è Fornello situata lungo la strada per le cave della Rocchetta. Scendiamo verso destra e siamo subito al bivio della strada stessa, il tratto da cui proveniamo è diretto a Casette-Caglieglia, mentre quello che sale è diretto alle Cave della Rocchetta e con deviazione per il Santo. A sinistra c'è la strada che proviene da Via Bassa Tambura. A fianco della strada, sulla sinistra, c'è l'Impianto di potabilizzazione del Cartaro che tratta le acque delle vicine Sorgenti omonime per filtrarle e renderle potabili.
Proseguiamo in salita e in 5', a 01h 52', siamo al bivio (214 m) per il Santo. Saliamo per la strada e a 02h 06' siamo alle case del Santo dove scende il sentiero (254 m) per Canevara. Il Santo è un gruppo di case in posizione soleggiata e panoramica sulla zona, dagli Uncini alla Focoraccia e al Carchio, poi su Antona, Altagnana e Pariana, borghi collinari del Comune di Massa. Adesso faremo una deviazione al sito della Ciampa del Diavolo (chi non vuole farla risparmierà circa 1h e 20' di cammino).
Dopo circa 150 m, sulla destra c'è un cartello per Butia e la Rocchetta (rimandiamo alla relativa escursione). Proseguiamo in salita e a 02h 14' sulla destra c'è una deviazione, che trascuriamo, per i terrazzamenti coltivati sotto alle rovine di Butia. Continuiamo sulla strada e a 02h 22' arriviamo a un gruppo di case in posizione panoramica (località Pianoni), dopo le case la strada diventa un ampio sterrato tra gli alberi che essenzialmente pianeggia. All'inizio del piccolo agglomerato c'è sulla destra in alto una modesta marginetta della Madonna della Medaglia Miracolosa. Un'altra più grande si trova, a sinistra, all'inizio dello sterrato con apertura verso la valle e vicino a un'abitazione ormai ridotta a ruderi. Vi si accede dalla parte del rudere con breve tratto tra rovi, oppure dalla parte delle case con alcuni scalini. Nella marginetta c'è una statuetta in marmo di Cristo.
Proseguiamo per lo sterrato dove, poco più avanti, troveremo un alto muro di contenimento sulla destra. A 02h 30' lo stradello diventa un sentiero più stretto che si sviluppa a saliscendi per la macchia mediterranea. Proseguiamo sul sentiero in lieve salita e dopo un paio di minuti una traccia scende verso sinistra. Poco dopo il sentiero sale di più, vediamo due massi uno a destra e l'altro a sinistra. Pochi metri più in alto, a 02h 36', siamo alla Ciampa del Diavolo (308 m). C'è un grosso masso un po' rialzato nella parte sinistra del sentiero di circa un metro di lunghezza. In esso si trova uno scavo naturale (20 per 30 cm) che somiglia a un'orma. A dire il vero a fianco sembra ci sia una seconda ormai meno evidente. Poi a destra dell'orma, più in alto c'è una evidente croce di cristianizzazione. In realtà ci dovrebbero essere altre due croci, ma con il tempo sono ormai poco leggibili.

[La leggenda, diffusa in zona, dice che il Diavolo e la Madonna fecero una sfida a chi facesse il salto più lungo partendo dallo Zucco del Santo per andare oltre il Frigido. La Madonna superò il fiume nel luogo dove oggi c'è una maestà con una sua immagine marmorea, invece il Diavolo non ce la fece e lasciò la sua impronta su questo masso.]

In questo sito, in passato, erano effettuati culti pagani legati, probabilmente, al masso con gli antropomorfi e poi spiegati con la presenza dell'orma del Diavolo esorcizzata con l'incisione di croci. Infatti il masso con le incisioni non era più leggibile poiché coperto da muschi e licheni. Saliamo adesso ancora una ventina di metri e troviamo, sulla sinistra, un evidente masso isolato che è il Masso della Ciampa del Diavolo. Esso è una roccia dura e compatta che somiglia a un parallelepipedo alta 80 centimetri. La faccia incisa è quella superiore di lato circa 50 centimetri che è un po' inclinata. Sul masso sono incisi due antropomorfi ben distinguibili e tre coppelle una abbastanza grande e forse un terzo antropomorfo poco leggibile. L'antropomorfo filiforme ha un'ascia e un pugnale (forse periodo età del ramo o del bronzo e origine ligure). Il secondo antropomorfo è rovesciato rispetto al primo. Ha un busto quadrato e una mano che regge una spada. Nel busto è presente una decorazione che sembrerebbe un pendaglio, forse decorazione di uno scudo per cui un arto non si vede (forse età del ferro e origine etrusca). Poi ai lati del corpo ci sono due piccole coppelle. Inoltre c'è una croce di cristianizzazione che potrebbe essere un terzo antropomorfo filiforme. Le incisioni sono ben leggibili usando un po' di acqua. Naturalmente il masso non va pulito o sovrainciso: è una testimonianza molto importante che va preservata.
Dopo una sosta a 02h 51' torniamo indietro e a 03h 18' siamo di nuovo al Santo e scendiamo per il sentiero per Canevara. Il primo tratto è ripido e scivoloso e gradinato e fortunatamente ripulito dalla vegetazione. Segue qualche tratto meno ripido nel castagneto e a 03h 31' siamo presso una vecchia casetta nella cui aia sono cresciute due grosse conifere. Proseguiamo per stretta mulattiera un po' degradata tra recinzioni e vecchi orti in ambiente umido e ombroso. A 03h 40' siamo alle prime case di Canevara e qua un cartello indica una traccia per Lavacchio sulla destra che dovrebbe recuperare il sentiero che prosegue dalla Ciampa del Diavolo e prosegue infatti per Lavacchio e Bargana.

[Canevara deriva il nome dal latino canabaria, terra coltivata a canapa, poiché nel XV secolo qua ne era molto diffusa la coltivazione. Oggi rimane a testimonianza la panoramica Casa delle Rondini, situata sopra il paese, dove si stoccava la canapa stessa. Il paese si è sviluppato lentamente nel tempo. Gli abitanti erano dediti all'agricoltura e ad attività silvo-pastorali. In seguito fu aperta una fabbrica di cappelli e segherie per la lavorazione del marmo nel XIX secolo. Inoltre molti abitanti erano, e sono ancora, cavatori. La parte più antica del borgo è arroccata sulle alture alla destra del Frigido, mentre la parte più recente è lungo la strada. La chiesa è intitolata a Sant'Antonio e risale al XVII secolo e si trova nella parte più antica del borgo. A Canevara si trova la sede del Cai Massa situata nell'edificio delle ex-scuole elementari dove è situata anche la locale Stazione del Soccorso Alpino.]

Adesso scendiamo per cementato scalinato tra le case del borgo e dopo 4' a una curva troviamo le indicazioni per Castagnetola e Massa e i segni bianco rossi del Cai (123 m). Scendiamo però fino alla chiesa passando prima da una piazzetta con fontana dove è allestito un bel presepe. A 03h 48' siamo alla chiesa di Sant'Antonio che visitiamo. Poi risaliamo e a 03h 54' siamo di nuovo alle indicazioni per Castagnetola e seguiamo il sentiero segnato, in passato, conosciuto come Viottolo delle Miniere che collegava Massa con Canevara. Infatti in zona esistevano piccole miniere di pirite. Il numero del sentiero è 156 .
Adesso scendiamo ancora tra le case e siamo subito fuori dal borgo, scendiamo per breve tratto scalinato e siamo sul sentiero e subito passiamo su un modesto ponticello metallico. Il percorso è lungo circa 3 km e si tratta di saliscendi anche se nel tratto iniziale predomina la discesa. Sulla sinistra scorre il Frigido e da parte opposta c'è la Via Bassa Tambura dove in passato passava la Via Vandelli. Sulla destra ci sono alcuni muretti di contenimento. A sinistra vediamo dall'altra parte del fiume vecchi edifici industriali, per lo più segherie di marmo.
A 04h 11' siamo in una radura dove in passato c'erano degli orti, una traccia porta a una casa posta più in alto, un cartello ci informa che questa è la Località la Casetta. Dopo 5' una catena metallica ci aiuta a salire per una salitella umida. Altri tratti di corda e di catena metallica seguiranno per facilitare la progressione, utili oggi che il fondo è bagnato e scivoloso. Ogni tanto vediamo delle pinze in cemento che tenevano i pali della vecchia linea telefonica.
A 04h 22' siamo presso un rudere e dopo qualche minuto un'altra catena cui ne segue un'altra con breve discesa dopo la quale c'è quello che potrebbe essere un tentativo di miniera. Proseguendo troveremo altri tratti attrezzati e scalinati anche abbastanza ripidi. A 05h sulla sinistra scorgiamo l'edificio della Madonna del Fantin sulla Via Bassa Tambura e dopo 5' scorgiamo segni bianchi di una traccia che sale verso destra e che trascuriamo. Dopo un breve tratto aperto tra eriche e mirti siamo di nuovo nel bosco.
A 05h 17' saliamo a destra seguendo gli evidenti segni e trascurando la traccia a sinistra chiusa peraltro da un cancello. Saliamo un paio di ripidi tornantini poi la progressione si fa più semplice, poi ancora salita e a 05h 24' passiamo un rustico cancelletto in ferro sempre aperto cui segue, dopo 5', un tratto di ripida salita scalinata. Adesso siamo su falsopiano con bella vista sulla sinistra su Massa, dominata dal Castello Malaspina e sulla costa. Sostiamo 10' poi riprendiamo il cammino.
A 05h 49' abbiamo un rudere sulla destra e dopo 5' ci sono le prime case di Castagnetola dove prosperano gli agrumi per lo più limoni. Questo è un borgo sulla riva destra del Frigido soggetto in passato alla Pieve del Mirteto e al Comune di San Vitale, come le già citate Bargana e Lavacchio. Castagnetola ha un oratorio del XVII secolo intitolato a Santa Maria Maddalena dè Pazzi. Adesso scendiamo tra alti muri a destra e a sinistra che delimitano le proprietà coltivate ad agrumi e seguiamo i segni evidenti e Via Fossa Cieca fino a portarci sulla strada asfaltata dove troviamo l'indicazione dell'inizio del sentiero 156 presso l'edicola della Madonna del Ponte Vecchio. Adesso svoltiamo a sinistra e siamo sul ponte di ferro che attraversa il Frigido (48 m) a 06h 06'. Oggi qua transita anche la Via Francigena proveniente dal Mirteto e in passato qua transitava chi usciva o entrava in Massa. Saliamo la ampia scalinata verso destra e in pochi minuti siamo alla Porta di San Martino (anche Porta Genova) risalente al XVI secolo.
Entriamo nell'antico borgo dove ci attardiamo un po'. Subito dopo la porta si trova la chiesa di San Martino (XVI secolo) vicino alla quale si trovava l'antico Hospitale di San Cristoforo dell'XI secolo oggi non più esistente. Ammiriamo la bella fontana del XVI secolo e a 06h 17' siamo all'incrocio tra Via Palestro, che stiamo percorrendo, e Via Bassa Tambura. Andiamo all'auto parcheggiata vicino per poi salire a Forno e recuperare il mezzo usato per salire. Chi volesse continuare può proseguire per Via Palestro fino alla Porta del Salvatore e al Vescovado da cui in pochi minuti si arriva in Piazza Aranci di fronte al Palazzo Ducale dove viene fatto concludere il percorso della Vandelli.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara, più avanti si trascura una strada che sale a sinistra in direzione Casette. A 6,5 Km un bivio: a sinistra la strada si dirige a Forno mentre a destra continua per Gronda e Resceto. Dopo un chilometro raggiungiamo Forno che si sviluppa lungo il torrente e la strada. Poco prima del borgo sulla sinistra, presso una vecchia chiesa, si trova il parcheggio.
Note
Abbiamo tratto l'escursione dal libro di Giulio Ferrari "Guida alla Vandelli" edito nel 2021 da Terre di Mezzo editore. Per lui questo tratto è una alternativa a percorrere la Via Bassa Tambura per completare il percorso della Via Vandelli. L'itinerario passa per alcuni borghi collinari di Massa e si conclude al millenario Borgo del Ponte in città.
Di interesse c'è la mulattiera dl Bizzarro, ancora ben conservata. Interessante anche il piccolo borgo di Caglieglia con il monumento al "Bagascio" e la sua fonte cinquecentesca.
Rispetto all'itinerario di Ferrari noi abbiamo fatto un deviazione al sito della Ciampa del Diavolo per cui rimandiamo alla relativa escursione per notizie più approfondite. Naturalmente la deviazione può essere evitata facendo risparmiare più di un'ora di cammino.
Interessante è poi il borgo di Canevara che merita una breve visita. Poi segue il Viottolo delle Miniere che è stato recuperato nel 2021 dal Cai di Massa ed è parte del sentiero 156. Alcuni tratti del sentiero sono attrezzati con catene metalliche o con corda per agevolare alcuni passaggi specialmente quando il fondo è scivoloso. Qualche tratto è un po' stretto e da percorrere con un minimo di prudenza con la speranza che futuri smottamenti non lo rendano di difficile percorrenza. Si passa poi per la parte bassa di Castagnetola e tramite un ponte metallico si conclude l'escursione al Borgo del Ponte che ha 1000 anni di storia. Chi volesse può concludere l'escursione nella Piazza Aranci dove si trova il Palazzo Ducale, concludendo così, almeno simbolicamente, il percorso dell'antica Via Vandelli.