DATA ESCURSIONE: 12/02/2023
Superate le frazioni di Capanne, Prato e Piazza si arriva a un bivio: a sinistra si va a S. Eustachio, Cerreto e continuando al Pasquilio. Invece sulla destra si va a Vietina, noi seguiamo quest'ultima direzione. Dopo circa 100 metri ci fermiamo a uno spiazzo sulla sinistra, abbastanza largo. Siamo sulla riva sinistra del Torrente di Montignoso che origina dalla confluenza del Canale di Torre e del canale Pennosa che è più avanti, presso i vecchi edifici industriali. In realtà il canale Pennosa è conosciuto localmente come Torrente Tascio.
Iniziamo l'escursione da questo spiazzo-parcheggio e subito troviamo le indicazioni del Sentiero del Tarsetto, diretto a Vietina, che si stacca in salita verso destra. Vicino c'è anche il cartello dei sentieri della Via delle Fonti. Noi saliamo per la strada asfaltata diretta a Vietina, sempre costeggiando il torrente, e poco dopo troviamo sulla destra un altro spiazzo parcheggio.
A 7' abbiamo sulla sinistra una panchina con un tavolo di cemento e sulla destra l'inizio del Sentiero dei Poggi, diretto sempre a Vietina, con una fonte detta "In fondo ai Poggi" e intitolata a Pierre Cardin. Dopo altri 4' sulla sinistra scende una traccia diretta a S. Eustachio che guada il torrente, la faremo al ritorno per chiudere l'anello. Subito dopo, alla curva della strada che sale a destra per Vietina, prendiamo sulla sinistra e ci troviamo presso vecchi edifici e capannoni di passate attività lavorative. In pratica qua arrivava la via di lizza del Tascio dalla zona del Monte Carchio che andiamo a percorrere. Il primo tratto è un cementato in salita e a 16', a un bivio, andiamo verso sinistra, in salita, evitando la traccia pianeggiante verso destra.
Dopo 4' si stacca verso destra il Sentiero del Fico, ancora diretto a Vietina. Invece a sinistra c'è una struttura dell'acquedotto con due tubi in plastica che seguono l'intera via di lizza. Il canale adesso rimane sulla destra, con qualche vecchia struttura per limitare la forza delle acque. Adesso saliamo per breve tratto scalinato e poi per la vecchia via di lizza, ampia e con qualche masso affiorante e qualche albero sulla sede della stessa. A 35' siamo presso dei grossi massi che hanno occupato la sede stradale e subito dopo, a destra, c'è il foro per un piro con una profonda incisione lasciata dallo sfregamento delle corde che trattenevano il carico delle lizze. Lungo tutto il percorso troveremo molti fori per alloggiare i piri di legno attorno ai quali erano avvolte le funi. Dietro di noi si vede la costa e l'abitato di Montignoso.
Saliamo per tratto ampio e ameno e per un breve tratto siamo a livello del torrente. A 41', sulla sinistra c'è ancora una struttura dell'acquedotto, a cui ne segue un'altra di contenimento delle acque che rimane a destra. A 44' attraversiamo facilmente un tributario del Tascio che viene da sinistra, segue un breve tratto più ripido, poi la salita si addolcisce. Più avanti scorgiamo a destra un ripidissimo canale che scende verso il Tascio e iniziamo a vedere la zona del Carchio.
A 01h 16' siamo a un bivio (505m): di fronte a noi prosegue la via di lizza nel suo tratto più ripido e impegnativo, con fettucce di plastica bianco-rosse a sconsigliare la progressione. Invece sulla sinistra si stacca un sentiero diretto al Passo del Boccalo e al Pasquilio, con percorso non impegnativo. Noi proseguiamo per la via di lizza che adesso è attrezzata con filo di acciaio, in qualche tratto sfilacciato, per cui servono dei buoni guanti da ferrata per progredire. Oggi il fondo non è umido e questo ci aiuta molto. Inizialmente sono tornantini molto ripidi che evitano un pezzo ripidissimo della via di lizza. Essi sono stati sistemati e a 01h 22' un breve tratto in discesa ci riporta sulla via di lizza, attrezzata con i soliti due tubi cui se ne aggiunge un terzo metallico e coibentato, ma a tratti arrugginito e non affidabile, mentre gli altri due possono aiutare nella progressione, insieme alla corda metallica.
La prima parte molto ripida ci impegna per 5' poi il percorso diventa meno faticoso, ma segue un altro tratto come il primo, dove la corda agevola la progressione. A 01h 39' siamo di nuovo su tratto meno impegnativo, riprendiamo fiato e proseguiamo per l'ultimo tratto ripido e a 01h 55' siamo definitivamente su tratto tranquillo. Un paio di minuti e termina anche la corda metallica e siamo nella parte bassa del ravaneto che scende dal Carchio. Subito c'è un'altra struttura dell'acquedotto e sulla destra prosegue agevole un'ampia marmifera erbosa che ci porta a 02h 24' a innestarci (828 m) nel sentiero 140⇩ (Riomagno-Pasquilio).
Siamo alle pendici del Carchio e a destra abbiamo la cresta Carchio-Folgorito e di quest'ultimo si vede la croce sommitale. La cresta è percorsa dal Sentiero della Linea Gotica (vedi relativa escursione). Dopo una breve sosta proseguiamo verso sinistra per l'ampia traccia in lieve salita, con qualche albero, che costituisce il sentiero 140. A 02h 36' siamo al punto più alto dell'escursione (854 m) e scendiamo. Ci sono delle case sulla sinistra e scorgiamo la Chiesa del Pasquilio da cui tra poco passeremo.
Più avanti entriamo nel bosco di conifere e subito dopo verso destra c’è un'ampia traccia che si dirige alle pendici del Monte Carchio. Proseguiamo nel bosco e a 02h 51' siamo all'inizio (830 m) del sentiero 153⇩ (Pasquilio-Passo degli Uncini-Arni). Da qua pochi metri ci portano al piazzale del Pasquilio dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971. In realtà questa è la Foce del Termo il cui nome deriva dal termine in marmo che abbiamo visto poco sopra. Infatti qua c'è il confine tra i comuni di Massa e di Montignoso. La foce è conosciuta anche come Foce del Campaccio o Collescritto.
Sulla destra si trova il modesto monte Belvedere, noi andiamo al cartello stradale Pasquilio e qua troviamo l'indicazione di un sentiero per Pianaccia Crocello che seguiamo. Esso scende nel bosco passando subito a fianco di una casa immersa nel verde (Circolo Selvaggio Pasquilio, con piccolo museo dedicato al sergente Genro Kashiwa del corpo di spedizione Nisei dell'esercito americano attivo lungo la Linea Gotica). Più in basso, a 03h, c'è un gruppo di case che ci portano su uno stradello cementato che percorriamo in discesa verso la chiesetta del Pasquilio (770 m) dove arriviamo in 5'. La chiesa si trova in posizione panoramica sulla costa e sul Carchio, essa è intitolata alla Regina Pacis o Madonnina del Pasquilio. La costruzione iniziò nel 1943 e fu terminata dopo la guerra ad opera dei partigiani apuani.
Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino tornando al sentiero che scende lasciando la chiesa a sinistra. Il cementato diventa uno stradello con vista sulla costa, con qualche casa sulla destra. A 03h 17' arriviamo a un bivio dove è presente una marginetta, dobbiamo scendere verso sinistra. La marginetta che è stata restaurata contiene un'icona della Madonna delle Grazie del 1858 e alcune lapidi di marmo. Scendiamo nel castagneto con tratti scalinati e dopo 5' siamo presso una costruzione con cartello che indica che questo luogo è chiamato "da Imo o chez Manzine". Continuiamo la discesa attraversando tratti a macchia e a 03h 37' guadiamo un ripido canale, tributario del Tascio, e poco dopo iniziamo a vedere Vietina a sinistra e il Folgorito.
Poi cambiamo versante e percorriamo alcuni tratti ripidi nel castagneto. Più avanti abbiamo sulla destra la modesta vetta erbosa del Torrione (592 m). A 03h 52' inizia un tratto di discesa a tornantini scalinati. Poi dopo un lungo tratto scalinato arriviamo presso un masso (485 m) inciso con coppelle e altri segni da decifrare. Poco più avanti siamo a un bivio e andiamo a sinistra, in leggera salita, trascurando la traccia di destra, in discesa. Poco avanti saliamo un breve tratto scalinato e arriviamo a 04h 17' a un altro masso inciso (488 m) più o meno alla fine della salita sulla destra.
Poi scendiamo di nuovo tra i pini e arbusti e a 04h 23' siamo sulla strada asfaltata nella parte alta di S. Eustachio. Andiamo verso destra, superiamo una curva dove si trova una marginetta privata e a 04h 35' scendiamo a sinistra per breve scalinata di cemento, poi su sentiero che ci porta, presso alcune abitazioni, a un lungo tratto scalinato. Proseguiamo a sinistra, per tratto con recinzione a destra e visuale sulla chiesa di Sant'Eustachio (XIII secolo).
A 04h 44' siamo sulla strada asfaltata che seguiamo verso sinistra e al vicino bivio andiamo a destra in basso in discesa. Al successivo bivio (civico 18) andiamo a sinistra in salita e non a destra in discesa. Fatti pochi metri andiamo ancora a sinistra verso le ultime case del borgo, poi il sentiero va a sinistra con primo tratto con staccionata. Adesso siamo in tratto aperto e subito il nostro sentiero viene intersecato da una traccia che trascuriamo. Davanti a noi vediamo Vietina e la strada che porta al borgo stesso.
Il sentiero sale su facile roccia e poi scende e a 05h 07' siamo a un piccolo guado e un paio di minuti dopo siamo alla Foccola (= foce) preceduta da un masso con incise due croci. Sulla destra dell'intaglio si trova uno sperone roccioso con un'immagine marmorea della Madonna delle Grazie (1626) con a fianco una lapide del 1946. Inoltre sulla destra dell'icona si trova una profonda incisione nella roccia che è considerata un'orma del Diavolo. La leggenda dice che un pastore stava portando un agnello, precedentemente disperso, dal basso verso la Foccola, ma questo diventava sempre più pesante e presso l'intaglio lo buttò a terra dicendogli che era pesante come il Diavolo. Questi allora si palesò come tale e fuggì lasciando l'impronta sulla roccia e un'altra nella zona del Groppo. Forse l'immagine sacra fu posta per proteggere il luogo dal Diavolo stesso.
Noi sostiamo in zona e a 05h 29' riprendiamo il cammino. Scendiamo e a 05h 39' guadiamo il torrente e chiudiamo l'anello. A 05h 52' terminiamo l'escursione.