DATA ESCURSIONE: 19/02/2023
Superate le frazioni montignosine di Capanne, Prato e Piazza si arriva a un bivio: a sinistra si va a S. Eustachio, Cerreto e continuando al Pasquilio. Invece sulla destra si va a Vietina, noi seguiamo quest'ultima direzione, ma subito dopo circa 100 metri ci fermiamo a uno spiazzo sulla sinistra abbastanza largo. Siamo sulla riva sinistra del Torrente di Montignoso che origina dalla confluenza del Canale di Torre e del canale Pennosa, la quale è più avanti presso i vecchi edifici industriali. In realtà il canale Pennosa è conosciuto localmente come Torrente Tascio.
Iniziamo l'escursione da questo spiazzo-parcheggio e subito troviamo le indicazioni (191 m) del Sentiero del Tarsetto diretto a Vietina che si stacca in salita verso destra. Vicino c'è anche il cartello dei sentieri della Via delle Fonti, questa è una rete di sentieri lungo cui si trovano antiche fonti, alcune non più attive.
Saliamo per la strada asfaltata diretta a Vietina, sempre costeggiando il torrente, e poco dopo troviamo sulla destra un altro spiazzo parcheggio. A 7' abbiamo sulla sinistra una panchina con un tavolo di cemento e sulla destra l'inizio del Sentiero dei Poggi (230 m) diretto sempre a Vietina con, all'inizio, una fonte detta "In fondo ai Poggi" e intitolata a Pierre Cardin (al ritorno lo percorreremo in discesa). Dopo altri 4' sulla sinistra scende una traccia che guada il torrente e sale alla vicina Foccola dove c'è la Ciampa del Diavolo e poi prosegue per S. Eustachio.
Subito dopo, a 12', alla curva della strada (258 m) che sale a destra per Vietina, prendiamo sulla sinistra e ci troviamo presso vecchi edifici e capannoni di passate attività lavorative, la zona è conosciuta come Segheria. In pratica qua arrivava la via di lizza del Tascio dalla zona del Monte Carchio che percorreremo nella parte bassa.
Il primo tratto è un cementato in salita e a 15', a un bivio, andiamo verso sinistra, in salita, evitando la traccia pianeggiante verso destra. Dopo 3' si stacca verso destra (297 m) il Sentiero del Fico, ancora diretto a Vietina. Invece a sinistra c'è una struttura dell'acquedotto da cui partono due tubi in plastica che seguono l'intera via di lizza. Il canale adesso rimane sulla destra con qualche vecchia struttura per limitare la forza delle acque. Adesso saliamo per breve tratto con scalini di cemento, cui ne segue un altro con a sinistra una grotta artificiale. Poi la vecchia via di lizza diventa più ampia e con qualche masso affiorante e qualche raro albero sulla sede della stessa.
A 31' siamo presso dei grossi massi che hanno occupato la sede stradale e subito dopo, a destra, c'è il foro per un piro con una profonda incisione lasciata dallo sfregamento delle corde che trattenevano il carico delle lizze. Lungo tutto il percorso troveremo molti fori per alloggiare i piri di legno attorno ai quali erano avvolte le funi. Dietro di noi si vede la costa e l'abitato di Montignoso, diviso in diversi nuclei, ma oggi la visibilità è molto scadente.
Saliamo per tratto ampio e ameno e per un breve tratto siamo a livello del torrente. A 37' sulla sinistra c'è un'altra struttura dell'acquedotto, poi una struttura di contenimento delle acque che rimane a destra. A 40' attraversiamo facilmente un tributario del Tascio che viene da sinistra, segue un breve tratto più ripido poi la salita si addolcisce. Più avanti scorgiamo a destra un ripidissimo scivolo roccioso tramite cui le acque scendono verso il Tascio e iniziamo a vedere la zona del Carchio.
A 01h 12' siamo a un bivio (588m): di fronte a noi prosegue la via di lizza nel suo tratto più ripido e impegnativo, con fettucce di plastica bianco-rosse a sconsigliarne la progressione. Invece sulla sinistra si stacca un sentiero diretto al Passo del Boccalo e al Pasquilio, con percorso non impegnativo. Noi seguiamo quest'ultimo sentiero, mentre rimandiamo alla relazione relativa per il percorso dell'intera Via di Lizza.
Quindi prendiamo a sinistra in salita e ben presto siamo in un bosco di pini e il sentiero percorre alcuni tornanti. Nel primo tratto vediamo la Via di Lizza dall'alto poi ci spostiamo verso sinistra. Il percorso non è segnato, ma sempre ben evidente e sistemato di recente con taglio dei rovi che ostacolavano la progressione. Più avanti il sentiero diventa una evidente mulattiera a tratti ancora ben conservata e meno ripida.
A 01h 31' andiamo verso sinistra per tratto aperto e panoramico sulla costa, sui borghi di Montignoso tra cui scorgiamo Vietina da cui passeremo e sulla sinistra vediamo il Folgorito con la croce sommitale. Il sentiero poi sale un po’ di più sempre aperto e panoramico. La zona in alto è indicata nelle cartine come Boccalo. A 01h 44' saliamo verso destra, percorriamo alcuni tornanti che poi diventano ripidi tornantini scalinati e sistemati di recente che terminano a 01h 55'. Siamo al Passo del Boccalo da cui è ben visibile il Folgorito.
Seguiamo adesso un'ampia traccia a sinistra che ci porta subito presso un grande edificio bianco sulla sinistra che è il vecchio Albergo del Pasquilio, costruito in posizione panoramica sulla costa. Prima dell'albergo seguiamo verso destra una traccia asfaltata che poi curva e a 02h 04' passa di fronte all'ingresso dell'albergo, con indicazione di "Il Pasquilio circolo ACSI e terrazza panoramica". Seguiamo la strada e dopo 5' troviamo una deviazione a sinistra per la Chiesa del Pasquilio intitolata alla Regina Pacis o Madonnina del Pasquilio, che scorgiamo in lontananza.
Proseguiamo per la strada asfaltata, costeggiando alcune case a 02h 15' siamo al piazzale del Pasquilio (832 m) dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971. In realtà questa è la Foce del Termo il cui nome deriva dal termine in marmo che abbiamo visto poco sopra. Infatti qua c'è il confine tra i comuni di Massa e di Montignoso. Ricordiamo che, in realtà, Pasquilio è il nome che si dà all’intero alpeggio nel comune di Montignoso, mentre il Campaccio invece è zona prativa, a nord, nel comune di Massa. La foce è conosciuta anche come Foce del Campaccio o Collescritto. Sulla sinistra si trova il modesto monte Belvedere e un cartello con l'indicazione Santa Croce (salendo di poco le pendici del Belvedere, c’è un busto del poeta e prosatore versiliese Enrico Pea). Dietro di noi c'è il cartello stradale Pasquilio e qua si trova l'indicazione di un sentiero per Pianaccia Crocello che in pochi minuti porta alla Chiesetta del Pasquilio.
Noi saliamo dal piazzale pochi metri a destra e troviamo subito l'inizio e le indicazioni del sentiero 153⇩ (Pasquilio-Passo degli Uncini-Arni). Poco prima nelle buone giornate si gode di bella vista sulle Apuane settentrionali e sulle cave delle Madielle. Qua inizia anche il sentiero 140⇩ (Riomagno-Pasquilio) che seguiremo fino a Col di Melo.
La prima parte del sentiero è uno stradello ampio nel bosco di conifere con pochi segni, ma è impossibile sbagliarsi. A 02h 20' arriviamo a un bivio, dobbiamo prendere a destra in leggera discesa, invece il ramo di sinistra porta al Rifugio Alleluia e alle pendici del Carchio e una traccia poi permette di recuperare il 153⇩. Adesso il sentiero, in realtà un ampio sterrato, pianeggia con lievi saliscendi, poi scende ed esce dal bosco e il panorama si apre sul monte Folgorito, su cui spicca la croce sommitale molto alta, e sulla cresta che conduce alla base del monte stesso dove si sviluppa il Sentiero della Linea Gotica.
A 02h 36' siamo alle pendici del Carchio con il suo ravaneto sulla sinistra. Invece a destra (821 m) arriva la marmifera che prosegue la Via di Lizza del Tascio e il panorama si apre sulla costa. Nella giusta stagione la zona è ricca di fioriture di ogni tipo e colore (centauree, lomelosia, campanule). Dopo 5' siamo a un bivio (815 m), a sinistra un sentiero sale alle Forche dove inizia il panoramico Sentiero della Linea Gotica (sentiero 140B), mentre il 140⇩ prosegue sulla destra. Consigliamo a chi non lo avesse mai percorso di farlo, poi arrivati al Cippo della Linea Gotica si scende facilmente al Col di Melo a recuperare il sentiero per Vietina. Noi, data anche la giornata molto grigia, percorreremo il 140⇩ che va a destra.
Adesso il sentiero è un ampio stradello percorribile anche dai fuoristrada, con diversi tratti panoramici ed è costeggiato da alberi e arbusti. Procediamo in lieve salita, lasciamo subito un piccolo ravaneto sulla sinistra. Nel giusto periodo qua fiorisce la silene dioica (licnide) con i suoi bei fiori rosa-fucsia e ci sono arbusti di Euonymus europaeus (berretta di prete) con i caratteristici frutti rossi che ricordano il copricapo dei preti. Ammiriamo il panorama sulla costa fino al Golfo della Spezia e a 02h 54' arriviamo presso una lapide che ricorda il sacrificio di due pastori (Carlo Paolini, Orlindo Tonacci) che non vollero dare informazioni ai tedeschi sui loro amici partigiani. Dopo 5' nella scarpata, sulla destra, ci sono due croci ricordo dei due pastori con una targa, forse qua i due martiri furono sepolti nelle fosse da loro stessi scavate. Il luogo è raggiungibile seguendo un breve sentierino.
Proseguiamo e il panorama si apre anche sul Carchio. A 03h 09' siamo al punto più alto dell'escursione (850 m) e ora scendiamo lievemente. A 03h 14' siamo a Col di Melo (843 m). Un cartello ricorda che all'inizio del 1700 qua si stabilì Lorenzo Buffoni nativo di Pancola di Seravezza e con i suoi dieci figli diffuse il cognome nel montignosino. La zona è aperta e terrazzata perché usata in passato per attività agricola, il sentiero 140⇩ prosegue in avanti, mentre sulla sinistra sale una traccia (sent.140B) che in pochi minuti porta al Cippo della Linea Gotica, da cui è possibile salire al Monte Folgorito o continuare a percorrere il Sentiero della Linea Gotica (sentiero 140B). Data la giornata grigia non saliamo alla vetta. Il panorama è aperto sulla costa e sul Sagro, naturalmente non oggi data la giornata. Adesso scenderemo verso Vietina per tornare poi al punto di partenza.
Seguiamo una traccia ben evidente che sulla carta 4Land è indicata come percorso della Linea Gotica, esso fu recuperato nel 2008 da volontari locali. Scendiamo per le piane di solito occupate da felci e a 03h 18' entriamo nel bosco di castagni e dopo circa 5' ci spostiamo verso sinistra sempre in discesa. Il sentiero alterna tratti di discesa tranquilli ad altri più ripidi, non è segnato, ma è sempre ben evidente.
A 03h 31' siamo a una sorta di pianoro panoramico sul Carchio e sul Folgorito. Qua la traccia va ancora a sinistra e a 03h 52' arriviamo a un cartello che ricorda le imprese dei soldati Nisei che sbaragliarono i tedeschi alle Forche. Poco distante un cartello indica un breve sentiero che porta al Punton, punto panoramico sulla valle del Tascio.
Scendiamo ancora e a 04h troviamo altri cartelli a cura dell'APS Vietina che dicono che qua (el Cujittin) iniziava una teleferica ad uso sociale che portava a Vietina, inoltre che Col di Melo denominava originariamente proprio questo luogo.
Scendiamo scorgendo tra le fronde sulla destra il Pizzone, una modesta vetta erbosa della zona. Più avanti a 04h 07' passiamo presso un caratteristico tronco cavo con sopra una lastra con ometto. Dopo circa 10' troviamo un cartello che ci indica più in alto i cosiddetti Posatoi, luogo di sosta dove si potevano scaricare i pesi su muretti posti alla giusta altezza.
Scendiamo ancora e a 04h 26' siamo presso dei lastroni, lungo il sentiero da percorrere con attenzione con il fondo scivoloso, come oggi. In zona il panorama si apre sui borgi collinari di Montignoso e sulla costa fino al Golfo della Spezia. Anche qua c'è un cartello purtroppo illeggibile.
Scendiamo e cominciamo a vedere i tetti di Vietina, seguono alcuni tornantini ripidi e a 04h 38' siamo a Fontana Vecchia dove c'è una sorgente che un centinaio di anni fa fu incanalata e fu costruita una fontana pubblica a Vietina. Poco più avanti un cartello ci dice che qua passava il Solcaro, cioè una goretta che riforniva di acqua per uso agricolo il borgo di Vietina. Subito dopo a 04h 41' inizia la discesa per le case del borgo, delimitata da recinzioni e chiusa da una catena per impedire l'accesso alle moto. In 3' siamo alle prime case di Vietina.
[Viètina è un piccolo borgo arroccato tra i contrafforti di Carchio e di Folgorito, molto panoramico sulla costa. C'era, in passato, un oratorio intitolato ai santi Giovanni Evangelista e Antonio da Padova (ma conosciuto anche come Oratorio della Madonna Addolorata) e risalente al XVII secolo. Esso fu distrutto durante l'ultima guerra e mai più ricostruito. Il paese è oggi abitato da una trentina di persone.]
Ci attardiamo a parlare con una signora del paese e poi scendiamo per i vicoli fino ad arrivare all'icona marmorea della Madonna con Bambino e Santi del XVII secolo e restaurata nel 2021 (342 m). Qua verso sinistra si va a recuperare la carrozzabile che scende verso Montignoso, invece sulla destra scende un vicoletto che porta ai tre sentieri della Via delle Fonti: la Via del Tarsetto, la via dei Poggi e quella del Fico (come indicato da un cartello sul muro). Comunque non è chiaro dove i vari sentieri si dividano, noi seguiamo casualmente quello dei Poggi.
Scendiamo quindi tra le case e poi tra coltivi delimitati da rete di recinzione, poi la traccia va verso destra (Sentiero dei Poggi) e diventa un'ampia mulattiera a tornantini che a 05h 08' ci porta sulla strada, poco a sinistra scende una evidente traccia purtoppo degradata dalla presenza di sacchi della spazzatura e altri rifiuti.
Dopo cinque minuti arriviamo a una costruzione con a fianco una bella mimosa. Questo è il Cinghial Club Montignoso, luogo di ritrovo dei cacciatori. Ancora un po' di discesa e dopo 2' siamo sulla strada dove c'è la fontana intitolata a Pierre Cardin. Abbiamo chiuso l'anello e in cinque minuti siamo all'auto dove concludiamo l'escursione.