(MS-Montignoso) IL TERMO – M. FOCORACCIA (1147 m) – PENDICI DEL CARCHIO - LE FORCHE (892 m) – IL TERMO (ANELLO)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

IL TERMO (827 m)

Località di arrivo:

il Termo

Dislivello mt.:

400

Tempo totale:

05h 10'

Difficoltà

EE

Punti di appoggio:

Pasquilio

Rifornimento acqua:

nessuno

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

153⇩(ex 33)◆sentiero cresta◆sentiero cavatori◆sentiero linea gotica◆140⇩

Tipologia percorso:

Il sentiero del crinale del Carchio è molto evidente, qualche breve tratto ospita arbusti, poi segue facile marmifera. Il sentiero dei cavatori dal Carchio alle Forche richiede attenzione, ma è sempre evidente. Il raccordo con il 140 è segnato e senza problemi

Immagini del percorso (59)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 12/02/2023

Qui un approfondimento sul Monte Carchio.

L'escursione inizia dal piazzale del Pasquilio (837 m) dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971. In realtà questa è la Foce del Termo il cui nome deriva dal termine in marmo che è visibile poco sopra l'inizio del sentiero 140. Infatti qua c'è il confine tra i comuni di Massa e di Montignoso. Ricordiamo che, in realtà, Pasquilio è il nome che si dà all’intero alpeggio nel comune di Montignoso, mentre il Campaccio invece è la zona prativa, a nord, nel comune di Massa. La foce è conosciuta anche come Foce del Campaccio o Collescritto. Sulla sinistra si trova il modesto monte Belvedere e un cartello con l'indicazione Santa Croce (salendo di poco le pendici del Belvedere, c’è un busto del poeta e prosatore versiliese Enrico Pea). Presso il cartello stradale Pasquilio si trova l'indicazione di un sentiero per Pianaccia Crocello che in pochi minuti porta alla Chiesetta del Pasquilio.
Noi saliamo dal piazzale pochi metri e troviamo subito l'inizio e le indicazioni del sentiero 153⇩ (Pasquilio-Passo degli Uncini-Arni). Poco sotto nelle buone giornate si gode di bella vista sulle Apuane settentrionali e sulle cave delle Madielle. Qua inizia anche il sentiero 140⇩ (Riomagno-Pasquilio) che seguiremo in parte al ritorno. Ricordiamo che il vecchio sentiero 153⇩, conosciuto come sentiero dell'Omomorto, per la presenza di pozze formate dall'acqua che scende dalle pendici del Carchio è stato ormai da tempo ridisegnato nella parte iniziale, rendendolo molto più agevole a percorrersi.
Saliamo abbastanza ripidamente, tra conifere ed arbusti e a 5' incrociamo uno sterrato che seguiamo in salita, verso sinistra. Invece a destra va a recuperare il sentiero per il Rifugio Alleluja, alle pendici del Carchio.
Adesso proseguiamo ancora nel bosco, con qualche bel punto panoramico, a sinistra, sulle Apuane, dal Sagro al Sella e sulle vicine cave delle Madielle. A 18' siamo in un'area picnic, tra i pini, dove si trova un cippo del 2015 che ricorda tre partigiani caduti mentre facevano passare il fronte ai civili, poco distante da qua. Siamo alle pendici del Carchio, coperte da ravaneti, segno di una passata attività estrattiva. Il sentiero adesso va a sinistra (indicazioni) mentre destra in pochi minuti si va al Rifugio Alleluia della Parrocchia di Montignoso, peraltro sempre chiuso. Di fronte una traccia va a recuperare la marmifera del Carchio, la quale più avanti percorreremo.
Procediamo quindi sulla sinistra per traccia ampia che poi si restringe. Siamo sempre in salita, più o meno paralleli alla traccia di cresta che percorreremo più avanti. A 48' siamo al punto dove arrivava il vecchio tracciato del sentiero 153⇩ e adesso scendiamo un po', spostandoci verso sinistra, ma poi il sentiero riprende a salire. Vediamo diverse fatte di lupo che testimoniano la frequentazione di questo animale in queste zone e anche delle orme sulla neve. Siamo a mezza costa delle pendici erbose del Carchio e il sentiero è panoramico su vecchie cave e vie di lizza (zona Madielle). Non adesso, ma nella giusta stagione prospera l'aquilegia Bertoloni.
A 52' siamo presso dei ruderi e poco più avanti scende una via di lizza, proseguiamo avendo di fronte le Apuane, dal Sagro al Sella. Sulla sinistra invece vediamo Antona, il Monte di Antona e la rupe dove si trova l'Orto Botanico. A 01h 04' sulla sinistra scorgiamo degli ometti che pare indichino un sentiero che scende. Proseguiamo con qualche saliscendi e a 01h 23' dei segni rossi indicano una traccia che sale per un canalino roccioso non difficile e recupera il sentiero alto di cresta.
A 01h 35' iniziano le roccette che portano a un intaglio roccioso chiamato "Passo Focoraccia Quota 1059 metri". Poco prima ci sono dei ruderi dai quali si può scendere alla cava Granaiola, ormai abbandonata, che si trova verso sinistra. Dal Passo è possibile scendere in pochi minuti, per tratto attrezzato, al vicino Passo del Pitone (1055 m). In realtà quest'ultimo è il vero Passo della Focolaccia e il vero passo del Pittone si trova più avanti sul sentiero 153⇩.

[Il luogo era usato come passaggio del fronte nella seconda guerra mondiale ed è presente una croce di marmo e una lapide che ricorda due eroi della guerra partigiana. La zona è molto ricca di Aquilegia bertolonii, nella giusta stagione. Sulla destra segni rossi in ripida discesa, segnano un sentiero della Libertà (156A), invece sulla sinistra vi sono altri segni rossi sullo stesso sentiero che scende in direzione Campiglia e poi al Colle della Tecchia.]

Noi non andiamo al Passo Focoraccia, ma ci dirigiamo verso destra a recuperare la Cresta della Focoraccia. Saliamo al meglio tra roccette evitando di spostarci troppo verso sinistra, ma in un paio di punti non possimo fare a meno di goderci la vista del passo con la lapide e della Cresta dei Pittoni. Saliamo per le ripide rocce e a 02h siamo alla prima vetta (1135 m) della cresta, peraltro non riportata sulle cartine. La cresta nord-est del Carchio o cresta Carchio-Focoraccia è caratterizzata da diverse cime secondarie (quelle indicate sulla cartina IGM sono, da nord a sud, 1147 (Monte Focoraccia), 1106, 1118, 1099. Invece sulla 4Land sono: 1147, 1137, 1092, 1093. Qua è presente un palo metallico e alcune opere difensive della seconda guerra mondiale con segnali, poco più in basso a destra c'è un piccolo bunker tedesco. Il panorama è molto interessante sul sottostante sentiero 153⇩ che dal passo della Focoraccia si dirige verso quello della Greppia, sugli Uncini e sul Monte Altissimo con le sue marmifere. La traccia che ci apprestiamo a percorrere è molto panoramica sugli Uncini, Monte Altissimo e il Picco di Falcovaia dietro di noi, sulla destra sul Monte di Antona e la strada per il passo del Vestito e sullo sfondo sulle possenti Apuane settentrionali, dal Sagro alla Tambura. Di fronte abbiamo il Carchio, il Folgorito e la costa. Sulla sinistra Azzano con dietro il Cavallino.
Dopo esserci attardati un poco saliamo, seguendo l'evidente traccia, e a 02h 15' siamo alla modesta vetta del Monte Focoraccia (1151,m) con due postazioni e una traccia che scende verso sinistra. Qua, su un masso oggi addossato alla postazione, c'è il triangolo con foro che indica il punto trigonometrico della vetta e, poco distante, in una roccia scavata, una croce.
Scendiamo e risaliamo di poco e a 02h 22' siamo alla successiva vetta quota 1137 (1139 m). Poi scendiamo, costeggiando le due successive modeste vette, trovando altre indicazioni di postazioni di guerra (comunque è facile salire alle vette).
A 02h 53' arriviamo a una sella con un sentiero che scende a destra e, probabilmente un altro che scende a sinistra nella valle del Serra. Qua è presente un bel cippo di confine pre-unitario (qua passava il confine tra lo Stato di Modena e quello toscano, oggi invece il confine è tra le province di Massa e di Lucca). Saliamo ancora un po' per poi scendere un breve tratto ripido che ci porta a 03h 05' a una vecchia cava, con indicazioni sulla destra per un altro bunker. Adesso il sentiero diventa un'ampia marmifera e poco avanti, sulla destra in posizione panoramica sulla costa e sul Golfo della Spezia, ci sono i ruderi di una costruzione di servizio .
Scendiamo ancora e a 03h 12 arriviamo al Passo della Cardella (1024 m) ove è presente un cippo marmoreo in ricordo della Linea Gotica e della guerra di liberazione. Proseguiamo e dopo 3' siamo a un bivio, saliamo pochi metri sulla sinistra a vedere una cava che ha completamente mangiato il monte. Torniamo indietro e a 03h 21' siamo nuovamente al bivio e adesso scendiamo. Proseguiamo per la marmifera fino ad arrivare a 03h 34' a un altro bivio: la marmifera a destra scende mentre a sinistra sale all'attuale zona dei ripetitori, dove siamo in un paio di minuti.

[Chi non volesse percorrere il sentiero dei cavatori può scendere a destra per la marmifera fino a recuperare una breve traccia che porta all'area picnic con lapide dove siamo passati all'inizio dell'escursione.]

La cava da tempo inattiva ha completamente devastato la cima del Carchio, oggi occupata da ripetitori. Qua in alto si trova un piccolo piazzale panoramico su Altissimo e Cresta degli Uncini. A sinistra si procede per la zona dei ripetitori, chiusa da una sbarra e per la cava.
Adesso seguiremo il sentiero dei cavatori per le Forche che è adatto a escursionisti esperti. Esso inizia sulla destra, su sfasciumi, con qualche utile ometto a indicare il percorso. Subito però il percorso procede scalinato e sicuro in discesa. In 10' arriviamo a un intaglio del monte dove si trova una postazione di guerra. Adesso saliamo qualche minuto a mezzacosta del monte, per sentiero stretto, ma agevole. Poi scendiamo a ancora per tratto scalinato e a 04h 14' siamo a una selletta con postazione di guardia e poco sotto, sulla destra, una grotta ricovero.
Procediamo passando sopra uno spiazzo di cava dove è presente un bunker e a 04h 23' siamo presso un'altra postazione di guardia. La traccia tranquilla ci porta a 04h 29' alle Forche (894 m) dove avvenne lo sfondamento del fronte da parte dei soldati americani nel 1945. Qua c'è un'altra postazione di guardia poiché i tedeschi sapevano bene che questo era un possibile punto di sfondamento, essendoci una selletta. Qua inizia il crinale per il Monte Folgorito, oggi Sentiero della Linea Gotica.

[Esso è ricco di testimonianze della Linea Gotica. Questa era una barriera fortificata che divise in due l'Italia per diversi mesi dal 1944 al 1945. Localmente tutta la dorsale dal Passo degli Uncini, Passo della Greppia, Passo del Pitone, Passo della Focoraccia, monti Carchio e Folgorito faceva parte di questo baluardo difensivo. Negli ultimi mesi della guerra il fronte di guerra si attestò proprio in zona: Seravezza era sotto il controllo alleato mentre Massa-Carrara era ancora sotto il giogo nazi-fascista. Qua il 5 aprile 1945 avvenne lo sfondamento del fronte a opera di soldati nippo-americani con l'aiuto dei partigiani. Oggi rimangono molte testimonianze storiche di questa linea difensiva, in particolare lungo il sentiero 140⇩ (detto sentiero della linea gotica). Si tratta di buche, trincee, camminamenti, caverne rifugio e dormitorio e postazioni di tiro, tutte della Wermacht. Invece nel versante verso Azzano ci sono analoghe opere dei soldati americani.]

Dopo anni di abbandono di recente sono state restaurate le fortificazioni ad opera del Cai di Massa e dall'Associazione ARCA di Montignoso, grazie al contributo del Parco delle Alpi Apuane, sotto gli auspici dell'ANPI da Massa e Montignoso. Sono stati posti anche cartelli segnaletici. Il sentiero è stato inaugurato ufficialmente il 24 ottobre 2021. La giornata molto grigia ci sconsiglia di percorrerlo, cosa che comunque consigliamo (richiede circa mezzora di cammino).
Noi scendiamo verso destra a recuperare il sentiero 140. Il percorso richiede circa 20' ed è agevole in parte su roccette e poi un tratto nel bosco. A 04h 48' siamo sul sentiero 140⇩ (814 m) alla base del ravaneto del Carchio. Seguiamo il sentiero verso destra in lieve salita e poco dopo, sulla sinistra, arriva una marmifera che prosegue la Via di Lizza del Tascio. Saliamo ancora qualche minuto per poi scendere. Ci sono delle case sulla sinistra e scorgiamo la Chiesa del Pasquillio, in lontananza. Più avanti entriamo nel bosco di conifere e subito dopo verso destra c’è un'ampia traccia che si dirige alle pendici del Monte Carchio. Proseguiamo nel bosco e a 05h 11' concludiamo l'escursione tornando al punto di partenza dopo aver costeggiato il masso con il termo di marmo.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Dalla strada statale Aurelia alla ritatoria per Montignoso si devia verso monti. Si segue la strada che tocca le varie frazioni di questo comune: Capanne, Prato, Piazza e a 2,5 km evitare l’indicazione per Vietina e svoltare a sinistra. Si attraversano altre frazioni come S. Eustachio (5,1 km), Cerreto e si prosegue. A 10,2 km si prende a destra verso il Pasquilio (indicazioni) dove si arriva a circa 13 km. In alternativa da Massa proseguire per Altagnana e prima del paese a destra c’è una ben evidente indicazione per il Pasquilio (11,2 km) che recupera la parte finale dell’itinerario precedente.
Note
Interessante percorso che gravita attorno al monte Carchio pesantemente devastato dall’attività estrattiva. Esso segue vecchie marmifere e alcune cave dismesse e, volendo, è possibile salire al piazzale di cava del Carchio stesso per vedere di persona quello che è rimasto di questo monte. Il percorso di andata segue la cresta nord-est per tracce ben evidenti da seguire con attenzione. Maggiori difficoltà quando si lasciano le tracce stesse per salire a qualche cima della cresta. La caratteristica principale dell’itinerario sono i panorami sulla costa e sulla cresta Folgorito-Carchio da una parte e sugli Uncini e monte Altissimo dall’altra. Sullo sfondo poi ci sono le Apuane settentrionali dal Sagro, al Grondilice, al Cavallo e alla Tambura. Per questo è bene percorrerlo con una giornata serena e con buona visibilità. L’altro aspetto di rilievo sono le testimonianze della guerra partigiana con resti di trincee, cippi commemorativi e, in particolare, il Passo della Focoraccia dove transitarono centinaia di persone a cercare scampo da bombardamenti e rappresaglie protetti da partigiani alcuni dei quali persero la vita per permettere la transitabilità del passo. Di grande interesse sono anche le fioriture. L’itinerario è classificato come EE sia per il tratto attrezzato per il passo della Focoraccia sia per la necessaria capacità di orientarsi per sentieri non segnati e per la cresta del Carchio da percorrere con prudenza. In inverno, naturalmente, le difficoltà si moltiplicano.