DATA ESCURSIONE: 28/05/2023
Lasciamo l’auto nello spiazzo in fondo al paese vicino ai cassonetti dei rifiuti. Qua, a sinistra, sale la strada asfaltata, ma a tratti malandata, per la zona del Pianello da cui si possono facilmente raggiungere a piedi le case del Vergheto, mentre di fronte la strada continua per Biforco e la percorreremo al ritorno per chiudere l'anello. Il sentiero 161 (Forno Poggio della Greppia-Castagnolo-Resceto), ben segnato, inizia pochi metri prima del bivio (279m), nei pressi di un campo di calcio malandato che si trova più in basso.
Scendiamo e in un minuto siamo all'inizio del sentiero. Adesso scendiamo per ampia traccia sterrata con a fianco vecchie roulotte, tralasciamo la traccia per il vecchio campo da calcio e a 4' arriviamo al greto del Canal Secco (punto più basso dell’escursione a 269 m) che attraversiamo, come dice il nome esso è praticamente sempre senza acqua
[Esso origina dalla confluenza del canal Fondone e del canale di Cerignano e va ad immettersi alle sorgenti del Frigido].
Sulla sinistra si trova il modesto Colle dei Botticini, ben visibile dallo spiazzo da cui abbiamo iniziato l'escursione. Dopo aver attraversato il canale iniziamo a salire e superiamo una catena che impedisce alle auto di transitare (via privata). Stiamo salendo per la Valle di Celia seguendo un ampio stradello sterrato che era di servizio alle cave alte, prima come via di lizza e poi come camionabile. Esso è stato ben sistemato dai proprietari delle case in alto che possono salire con fuoristrada. Lo stradello è sempre in salita e passa per tentativi di cave con ravaneti sulla sinistra.
A 14' superiamo un piccolo ponte sul modesto Canale dei Canaletti, tributario del Canal Secco, che prima avevamo a destra e adesso a sinistra. Dietro di noi è possibile vedere il Monte Sagro. Adesso il sentiero, sempre largo, passa nel bosco e a 19' sulla destra c'è un modesto riparo sotto roccia, con muretti a secco e piccola immagine, in plastica, della Madonna. Nel corso dell'odierna escursione troveremo diversi ripari sotto roccia, meglio strutturati di questo che a volte sono conosciuti come capanne o case d'abrì (dal francese Abri-sous-roche, cioè riparo sotto roccia). Questo è uno stile di costruzione che sfrutta la presenza di pareti rocciose e in particolare di cavita naturali nella roccia o sotto massi erratici. Esso era conosciuto sin dalla preistoria e poi si è perfezionato con l'utilizzo di muretti a secco.
Dopo 10' una breve traccia porta, sulla sinistra, ad alcuni massi che sembrerebbero aver avuto anch'essi una funzione di riparo. Proseguiamo mentre il percorso si fa meno ripido ed è possibile vedere (se la vegetazione lo permette) alcune case sulla sinistra, che costituiscono il nucleo abitato di Celia Caldia (Cèlia Caldìa) che tra breve raggiungeremo. A 32' siamo a uno spiazzo dove arriva una teleferica di servizio per le case di Celia Caldia e dove termina l'ampio stradello. La zona è terrazzata per le passate attività agricole e ben esposta al sole, ma l'abbandono ha comportato l'aumento della vegetazione di alto fusto che adesso occupa i terrazzamenti. Il sentiero (segni ben evidenti) evita di salire a sinistra per i terrazzamenti e prosegue a destra, nel bosco, seguendo il canale tra massi.
Poco dopo, a 38', prendiamo a sinistra, superando un vecchio e grosso tubo in cemento dell'acquedotto, il sentiero è adesso ben percorribile tra alberi e in un paio di minuti siamo a una curva. Andiamo adesso a vedere Celia Caldia (ricordiamo che il termine Celia deriva forse dal prediale latino Coelĭus, mentre Caldia sta per la buona esposizione al sole). In pochi minuti siamo alle prime case poste in posizione molto soleggiata, con bei terrazzamenti usati per viti, ulivi e ortaggi. Ancora oggi qualcuno frequenta questo piccolo borgo anche se molte case sono ormai in malora, ma alcune sono sistemate o in corso di sistemazione. Erano costruzioni di pastori con pavimenti in legno che separavamo la zona occupata dall'uomo da quella destinata agli animali.
Dopo la visita al piccolo borgo a 01h siamo nuovamente alla curva del sentiero. Adesso il sentiero è una evidente via di lizza con la tipica lastricatura a ricciato con tratti ancora ben conservati. Ricordiamo che la parte che abbiamo percorso era anch'essa via di lizza poi trasformata in sterrato camionabile. Continuiamo, nel bosco, tra ravaneti e terrazzamenti ormai invasi dalla vegetazione. In uno di questi, a 01h 05', si trova un riparo sotto roccia (498m) ben conservato che andiamo a visitare. Di fronte a esso c'è un ampio spiazzo circondato da muri di contenimento.
Torniamo alla via di lizza e subito siamo al vecchio poggio caricatore, dove sono rimaste alcune vecchie cariche (cioè insiemi di blocchi di marmo) pronte per essere trasportate a valle prima che l'estrazione di marmo in queste zone si bloccasse. Il sentiero sale adesso molto ripido per via di lizza ormai molto degradata, mentre a destra si va alle case di Celia Freddia (Freddìa) poste a 530 m. In questo caso le case si trovano esposte a nord.
Dove il sentiero lascia la via di lizza e va a destra troviamo, sulla destra, a 01h 19' un riparo sotto roccia solo parzialmente chiuso che andiamo a visitare. Saliamo poi per tratto scalinato che ci porta ai terrazzamenti. Salendo il bosco diventa castagneto piuttosto degradato con qualche albero caduto. A 01h 30' siamo presso una minuscola fonte indicata e ben visibile che si trova leggermente a destra (comunque essa è praticamente a secco). Subito dopo c'è un ravaneto sulla destra che scende dalle cave poste sotto il crinale occidentale della Cima della Croce da cui partiva la via di lizza che abbiamo percorso e che qua è completamente
Adesso siamo all’aperto e costeggiamo a mezza costa le propaggini occidentali della Cima della Croce, con qualche tratto un po’ esposto e da percorrere con attenzione, aiutandosi anche con le mani, per circa 5’ (seguire i segni). Poi la progressione, sempre su roccia, diventa più semplice e a 01h 49’ siamo a un bel punto panoramico su Sagro, Picco di Navola e Rasori e sulle case alte di Forno, vicino alla strada per il Pianello. Prendiamo a destra per cresta che lasciamo subito per andare verso sinistra, proseguiamo per saliscendi superando anche un breve tratto su ravaneto. Intanto il panorama si apre anche a Foce Rasori e al Grondilice, poco più avanti vediamo bene anche Contrario, Cavallo e Tambura e una cava verso cui siamo diretti.
A 02h siamo alla base della cresta che scende verso ovest dalla Mandriola che prosegue panoramica verso sinistra. Invece a destra c'è un modesto riparo di scaglie di marmo a secco in parte addossato alla roccia. Adesso cambiamo versante e per saliscendi su roccia, da percorrere con cautela, ci avviciniamo alla cava. A 02h 15' c'è un breve tratto di corda metallica cui segue un assaggio di cava subito dopo.
A 02h 21' siamo a un bivio: a sinistra una traccia va verso una sella (601 m) dove si trova una vecchia cava da cui scende una via di lizza per Canal Cerignano, in parte percorribile. Ci spostiamo alla cava e sulla destra, presso un ravaneto, si trova un interessante riparo formato con blocchetti di marmo e blocchi pià grandi che andiamo a visitare con prudenza per non smuovere massi del ravaneto. All'interno, oltre una piccola vasca in marmo, si trova un bloccho inciso dove si scorgono due rudimentali uccelli (gallina e papera) e il profilo di un guerriero con un elmo, delle iniziali e una data, forse 1961. Nel piazzale di cava ci sono vecchi macchinari arrugginiti e una struttura addossata alla roccia senza più copertura.
Finita la visita torniamo indietro e a 02h 38' siamo sul sentiero/marmifera che seguiamo verso sinistra in salita (c'è un poteaux) . In 5 minuti siamo a un'altra cava dove sulla destra si scorge un riparo nel ravaneto di cui si vede l'ingresso. Evitiamo un ramo della marmifera che scende verso sinistra e saliamo con bella vista sulla zona di Biforco, in particolare la Cava Romana in piena attività, e poi sulle Apuane fino al Cavallo.
A 02h 50' superiamo con prudenza un tratto ripido e verticale di pochi metri ricco comunque di appoggi e di appigli. Poi proseguiamo su roccia e saliamo a una costa alberata, quindi dopo 5' entriamo nel bosco e scendiamo per poi risalire. Un breve canalino umido, in salita, di qualche metro ci porta alla discesa finale e a 03h 15' ci innestiamo (729m) nella marmifera che costituisce il sentiero 162 (Biforco-Foce della Vettolina-Passo della Focolaccia-Gorfigliano). Pochi metri più avanti c'è una bella fonte e la marmifera prosegue verso la Vettolina, mentre il sentiero 161 va a destra al Castagnolo.
Dopo una breve sosta di 10' iniziamo a scendere sulla marmifera per tornare a Forno. La marmifera è ripida e si sviluppa a tornanti con fondo ormai sassoso non essendo più usata da molto tempo. A 03h 42' siamo presso un mezzo meccanico abbandonato da anni e subito c'è una deviazione a destra per la Cava Bore-Puntello. Continuiamo a scendere con il fondo stradale sempre degradato e a 04h siamo presso una cava che rimane sulla destra e il fondo è adesso piano e ben percorribile e dopo 5' ci immettiamo nella marmifera principale che costeggia il sassoso canal Cerignano che rimane a sinistra. Invece a destra la marmifera sale verso le cave alte.
La discesa per la marmifera è piuttosto ripida e notiamo sulla sinistra quello che rimane della passata attività delle cave, come edifici, ravaneti, vie di lizza. In particolare scorgiamo presso lo sperone roccioso del Puntello (ben individuabile perché a mezzacosta c'è un edificio con torretta) un tratto verticale con ancora visibile traversine in legno fissate alla roccia sopra cui scivolavano le cariche di marmo calate mediante gli argani. È ben evidente che a questo edificio con torretta arrivava la via di lizza dalle cave che abbiamo visitato in precedenza.
A 04h 26' abbiamo sulla destra la Cava Romana in frenetica attività. A 04h 38' siamo a Biforco (395m) importante nodo di sentieri. Biforco deriva il nome dal fatto che qua la valle si biforca nel Canal Fondone a destra in salita e nel Canal Cerignano a destra. Qua i due canali si fondono a formare il canal Secco tributario del Frigido. Biforco è punto di partenza per tre sentieri: 162, 167, 168 (al momento inagibile).
Scendiamo, superiamo la sbarra e siamo sulla via asfaltata che seguiamo. A 04h 47' sulla destra si trova la "Vasca di bo" (la vasca dei buoi), in marmo. Qua si raccoglieva l'acqua da una fonte che dissettava gli uomini e i buoi che trasportavano il marmo da Biforco alla Casa Pizzacuto (vicino alla Filanda). Scendiamo ancora e dopo una decina di minuti sulla sinistra si trova la cava di inerti della Mineraria Apuana, con le strutture ormai ridotte in ruderi e coperte di murali. Le strutture sono addossate a uno sperone roccioso. Proseguendo vediamo altre strutture industriali, ormai abbandonate e addossate alle pareti rocciose, sulla destra, e dopo queste gli edifici del Gruppo Case Carpano e Rubbia. Siamo presso il Ponte a San Marco sopra il Canal Regollo in località Serroni. Prima della costruzione del ponte i buoi che trasportavano il marmo dovevano scendere al canale e poi salire e localmente questa era detta "la montata d' cagon". Oggi gli edifici sono abitati da due artisti locali che qua lavorano. Come si evince anche dalle statue in lavorazione presso la costruzione.
Ancora pochi metri e a 05h 18' concludiamo l'escursione dopo essere passati presso un tabernacolo con San Martino a cavallo che taglia il mantello per darne la metà a un povero e una statua della Madonna col Bambino, il quale rimane a destra. Una lapide ricorda che Martino Barsanti fece fare il tutto come protezione dei suoi cavatori alla Borre del Sagro.