(MS-Fivizzano) TENERANO Loc. MAESTA' DELLA VILLA-FOCE DI SANT'ANTONIO (840 m)-SELLA CARDETO (1090 m)-CAVA PEGHINI (810 m)-GABELLACCIA (895 m)-MAESTA' DELLA VILLA (ANELLO)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Maestà della Villa (450 m)

Località di arrivo:

Maestà della Villa (450 m)

Dislivello mt.:

857

Tempo totale:

7h 30'

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Tenerano, Rifugio Carrara (con lunga deviazione)

Rifornimento acqua:

Tenerano

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

197(ex 46)_171◆171◆140⇧(ex 40)_171◆184◆197(ex 46)◆197(ex 46)_171

Tipologia percorso:

Il percorso è tutto su sentieri Cai ben sistemati e con le necessarie indicazioni.

Immagini del percorso (55)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE:23/09/2023

L'escursione parte dal cimitero di Tenerano (455m) dove iniziamo a prendere i tempi. L'auto l'abbiamo lasciata poco distante in uno slargo lungo la strada. Questa zona è conosciuta come Maestà della Villa.

[Valico posto a 450 m sulla strada provinciale 10 che dalla Spolverina porta a Monzone e si affaccia, verso sud, sulla Val Saliceto. Qua c'è il piccolo cimitero del paese e uno stradello che porta a case sparse. Invece dall'altra parte della strada si trova una statua in marmo della Madonna dei Cavatori e Casa Muccini, costruzione colonica con ampio terreno coltivato. Essa viene affittata a turisti che amano vivere nel verde.]

Dal parcheggio pochi metri portano al piccolo cimitero di Tenerano, di fronte al quale un cippo di marmo ricorda il partigiano Filippo Battilani (1910-1944), nativo di Santo Stefano Magra, morto in queste valli combattendo per la libertà. Presso il cimitero iniziano i sentieri 197 (Ponte Storto-Gabellaccia-Maestà della Villa) e 171 (Maestà della Villa-Casa Cardeto-Rifugio Carrara) che nella parte iniziale coincidono. Inoltre una traccia, che si stacca dal 197 , porta alla Tecchia di Tenerano (vedi relativa escursione).
Il primo tratto è un ampio stradello in salita che costeggia, sulla sinistra, un alto muro di confine di proprietà, mentre a destra c'è quello del cimitero. A 3' siamo al bivio (presenti indicazioni) (467m): il 171 sale a sinistra mentre il 197 scende, ben indicato, verso destra. Adesso seguiremo il 171 fino alla Sella Cardeto da cui prenderemo il 184 (Passo della Gabellaccia-Cava Peghini- Respettolo) fino alla Gabellaccia, dove, infine, prenderemo il 197 per chiudere l'anello.

Il sentiero 171 è oggi sentiero partigiano (percorso didattico-storico) ed è intitolato a Lido Galletto "Orti" (1924-2011). Questi, nativo di Fosdinovo, fu capo partigiano con sede a Bolignano; dopo la guerra fu insegnante, pittore e scrittore di memorie partigiane. [Il sentiero è stato ideato e realizzato dalla Sezione ANPI di Casola-Fivizzano, intitolata a Hans e Sophie Scholl, e inaugurato con una Camminata Partigiana il 6 agosto 2016.]

Subito c'è un tratto ripido, il sentiero è ancora un largo stradello che può essere percorso anche da fuoristrada o da trattori. A 6' troviamo subito una casa e alcuni ruderi mentre la salita si fa più ripida, sulla destra c'è la verde Val Saliceto che percorreremo al ritorno e le pendici boscose della Rocca di Tenerano. Sui ruderi c'è il primo dei tanti pannelli che illustrano il sentiero partigiano. La zona si apre in piane erbose ricche di vegetazione, in particolare ginestre e rose canine.
A 12' siamo presso alcuni ruderi sulla sinistra e il sentiero procede in leggera salita. Pochi minuti più avanti siamo nel bosco che ci accompagnerà a lungo, praticamente per quasi tutta l'escursione e questo limita molto i panorami che si possono solo intravedere, la situazione è migliore in inverno quando il bosco è spoglio, ma questo itinerario non è di per sé molto panoramico. A 20' ci sono ruderi presso un bivio e bisogna andare verso destra. I ruderi sono in realtà una vecchia calchera in parte interrata, salendo qualche metro se ne vede l'apertura ancora ben conservata. Nel bosco predominano i cerri mentre più in alto prenderanno il sopravvento i faggi. Adesso percorriamo qualche tratto di discesa e falsopiano.
A 28' superiamo un piccolo guado, infatti scende da sinistra un piccolo corso d'acqua che attraversa il sentiero, oggi comunque il canale è secco. Riprendiamo a salire con tratti di ripidi tornantini. A 45' superiamo un canale sassoso e dopo un paio di minuti scorgiamo la base di una vecchia carbonaia. A 53' siamo presso i ruderi di quella che potrebbe essere stata una marginetta posta in posizione panoramica (poiché questa zona è chiamata Sant'Antonio forse la marginetta era intitolata al santo). Scendiamo un po' per poi riprendere subito a salire.
A 01h 07' siamo presso un grosso rudere che rimane a destra, questo edificio era addossato alla parete rocciosa, quindi è un bell'esempio di costruzione d'abrì. Più avanti, a 01h 20', c'è un'altra carbonaia. Continuiamo a salire con qualche tratto aperto anche fino alla costa. A 01h 32' arriviamo alla Foce Sant'Antonio (850m) dove sono presenti le indicazioni per il sentiero 194 (Foce di S.Antonio-Monzone Alto) verso sinistra, mentre il 171 prosegue a destra. Il sentiero 194 inizia qua e si innesta nel sentiero 140⇧ a Monzone Alto. La zona è particolarmente ricca di maggiociondoli che adesso non sono in fiore.

[La foce si trova su un modesto crinale che divide la zona del Canal del Rio (presso Monzone) che si immette nel Lucido, da quella del Canal d’Arpa tributario del torrente Bardinello verso Tenerano. Sant'Antonio è chiamata la zona immediatamente sottostante tra il sentiero 171 e il 194, forse per la presenza di una marginetta del Santo.]

Poco dopo cambiamo versante, sulla sinistra c'è la Torre di Monzone e dietro la cresta Nattapiana, di cui è possibile vedere qualche scorcio panoramico solo nel primo tratto del sentiero. Il bosco è una fitta faggeta e il sentiero è ameno a tratti, ma poi sale anche ripido. A 01h 39' sulla sinistra c'è uno spuntone panoramico (fare attenzione se si sale a vedere il panorama) sulla Torre di Monzone. Proseguiamo per tratto piuttosto monotono e a 02h 08' siamo a un bivio dove sulla destra si trova un tubo con fontana. Qua, da sinistra, arriva una traccia che corrisponde al sentiero 140⇧ (Torano-Ponte di Monzone), o almeno a un tratto alternativo dello stesso, proveniente da una radura sottostante posta presso una cisterna di acqua. Ricordiamo che il sentiero 140⇧ unisce il Ponte di Monzone con Torano passando dal Cardeto e dalla Pianaccia.
Proseguiamo in leggera discesa per una zona dove è presente una captazione di acqua, presso un canale che scende a sinistra. Poi risaliamo e a 02h 13' siamo al bivio ufficiale dove sono presenti le indicazioni (1030m) tra i sentieri 140⇧ e 171. Il primo proviene da sinistra da una vicina radura con cisterna, inoltre qua termina anche il sentiero 183 (Rifugio Carrara-Foce dei Pozzi-Respettolo-Case d'Arpa). Adesso saliamo per tratto ripido verso destra, mentre sulla sinistra sale uno stradello che poi andiamo a recuperare. A 02h 26' siamo alla Sella Cardeto (1192m).

[Pochi minuti più avanti si trova la Capanna Cardeto importante nodo di sentieri. Oltre al 140⇧ e al 171 dalla Capanna transita il 184 (Gabellaccia-Cava Peghini-Respettolo) che permette di salire, con deviazione, alla Torre di Monzone. Inoltre qua inizia il sentiero 174 (Cardeto-Foce dei Pozzi- Foce di Pianza).]

La Sella Cardeto divide la Valle del Saliceto Bardinello, a ovest, dall'Alpe di Monzone, a est, dove scorre il Canal del Rio. A ovest, alle pendici della Rocca di Tenerano, ci sono i Prati di Cardeto. Queste piane erano usate da pastori per un po' di agricoltura di sussistenza, oltre che per il pascolo. Negli ultimi anni la vegetazione è molto aumentata per cui i prati stanno scomparendo. Sulla destra della sella si trova, a pochi metri, una rustica croce in legno alla base della Rocca di Tenerano. Dalla croce inizia la facile e rapida salita per la vetta (1206 m).
Adesso seguiremo, andando verso destra, il sentiero 184 fino alla Gabellaccia. Esso scende per tratto inizialmente aperto e poi si sposta verso sinistra, tra vegetazione, serve un minimo di attenzione per individuarlo se la vegetazione è alta come oggi. In breve, a 02h 32', arriviamo presso un rudere situato presso due faggi centenari. Purtroppo uno dei due è caduto qualche anno fa. Poco più avanti, in basso sulla destra, ci sono altri ruderi. A 02h 37' abbiamo un canale che scende a destra, il percorso è a saliscendi e a 02h 52’ siamo presso un tratto bagnato per l’acqua che scende dall’alto (attenzione perché in inverno qua c'è il ghiaccio). Subito dopo c’è un rudere a servizio delle cave con resti di motori e impianti elettrici. Poco dopo l'edificio scende uno dei rami che va a formare il Canal d'Arpa che superiamo facilmente. Poi saliamo per tratti umidi da percorrere con attenzione, ma il sentiero è stato sistemato con tronchi di legno. Tra le fronde si intravede la Rocca di Tenerano sulla destra. Proseguiamo fino a un piccolo spiazzo con ometto ben segnato, dove siamo a 03h 07'. Qua sale, verso sinistra, una traccia a tornantini che collega il sentiero 184 con il 140⇧ non distante dalla miniera di manganese (vedi la relativa escursione). Il sentiero adesso scende tra i castagni con qualche tratto anche molto ripido e un po' di degrado per alberi caduti. Troviamo una piazzola per carbonai e a 03h 36' dei ruderi a destra. Scendiamo e a 03h 45' siamo all'inizio della zona di Cava Peghini.

[La cava fu chiusa nel 1971 ed è ormai rinaturalizzata. Ci sono blocchi abbandonati e scavi nella parte a monte. Nel sito della cava si trova un bel castagno centenario meritevole di valorizzazione, è uno dei tanti patriarchi presenti nei boschi apuani. Dalle dimensioni presumiamo abbia intorno ai 300 anni, ma non pare in buone condizioni di salute. Dal 2022 si parlò di riapertura della cava da parte del Comune di Fivizzano, con ostilità delle associazioni ambientaliste.]

Il sentiero adesso si allarga diventando una marmifera e le modeste cave rimangono a sinistra, con qualche blocco abbandonato. Dopo 5' siamo presso un edificio di cava (810 m) con resti di vecchi motori. Proseguiamo e a 03h 56' cominciamo a salire e subito dopo c'è un edificio usato per le miniere di manganese poste sul sentiero 140⇧ che si trovano in alto: il materiale scendeva con teleferica ed era poi trasportato a valle con lo stradello che costituisce il sentiero 184 che stiamo percorrendo.

[Le miniere di manganese si trovano, a circa 1100 metri di quota, lungo il sentiero 140⇧ alle pendici del Monte Ballerino, nel territorio del comune di Fivizzano. Oggi rimangono i ruderi di alcuni edifici, presso una fonte, l’ingresso di alcune miniere, ostruite da frane, e altri edifici vicino al bivio con il sentiero 185 (vedi relativa escursione). L’estrazione del minerale di manganese, che si presenta con colore nero, fu operata dalla Fiat Ferriere Piemontesi, proprietaria dell’attività, nel periodo dell’autarchia 1939-43, ma la presenza del minerale era probabilmente conosciuta già precedentemente. Il minerale era calato con teleferica nella zona della ex cava Peghini lungo l’attuale sentiero 184, dove sono presenti strutture di raccolta del materiale. L'attività fu abbandonata nel 1955.]

Lo stradello è ampio e agevole ed è in continua salita, anche se abbastanza lieve, fino ad arrivare alla Gabellaccia. A 04h 10' sulla roccia una Madonnina di marmo ricorda l’amico podista Maurizio Colonnata, qua deceduto, all'improvviso, il 4 agosto 2003. Una decina di minuti più avanti percorriamo un tratto sassoso e umido e poco dopo, a 04h 23', scende a destra, presso una curva del sentiero, un aspro canale. Dopo 5' presso un'altra curva un tratto della massicciata è franato, ma è possibile procedere senza problemi. A 04h 34' siamo a una radura con a destra una casetta (nascosta dalla vegetazione) situata presso una modesta palestra di roccia. Proseguiamo e 04h 50' arriviamo alla strada, al Passo della Gabellaccia (901m).

[Conosciuta anche come Dogana della Tecchia. È un valico tra Carrara e la Lunigiana, oggi attraversato dalla provinciale per Campocecina. In passato qua passava il confine tra lo stato di Massa-Carrara (poi annesso al granducato di Modena) e il territorio di Fivizzano (appartenente al granducato di Toscana), quindi passando da queste parti era necessario pagare il dazio, la cosiddetta gabella, per questo il nome dispregiativo che è rimasto alla zona. Nel 1848 con il passaggio di Fivizzano agli estensi il confine smise di esistere, non so comunque quando cessò di funzionare questa Dogana. Oggi rimangono solo dei ruderi che si trovano nel territorio di Carrara.]

Attraversiamo la strada e ci fermiamo al nuovo tavolo per gli escursionisti, inaugurato l'anno scorso proprio presso i ruderi. Ricordiamo che la Gabellaccia è un importante nodo di sentieri, oltre al 197 e al 184, qua arriva il 198 (Castelpoggio-Gabellaccia) e transita il 185 (Castelpoggio-Rifugio Carrara). Sostiamo un quarto d'ora e a 05h 10' riprendiamo il cammino. Riattraversiamo la strada e troviamo ben evidenti indicazioni del sentiero 197 sul guard-rail a fianco del punto in cui il 184 arriva alla strada. Scendiamo un primissimo tratto ripido poi la discesa diventa più tranquilla e percorre un breve ravaneto, segue un tratto in falsopiano cui segue una discesa amena per tratto erboso tra giovani alberi. In questo tratto vediamo tra gli alberi la mole del Puntone, uno spuntone roccioso biancastro che si trova a sud del boscoso monte omonimo (814 m).
A 05h 27' sulla sinistra sale uno stradello (presente ometto) che arriva alla strada per Campocecina che finora abbiamo costeggiato scendendo progressivamente. Esso termina a una curva della stessa dove c'è un ampio spiazzo-parcheggio. Dopo pochi minuti sulla destra scende uno stradello (probabile strada forestale). Una decina di minuti più avanti, dove la discesa si fa più ripida, si stacca a destra una traccia dalla quale si vede in lontananza il Puntone e da cui forse si scende allo stesso. Ora, come detto, la discesa si fa più ripida per tornanti mentre il sentiero diventa più stretto nel bosco. Scorgiamo qualche raro esemplare di colchico (Colchicum autumnale). A tratti vediamo in lontananza Marciaso e, più avanti, Cecina tra gli alberi. Il sentiero alterna tratti ameni con tratti degradati per piogge e per caduta di alberi.
A 05h 57' siamo presso un roccione isolato sulla sinistra e continuiamo la discesa. Poi sul sentiero vediamo molte piante di Ruscus aculeatus (pungitopo) con le sue belle bacche rosse e cominciano a comparire i castagni, molti dei quali in cattive condizioni, essendo ormai il bosco abbandonato. A 06h 16' siamo presso un'altra carbonaia. Continuiamo la monotona discesa con qualche tratto a tornantini tra i castagni. Più avanti intravediamo in alto il cimitero di Tenerano verso cui siamo diretti. A 06h 50' il sentiero si allarga, infatti qua, qualche anno fa, erano state aperte delle strade per il taglio del bosco in parte oggi coperte di nuovo da vegetazione. Una di queste sale a destra, mentre un'altra scende a sinistra e porta all'interessante Ponte dei Bocciari e poco dopo al vecchio nucleo di Pontevecchio.
A 07h, sulla destra, un ometto indica una traccia in salita che non sappiamo dove sia diretta. Proseguiamo e dopo 3' arriviamo al punto più basso dell'escursione (368 m) dove guadiamo il Torrente Bardinello (che nasce dall'incontro tra il Fosso Saliceto e il Canal d'Arpa. Oggi il torrente è completamente secco. Sulla sinistra, non distanti ci son dei ruderi. A questo punto iniziamo a salire avendo sulla sinistra un altro corso d'acqua tributario del Bardinello: il Fosso Femminamorta. La salita è tra vegetazione abbastanza fitta e poi si apre nel bosco. In cinque minuti dal guado siamo a un bivio (presenti indicazioni): a destra una traccia porta alla vicina Tecchia di Tenerano.

[Anche Grotta della Tecchia, essa si apre alle pendici della Torre di Tenerano. È scavata nel calcare cavernoso tipico della zona. Fu abitata sin dal neolitico e usata fino a tempi recenti per alloggiare gli animali infatti si notano in essa i muretti a secco costruiti per i recinti. Si trova a circa 500 metri di quota e si sviluppa per 100 metri con un dislivello di venti e una volta molto alta sulla quale si vedono i resti delle antiche concrezioni. Nella parte più interna si sale per rocce lisce fino a un anfratto posto più in alto. È presente un piccolo laghetto di pochi metri di diametro e poco profondo che è a secco quando mancano le piogge. Fu esplorata dal geologo lunigianese Igino Cocchi nel 1865 e vi furono trovati tra l’altro frammenti di ceramica eneolitica, ossa umane e resti animali.]

Per la visita alla grotta rimandiamo alla relativa escursione. Subito dopo guadiamo il Fosso Femminamorta dopo il quale c'è un rudere, in parte addossato alla roccia in abrì e il sentiero diventa un'ampia mulattiera ripida e che può essere scivolosa. Saliamo ancora incontrando due deviazioni verso destra dove sono presenti le indicazioni del sentiero che adesso diventa uno stradello aperto che va a sinistra. A 07h 26' chiudiamo l'anello tornando al bivio 197 /171, scendiamo e a 07h 30' terminiamo l'escursione arrivando al cimitero.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Carrara si segue la strada statale 446 dir per Gragnana, Castelpoggio e Fosdinovo, si supera la deviazione a destra per Campocecina (9,5 km) e poche centinaia di metri dopo si curva a destra (SP 10) per Marciaso (14,5 km) che si lascia sulla sinistra continuando in discesa, tralasciando, più avanti, la deviazione a sinistra per Bardine e Cecina. Poi la strada riprende a salire fino alla Maestà della Villa (20 km) presso il cimitero e il cartello stradale Tenerano dove è possibile parcheggiare a fianco della strada. In alternativa da Aulla si segue la statale 63 per Fivizzano, superata Rometta (6,6 Km) si prende la deviazione (13,3 Km) a destra per Gassano (SP 10) e da qua si continua, a destra, per Gragnola (15,7 Km) e Monzone (19,4 km). Si continua verso Equi Terme e si supera la ferrovia (19,6) e si seguono le indicazioni per Carrara. Si supera Isolano (20,8 km) e si continua verso Tenerano (23,1 km) e si raggiunge la Maestà della Villa (24 km).
Note
L'escursione si sviluppa essenzialmente nel bosco ed è adatto ai periodi più caldi dell'anno. I panorami sono limitati e l'escursione è essenzialmente un esercizio fisico. La seconda parte è una discesa continua con gli ultimi 20' di decisa salita. È un percorso per chi vuole conoscere la zona che gravita intorno alla Torre di Monzone a alla Rocca di Tenerano e non è difficile. Volendo è possibile anche visitare la Grotta della Tecchia.
Lungo il percorso si trova una vecchia calchera e si notano diverse piattaforme di carbonaie. Di interesse è pure la Cava Peghini ormai naturalizzata di cui qualcuno vorrebbe la riapertura. Bella è la faggeta lungo il sentiero 171 e sempre interessanti sono le fioriture nei vari periodi dell'anno.