(MS-Massa) RENARA CONCHIUSI-VIA DI LIZZA DI TANETA-EDIFICIO SERRA GALFINATO (810 m)-EDIFICI DIACCETO (920 m)-RIFUGIO CITTA' DI MASSA (880 m)-REDICESI (265 m)-RENARA CONCHIUSI
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Renara Conchiusi (280m)

Località di arrivo:

Renara Conchiusi (280m)

Dislivello mt.:

900

Tempo totale:

09h 20'

Difficoltà

EE+

Punti di appoggio:

Rifugio Città di Massa

Rifornimento acqua:

Sacrario della Tecchia

Tratti ferrata:

No(brevi tratti assicurati)

Sequenza sentieri:

strada◆vecchia strada marmifera◆sentiero cavatori o pastori◆via di lizza◆salita al meglio edificio Serra Rose◆traccia segnata◆marmifera◆strada◆156(ex 41)◆sentiero per Redicesi◆strada◆157(ex 42)

Tipologia percorso:

Primo tratto su vecchia marmifera degradata, poi traccia su costone erboso non segnata, ma abbastanza evidente. Poi via di lizza con due tratti esposti. Dal masso con ometto si sale al meglio un costone erboso e dal piazzale di cava si seguono segni fino all'Edificio Diacceto con tratto esposto e tratto difficile attrezzato. Poi marmifera, strada asfaltata, sentiero per Redicesi ben segnato.

Immagini del percorso (80)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 07/10/2023

Si prega di leggere con attenzione le note a questa escursione.

Lasciamo l’auto lungo la strada che da Gronda porta a Renara, in uno slargo poco prima della fine del tratto asfaltato (238m reali 280). Ricordiamo che questa strada viene considerata come prima parte dell'impegnativo sentiero 157 (Renara-Le Gobbie). A lato della strada, c’è il canale di Renara, che poi va a confluire col canale di Resceto, tributario del Frigido. Subito dopo lo slargo la strada diventa sterrata percorribile, comunque, anche dalle auto. All’inizio, dalla parte opposta del torrente, c’è una cava abbandonata di dolomia con una vasta zona pianeggiante. Qua nel torrente ci sono pozze di acqua fresca dove è possibile fare il bagno e, in passato, c'erano molte postazioni per la balneazione che sono state poi rimosse. Questa zona è conosciuta come Conchiusi del Canale e qua arrivava la via di lizza in cui confluivano vari tracciati dalla cave di Taneta, del Diaccetto, di Valsora e di Serra delle Rose, tutte poste nel bacino di Renara-Gronda.
Noi scendiamo un poco sulla strada percorsa e in un paio di minuti siamo all'inizio della strada per la zona delle cave (presente indicazione Canal Bura, Taneta). Questa strada di arroccamento saliva alla Serra delle Rose. Noi la percorriamo nel tratto iniziale largo, umido e piuttosto malmesso. A 6' c'è una curva verso destra e continuiamo per tornanti. A 13' sulla destra notiamo un piccolo edificio sotto roccia (abrì).
Saliamo e a 21' (304m in realtà 320m) abbandoniamo quello che resta della strada che va verso sinistra e saliamo invece a destra (presenti segni). [Sulla sinistra si prosegue per la Serra delle Rose e per il Canal Bura, con percorso difficile, vedi relazioni in rete.] Non ci si può sbagliare, infatti si vede un po' più in alto un traliccio verso il quale dobbiamo andare. Questo ripido sentiero, probabilmente di servizio per i cavatori, ci permetterà di recuperare più in alto quello che resta della Via di lizza di Taneta. Il primo tratto gradinato ci porta in un paio di minuti al traliccio, prendiamo a sinistra e saliamo un ripido costone erboso con scarsi alberi, dove sono anche tratti gradinati, per traccia evidente nell'erba.
Poi a 39' ci spostiamo verso destra, saliamo un po' e procediamo a sinistra, sempre seguendo la traccia. Dopo un decina di minuti si va ancora a sinistra e a 59' arriviamo ad un sorta di pianoro aperto, dopo il quale recuperiamo una via di lizza nel bosco, in zona degradata con caduta di alberi. Questa zona, intorno ai 500 m di quota, è conosciuta appunto come Pianoro e, probabilmente questo tratto di via di lizza fu abbandonato molto presto, come testimoiano gli alberi sulla sede della stessa. Qua abbiamo un po' di incertezza ed esploriamo sulla sinistra perdendo un po' di tempo. In realtà bisogna andare verso destra per zona di massi e sfasciumi dove recuperiamo una traccia che sale nel bosco. Qua alcuni ometti aiutano nell'orientamento poi un segno rosso ci fa salire e ci spostiamo verso destra dove troviamo, a 01h 33', una scritta su un masso posto su una traccia che sale da destra (presumiamo sia il sentiero di Pretescogna che sale da Gronda). Praticamente questo è un bivio (517m) che indica che salendo si va al Passo del Vestito, mentre scendendo si va a Renara.
Torniamo sui nostri passi e andiamo adesso in direzione opposta e la traccia diventa molto evidente. Saliamo fino ad arrivare a un intaglio nella roccia (circa 600 m), a 01h 48', da cui vediamo di fronte a noi la Via di lizza di Taneta, in parte ben conservata. Quella che si vede sulla sinistra è l'orrida Canala Bura (Buia). Vedremo andando poco più avanti che dal basso sale una traccia che non sappiamo da dove provenga.
Scendiamo a percorrere la via di lizza: il primo breve tratto è praticamente una stretta cengia ben camminabile e poi più avanti un tratto della via è franato e va affrontato con la giusta concentrazione. La via prende a salire alternando tratti conservati ad altri invasi da scariche di rocce. A 02h 06' c'è un ometto sulla destra in zona erbosa, qua arriva una traccia che unisce la Via di lizza di Diacceto con quella che stiamo percorrendo, permettendo di effettuare un percorso ad anello.
Proseguiamo sulla nostra via di lizza e poco dopo attraversiamo una zona con scarica di sassi da destra. A 02h 17' la via di lizza scompare e seguiamo un tratto su roccia. Siamo ormai in testa alla Valle di Taneta, occupata dall'enorme ravaneto dalla passata attività estrattiva. Seguiamo qualche ometto e poi siamo su ravaneto spianato, per tratto molto semplice.
A 02h 32' siamo presso una enorme roccia sovrastata da ravaneto. Qua prendiamo a destra (ometto) seguendo una via di lizza che poi curva a sinistra tra alberi. È ampia e ripida e dovrebbe portare a ruderi presenti più in alto, poco sotto gli edifici del Diacceto, passando nel bosco, decidiamo comunque di tornare indietro dopo aver perso molto tempo.
A 03h 20' siamo nuovamente alla grossa roccia (727m) e abbiamo perso 50'. Il nostro obiettivo è raggiungere l'edificio in alto, in zona Serra del Galfinato [ricordiamo che Serra significa localmente cresta e che il Galfinato delimita a nord-est la valle di Taneta, mentre dall'altra parte c'è il crinale del Diacceto] . Saliamo quindi per il costone erboso e alberato che sale verso la stessa zona. La salita è ripida, ma non difficile. Nella parte più alta ci troviamo su detriti di cava e recuperiamo la via di lizza a 03h 37' (786m). Qua troviamo provvidenziali segni rossi che ci accompagneranno fino al Diacceto. Qua al piazzale sono presenti massi di marmo abbandonati e alcuni vecchi macchinari.
Dopo una breve pausa riprendiamo il cammino seguendo i segni. La traccia ben presto sale a sinistra nel ravaneto e, per facile tratto gradinato, ci porta, a 03h 49', al rudere di un edficio dei cavatori, che chiamiamo Edificio Serra Galfinato (generalmente edificio di quota 800). La aggiriamo e saliamo per tratto ripido che poi si addolcisce. Dopo 5' sulla sinistra c'è un piccolo riparo costruito sotto i detriti. Saliamo ancora un po' e poi scendiamo [da quello che abbiamo letto in altre relazione da qua si può salire con percorso difficile ed esposto alla cava alta di Serra delle Rose, nell'altro versante del Galfinato].
A 04h 07' saliamo per una cengia attrezzata con alcuni tratti di vecchia corda metallica, solo in parte utilizzabili. La cengia è breve, poi curviamo verso sinistra e il percorso si fa molto più semplice. A 04h 15' siamo presso un edificio addossato alla roccia (abrì) a quota 882 m. in esso ci sono delle incisioni di epoca fascista (svastica e fascio littorio) e la data 1938. Scorgiamo un lontananza gli edifici del Diacceto, verso cui siamo diretti, dobbiamo adesso percorrere la parte alta della valle di Taneta.
Il primo tratto è semplice e ben segnato, poi, a 04h 29', dobbiamo affrontare il passaggio più impegnativo dell'escursione. Si tratta di una placca inclinata ed esposta provvista di cavetto d'acciaio, abbastanza recente, che ha perso alcuni punti di ancoraggio. Superiamo il primo tratto che ci porta in tratto sicuro e poi il secondo su roccia provvista di utili pedate scavate. In questo modo siamo adesso a salire per tratto ripido sempre provvisto di corda, ma molto più semplice. Poi per cengia e tratto scalinato arriviamo al piazzale di Diacceto (impropriamente anche Giacceto o Giacchetto) a 04h 56' (922 m).
La zona deve il nome al fatto che qua erano radunate le pecore (da adiacetum: addiaccio, stazzo del gregge). Sono presenti alcuni edifici e una torretta per l'elettricità. Il luogo è molto panoramico, dal Sagro al Cavallo, si vede la costa e la sottostante Valle di Taneta. Vicino abbiamo la Cava Valsora, aperta nel 1800, poi chiusa e dal 2020 di nuovo attiva. Verso sinistra vediamo il laghetto circondato dalle possenti pareti di marmo della vecchia cava alte oltre 30 metri.
Scendiamo per la marmifera fino alla sottostante piazzola dove siamo a 05h 04'. A metà percorso sulla sinistra c'è un punto panoramico sul laghetto protetto da recinzione. Alla piazzola, verso sinistra si va per passerella di legno al laghetto (Biolago di Cava Valsora) dove prospera il tritone alpino (Ichthyosaurus alpestris ssp apuana) endemismo appenninico dal Piemonte alla Toscana e ai Monti della Laga (per altre notizie rimandiamo all'escursione relativa alla Valsora). Inoltre nel laghetto prospera la Chara virgata, una pianta acquatica presente in Toscana solo in questo sito. Invece sulla destra scorgiamo la Via di lizza di Diacetto, recuperabile per breve tratto su sfasciumi. Ricordiamo che dove la stessa termina è possibile scendere a recuperare la via di lizza percorsa in precedenza (come già detto).
Il primo tratto di ripida salita è protetto sulla destra da una recinzione in legno poi seguiamo la ripida marmifera, lungo la quale si trovano una serie di cartelli informativi (Sulle tracce del Biolago) sulla storia della cava e sul lago. Superiamo il cancello che impedisce l'accesso ai non addetti ai lavori nei giorni feriali e subito dopo, a 05h 30' siamo presso un ampio spiazzo coperto da frammenti di marmo con alcuni cubi in marmo per la sosta e un casottino che vende i biglietti per l'accesso al Biolago e funziona anche da piccolo bar, con alcuni tavolini esterni. Infatti l'accesso al biolago è permesso solo il sabato e la domenica previo acquisto di un biglietto che costa 8 euro per gli adulti. La zona è panoramica sulla strada, con ben visibili due ingressi di gallerie, inoltre si vede la costa con il Golfo della Spezia.
Saliamo pochi metri e siamo sulla strada Massa-Arni (998m) che è il punto più alto dell'escursione (la Galleria del Vestito è a circa 500 metri andando a sinistra). Qua sostiamo un quarto d'ora a rifocillarci. A 05h 16' riprendiamo il cammino scendendo per la strada. Naturalmente esistono altre opzioni al percorso che faremo noi. Il primo è quello di percorrere la via di lizza di Diacceto e recuperare quella di Taneta, come molti fanno. Il secondo è la traversata da Renara all'ingresso della Cava Valsora e il ritorno con una seconda auto. Noi invece scenderemo per la strada fino a Pian della Fioba da cui seguiremo il sentiero 156 fino al rifugio, da cui seguiremo la traccia segnata per Redicesi. Il percorso è più lungo e, a tratti, piuttosto noioso per cui non lo consigliamo.
Scendiamo attraversando quattro brevi gallerie con la necessaria prudenza e passiamo anche a fianco di due spiazzi-sosta per picnic. A 06h 16' siamo al Colle della Tecchia, che rimane sulla sinistra, qua si trova il Sacrario della Tecchia dedicato ai caduti della Guerra di Liberazione (fontana). Il Colle della Tecchia è sovrastato da un dirupo sul quale si articola l'orto Botanico. Qua transita il sentiero 156 (Canevara-Le Gobbie) e inizia il 188 (Colle della Tecchia-Passo della Greppia).
Attraversiamo l'ultima galleria (Galleria della Tecchia) lunga 130 m, con attenzione perché a metà di essa c'è una curva e non c'è illuminazione. Ancora un po' di strada e a 06h 23' siamo a Pian della Fioba (974m). Sulla sinistra c'è l'ingresso dell'Orto Botanico. Noi andiamo a destra seguendo il sentiero 156 verso destra. Esso sale per tornantini e ci porta a 06h 29' sulla strada asfaltata che seguiamo verso destra. Poi diventa un ampio stradello che ci porta proprio sotto il Rifugio Città di Massa dove c'è un bivio (882m) noi dobbiamo andare verso destra seguendo le indicazioni Anello maestà (esso porta alla maestà della Foce di Antona e poi con il 156 riporta al rifugio).
La discesa è amena nel bosco e dopo 5' vediamo poco più in basso una casa sulla destra. A 06h 54' siamo presso una casa costruita e in parte addossata a un affioramento roccioso (abrì). Poco dopo siamo al bivio (788m): a sinistra si va alla Foce di Antona, mentre a destra si scende verso Redicesi. Il sentiero è ben segnato ed evidente, con qualche tratto invaso dalla vegetazione, ma sempre ben camminabile. Scendiamo per tratto ripido tra castagni con qualche tratto stretto con un po' di vegetazione.
A 07h 09' attraversiamo un modesto canale dove più in alto si trova un serbatoio grigio per l'acqua. Seguono ripidi tornantini e a 07h 17' un altro canale, scendiamo poi qualche tratto pianeggiante e qualche tratto umido. I panorami sono molto limitati e oggi con gli alberi ancora con tutte le foglie si vede ben poco. A 07h 40' siamo presso dei ruderi nel bosco, scendiamo ancora con tratti ripidi e tornantini noiosi.
A 08h 30' curviamo decisamente a destra e percorriamo il tratto umido a fianco del Fosso di Ceragiola, tributario del Fosso di Redicesi, che percorriamo lentamente e con attenzione. Ricordiamo che in zona prospera la Salamandrina perspicillata (salamandrina dagli occhiali settentrionale o salamandrina di Savi) e la rara felce Hymenophyllum tunbrigense. A 08h 50' siamo al guado del fosso precedente, andiamo a sinistra, avendo a destra il Fosso di Redicesi, tributario del Torrente di Renara, e più avanti passiamo presso una vecchia baracca.
A 09h 04' guadiamo il fosso su rocce scivolose aiutandoci con corda ed entriamo nel piccolo borgo di Redicesi. [Redicesi è un piccolo borgo nel comune di Massa, è una delle cosiddette Ville dei Canali, come la vicina Gronda. È menzionato dal XIV secolo ed è costituito da poche case poste a 248 metri sul lato sinistro del Torrente di Renara. I pochi abitanti vivevano di pastorizia e silvicoltura o lavoravano come braccianti nei paesi vicini. Ormai rimangono poche decine di abitanti.]
Subito siamo a un bivio: a sinistra scende una traccia per l'Oratorio di San Marco e Antona, mentre a destra una stradina porta alla vicina Gronda costeggiando alcune case di Redicesi. A 09h 14' siamo a una marginetta (254m), con immagine in marmo recente della Madonna, dove ci inseriamo sulla strada per Renara, poco sopra il ponte. A 09h 26' chiudiamo l'anello e dopo un altro paio di minuti concludiamo l'escursione.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara a 6,5 Km a sinistra la strada si dirige a Forno, si continua invece per il ramo di destra diretto a Resceto, si superano le Guadine, si lascia a sinistra la deviazione per Casania e subito dopo si trova la deviazione (8,4 km) a destra per Renara, prima di arrivare all’abitato di Gronda. Si prosegue per circa 1 km e si parcheggia lungo il fiume prima che la strada diventi sterrata (attenzione la strada è piuttosto dissestata con presenza di buche).
Note
Questa escursione percorre una zona ancora selvaggia, nonostante la presenza di vecchie cave, della montagna massese. In particolare percorre parte della vecchia via di lizza di Taneta. Noi abbiamo esplorato perdendo tempo, ma non conoscevamo la zona. Di conseguenza i tempi sono riducibili, specialmente da escursionisti giovani e forti.
Noi abbiamo scelto di scendere per la strada e per Redicesi, allungando molto l'escursione, ma pensiamo che la traversata da Renara all'imbocco della Cava Valsora, sulla strada, si possa effettuare in circa 4 ore. È possibile poi scendere dal piazzale di Valsora con la via di lizza del Diacceto e recuperare la via di lizza dell'andata, noi non l'abbiamo fatto perché non eravamo certi di trovare il raccordo e avevamo già perso molto tempo, come si evince dalla relazione.
A Valsora è possibile visitare il Biolago dove prospera il tritone apuano e l'alga Chara virgata (vedi relativa escursione).
A Pian della Fioba si trova l'Orto Botanico apuano che merita di essere visto. Per quanto riguarda il primo tratto fino a Valsora abbiamo classificato come EE+ per la presenza di un tratto, prima degli edifici del Diacceto, che, pur essendo attrezzato, richiede molta prudenza per superarlo. È poi presente un tratto su cengia ben camminabile sulla Via di lizza e poco dopo un tratto franato anch'esso da percorrere con prudenza e piede sicuro.
Il resto è solo faticoso e la mancanza di segni può indurre in errore chi non lo lo abbia mai percorso. Invece il tratto per Redicesi è ben segnato, evidente, solo noioso.
L'escursione è assolutamente da evitarsi con neve e ghiaccio e anche con il fondo umido e quindi scivoloso che può risultare pericoloso in acuni tratti.